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Le andature

Per andature si intendono i diversi modi di locomozione, ovvero i diversi atteggiamenti e gli atti che gli animali assumono e compiono durante il moto.

Nelle andature l’impulso al movimento si origina dagli arti posteriori. In particolare la forza parte nel garretto, il cui angolo articolare (tibio-tarsico) dopo essere stato chiuso al massimo si apre scattando a molla e premendo sullo zoccolo puntato contro il suolo; da qui la forza d’impulso si trasmette al tronco mediante il sacro e agli arti anteriori tramite la colonna vertebrale. A questo punto le masse muscolari pettorali, facendo perno sugli arti anteriori e contraendosi, trascinano il corpo in avanti e spostano nella stessa direzione il centro di gravità in modo che l’animale, trovandosi in una posizione di instabilità, avanza con un piede dopo l’altro per crearsi una nuova base d’appoggio e per seguire gli spostamenti del suo centro di gravità.

Il movimento progressivo degli arti durante la locomozione è di natura pendolare e comporta una fase di appoggio ed una di levata rispetto al suolo. Durante la fase di appoggio le ossa sono più o meno estese, il piede poggia al suolo prima con la punta e poi con la pianta, il nodello si abbassa ammortizzando il colpo. Successivamente tutto l’arto ruota, avvicinandosi alla linea di appiombo, il nodello sale di nuovo e gli angoli articolari si flettono; raggiunta la verticale di appiombo i muscoli degli arti sia anteriore che posteriore si contraggono, originando la forza d’impulso per il movimento. La fase di levata invece non serve per l’impulso, il piede si stacca dal suolo e compie una parabola; nella fase discendente i raggi ossei si aprono di nuovo, l’arto si estende e tocca il suolo, incominciando una nuova fase di appoggio.

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ORMA: impronta lasciata dall’animale sul terreno

PISTA: insieme delle orme. Può essere semplice se le orme dei piedi posteriori si sovrappongono a quelle degli anteriori, doppia se lasciano orme distinte. Nel caso della pista doppia se le orme dei posteriori cadono davanti agli anteriori si ha un’andatura allungata, contrariamente l’andatura è raccorciata. La pista può inoltre essere rettilinea, curvilinea o trasversale a seconda che il movimento avvenga secondo una linea retta, curva o laterale.

BATTUTA: rumore prodotto dal piede quando tocca il suolo

TEMPO: intervallo di tempo tra due battute consecutive

VELOCITÀ: rapidità dell’andatura, cioè lo spazio percorso nell’unità di tempo.

Le andature possono suddividersi in naturali o artificiali a seconda che siano eseguite istintivamente dall’animale o che siano conseguenza dell’addestramento. Camminate o saltate se il corpo rimane sempre o meno a contatto con il suolo tramite almeno un arto. Diagonali o laterali se, rispettivamente, si muovono i bipedi diagonali o laterali.

 

PASSO

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Il passo è un’andatura naturale, camminata, a 4 battute e 4 tempi. Gli arti si avvicendano in ordine diagonale o laterale a seconda che il passo inizi con l’arto anteriore o posteriore.

La successione delle levate è: 

  1. anteriore destro
  2. posteriore sinistro
  3. anteriore sinistro
  4. posteriore destro

Gli appoggi sono bipedali e tripedali in cui il primo corrisponde allo scambio di appoggio.

In questa andatura gli spostamenti del centro di gravità sono impercettibili, le reazioni al suolo sono minime, la stabilità è notevole, la velocità è di circa 7 km/h.

Di questa andatura esistono due varietà: il passo allungato ed il passo raccorciato, a seconda che le orme posteriori sorpassino o meno quelle anteriori.

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TROTTO

 

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E’ un’andatura naturale, saltata, diagonale, a 2 battute e 3 tempi, con base d’appoggio sul bipede diagonale.

Le fasi di levata sono:

  1. anteriore sinistro – posteriore destro
  2. anteriore destro – posteriore sinistro

Gli spostamenti del centro di gravità sono molto marcati, l’equilibrio è instabile e le reazioni al suolo sono molto sentite dal cavaliere. La velocità nel trotto ordinario è di 15-20 km/h.

