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Le formelle: cosa sono e cosa fare




Le formelle:cosa sono e cosa fare.
Le formelle sono dei rigonfiamenti ossei. Esse vanno a formarsi attorno alle ossa del pastorale, a causa di traumi subiti dal cavallo o per un’artrite. 

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DISTINZIONI

Si distinguono solitamente formelle alte, che interessano la giuntura superiore del pastorale, che sono facilmente visibili ad occhio nudo; e formelle basse, che interessano la giuntura inferiore, sono incassate nella parete dello zoccolo.

formella

Se una formella interessa la giuntura del pastorale, può provocare una zoppia permanente, mentre una formella che si trova al di fuori di questa, non pregiudica il lavoro del cavallo, tuttavia risulta comunque antiestetica.

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CAUSE

Le formelle sono causate da un impatto violento, da uno sforzo eccessivo del pastorale, dovuto a debolezza congenita, cattivi appiombi o ferratura errata, che causano la reazione infiammatoria della superficie dell’osso, con crescita anomala dell’osso stesso.

cavalli

 

Cause delle formelle, possono essere anche la conformazione del piede, che provoca un carico eccessivo al pastorale, così come una dieta povera di calcio, tuttavia ricca di fosforo può predisporre all’insorgenza della patologia.

cavalli

 

Una volta formate, possono essere rimosse solo con un intervento chirurgico, se la causa è stata trauma o lavoro eccessivo. Se ci si accorge tempestivamente dell’infiammazione, (con aumento della temperatura, reazioni dolorose alla pressione e zoppia) è possibile intervenire per bloccare il processo.

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Per prima cosa, bisogna chiamare il veterinario, per eseguire una radiografia di controllo. Nel frattempo è bene tenere il cavallo a riposo, nel box, per evitarne quanto più il movimento. Docciature fredde, aiutano a frenare l’infiammazione, è opportuno eseguire una fasciatura semirigida. D’aiuto anche l’uso di una pomata antiflogistica.

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Fredde aiutano a frenare l’infiammazione, ed è opportuno eseguire una fasciatura semi rigida. D’aiuto anche l’uso di una pomata,fredde aiutano a frenare l’infiammazione, ed è opportuno eseguire una fasciatura semi rigida. D’aiuto anche l’uso di una pomata antiflogistica

Sintomi quotidiani di buona o di cattiva salute del cavallo




Sintomi quotidiani di buona o di cattiva salute
Bisogna abituarsi ad osservare il proprio cavallo con attenzione, quando lo si pulisce e cura quotidianamente; in questo modo si potranno osservare eventuali problemi, da eventuali fiaccature a piccoli problemi agli arti, fino a comportamenti anomali. “L’occhio del padrone ingrassa il cavallo”. Vi sono però una serie di analisi, che si dovrebbero compiere con regolarità e tenere sempre sotto controllo, per individuare i sintomi di eventuali patologie.

TEMPERATURA.

La temperatura ideale per un cavallo si aggira intorno ai 38 °C, nei puledri è superiore (38,5 °C). Se il cavallo dovesse avere una temperatura superiore, è probabile che stia incubando un’infezione, in questo caso è opportuno consultare un veterinario. Il cavallo febbricitante si presenta depresso, con le orecchie fredde, il naso umido e screpolato, la digestione difficile. Se il cavallo dovesse avere valori di temperatura troppo bassi, potrebbe aver subito un’intossicazione. Valori leggermente più bassi rispetto ai minimi indicati, sono normali in inverno, al mattino, con il digiuno o se ha bevuto acqua fredda.

Sintomi quotidiani di buona o di cattiva salute

RESPIRAZIONE E BATTITO CARDIACO.

Un cavallo sano a riposo, esegue circa 10-12 respirazioni al minuto. Sotto sforzo il numero di respirazioni aumentano, ma se il soggetto non presenta problemi, ritornano normali dopo un’quarto d’ora circa. Per contare gli atti respiratori del cavallo, ci si pone di lato, si contano le volte in cui il costato si muove, cronometrando un minuto. Le pulsazioni di un cavallo a riposo, sono circa 30-40 al minuto, nei puledri arrivano a 70 al minuto. Anche in questo caso, si verifica un aumento dopo uno sforzo fisico, ma ritornano alla normalità dopo un quarto d’ora. Il “polso” del cavallo si prende sotto l’osso della mascella, dove passa un’arteria, ponendo il dito su di essa e contando le pulsazioni – minuto.

