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Conoscenza e valutazioni del cavallo. Caratteristiche principali.



La conoscenza e valutazioni del cavallo sono connesse allo scopo che si vuol ottenere. Di conseguenza è importante saper scegliere il soggetto e conoscerlo. E’ importante studiarne temperamento, attitudine e il lavoro precedentemente compiuto. Lo scopo è di adeguare ad esso l’addestramento.

Saper scegliere il soggetto presuppone di doti acquisite con l’esperienza. La conoscenza delle razze e molta pratica completano il tutto.


Linea Genealogica

La genealogia offre buoni spunti circa il carattere e l’attitudine. Tuttavia è un dato relativo soprattutto nei soggetti già addestrati. Una cattiva istruzione può aver modificato in negativo le potenzialità.

Occorre studiarlo attraverso prove semplici e graduali dopo averlo acquistato. E’ importante capire l’addestramento più adatto.

La condizione fisica tuttavia dev’essere tale da affrontare l’addestramento. La giusta nutrizione e la muscolatura evitano dolorose sorprese.

NUTRIZIONE, CONDIZIONE OTTIMALE.

La condizione ottimale si ottiene prima di un qualsiasi lavoro. Così si evitano danni e sforzi inadeguati.

Di Conseguenza è essenziale la salute e l’integrità fisica del cavallo.

Importante per la scelta del soggetto è l’atteggiamento dell’incollatura. L’incollatura costituisce l’elemento equilibratore dei movimenti.

LA POSIZIONE OTTIMALE.

Testa diretta obliquamente in avanti e dal collo disteso.

L’addestramento del cavallo può essere più o meno semplice. Esso varia a seconda dell’età e del carattere del soggetto.

Migliori i risultati su cavalli giovani che su cavalli anziani.

Il cavallo raggiunge il massimo sviluppo all’età di cinque anni. Si consiglia di non addestrarlo prima, evitandone il precoce logorio. Consideriamo la precocità somatica ottenuta con la selezione delle razze.

I cavalli come i bambini che hanno tendenze ereditarie. Essi hanno un’anima, un cervello, nervi, muscoli, volontà differenti. Allo stesso modo sono suscettibili ai sistemi di insegnamento.

IL METODO DI INSEGNAMENTO.

L’addestratore adatta il proprio metodo alle caratteristiche dell’individuo. Ogni forzatura  potrebbe scaturire in conflitti e rifiuti.

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lavoro con i cavalletti

IL LAVORO CON I CAVALLETTI.

Ecco elencate le finalità del lavoro con i cavalletti.

  • Conferire il giusto atteggiamento idoneo a superare l’ostacolo.
  • Insegnare al cavaliere a cavalcare senza disturbare il cavallo.

Il lavoro con i cavalletti ginnastica le estremità del cavallo. Lo si insegna a distendere e a chiudere le articolazioni. Di conseguenza si riduce il logorio dei garretti.




Il cavallo deve passare barriera e cavalletto con progressione. L’operazione si fa prima al passo e poi al trotto.

I cavalli più nevrili possono trovare delle difficoltà sulle barriere. Occorre quindi che si continui senza alzare le barriere. Quando l’atteggiamento sarà pronunciato allora si potranno alzare le barriere. Le misure standard sono rispettivamente 35 cm e 45 cm.

La posizione del cavaliere deve rispettare i punti sottostanti.

  • Permettere la libertà dell’incollatura.
  • Permettere la libertà della schiena del cavallo.
  • Mantenere l’elasticità e la solidità dell’assetto.

Nell’avvicinamento alla barriera il cavallo distende l’incollatura. Di conseguenza il cavaliere distende le braccia verso la bocca. Avanza con le spalle e si alza sulla sella. In questo modo si alleggerisce, scarica il peso sulle staffe. Quando il cavallo termina l’esercizio si torna nella posizione naturale . Infine il cavallo torna col collo nella posizione naturale.