Questa andatura presenta due varietà: il trotto da corsa, quando la proiezione del corpo in avanti è molto allungata e la lunghezza del passo aumentata; il trotto dissociato o travago, quando le battute sono 3 o 4 per dissociazione delle battute degli arti in bipede diagonale.

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GALOPPO

 

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E’ un’andatura naturale, saltata, diagonale, a 3 battute e 4 tempi.

Se l’arto che va in appoggio per ultimo è l’anteriore destro si ha il galoppo a destra le cui fasi sono:

  1. posteriore sinistro
  2. bipede diagonale destro (anteriore e posteriore destri)
  3. anteriore sinistro

Per il galoppo a sinistra la successione è:

  1. posteriore destro
  2. bipede diagonale sinistro (anteriore e posteriore sinistri)
  3. anteriore destro

L’equilibrio è instabile, faticoso sia per il cavallo che per il cavaliere, le reazioni al suolo sono limitate, gli spostamenti del centro di gravità sono notevoli, la velocità è di circa 45 km/h.

Come varietà si può avere il galoppo da corsa, in cui il cavallo raggiunge i 60 km/h, in 5 tempi e 4 battute.

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AMBIO

 

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Andatura naturale o artificiale, camminata o saltata, a 2 battute e 2 tempi, nella quale si ha il movimento sincrono dei bipedi laterali successivamente. Questa andatura è molto riposante per il cavaliere ma molto faticosa per il cavallo, poichè si verifica un dondolamento continuo in senso orizzontale, con reazioni al suolo impercettibili. La velocità è di 8-9 km/h. 

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L’ambio è l’andatura caratteristica del cammello, della giraffa e dell’elefante. Nei cavalli è raro che sia naturale, benchè la razza ambiatrice per eccellenza sia la Pacers americana. Si narra che il cavallo di Napoleone fosse un ambiatore naturale. 

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Appiombi nelle zampe dei cavalli

Si comprendono sotto il termine di appiombi, tutte quelle caratteristiche di conformazione degli arti, che ne condizionano la direzione rispetto all’orizzontale. In senso assoluto, la loro importanza è enorme; in senso relativo invece essa varia in funzione della razza, alla particolare attitudine dell’animale.

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Gli arti si collegano al corpo, mediante le loro estremità superiori: negli arti anteriori. L’inserzione avviene a livello dell’inserzione scapolare del muscolo grande dentato, negli arti posteriori a livello dell’articolazione coxo-femorale. Ciascuno di questi punti di attacco, prende il nome di centro di sospensione. All’estremità inferiore degli arti invece, un po in avanti ed in fuori, rispetto al centro dello zoccolo, troviamo il centro di appoggio di ciascun arto. Riunendo mediante una retta immaginaria, il centro di sospensione con il centro di appoggio, si ha la cosiddetta linea di resilienza o linea direttrice dell’arto.

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Gli appiombi si considerano regolari, quando la linea di resilienza o linee direttrici degli arti, sono perfettamente verticali. Se questa condizione si realizza, il corpo dell’animale, è sostenuto con il minimo sforzo e la massima solidità. I movimenti di progressione si compiono in maniera perfetta. Per poter apprezzare la regolarità degli appiombi, si fa assumere all’animale, su terreno pianeggiante, la stazione forzata. Si valuta la direzione degli arti osservando lateralmente, anteriormente e posteriormente l’animale.

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ESAME DEGLI ARTI ANTERIORI

Per l’esame degli arti anteriori visti lateralmente, si considerano due linee teoriche di appiombo:

  • la prima, unisce il centro di sospensione al centro di appiombo,
  • la seconda parte dal centro dell’articolazione omero-radio-cubitale, divide l’arto a metà, cade circa un centimetro dietro il tallone.

Per l’esame frontale invece, si ha una sola linea di appiombo, che parte dalla punta della spalla, divide l’arto a metà e cade al centro dell’orma plantare.