FECI.

Generalmente un cavallo defeca dalle 10 alle 15 volte al giorno. Se doveste osservare poche feci nell’ambiente in cui vive il cavallo, probabilmente il cavallo soffre di costipazione. L’assenza di feci è il primo sintomo di ostruzione intestinale e colica. Feci molto dure e secche indicano disidratazione, mentre feci molto liquide, sono un sintomo di malattie gastriche ed intestinali. Dall’osservazione delle feci, si posso individuare anche vermi o altri parassiti.

APPETITO. Verificate giornalmente la quantità di cibo che il cavallo che il cavallo ha mangiato, se doveste osservare una riduzione dell’appetito è opportuno ricercarne le cause. Esse potrebbero risiedere nella bocca (malattie ai denti o al palato) o essere lo specchio di uno stato patologico generale. Prima di chiamare il veterinario, è bene considerare se la qualità e il gusto del cibo siano costanti o se c’è stato un cambiamento dell’alimentazione che il cavallo non ha gradito.

Come somministrare i medicinali al cavallo

Di fondamentale importanza, è l’adeguata e corretta somministrazione dei medicinali ai cavalli. Se non vengono dati nel modo giusto, non esplicano il loro effetto adeguatamente, con conseguenze facilmente intuibili. I medicinali vengono somministrati sostanzialmente per via intramuscolare, per via endovenosa, per via sottocutanea o per via orale. Cure particolari, possono prevedere la somministrazione per inalazione o per via rettale.

PREPARATI SOLIDI O IN POLVERE PER VIA ORALE.

Solitamente questo tipo di medicinali vengono mischiati al cibo. Se il sapore è gradito al cavallo, è sufficiente mescolarli al solito cibo, avendo cura di rimescolarli durante il pasto, per evitare depositi sul fondo. Se il sapore è troppo forte e il cavallo non lo accetta, è consigliabile mescolarli con del miele o della melassa, prima di unirli al cibo. Altra soluzione è quella di porgerli al cavallo, in un cucchiaio di legno ampio e fondo, col quale versarli sulla lingua.

PREPARATI LIQUIDI O IN POLVERE PER VIA ORALE.

Queste preparazioni possono essere somministrate al cavallo, mescolandole con l’acqua. Basta lasciare il cavallo nel box, per alcune ore senza acqua, poi lo si fa bere da un secchio riempito, per un quarto di acqua con disciolto il medicinale.

 

INIEZIONI.

Praticare iniezioni al cavallo richiede attenzione ed esperienza, è bene quindi farsi insegnare come fare da un veterinario. Spesso il preparato da iniettare si trova in flaconi, con un tappo di gomma attraverso cui si infila l’ago. Per prima cosa bisogna disinfettare l’ago; poi bisogna controllare che l’ago sia ben innestato, per poi infilarlo nel flacone. A questo punto si deve inoculare all’interno del flacone, un paio di millimetri di aria, in modo da facilitare l’aspirazione del contenuto. Si aspira quindi il contenuto, si elimina l’aria presente nella siringa, dando alcuni colpetti con l’unghia e poi premendo lo stantuffo, fino a far uscire la prima goccia di medicinale. E’ bene sempre utilizzare un ago per prelevare i medicinali, e un altro per effettuare l’iniezione.

INIEZIONI SOTTOCUTANEE.

Il sottocute si trova tra la cute le fasce muscolari. Per iniettarvi il medicinale, si afferra la pelle tra pollice ed indice, la si solleva quanto più possibile e si disinfetta. Si impugna la siringa appoggiandola sul palmo della mano, tenendo l’indice teso per far appoggiare l’ago, appena sopra il punto di giunzione con la siringa; così facendo la presa è più solida, si evita di penetrare troppo nella pelle. Si indirizza quindi la siringa, alla base della pelle sollevata, si introduce dal basso verso l’alto, andando ad una profondità di circa 2 cm, premendo lentamente lo stantuffo. Una volta finita l’iniezione, bisogna massaggiare bene il punto per favorire l’assorbimento del farmaco.