Per raggiungere il massimo nell’esercizio occorre lavorare in progressione. Si parte dalla barriera a terra arrivando a più cavalletti. Questi ultimi vengono disposti in circolo.

PIANO DEGLI ESERCIZI

Di seguito sono riportati gli esercizi da seguire sempre progressivamente. Ad esercizio errato si può tornare indietro, ma non avanti. Il cavallo va lasciato positivo.

  1. Una barriera a terra.
  2. Due barriere a terra distanti 3 metri tra loro.
  3. Due o più barriere a terra distanti 1,5 metri.
  4. Alternare barriere a terra e cavalletti della misura più piccola.
  5. Seguire cavalletti della misura piccola togliendo le barriere a terra.
  6. Alternare i cavalletti da misura piccola a misura grande.
  7. Sicuri sui passaggi disporre i cavalletti in un arco.

Salto naturale. Approccio ed esecuzione



Il salto naturale obbliga ai più sensibili cambiamenti di equilibrio. Nel salto il cavallo acquista coraggio, occhio, decisione. Sviluppa il sistema muscolare in quanto sviluppa i fasci muscolari .

salto

Il cavaliere invece consolida e ginnastica il suo assetto. Egli educa la sua azione alla bocca del cavallo.

IL LAVORO ALLE TRE ANDATURE

Assieme all’esercizio al salto si completano a vicenda. Il primo lo facilita (abituando il cavallo a servirsi spontaneamente ed istintivamente dei suoi equilibri), il secondo facilita e sveltisce il lavoro alle tre andature.

Esaminiamo come si comporta il cavallo montato al salto.

salto

In prossimità dell’ostacolo porta il muso in avanti distendendo l’incollatura. Questo movimento, che lo aiuta ad osservare e misurare l’ostacolo, ha grande importanza per l’esecuzione meccanica del salto. Favorisce la contrazione del tronco e il mettere sotto il posteriore. Scatta e lancia in aria la sua massa. Da ciò ne deriva che il cavallo deve compiere liberamente questi movimenti. Di conseguenza il cavaliere deve portare le mani e il busto avanti senza tirare l’imboccatura e senza sollevarsi da terra, esso distende marcatamente l’incollatura facilitando il passaggio del corpo sull’ostacolo (effetto bilanciere).

Il cavaliere non deve avere nessuna premura nel raddrizzarsi ma deve rimanere con le mani avanti. Quando il cavallo poggia le quattro zampe a terra, allora il cavaliere può riprendere l’assetto iniziale in armonia con l’azione del cavallo. “Andare insieme durante il salto ed assecondarlo”.

E’ importante sapere che nel salto si potranno ottenere risultati tanto maggiori quanto più sarà la confidenza che si sarà riuscita ad ispirare al cavallo, liberandolo sin dall’inizio dell’Addestramento da ogni timore, sofferenza e fatica. Equilibrio. Ostacoli. Equilibrio – vita in maneggiosalto

Imboccatura. I sette punti di contatto.

Consigli pratici per non far soffrire il cavallo

Il dovere più grande del cavaliere, è il rispetto del cavallo, che passa dalla consapevolezza di non creargli disagi e danni, conoscendo appieno la meccanica dell’imboccatura, in modo da creare una comunicazione a due vie. L’imboccatura che utilizziamo per il nostro cavallo, agisce in diversi punti della bocca ma, a seconda dei modelli, può coinvolgere anche altre parti della testa.

Utilizzare al meglio l’imboccatura

Per utilizzare al meglio l’imboccatura, oltre a muovere le mani solo lo stretto indispensabile, in maniera dolce, dobbiamo far si che la testiera, sia montata e regolata correttamente per far star ferma l’imboccatura. La bocca dei cavalli, è estremamente sensibile, perchè le mucose sono ricche di terminazioni nervose e capillari. I punti di contatto nella bocca del cavallo sono: le barre, la lingua, le commessure labiali e il palato; alcuni tipi di imboccature coinvolgono anche testa, nuca, solco mentoniero e naso.