 

DIFETTI DELL’ARTICOLARIONE OMERO-RADIO-CUBITALE

  • DI LATO – Se l’arto cade davanti alla direttrice teorica di appiombo, si dice che l’animale è fuori di sè anteriormente, la stabilità dell’animale, aumenta ma diminuiscono la lunghezza del passo e la velocità, i talloni risultano sovraccaricati, lo zoccolo si consuma maggiormente sul tallone, i tendini flessori delle falangi, sono sottoposti ad uno sforzo maggiore. Se, invece, l’arto cade dietro la linea di appiombo, si dice che l’animale è sotto di se anteriormente, diminuiscono velocità e stabilità, il cavallo cade spesso, l’unghia si consuma maggiormente in punta.
  • DI FRONTE – Se gli arti cadono all’esterno della linea di appiombo, il cavallo è aperto anteriormente, la base di appoggio e la stabilità aumentano, la velocità diminuisce, lo zoccolo si consuma di più nella parte interna. Se gli arti cadono internamente alla linea di appiombo, si dice che il cavallo è stretto anteriormente, la base di appoggio e la stabilità diminuiscono, l’animale si intaglia sulla faccia interna dell’arto, lo zoccolo si usura maggiormente nella parte esterna.

DIFETTI DELL’ARTICOLAZIONE RADIO-CARPO-METACARPICA

  • DI LATO – Il ginocchio può trovarsi avanti alla verticale di appiombo, in tal caso si parla di ginocchio arcato in avanti, l’animale è facilmente soggetto a cadere in avanti, a chinarsi, le guaine dei tendini dei muscoli estensori, del metacarpo si infiammano. Il ginocchio da montone, si ha quando, il ginocchio si trova dietro la linea di appiombo, ad infiammarsi sono i tendini dei muscoli flessori.
  • DI FRONTE – Se il ginocchio si trova all’interno della verticale, si ha il difetto del ginocchio vaccino o di bue, se all’esterno invece si ha quello del ginocchio arcato all’esterno. L’eccessivo sforzo, a cui vengono sottoposti i legamenti interni ed esterni del carpo, può dare origine a delle tare chiamate desmiti.

DIFETTI DELL’ARTICOLAZIONE METACARPO-FALANGEA

  • DI LATO – Il pastorale può presentarsi troppo lungo o troppo corto, dando origine ai difetti del nodello lungo e basso giuntatonodello corto e diritto giuntato. L’eccessiva lunghezza del pastorale, lo rende più obliquo e il nodello troppo vicino al suolo. Quindi le reazioni al suolo sono poco sentite, ma i tendini flessori delle falangi, si stirano e possono lacerarsi. Al contrario, l’eccessiva brevità del pastorale, fa avvertire sensibilmente le reazioni al suolo (arrembatura).
  • DI FRONTE – Il nodello può presentare una torsione in dentro (cagnolismo), in fuori (mancinismo) delle falangi, oppure una deviazione verso l’esterno (traverso in fuori), verso l’interno (traverso in dentro) dell’asse falangeo. Ne deriva che: eccessiva distensione dei tendini e ineguale consumo dello zoccolo, l’animale si intaglia il nodello dell’arto omologo poichè nel passo, le estremità del piede procedono secondo una linea curva.

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ESAME DEGLI ARTI POSTERIORI

Guardando di lato gli arti, le linee di appiombo da considerare sono due: una che parte dal centro di sospensione centro di appoggio; l’altra che si origina dalla punta della natica, passa rasente la punta del garretto, terminando pochi centimetri dietro il tallone. Guardando il lato posteriore, la linea di appiombo, è unica e parte dalla punta della natica, dividendo posteriormente tutto l’arto a metà.

 

DIFETTI DELL’ARTICOLAZIONE COXO-FEMORALE

  • DI LATO – L’arto, può cadere dietro o davanti alla linea verticale di appiombo, dando luogo ai difetti fuori di sè posteriormente, sotto di sè posteriormente. Il primo porta ad una maggiore stabilità, ma con diminuzione della velocità, maggior consumo dello zoccolo in punta, sforzo eccessivo dell’articolazione del garretto e infiammazione delle guaine corrispondenti. Il secondo difetto invece, diminuisce la stabilità e la velocità, lo zoccolo si consuma di più sul tallone, il garretto e il nodello si logorano, al trotto gli anteriori si incrociano con i posteriori (forgia).
  • DI DIETRO – Gli arti possono presentarsi divergenti verso il basso, cadere esternamente alle verticali di appiombo (largo posteriormente), o convergenti verso il basso, se interni alle linee di appiombo (stretto posteriormente). Ne risente la stabilità dell’animale e la sua velocità, il consumo dell’unghia è ineguale, i tendini si stirano eccessivamente. Inoltre, nello stretto posteriormente, l’animale si intaglia corona, pastorale e nodello dell’arto omologo.