INIEZIONI INTRAMUSCOLARI.

L’iniezione intramuscolare è utilizzata, quando è necessario un veloce assorbimento dei medicinali. Pur essendo semplice da effettuare, si deve fare molta attenzione a non ledere nervi, vasi sanguigni. Le zone più adatte sono collo, petto e coscia. Disinfettate sempre la parte prescelta, impugnate la siringa, come fosse il manico di una racchetta da tennis, infilate l’ago per un paio di cm, ritraete lo stantuffo, per controllare di non aver preso un vaso sanguigno, premete lo stantuffo, togliete l’ago e massaggiate.

 

INIEZIONI ENDOVENOSE.

Sono molto pericolose da effettuare, se non si è esperti, poichè le conseguenze di una pratica errata, potrebbero essere letali. Le iniezione endovenose vengono effettuate nella vena giugulare, safena interna o toracica esterna; queste sono facilmente identificabili dal solco che disegnano nella muscolatura. Una volta individuata la vena, si inserisce l’ago con un’angolazione di 45 gradi, una profondità di un paio di cm. Si aspira leggermente un po di sangue, per verificare di essere entrati in vena,  poi si inietta lentamente il medicinale. Il consiglio, è quello di inserire l’ago nella direzione del flusso sanguigno, benchè la posizione dell’operatore, possa risultare alquanto scomoda. Dopo la somministrazione, non massaggiare la zona per evitare che si formino lividi.

 

Come regolare la testiera sulla testa del cavallo

La testiera fascia la testa del cavallo, il cannone agisce sulla bocca, di conseguenza, è importante che siano della misura adatta al nostro cavallo, che siano posizionati correttamente, in modo da evitare inutili sofferenze all’animale.

E’ importante scegliere un cannone della lunghezza giusta. Tuttavia, se è corto il punto dove sono inseriti gli anelli, può pizzicare le labbra, procurare piaghe e vesciche, sbattere sui denti e tirare troppo sulle commessure labiali; se è lungo si appoggia troppo in basso nella bocca, urtando contro i denti e le barre, inoltre si muoverà troppo in bocca e il cavallo, di conseguenza non sentirà il contatto con le redini. 

MISURAZIONE

Per misurare correttamente il cannone, esiste uno strumento adatto: un filetto rigido, su cui sono indicati i centimetri, provvisto di due rondelle laterali, che si allargano o stringono per prendere la misura esatta. Tuttavia, la misura del cannone, si prende tra i punti in cui incontra gli anelli, o le aste degli anelli. Per capire se la misura è corretta, basta infilare un dito fra le labbra e gli anelli, su ogni lato e verificare che ci stiano comodamente.

SCELTA

Per quanto riguarda la scelta della misura della testiera, possiamo fare riferimento a quella della capezza, oppure farci prestare testiere di diverse misure, fino a trovare quella adatta al nostro cavallo. Di conseguenza, una volta scelta la testiera, dobbiamo adattarla alla testa del nostro cavallo. Facciamogliela indossare senza morso, spostiamo i montanti nei vari buchi per regolarla al meglio. La lunghezza dei montanti è giusta, quando sulle commessure labiali si crea una piega di pelle, aggiustiamo poi il frontalino e il sovraccapo, in modo che non diano fastidio alla orecchie, controlliamo che la testiera sia dritta.

Passiamo quindi alla capezzina, la striscia di cuoio, che serve a tenere più ferma la testiera, ad impedire che il cavallo apra troppo la bocca. Infine, tra questa e la base dell’osso dello zigomo, devono passare due dita. Molti stringono troppo la capezzina, impedendo al cavallo di muovere la bocca, strizzandogli il naso, impedendo un’ottima respirazione e creando danni fisici e psicologici. Secondo il regolamento internazionale dell’ISES, la capezzina deve essere sempre larga da permettere al cavallo, di muovere mandibola e lingua. Tuttavia affinché la larghezza sia corretta, tra capezzina e muso devono poter passare due dita, prendendo la misura al centro del naso.