1 -Ciuffo e fronte 2 -Tempia 3 -Regione sopraobitale 4 -Regione dell’occhio 5 -Dorso del naso 6 -Narice
7 -Labbra 8 -Orecchio 9 -Nuca 10-Ragione parotidea 11 -Gola 12 -Piatto della guancia 13 -Ganascia
14 -Tasca della guancia 15 -Barbozza

Le barre, sono quello spazio privo di denti, che si trova tra gli incisivi (gli scaglioni per i maschi) e i premolari. E’ su questa parte che poggia l’imboccatura. Essendo, in questo punto della bocca, la pelle molto sottile e fortemente irrorata, è estremamente sensibile. Ogni volta che compiamo un’azione sulle redini, questa si traduce in pressione e sfregamento, inoltre il cannone del morso, ruota nella bocca creando uno sfregamento, che costringe il cavallo ad eseguire il comando richiesto.

La lingua

Anche la lingua è in contatto con l’imboccatura; il cannone infatti vi ci poggia sempre creando un peso. Se il cannone è snodato, il cavallo ha molto spazio di movimento per la lingua, tuttavia se la mano del cavaliere è forte, si produce l’effetto schiaccianoci: i due bracci si avvicinano, schiacciando la lingua. Si può risolvere questo inconveniente ricorrendo al cannone Pessoa, costruito con uno snodo, che non fa avvicinare i bracci fra di loro, oppure si può scegliere un filetto a doppio snodo, con piastrina o pallina inseriti fra i due bracci. Se utilizziamo il cannone monopezzo, questo rischio non si corre, ma la lingua ha meno spazio di movimento; per far stare più comodo il cavallo, si può scegliere un cannone ricurvo, che segue la forma della bocca del cavallo.

Le labbra

Le commessure labiali, sono il punto di contatto, tra il labbro superiore e quello inferiore; anche questo è un punto di contatto continuo dell’imboccatura. Tuttavia per non creare fastidio al cavallo, è necessario regolare i montanti della testiera, in modo tale che creino 3 pieghe della pelle, di questa zona, in questo modo l’imboccatura non tira, ma rimane più ferma possibile.

Il palato

Esso non dovrebbe essere minimamente coinvolto, nell’azione dell’imboccatura, poichè molto sensibile, quindi ogni movimento provoca un forte dolore al cavallo. Può essere coinvolto invece, nel caso in cui si utilizzi un filetto snodato, e il cavallo stia con la testa sulla verticale. C’è anche il caso di cavalli con il palato basso, in cui è più consigliato, un filetto monopezzo o un Pessoa.

la nuca

La nuca, è un punto molto sensibile per il cavallo; essa corrisponde ala prima vertebra cervicale, dove il tessuto che ricopre l’osso, è molto sottile e sensibile, tuttavia il sovraccapo della testiera appoggia proprio in quel punto. Con il filetto, il cavallo ne sente il peso senza provare fastidio, ma con le imboccature a leva e gli hackamore, l’azione delle mani, va ad agire anche su nuca e barbozzale. In questo tipo di imboccatura, il cannone ha due aste laterale: a quella superiore è collegato il montante, a quella inferiore la redine; facendo azione sulle redini, la parte inferiore delle aste viene tirata indietro, verso l’alto mentre quella superiore, va in avanti e in basso, in questo modo la pressione sul sovraccapo, aumenta e il cavallo è costretto ad abbassare il capo.

Il solco mentoniero, detto anche barbozza, è la parte appena sopra il mento, dove la pelle è assai delicata. Con le imboccature a leva, su questa parte, si appoggia il barbozzale, una catenella, agganciata agli anelli superiori delle aste del morso. Quando il morso entra in azione, la catenella preme sul mento, regolando anche l’entità dell’azione sulla nuca.