DIFETTI DELL’ARTICOLAZIONE TIBIO-TARSO-METATARSICA

  • DI LATO – Il garretto ha, in media, un’apertura di 150°. Se l’angolo è troppo chiuso, si parla di garretti chiusi o falciati, se l’angolo è troppo aperto garretti aperti. In tutti e due i difetti a risentirne sono i tendini, i legamenti articolari, questi ultimi possono subire delle lesioni o delle infiammazioni (tare molli).
  • DI DIETRO – Il garretto può presentarsi, deviato internamente (garretti vaccini) o esternamente (garretti arcati all’esterno) alla linea di appiombo. Questi difetti assumono un ruolo importante nei cavalli da corsa, nei riproduttori, poichè l’impulso per il movimento e per l’impennata, parte proprio da questa regione. I legamenti mediali interni o esterni, si infiammano facilmente perchè ipertesi e l’animale acquista un’andatura vacillante.

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Mantelli. Le particolarità

Mantelli. Le particolarità. Per identificare al meglio ogni soggetto, sui documenti si ricorre, alla minuziosa descrizione di quelle che vengono definite “particolarità”. Sui mantelli infatti, possono trovarsi dei segni particolari, dovuti alla presenza di zone a pigmentazione diversa, da quella prevalente del cavallo. Tuttavia questi segni distintivi, possono avere sede fissa o variabile e presentarsi, su tutte le regioni dell’animale.

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Le particolarità a sede fissa, sono le più importanti, in quanto permettono una univoca identificazione del soggetto.

TESTA

Sulla testa e, in particolare sulla fronte, si hanno spesso delle macchie più o meno grandi, di peli bianchi.

FIORE

Si parlerà di fiore, quando i peli bianchi si raggruppano irregolarmente;

PALLA DI NEVE

se tale macchia bianca è rotondeggiante, ma con contorni regolari, prende il nome di palla di neve,

STELLA

se è rotondeggiante, ma con contorni irregolari, prende il nome di stella. La stella può presentare un prolungamento verso il naso, sempre bianco, che prende il nome di stella con lista; se invece si ha il solo prolungamento bianco, senza stella si ha la lista semplice. Si dice che l’animale, ha la bella faccia o la mezza bella faccia, se presenta, tutti e due i lati od un solo lato della faccia, di colore bianco.

BEVENTE

Bevente in bianco, è l’animale che presenta, tutto il contorno della bocca di colore bianco. La testa di moro, la cavezza di moro e le occhiaie, si hanno quando in un soggetto con mantello chiaro, la testa, o la faccia, o il solo contorno degli occhi, si presenta di colore scuro. Infine, se l’equino presenta l’iride dell’occhio di colore grigio, si ha l’occhio vaio, se invece è azzurro si ha l’occhio gazzuolo.

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TRONCO

Sul tronco, si dice che l’equino ha la riga mulina, quando presenta il mantello di colore chiaro e, su questo, una striscia scura che parte dal garrese, attraversa tutta la linea lombo-sacrale, terminando alla base della coda. Si ha la riga crociata o riga di S.Antonio, se la striscia scura, partendo sempre dal garrese, termina sulle spalle. Ventre di cerva, è detto l’animale a mantello scuro, con ventre chiaro. Se i crini della criniera e della coda sono  chiari, mentre il mantello è più scuro, si hanno i crini lavati o pel di vacca.

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ARTI

Sugli arti si possono notare delle zone bianche, che prendono il nome di balzane. L’estensione delle balzane, può interessare solo la corona dello zoccolo, in modo blando (traccia di balzana), o sotto forma di una vera e propria macchia (principio di balzana).

Se la macchia interessa la corona, senza arrivare al nodello, prende il nome di piccola balzana; se interessa il nodello, balzana ordinaria.

Se la balzana si estende per tutto l’arto, fino a metà stinco, prende il nome di grande balzana; se si estende oltre il ginocchio e il garretto, balzana alto calzata. Fino al ginocchio dell’arto anteriore e al garretto dell’arto posteriore, balzana calzata.

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PARTICOLARITA’ NEI MANTELLI

 Le particolarità a sede non fissa, non sono specifiche di particolari regioni del corpo, è bene esaminare attentamente l’animale, per identificarle e permettere l’identificazione accurata del soggetto.