SOTTOGOLA

Il sottogola, è una lunga cinghietta, che va da un’estremità del sovraccapo all’altra, passando sotto la gola del cavallo. Serve per tenere più ferma la testiera. Tra la cinghietta e la gola, devono poter stare 4 dita o un pugno. Il chiudibocca è la parte che completa la capezzina semplice, ma non è indispensabile, serve per tenere chiusa la bocca del cavallo. La raccomandazione, è di allacciarlo in modo che fasci semplicemente il naso, permettendo a due dita di starci comodamente.

Le coliche nei cavalli: una costante spesso ricorrente

Le coliche, sono diversi sintomi dolorosi causati da malattie addominali, sono purtroppo una costante per i cavalli che, fra tutti gli animali, sono i più esposti a tale sintomatologia. Tuttavia, in presenza di colica, è indispensabile chiamare il veterinario, in quanto l’esito può essere letale. Le cause delle coliche sono molteplici.

PARASSITI INTESTINALI

I parassiti intestinali, possono causare diversi danni a seconda della specie. I vermi della famiglia Strongylus, possono colonizzare e occludere i vasi sanguigni che irrorano l’intestino. Gli ascaridi invece colonizzano l’intestino, formano colonie simili a matasse, che bloccano il transito intestinale. Situazioni di debilitazione generale, esaurimento ed eccitazione eccessiva, possono causare cambiamenti nella mobilità intestinale.

SINTOMI

 

I sintomi possono insorgere improvvisamente, come nel caso dei cambiamenti di posizione dell’intestino, o possono insorgere lentamente, come succede per le costipazioni. Di solito i cavalli durante le coliche, tendono a guardarsi il fianco, nel punto in cui sentono dolore, non defecano nè urinano, si rotolano a terra, raspano con la zampa, non mangiano, non bevono, sudano molto e sono depressi.

DIAGNOSI

L’accelerazione del battito cardiaco indica la presenza di dolore. Osservando le mucose oculari, se appaiono di colore rosso scuro, lo stato di salute del cavallo, è da ritenersi cattivo. Altro test, è quello del riempimento capillare. Si preme con un dito sulla gengiva del cavallo, si contano i secondi, prima che ritorni del suo colore normale, se il tempo supera i 10-12 secondi, il cavallo è disidratato e ha pressione bassa, quindi probabilmente è in colica.

TERAPIA

Durante l’attesa dell’arrivo del veterinario, si deve tranquillizzare il cavallo, facendolo camminare lentamente per cercare di mettere in moto l’intestino, ma anche per evitare che il cavallo si sdrai, si rotoli a terra, peggiorando il suo stato di salute. Si può somministrare un antidolorifico. Evitare di somministrare diuretici. Di conseguenza, il veterinario procederà poi a guarire la colica, a seconda della sua causa, con una sonda naso-gastrica, con un intervento chirurgico, o con la somministrazione di farmaci specifici.

Cavalli anziani. Gestione, occhio particolare alla dieta

Cavalli anziani, la loro gestione è complessa, è bene che vengano sottoposti a regolari trattamenti, come

  • contro i parassiti intestinali (vermifughi),
  • controllo dei denti annuale,
  • regolare controllo ed eventuale pareggio dei piedi,
  • vaccinazione annuale. 

ALIMENTAZIONE

Per i cavalli anziani, in inverno, è bene fornire in maggior quantità foraggi, come erba fresca, fieno e insilato di erba. Queste con la fermentazione, producono una riserva di calore. Mentre con l’aumento delle temperature, sono da preferire i concentrati, quali mangimi composti, integratori di cereali per cavalli o legumi. Tuttavia, i cavalli anziani soffrono di una diminuzione dell’appetito, diventa quindi necessario studiare piano alimentare personalizzato, che contenga tutti i principi nutritivi necessari.

