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Il colore dei mantelli

Osservando un cavallo la prima cosa che si imprime nella nostra memoria e il primo elemento di valutazione è senza dubbio il colore del suo mantello. La grande importanza che da sempre il cavallo ha avuto nell’immaginario umano ha fatto si che al colore del suo mantello si legassero particolari sollecitazioni emotive: il cavallo del principe buono è bianco, mentre quello del re cattivo è nero; il pezzato è il colore del cavallo selvaggio, baio è  il cavallo da concorso, ecc.

Per mantello si intende l’insieme dei peli e dei crini che ricoprono completamente il corpo del cavallo. Esso rappresenta l’abito dell’animale e serve a proteggerlo dalle avversità atmosferiche. Alla nascita il puledro è ricoperto da una fitta lanuggine che, nel volgere di circa 4-5 mesi, viene sostituita dal pelo definitivo, che potrà anche cambiare di tonalità.

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Talvolta, il mantello condiziona il valore economico del soggetto, sia perchè costituisce una bellezza convenzionale, sia perchè si ritiene che esista una correlazione fra colore del mantello e attitudine produttiva. Ad esempio, il Purosangue inglese presenta prevalentemente un mantello baio e in lunga maggioranza, bai sono i vincitori delle classiche corse inglesi. Nel Purosangue arabo, invece, predomina il mantello grigio pomellato, in perfetto accordo con la sua vigoria di costituzione e la grande resistenza organica.

Il colore del mantello è dovuto a particolari sostanze, le “melanine”, che si trovano nello strato malpighiano del derma e si originano dall’ossidazione enzimatica, ad opera dell’enzima dopaossidasi, di una sostanza cromogena: la tirosina (anche se altri autori hanno ritenuto trattarsi di un composto pirolico, altri di un amminoacido ed altri ancora della diossifenilalanina). Alla base di questa trasformazione esiste un particolare equilibrio nervoso (sistema vegetativo) ed ormonale (capsule surrenali) che rimanda alla correlazione tra colore del mantello e costituzione organica. Vengono, infatti, distinti animali iperossidativi (abbondanza di pigmento-genesi, costituzione robusta, attitudine al lavoro) ed animali ipossidativi (scarsa pigmento-genesi, costituzione linfatica, attitudine all’ingrasso).

Oggi, al di là delle preferenze personali, il colore del mantello e le sue particolarità hanno innanzitutto significato per l’identificazione del cavallo e per questa ragione vengono attentamente descritti sui documenti dell’animale. Se nella maggior parte dei casi il colore del mantello non è indicativo della razza, per alcune di esse costituisce invece un elemento fondamentale, come per il Murgese, l’Avelignese, il Paint,…

Nei cavalli, i mantelli si distinguono in semplici, composti e pezzati.

I mantelli semplici sono formati da un solo colore:

  • BIANCO, formato da peli e crini bianchi. Se ne distinguono le varietà ordinario, quando tutti i peli sono bianchi ed è riscontrabile solo nei cavalli albini; sporco, se il bianco presenta sfumature giallastre; porcellana, bianco con riflessi bluastri o rosati; sorcino, con peli e crini  grigio cenere.
  • MORELLO, formato da peli e crini neri. Si distinguono le varietà franco, senza alcun tipo di riflesso; corvino e gialletto, con sfumature bluastre; maltinto, se presenta dei riflessi rossastri.
  • SAURO, formato da peli e crini rossi. Di questo colore se ne distingue una vasta gamma di colorazioni, che vanno dal fulvo chiaro al rosso cupo. Le più comuni sono ordinario, dorato, chiaro, ciliegia, castano, scuro, bruciato, isabella.

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I mantelli composti sono formati da due o più colori associati. Si distinguono a loro volta in binari se risultanti dall’associazione di due colori, e ternari se i colori sono tre.

  • BAIO, formato dall’associazione del rosso con il nero, dei quali il primo interessa tutti i peli del corpo ed il secondo solo criniera, coda ed arti. Le varietà si rifanno alle varie tonalità del sauro. Ne esistono due modificazioni: il baio sopra sauro con peli e crini rossi ed estremità nere, e il sauro sopra baio con coda e criniera nere. 
  • GRIGIO, dato dalla mescolanza di peli e crini bianchi e neri. Le gradazioni più importanti sono: chiaro, ordinario, scuro, ardesia, ferro, schettato, vinoso, pomellato.
  • UBERO, formato da peli e crini bianchi e rossi. A seconda se prevalga un colore rispetto all’altro, si distinguono le varietà chiara, ordinaria, scura. Quando i peli bianchi si riuniscono a ciuffetti si ha la varietà millefiori, se invece questa associazione la presentano quelli rossi si ha la varietà fior di pesco
  • LUPINO, sullo stesso pelo sussistono due colori diversi, giallo alla base e nero in punta.
  • ROANO, dato dall’associazione di tutti i tre colori (bianco, rosso e nero). Il nero però è delimitato a coda, criniera e arti.

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I mantelli pezzati sono formati da due o più colori riuniti a formare chiazze di colore diverso, variamente distribuite sul corpo dell’animale. La pezzatura bianca non manca mai, a questa poi si associa uno qualsiasi dei colori semplici o composti. Generalmente il nome del mantello è quello del colore meno rappresentato; ad esempio se prevale il bianco sul nero si parla di pezzato nero, sottintendendo il colore bianco, se invece è il nero a prevalere si parla di pezzato bianco.

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