I mantelli possono presentare dei riflessi brillanti, quando i peli e i crini, presentano riflessi metallici. I più comuni sono il galletto, il dorato, l’argentato, il bronzato e il ramato.

Si definiscono tinteggiature, le macchie di colore diverso da quello fondamentale del mantello. Tali colorazioni diverse, se si presentano su un mantello grigio si chiamano pomellature, se invece si presentano su un mantello baio o sauro, prendono il nome di baioccatura o specchiatura.

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Valutando la presenza di peli rossi, si avrà un mantello focato, quando si hanno sfumature di pelo rossiccio intorno a occhi, naso, gomiti e ventre (tipico del baio scuro); quando invece si ha la presenza di peli rossi, su un mantello grigio esso viene definito, a seconda della quantità e dell’intensità, vinoso, rugginoso o trotinato.

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Si denomina zaino, il mantello scuro, con totale assenza di peli e crini bianchi. Radicano quando il mantello scuro, presenta peli e crini bianchi, ma in numero tale, da non variare la natura del mantello.

Le tigrature, sono macchie scure, che possono essere allungate ed interessare il costato, se le macchia scure sono circolare ed interessano gli arti, prendono il nome di zebrature.

Le spighe o remolini, sono peli diretti in senso opposto a quello naturale, su piccole zone del corpo.

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Le morfee, sono delle zone depigmentate della cute. Se una morfea è rivestita da fine peluria, si ha il liscio.

Sui mantelli, possono riscontrarsi delle macchie accidentali, dovute in genere alla cicatrizzazione di lesioni traumatiche, come ferite o fiaccature.

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Colore dei mantelli

Colore dei mantelli. Osservando un cavallo, il primo elemento di valutazione è, senza dubbio, il colore del suo mantello. La grande importanza, che da sempre il cavallo ha avuto nell’immaginario umano, ha fatto si che al colore del suo mantello, si legassero particolari sollecitazioni emotive: infatti il cavallo del principe buono è bianco, mentre quello del re cattivo è nero; il pezzato è il colore del cavallo selvaggio, baio è  il cavallo da concorso, ecc.

Per mantello, si intende l’insieme dei peli e dei crini, che ricoprono completamente il corpo del cavallo. Esso rappresenta l’abito dell’animale, serve a proteggerlo dalle avversità atmosferiche. Alla nascita il puledro è ricoperto da una fitta lanuggine che, nel volgere di circa 4-5 mesi, viene sostituita dal pelo definitivo, che potrà anche cambiare di tonalità.

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Talvolta, il mantello condiziona il valore economico del soggetto, sia perchè costituisce una bellezza convenzionale, sia perchè si ritiene che esista una correlazione, fra colore del mantello e attitudine produttiva. Ad esempio, il Purosangue inglese presenta prevalentemente un mantello baio, in lunga maggioranza, bai sono i vincitori delle classiche corse inglesi. Nel Purosangue arabo, invece, predomina il mantello grigio pomellato, in perfetto accordo, con la sua vigoria di costituzione e la grande resistenza organica.

Il colore del mantello è dovuto a particolari sostanze, le “melanine”, che si trovano nello strato malpighiano del derma, si originano dall’ossidazione enzimatica, ad opera dell’enzima dopaossidasi, di una sostanza cromogena: la tirosina (anche se altri autori, hanno ritenuto trattarsi di un composto pirolico, altri di un amminoacido, altri ancora della diossifenilalanina). Alla base di questa trasformazione, esiste un particolare equilibrio nervoso (sistema vegetativo) ed ormonale (capsule surrenali), rimandante alla correlazione tra colore del mantello e costituzione organica. Vengono, infatti, distinti animali iperossidativi (abbondanza di pigmento-genesi, costituzione robusta, attitudine al lavoro) ed animali ipossidativi (scarsa pigmento-genesi, costituzione linfatica, attitudine all’ingrasso).

Oggi, al di là delle preferenze personali, il colore del mantello e le sue particolarità, hanno innanzitutto significato per l’identificazione del cavallo, per questa ragione vengono attentamente descritti sui documenti dell’animale. Se nella maggior parte dei casi, il colore del mantello non è indicativo della razza, per alcune di esse costituisce invece un elemento fondamentale, come per il Murgese, l’Avelignese, il Paint,…

Nei cavalli, i mantelli si distinguono in semplici, composti e pezzati.