E’ necessario quindi, aumentare la quantità di fibra, oltre all’erba del pascolo, sono da preferire fieni di prato polifita, di primo taglio, più sani perchè non contengono polvere. Per assimilare al meglio l’amido dei cereali, sfruttiamo gli alimenti precotti, come cereali fioccati, estrusi o espansi, che risultano molto più digeribili. E’ utile ricorrere anche alla cottura diretta, come nei pastoni, o i cereali germogliati, ricchi di vitamine E e facili da digerire.

 – LIEVITO DI BIRRA

Aggiungere del lievito di birra alle razioni quotidiane, aiuta la digeribilità dei pasti, grazie all’azione probiotica o prebiotica delle sostanze. Aggiungiamo sempre anche dei grassi alla dieta giornaliera, completando le razioni con oli vegetali, come l’olio di mais, ricco di acidi grassi omega 6, olio di girasole o di semi vari, oppure l’olio di soia, che contiene omega 3 e omega 6, nelle giuste proporzioni. A questo scopo, è una buona alternativa, anche l’uso di oli di pesce, come l’olio di fegato di merluzzo, ricca fonte di acidi grassi essenziali omega 3.

– FABBISOGNO PROTEICO

Con la vecchiaia, aumenta anche il fabbisogno di proteine, di conseguenza, alimenti proteici particolari sono ricchi di amminoacidi essenziali, che prevengono l’atrofizzarsi dei muscoli, malattia tipica dei cavalli anziani. E’ bene, però, controllare gli eccessi per difendere il fegato, che con l’età fa più fatica a lavorare. Alimenti proteici preziosi per la dieta dei nostri cavalli, sono la soia e il siero di latte in polvere; oggi esistono anche nuclei proteici ad alta digeribilità, pensati per i cavalli atleti, di cui però, bisogna studiare le dosi più adatte, per un cavallo anziano.

CAVALLI ANZIANI, LE OSSA

Per la salute delle ossa, è indispensabile l’assunzione abbondante di sali minerali, attraverso i supplementi con i sali, quali carbonato di calcio e sodio; la soluzione ideale, è lasciare i rulli di sale per il cavallo, nel box, per fornirgli il giusto apporto di sodio.  Indispensabile, è la somministrazione degli integratori, non solo di minerali, ma anche di vitamine: in particolare A, D, E, le vitamine del gruppo B, che hanno un effetto tonico e ricostituente, e la vitamina C, importante nella prevenzione dello stress e dell’osteoporosi.

© foto concesse da Antonella Urbano – Equitazione Tenuta Pedale




Alimentazione del cavallo. Nutrizione ed equilibrio

Alimentazione del cavallo. Passano la vita pascolando di continuo per varie ore, a seconda delle condizioni atmosferiche, delle distanze da percorrere per trovare acqua e foraggio. Se si nutre un cavallo con una razione pellettata, si nota un comportamento fatto di pasti lunghi e frequenti, con pause di massimo 10 minuti.

alimentazione del cavallo

alimentazione del cavallo

Il cavallo che bruca al pascolo, mastica per 30 – 50 atti masticatori al minuto, per 8 – 12 ore al giorno. Il cavallo mangia, quando mangiano anche gli altri del branco, ma mangia di più quando vede un suo simile farlo. I cavalli prediligono assumere il pasto dal terreno, da secchi profondi, ciò permette loro di continuare a guardasi intorno, controllando eventuali pericoli. Inoltre bruca, con una velocità di 25 prensioni al minuto.

alimentazione del cavallo

I cavalli prediligono fortemente lo zucchero, respingendo il cibo acido, amaro e salato. Il comportamento di brucare, permette agli animali di operare delle scelte, preferendo assumere maggiormente alcuni tipi vegetali rispetto ad altri. Fra le erbe, gli equini preferiscono il dente di leone, il trifoglio bianco e la segale. In ogni caso i pony, rispetto ai cavalli, hanno una difficoltà maggiore, a capire quale cibo è per loro velenoso. Ma se provano malessere subito dopo l’assunzione, imparano subito ad evitarlo. 