Il naso

Il naso del cavallo è molto sensibile e delicato, soprattutto nella sua porzione inferiore fatta di cartilagine. L’hackamore è un tipo di morso, che non agisce sulla bocca del cavallo, ma da le pressioni sul naso. Le capezzine e i chiudibocca, utilizzati per tenere ferme la testiera e l’imboccatura, possono dare pressioni negative, sul naso del cavallo, quando non vengono posizionate correttamente o vengono strette troppo, schiacciando i fasci di nervi sotto gli zigomi, impedendo così al cavallo di respirare bene. Attenzione quindi ai finimenti che utilizziamo, al loro uso corretto, potrebbero infliggere pene inutili al cavallo!

furto

Come evitare l’affaticamento del cavallo in passeggiata

Il primo segreto per evitare incidenti  durante una passeggiata è quello di evitare l’affaticamento eccessivo che porta, sia nel cavallo che nel cavaliere, una caduta di attenzione e concentrazione con conseguente maggior esposizione al rischio.

Nel condurre la propria passeggiata o il proprio viaggio in più tappe è opportuno alternare tra loro le andature, in relazione al tipo di terreno da affrontare. L’andatura principale deve essere il passo, alternato per brevi tratti da trotto e galoppo. Importante durante il trotto è mantenere un’andatura sciolta e non molto allungata; il trotto allungato è innaturale per il cavallo e molto stancante.

Bisogna evitare di trottare seduti per non gravare troppo sulla schiena del cavallo, cambiando diagonale ogni tanto. Per evitare sobbattiture non trottare o galoppare su terreni troppo duri. Anche il galoppo non deve essere troppo allungato per non affaticare troppo il cavallo, evitando terreni sconosciuti.

Sui tratti particolarmente ripidi o con fondo eccessivamente sconnesso è preferibile scendere e proseguire a piedi per dare  sollievo al cavallo e sgranchirsi le gambe. A proposito di gambe, è verso la fine della giornata, quando il cavallo è stanco, che diventa importante dare gambe per sostenerlo. C’è infatti il rischio che “si addormenti”, correndo il rischio di inciampare o di ferirsi raggiungendosi.

In relazione alla lunghezza e alla difficoltà del viaggio, è opportuno interrompere la cavalcata con alcune soste di abbeverata. Evitare acque di scorrimento superficiale che potrebbero essere contaminate e inquinate, preferire pozzi o ruscelli e nel caso siano troppo freddi far bere a tratti il cavallo. Dopo l’attraversamento di tratti pesanti, fangosi o sassosi, fare piede a terra e controllare che le ferrature siano a posto e non ci siano corpi estranei sotto lo zoccolo.

Prima di una sosta compiere l’ultimo tratto al passo o conducendo il cavallo a mano in modo che si raffreddi progressivamente. Evitare i punti molto ventosi e troppo soleggiati, evitando di far brucare troppo a lungo il cavallo. Durante la sosta legare i cavalli in un posto tranquillo e lontano dai pericoli, dissellarli e mettere una capezzina. Se la sosta è breve allentare solamente il sottopancia per dare maggior comfort al cavallo.

Se il cavallo è sudato è opportuno asciugarlo con un panno o della paglia, in assenza di questi bisognerà attendere prima di dissellarlo. Nel caso di soste all’ombra o durante la stagione fredda è preferibile coprire il cavallo con una coperta per evitarne il raffreddamento repentino.

 

© foto concesse da Antonella Urbano – Equitazione Tenuta Pedale

Condurre il cavallo alla mano. 10 regole base da rispettare!

Saper condurre un cavallo a mano è uno dei requisiti fondamentali per chi vuole approcciarsi al mondo dei cavalli e dell’equitazione, è la prima cosa da insegnare ad un allievo. 