MANTELLI SEMPLICI

  • BIANCO, formato da peli e crini bianchi. Se ne distinguono le varietà ordinario, quando tutti i peli sono bianchi, è riscontrabile solo nei cavalli albini; sporco, se il bianco presenta sfumature giallastre; porcellana, bianco con riflessi bluastri o rosati; sorcino, con peli e crini  grigio cenere.
  • MORELLO, formato da peli e crini neri. Si distinguono le varietà franco, senza alcun tipo di riflesso; corvino e gialletto, con sfumature bluastre; maltinto, se presenta dei riflessi rossastri.
  • SAURO, formato da peli e crini rossi. Di questo colore, se ne distingue una vasta gamma di colorazioni, che vanno dal fulvo chiaro al rosso cupo. Le più comuni sono ordinario, dorato, chiaro, ciliegia, castano, scuro, bruciato, isabella.

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MANTELLI COMPOSTI

  • BAIO, formato dall’associazione del rosso con il nero, dei quali il primo interessa tutti i peli del corpo, il secondo solo criniera, coda ed arti. Le varietà si rifanno alle varie tonalità del sauro. Ne esistono due modificazioni: il baio sopra sauro, con peli e crini rossi ed estremità nere, e il sauro sopra baio con coda e criniera nere. 
  • GRIGIO, dato dalla mescolanza di peli e crini bianchi e neri. Le gradazioni più importanti sono: chiaro, ordinario, scuro, ardesia, ferro, schettato, vinoso, pomellato.
  • UBERO, formato da peli e crini bianchi e rossi. A seconda se prevalga un colore rispetto all’altro, si distinguono le varietà chiara, ordinaria, scura. Quando i peli bianchi si riuniscono a ciuffetti si ha la varietà millefiori, se invece questa associazione la presentano quelli rossi, si ha la varietà fior di pesco
  • LUPINO, sullo stesso pelo sussistono due colori diversi, giallo alla base e nero in punta.
  • ROANO, dato dall’associazione di tutti i tre colori (bianco, rosso e nero). Il nero però è delimitato a coda, criniera e arti.

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I mantelli pezzati, sono formati da due o più colori, riuniti a formare chiazze di colore diverso, variamente distribuite sul corpo dell’animale. La pezzatura bianca non manca mai, a questa poi, si associa uno qualsiasi dei colori semplici o composti. Generalmente il nome del mantello, è quello del colore meno rappresentato; ad esempio, se prevale il bianco sul nero, si parla di pezzato nero, sottintendendo il colore bianco, se invece è il nero a prevalere si parla di pezzato bianco.

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Come risconoscere l’età nei cavalli. I denti.

Come risconoscere l’età nei cavalli, è un problema che si riscontra molto spesso, soprattutto nella compravendita.

Come risconoscere l’età nei cavalli

I denti servono per mangiare. I cavalli sono erbivori, hanno bisogno di ridurre in piccoli pezzi il cibo masticando. I cavalli masticano con la bocca chiusa, muovendo la mandibola da destra a sinistra e viceversa.

Come risconoscere l’età nei cavalli

Nei cavalli, i denti, si distinguono in incisivi, canini e molari. Gli incisivi incidono e tagliano l’alimento, i canini o scaglioni lo lacerano, i molari lo triturano.

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Gli incisivi che si trovano più avanti si chiamano picozzi, seguiti dai mediani e più dietro i cantoni. Sulle mascelle i denti sono disposti secondo una curva discontinua, (arcata dentaria) che, tra l’ultimo incisivo e il primo molare, lascia uno spazio vuoto, chiamato barra. Solo i cavalli maschi, presentano al centro della barra i canini, rari sono i casi di femmine che li hanno, tralaltro vengono chiamate  “scaglionate”.

Come risconoscere l’età nei cavalli

Nella prime età, fuoriescono i denti da latte o caduchi, che costituiscono la prima dentizione, verranno gradualmente sostituiti dai denti permanenti. I denti da latte sono 26, piccoli di colore bianco lattiginoso, con la faccia labiale levigata con fini striature longitudinali. Quando i denti raggiungono il massimo sviluppo, quindi fuoriescono per tutta la loro altezza, fino ad allinearsi con quelli adiacenti, tutavia si dice che il dente ha agguagliato. 