Inoltre il cavallo, non dipende molto dai segnali di sazietà provenienti dallo stomaco. I segnali di sazietà, sembrano provenire dalla zona oro-faringea, che indica in 25 bocconi, la misura di aver ingerito cibo a sufficienza. Un cavallo, sottoposto a falso pasto, non aumenta ne diminuisce, la quantità e la frequenza di assunzione del cibo. Comunque aumenta il proprio appetito, quando alcune aree del suo cervello sono depresse, come succede in seguito alla somministrazione di sedativi o tranquillanti.

ANORESSIA

Il primo segnale di una colica, è palesato da inappetenza. L’osservazione di questo sintomo clinico, sta ad indicare, che si è instaurata una distensione patologica del tratto gastroenterico. Il risultato è l’abolizione dell’appetito del cavallo. L’inappetenza, è probabilmente dovuta a stimolazione di recettori del dolore, che decorrono tramite vie simpatiche. Comunque la somministrazione di analgesici che rimuovono il dolore, permettono al cavallo di riprendere a mangiare.

ALIMENTAZIONE DEL CAVALLO E BILANCIO ENERGETICO

Infine il cavallo, è anche in grado di regolare il suo bilancio energetico, controllando l’assunzione di cibo. In altre parole, i cavalli non mangiano una quantità di cibo fissa, né mangiano fino a scoppiare, ma sono capaci di aumentare, diminuire la quantità di cibo, per compensare le proprie carenze o eccessi di apporto energetico.





Rifiuto della cavalla verso il puledro

Rifiuto della cavalla verso il puledro.

Ci sono tre tipi di rifiuto del puledro, che si manifestano immediatamente dopo il parto, e sono più comuni nelle cavalle primipare (al primo parto):

  1. rifiuto alla suzione
  2. paura del puledro
  3. aggressività verso il puledro

Nel primo caso, le cavalle le cavalle leccano il puledro, ne sembrano attratte, ma non tollerano che succhi e lo calciano se insiste. Queste cavalle, possono essere trattate con tranquillanti, oppure mungendole mentre si tiene il puledro vicino, il quale verrà poi allattato a mano, tenendo la bottiglia nella zona inguinale della madre. Questo esercizio andrebbe ripetuto ogni 15 minuti, insegnando alla cavalla che essere munta, riduce la tensione della mammella. Gradualmente poi si incoraggia il puledro a succhiare dai capezzoli, così la cavalla va contenuta sempre meno, finchè la coppia può essere lasciata da sola, in modo sicuro.

Nel secondo tipo di rifiuto, la cavalla spaventata cerca di scappare dal proprio piccolo, rischiando di investirlo o di calciarlo. Ci sono diversi metodi comportamentali, che possono essere usati per stimolare il comportamento materno, ad esempio, si possono portare madre e figlio in un paddock, così che entrambi possano evitarsi, finchè diminuisce la paura della fattrice. La presenza di un altro cavallo o di un altro animale, può stimolare questo tipo di aggressività, specialmente appena dopo il parto; rimosso l’intruso la madre accetterà il figlio.

Nel terzo e più pericoloso tipo di rifiuto del puledro, la cavalla lo attacca attivamente, di solito mordendolo sul garrese e gettandolo attraverso il box; essa non lecca le membrane fetali e il piccolo, lo calcia se si avvicina, rischiando di ucciderlo. La sedazione con acepromazina ed un contenimento passivo, fino a 3 settimane, l’immediata punizione e la somministrazione di ossitocina e progestinici, possono determinare l’accettazione del puledro. Questo problema sembra avere basi genetiche di razza, in quanto è molto comune nei purosangue arabi.

Si ottiene un miglior contenimento passivo mettendo un palo nel box, in modo che la cavalla non possa muoversi di lato, in avanti o indietro; in questo modo il puledro potrà provare a succhiare e scappare facilmente nel caso di attacchi. Di solito, dopo 2 settimane la cavalla accetta il puledro, anche solo tollerandolo e si potrà diminuire il contenimento. Si è visto che le cavalle che rifiutano il figlio hanno livelli di progesterone più bassi prima del parto, indicando un problema fisiologico alla base di questo comportamento.