Per condurre il cavallo a mano con la testiera bisogna osservare delle semplici regole di base:

  1. Innanzitutto, prima di lasciare la scuderia assicuriamoci che la testiera sia ben posizionata, della giusta misura e con tutti i finimenti chiusi correttamente nel rispetto del comfort del cavallo.
  2. Togliamo le redini dal collo del cavallo, per avere maggior sicurezza nella mano.
  3. In linea generale, conduciamo il cavallo a mano sinistra. Dal medioevo è consuetudine maneggiare i cavalli a sinistra (condurli, sellarli, montarli), questo perchè i cavalieri portavano la spada sul fianco sinistro ed in questo modo tutti i movimenti erano facilitati. 
  4. Afferriamo entrambe le redini con la mano destra a circa 20 cm dalla bocca del cavallo. Per permettere lo scorrimento veloce delle redini nella mano se necessario, possiamo infilare l’indice tra le due redini.
  5. Con la mano sinistra teniamo la restante lunghezza delle redini per evitare che tocchino terra e si attorciglino tra le gambe nostre o del cavallo.
  6. Posizioniamoci all’altezza della spalla sinistra del cavallo o al massimo all’altezza della parte terminale del collo, ma non facciamoci mai sorpassare. In questo modo si insegna al cavallo il rispetto e l’educazione verso l’uomo, stabilendo i ruoli di gerarchia.
  7. Teniamo lo sguardo mobile, vigile e lontano in modo da accorgergi preventivamente di pericoli che potrebbero spaventare il cavallo, costringendolo a movimenti repentini che potrebbero farci scappare di mano le redini.
  8. Camminiamo con passo deciso insieme al cavallo, cercando di procedere allo stesso ritmo ma lasciando che lui possa camminare spontaneamente senza essere trattenuto ne trascinato dalla mano.
  9. Utilizziamo la voce per invogliare il cavallo a camminare o per aumentare l’andatura, o al contrario per tranquillizzarlo e rallentarlo. La voce e il suo tono è fondamentale a trasmettere al cavallo il giusto stato d’animo, che dovrà essere di serenità, calma e fiducia.
  10. Dobbiamo sempre trasmettere al cavallo fiducia, serenità e sicurezza, deve fidarsi di noi e seguirci in tutto.

Le regole per la conduzione del cavallo con la capezza sono le stesse. Con la testiera si ha un controllo maggiore sul cavallo, ma non lasciamoci spaventare, la nostra postura e atteggiamento ci permettono sempre di averne il controllo.

Se conduciamo il cavallo dietro ad altri è di fondamentale importanza mantenere la distanza di sicurezza, che corrisponde mediamente a 3 metri, la lunghezza di un cavallo. La distanza di sicurezza deve essere rispettata anche nel caso in cui ci troviamo a fianco di un altro cavallo. Il cavallo potrebbe spaventarsi ed avere reazioni vigorose, in questo modo evitiamo di fare e farci male.

 

© foto concesse da Antonella Urbano – Equitazione Tenuta Pedale

L’assetto in sella: posizione corretta

L’assetto, in sella, viene definito come la postura corretta da tenere quando montiamo a cavallo. Mantenere un buon assetto è la base per una corretta equitazione che non gravi sulla schiena del cavallo e che ci permetta di comunicare al meglio con lui.

Per capire quale sia la posizione corretta prendiamo in considerazione due linee immaginarie. La prima va dalla bocca del cavallo ai gomiti del cavaliere, che dovranno essere rilassati e aderenti al busto, se la posizione delle braccia è corretta questa linea dovrà essere retta. La seconda linea immaginaria aiuta a capire se la posizione seduta è corretta; dovrà quindi attraversare verticalmente orecchio, spalla, anca e tallone del cavaliere.