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I denti permanenti, sono 40 nei maschi e 36 nelle femmine, hanno forma conica, presentano profonde scanalature di cemento su tutta la lunghezza.

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Come risconoscere l’età nei cavalli

IL DENTE, COMPOSIZIONE

Il dente è formato da tre strati di tessuto differente:

  • il cemento, più esterno di colore giallo sporco, costituito da tessuto osseo spugnoso
  • lo smalto, più interno, molto spesso e duro di colore bianco madreperlaceo
  • l’avorio o dentina, protegge la polpa dentaria ed è costituito da tessuto osseo compatto.

I denti sono infissi in particolari nicchie delle ossa mascellari, intramascellari e mandibolari, chiamate alveoli. Si compongono di una porzione sporgente dell’alveolo, la corona, e di una radice. La radice, presenta una cavità allungata, essa prende il nome di colletto dentario interno, occupata dalla polpa dentaria, alla cui base vi è la papilla dentaria, che collega il dente con l’alveolo. Il cornetto dentario esterno invece, viene delimitato dall’invaginazione dell’avorio e dello smalto.

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Il consumo del dente, tuttavia riduce progressivamente la cavità del cornetto esterno, fino a formare una fossetta chiamata “cul di sacco” che, una volta diventata nera, per l’accumulo di detriti alimentari e tartaro, prende il nome di “germe di fava”, quando compare si dice che il dente ha agguagliato.

Procedendo il consumo, compare la cosiddetta “stella dentaria”, determinata dalla comparsa del cornetto dentario interno, sulla superficie di consumo, in questo momento si dice che il dente ha rasato. 

In base allo stato di usura dei denti dell’arcata inferiore, è possibile determinare l’eta dei cavalli.

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La cronologia dell’età viene divisa in 4 periodi principali:

  1. ERUZIONE DEI DENTI DA LATTE: dalla nascita ad 1 anno di età,
  2. CONSUMO DEI DENTI DA LATTE: da 1 ai 2 anni e mezzo di età,
  3. ERUZIONE DEI DENTI DA ADULTO: dai 2 anni e mezzo ai 5 anni di età,
  4. CONSUMO DEI DENTI DA ADULTO: dai 5 anni di età in poi.

PERIODO 1:

5-10 gg: eruzione picozzi

30-40 gg: eruzione mediani

70-90 gg: pareggiamento mediani

6-8 mesi: eruzione cantoni

10-12 mesi: pareggiamento cantoni

PERIODO 2:

12-13 mesi: agguagliamento picozzi

16-18 mesi: agguagliamento mediani

20-24 mesi: agguagliamento cantoni

PERIODO 3:

2,5-3 anni: sostituzione e pareggiamento picozzi

3,5-4 anni: sostituzione e pareggiamento mediani

4,5-5 anni: sostituzione e pareggiamento cantoni

5 anni: eruzione canini (bocca fatta)

PERIODO 4:

6 anni: agguagliamento picozzi

7 anni: agguagliamento mediani

8 anni: agguagliamento cantoni

9 anni: rasamento picozzi

10 anni: rasamento mediani

11 anni: rasamento cantoni

12 anni: rasamento picozzi superiori

13 anni: rasamento mediani superiori

14 anni: rasamento cantoni superiori

A 7 e 14 anni, l’arcata dentaria superiore sopravanza quella inferiore, determinando un rilievo sui cantoni superiori per il ridotto consumo, che prende il nome di “coda di rondine”, può aiutarci nella determinazione dell’età.

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Anche la forma dell’arcata dentaria, subisce delle modificazioni col passare degli anni. Nel puledro le due mascelle danno luogo, ad un arco a tutto sesto, che diviene a forma ogivale verso i 10 anni, via via a sesto sempre più acuto, verso i 20 anni. 

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Queste linee guida, per la determinazione dell’età dei cavalli hanno un fondamento scientifico, tuttavia non sono da considerarsi in senso assoluto, benchè le variazioni siano minime. Il consumo dei denti, infatti, subisce infatti l’influenza di diversi fattori esterni, quali ad esempio l’alimentazione e lo stato di salute dell’animale.