Anche il dolore associato all’espulsione della placenta può determinare aggressività verso il puledro e la rimozione della causa del dolore elimina l’aggressività. Il rifiuto materno può verificarsi dopo il parto; esso è collegato ad un eccessivo disturbo dell privacy o a variazioni dell’aspetto e dell’odore del piccolo. Spesso questa situazione si presenta nei casi in cui il puledro abbia bisogno di trattamenti clinici alla nascita; permettere alla cavalla di avere contatti visivi con il puledro ammalato può aiutare nella prevenzione a questo comportamento.

© foto concesse da Nunzia Di Natale

Normativa sulla protezione degli animali durante il trasporto



L’Unione Europea, nel 2004, ha fuso delle norme già presenti, relative al benessere degli animali durante il trasporto. Il Regolamento CE n. 1/2005, è la normativa effettiva dal 5 gennaio 2007. Essa individua operatori e responsabilità, rafforza le misure di vigilanza, prevede norme più restrittive per il trasporto, su lunghi percorsi e i veicoli impiegati.

http://www.registro-asa.it/it/normative/files/REG_1_2005it.pdf

Comunque il Regolamento, estende la responsabilità in materia di benessere degli animali, a tutte le persone che intervengono nel processo di trasporto, dal carico allo scarico.

Per tutti i percorsi superiori a 65 km, i trasportatori devono ottenere un’autorizzazione, rilasciata dall’autorità competente dello Stato membro, in cui sono stabiliti o rappresentati, dimostrando di disporre di personale, attrezzature e procedure operative appropriate.

Comunque, per i trasporti superiori alle 8 ore, il richiedente deve fornire anche:

  • certificati di idoneità per conducenti e accompagnatori,
  • certificati di omologazione dei mezzi di trasporto,
  • informazioni sui mezzi impiegati per tracciare, registrare i movimenti dei veicoli, piani di emergenza, prove dell’utilizzo di un sistema di navigazione satellitare, modello IV.

Nel caso di trasporti tra Stati, i trasportatori devono inoltre essere muniti, di un giornale di viaggio che dia informazioni su:

  • identificazione dei cavalli e delle persone che se ne occupano,
  • luoghi di partenza e destinazione,
  • controlli durante il trasporto,…

Ad ogni modo le autorità competenti, devono organizzare controlli nei momenti chiave del trasporto, in particolare alle frontiere. Inoltre, in qualsiasi momento del viaggio, possono essere effettuati controlli supplementari, estemporanei o mirati. Durante i controlli si deve verificare, oltre alle informazioni e alle documentazioni, lo stato degli animali, la loro idoneità a proseguire il viaggio.

DIVIETI

E’ proibito trasportare animali malati o feriti, fattrici all’ultimo stadio di gestazione, fattrici che hanno partorito da una settimana, puledri con meno di 10 giorni di vita, puledri senza madre di età inferiore a 4 mesi, animali sedati, cavalli non domati (per viaggi superiori a 8 ore).

DURATA TRASPORTI

I cavalli possono viaggiare continuativamente per 24 ore, facendoli abbeverare ogni 8 ore. Alle 24 ore se ne possono sommare 2 di sosta, per il rifornimento di carburante, la manutenzione del veicolo, il rifornimento di acqua e cibo per i cavalli, la pulizia delle deiezioni, le pause di riposo dei trasportatori.

Tutti i mezzi di trasporto devono essere concepiti, costruiti, mantenuti, usati in modo tale da evitare lesioni e sofferenze, assicurare l’incolumità agli animali. Devono proteggere gli animali da intemperie, temperature estreme, variazioni climatiche avverse, essere provvisti di tetto e di pareti con aperture regolabili, puliti e disinfettati. Le rampe di carico e scarico, non devono essere scivolose, con pendenza massima del 36,4 %, munite di barriere di protezione.