Consigli utili:

  • siedi abbastanza avanti sulla sella in modo da abbracciarla bene con le cosce.
  • le gambe devono cadere lungo i fianchi del cavallo con il ginocchio aderente alla sella, fino ad appoggiare il piede sulla staffa.
  • il piede deve essere infilato nella staffa solo con la punta e deve rimanere parallelo al fianco del cavallo col tallone abbassato.
  • il bacino deve spingere in avanti e il busto deve rimanere eretto, perpendicolare alla schiena del cavallo,
  • testa dritta e sguardo in avanti che fissa il punto a cui arrivare.
  • il braccio deve cadere dritto fino al gomito, con la spalla rilassata e poi piegarsi in avanti in direzione del collo del cavallo per impugnare le redini all’altezza del garrese.
  • le redini entrano tra l’anulare e il mignolo ed escono tra indice e pollice; il pollice va tenuto in alto e piegato sopra la redine in uscita; i palmi delle mani devono guardarsi ed essere distanziati tra loro di 15-20 cm.

Mantenere la corretta postura in sella per tutto il tempo della lezione spesso risulta ai nuovi cavalieri difficoltoso. I cavalieri più giovani possono faticare poiché non hanno la muscolatura del tutto sviluppata, con un buon allenamento e col tempo diventerà sempre più facile. Ciò permette di cavalcare meglio, di gravare meno sul cavallo, ed anche di accusare un minor affaticamento muscolare. Un valido aiuto può essere farci scattare delle fotografie mentre siamo in sella, magari sia ad inizio lezione che nelle fasi finali, in questo modo saremo in grado di valutare oggettivamente la correttezza della nostra postura e gli errori che commettiamo via via che ci rilassiamo.

 

 

Aiuti: un importante mezzo di comunicazione!

Gli aiuti servono a comunicare con il cavallo, facendogli capire ciò che vogliamo che lui faccia. Il cavallo ha un’ottima attitudine all’apprendimento, quindi sarà ben disposto ad eseguire i comandi se riuscirà a capirli chiaramente. Attraverso aiuti precisi capirà bene cosa gli si sta chiedendo!

Si parla di aiuti naturali per i movimenti di gambe e mani, assetto e voce. Gli aiuti artificiali sono invece le attrezzature supplementari che si utilizzano per enfatizzare il comando, come frustino e speroni.

L’aiuto più importante sono le gambe, che danno indicazioni attraverso la posizione e la pressione. La pressione può essere costante, per tenere sempre sotto controllo il cavallo, o a colpetti per dare un comando ben più preciso. La posizione delle gambe prende come riferimento il sottopancia e, rispetto ad esso, può essere in linea o dietro: indietreggiare le gambe serve a controllare il treno posteriore del cavallo, allinearle al sottopancia serve ad incoraggiare il movimento.

L’assetto è molto importante! Portare il peso in avanti incoraggia il cavallo ad accelerare, portarlo indietro lo rallenta. La scioltezza del cavaliere trasmette al cavallo serenità e lo aiuta nel movimento senza pesare troppo sulla sua schiena.

Le mani devono essere usate sempre con molta leggerezza, senza infastidire troppo la bocca del cavallo. Eseguiamo sempre movimenti fluidi e non bruschi per non provocare dolore al cavallo e spaventarlo. Allentare le redini dopo che il cavallo ha svolto correttamente l’esercizio richiesto sarà una ricompensa più che gradita! Se gambe e assetto sono utilizzati correttamente, l’uso delle redini alle volte può risultare superfluo.

Anche la voce può aggiungere qualcosa agli aiuti, soprattutto se si insegna al cavallo ad abbinare un determinato suono ad un comando. Parliamo anche con il nostro cavallo, magari ci capisce!

 

L’uso degli speroni deve essere limitato a cavalieri più esperti! Bisogna considerare gli speroni come un prolungamento della nostra gamba e quindi tenere conto della loro lunghezza per appoggiarli delicatamente al fianco del cavallo ed esercitare la giusta pressione senza procurare dolore e ferite al cavallo.