In aggiunta, gli stalli devono essere singoli, concepiti in modo da non far ferire gli animali, tra di loro o durante i movimenti. Per i cavalli adulti, si calcola uno spazio di  0,7 x 2,5 m, con una superficie di 1,75 m2. Il carico massimo consentito, è di 44 tonnellate per i trasporti nazionali, 40 per gli internazionali. L’altezza minima del compartimento, deve essere più alta, di almeno 75 cm dell’altezza al garrese dell’animale più alto, con obbligo di avere la cavezza, se di età superiore agli 8 mesi.

Per ulteriori chiarimenti: C_17_pubblicazioni_1263_allegato

 

 

Le cinque libertà fondamentali degli animali



Le cinque libertà fondamentali degli animali. Già l’uomo primitivo aveva scoperto negli animali una importante fonte, non solo di produzione di alimenti, ma anche di lavoro e divertimento. Si rese conto che i cavalli, si prestavano ad essere addomesticati, imparò ad averne cura e a nutrirli, in quanto avrebbero potuto fornire alimento, forza lavoro e quanto più prestava loro attenzione, tanto più otteneva risultati migliori.

I cavalli rappresentano anche un’importante fonte di compagnia, di affezione. Proprio per le finalità utilitaristiche, nacque il concetto di protezione dell’uomo, che iniziò a porsi questioni di ordine etico.

Nel corso della storia gli animali, in seguito all’intervento dell’uomo con il processo di addomesticazione, hanno modificato il loro habitat naturale, adattandosi alle condizioni di vita imposte dall’uomo, per quanto riguarda il ricovero, la nutrizione e il comportamento stesso.

In considerazione di questa situazione innaturale in cui vivono, nasce l’esigenza di curare il loro stato di benessere. Nel 1994 a Webster, il Farm Animal Welfare Council, stabilì quali sono le 5 libertà a cui gli animali hanno diritto, in un documento che rappresenta di fatto, il manifesto dei Diritti degli Animali.

1- LIBERTA’ DALLA FAME E DALLA SETE – L’animale deve avere un facile accesso all’acqua e una dieta, che ne mantenga salute e vigore. Mantenere un cavallo in scuderia oggi, ci permette di fornirgli un adeguato apporto alimentare, acqua fresca a volontà, purtroppo viene meno il rispetto della loro natura, di animali abituati a pascolare, fino a 16 – 17 ore al giorno.

2- LIBERTA’ DAL DOLORE – La prevenzione da incidenti e malattie, rapide diagnosi e trattamenti è una condizione, soddisfatta dalle moderne scienze veterinarie, da adeguata gestione delle scuderie.

3- LIBERTA’ DAL DISAGIO – Fornendo ai cavalli un ambiente adeguato, che includa ripari e spazi di riposo. In box i cavalli sono sicuramente riparati dalle intemperie, dal freddo e dai bruschi sbalzi di temperatura, devono essere di dimensioni adeguate, dotati di finestre che ne permettano la socializzazione. Anche i paddock devono essere forniti di capannine adeguate.

4- LIBERTA’ DI ESPRIMERE UN COMPORTAMENTO NATURALE – Gli studi etologici, indicano che i cavalli tenuti in box, evidenziano un’alterazione comportamentale, dovuta al confinamento e all’isolamento sociale, che determinano una riduzione degli stimoli ambientali, con conseguente minore possibilità di scelta nei comportamenti da esibire. Bisogna cercare, quanto più possibile, di assicurare all’animale spazio sufficiente, attrezzature adeguate e compagnia di altri animali.

5- LIBERTA’ DA PAURA E ANGOSCIA – Dobbiamo tenere a mente, che paura e stress hanno per i cavalli, una una valenza diversa da come la intendiamo noi. Gli animali hanno il diritto, di essere protetti da eventi e stimoli, che provocano emozioni negative: la paura, lo stress, ripetuti comportano all’animale, una situazione incompatibile con la salute e con il benessere. Chi detiene gli animali, deve essere in grado di comprendere, quali sono gli eventi o gli stimoli stressanti, le loro conseguenze sulla salute,  sul comportamento e le modalità per prevenirli.

Il maltrattamento di animali, la loro uccisione, l’abbandono e la detenzione incompatibile con le loro caratteristiche etologiche, sono comportamenti vietati e puniti dal nostro Codice penale, secondo la legge 189/2004.