Il frustino deve essere uno strumento da utilizzare solo come stimolo al cavallo e per dare autorità alla voce del padrone, e non come un mezzo per torturare l’animale per spingerlo oltre le sue possibilità. Durante la fase dell’addestramento il frustino o la frusta potranno essere il mezzo con quale impartire i comandi e ricordare all’animale ritmi e pause. Da adulto poi, il frustino potrà anche essere completamente lasciato a casa!

 

Contenzione del cavallo. I Metodi e le soluzioni più efficaci.

Con metodi di contenzione si intendono tutti quei sistemi utilizzabili al fine di impedire al cavallo di fuggire o rifiutare le cure che intendiamo prestargli. Infatti, non sempre è facile intervenire su cavalli che hanno subito traumi, poichè potrebbero essere sotto shock e la paura, combinata al dolore, li portano a reazioni spesso violente.

EVITARE CHE SCALCI

Un metodo generalmente usato per impedire al cavallo di scalciare è quello di sollevare una gamba; così facendo gli togliamo un punto d’appoggio e gli sarà più difficile scalciare, benchè alcuni cavalli non si fermano davanti a questo metodo di contenimento.

Un metodo di contenzione più efficace è l’uso di pastoie per bloccare le zampe.Si applicano delle pastoie doppie sia agli arti anteriori che a quelli posteriori e si collegano tramite una corda, in modo tale che al cavallo non sia possibile fare movimenti troppo ampi.

 

 

Altro metodo diffuso è quello di fissare una corda al collo del cavallo, facendola passare attraverso le gambe anteriori, quindi uscire lateralmente e girare dietro gli arti posteriori all’altezza dei garretti e ritornare avanti attraverso gli anteriori, mantenendo in tensione la corda.

 

EVITARE LA PAURA

In molti casi il cavallo è più spaventato dai movimenti che vede intorno a lui e dagli oggetti che abbiamo in mano, piuttosto che dall’intervento che stiamo effettuando su di lui. Un metodo per tenerlo tranquillo è quello di coprirgli la testa con un panno, un cappuccio o una maglia per impedirgli di vedere e di spaventarsi inutilmente.

DISTRARRE IL CAVALLO

E’ possibile evitare reazioni di dolore distraendo l’attenzione cavallo su qualcos’altro. Un metodo contenitivo è quello di stringere l’orecchio del cavallo nella mano, in questo modo l’animale sarà distratto da questo piccolo dolore e non farà attenzione a ciò che lo circonda; questo metodo è utile per tenere bassa la testa del cavallo durante interventi alla bocca o agli occhi. Altro metodo è quello di afferrare con le due mani la pelle tra collo e spalla sollevandone un lembo, come a dargli un pizzico.

Sempre efficace per distrarre un cavallo è il metodo di dargli da mangiare, magari una bella carota!

TORCINASO

Il torcinaso è un metodo di contenzione molto efficace ma brutale, è bene quindi utilizzarlo solo in casi estremi e con l’aiuto di un esperto, poichè il trauma psicologico al cavallo potrebbe essere irreversibile. 

Il torcinaso non è altro che un bastone con un foro all’estremità a cui è fissato un anello di corda. Si infila il labbro superiore del cavallo nell’anello e si ruota il bastone fino a stringere il labbro. Il cavallo difficilmente riesce a liberarsi da questa presa e, tentando di farlo, non presta attenzione ad altre manipolazioni su di lui.

Sella Controllo dei vizi e delle situazioni difficili.

In sella non sempre nell’addestramento fila tutto liscio come previsto. Ogni cavallo ha la sua esperienza, il suo carattere, le sue paure, i suoi vizi e ci pone davanti a problematiche sempre diverse. Il modo corretto per affrontare ogni tipo di problema è l’osservazione, la sensibilità e la costanza nel lavoro. L’obiettivo dell’addestramento è la completa sottomissione del cavallo a noi e agli aiuti.

Bisogna ricordare sempre che il processo di apprendimento del cavallo è condizionato soprattutto dalla memoria. Compito del cavaliere è quello di non contaminare la mente del cavallo con esperienze spiacevoli o dolorose, evitando di lasciarsi indurre da prove di forza con il pericolo di uscirne perdenti e di stabilire un pericoloso precedente nel cavallo che ne avrà sempre paura.

CAVALLO CHE HA PAURA

Succede spesso che il cavallo dimostri timore per qualcosa di particolare: un cartello, un veicolo, un pezzo di carta,… Cavalieri inesperti pensano che forzando il cavallo ad avvicinarsi all’oggetto della paura gli insegni a non temerlo, magari ricorrendo a mezzi violenti come frustino e speroni. La mente del cavallo funziona per associazioni, quindi con questo metodo si insegnerà al cavallo ad associare il dolore all’oggetto che gli ha generato paura, peggiorando solo la situazione.

Un metodo efficace è quello di scendere da cavallo e indurre dolcemente il cavallo ad avvicinarsi all’oggetto per cui prova timore, conquistando la fiducia nell’uomo e imparando a seguirlo ovunque. Rimanendo in sella, invece, il metodo migliore è piazzare il cavallo dalla parte opposta all’oggetto del timore e, spingendolo con la gamba interna, evitare che si blocchi.

CAVALLO CHE SGROPPA

Lo sgroppare può essere causato da una cattiva posizione della sella, dal sottopancia troppo stretto, oppure può essere la difesa di un cavallo dal dorso debole o dolorante (ce ne accorgiamo dalla contrazione del dorso al tatto). In questo caso, sarà bene far camminare un po il cavallo prima di sellarlo e prima di stringere il sottopancia.

Il cavaliere deve inoltre montare con leggerezza, evitando tutto ciò che porti il cavallo a sgroppare, perchè purtroppo questo vizio è destinato al peggioramento se non corretto tempestivamente. Per gestire un cavallo con questo vizio durante il lavoro è opportuno occupare la mente del cavallo, impegnandolo in un esercizio o in una determinata situazione; il cavallo sarà quindi concentrato su ciò che sta facendo e non penserà a sgroppare. L’unico modo per cercare di non cadere da cavallo durante una sgroppata, è quello di portare con energia il cavallo in avanti, alzandogli la testa.

CAVALLO CHE IMPENNA

Il cavallo spesso impenna in seguito ad uno spavento improvviso, magari un rumore, un movimento o un dolore comparsi dal nulla. Occupare sempre la sua mente in un esercizio è sempre un ottimo rimedio per un cavallo con questo vizio, altrimenti l’esercizio di spingere il cavallo in avanti rimane sempre un ottimo tipo di lavoro. Per non cadere da cavallo, il cavaliere dovrà aggrapparsi alla criniera, non facendo alcuna azione sulle redini per evitare di ribaltarsi, e con le mani dovrà spingere il collo del cavallo in giù per obbligare il cavallo a scendere.

CAVALLO CHE PRENDE LA MANO

Questo vizio nasce nei cavalli che hanno voglia di libertà. Spesso accade quando il cavallo si sta divertendo in passeggiata, o quando sente la competizione al galoppo con un altro cavallo, o quando vuole semplicemente sfogare le sue energie. Il cavallo alla ricerca della libertà cercherà quindi di sfuggire al nostro controllo e di ribellarsi ai comandi, galoppando a più non posso.

In questa pericolosa circostanza, è bene far capire al cavallo che abbiamo sempre il controllo della situazione e che non sta esattamente facendo ciò che vuole. Dobbiamo quindi continuare a seguire il movimento del galoppo, stringendo le ginocchia ai fianchi e dirigendo il cavallo in un punto sicuro in cui metterlo in un circolo sempre più stretto che poi alla fine lo costringerà a fermarsi.