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Conoscenza e valutazioni del cavallo. Caratteristiche principali.



La conoscenza e valutazioni del cavallo sono connesse allo scopo che si vuol ottenere. Di conseguenza è importante saper scegliere il soggetto e conoscerlo. E’ importante studiarne temperamento, attitudine e il lavoro precedentemente compiuto. Lo scopo è di adeguare ad esso l’addestramento.

Saper scegliere il soggetto presuppone di doti acquisite con l’esperienza. La conoscenza delle razze e molta pratica completano il tutto.


Linea Genealogica

La genealogia offre buoni spunti circa il carattere e l’attitudine. Tuttavia è un dato relativo soprattutto nei soggetti già addestrati. Una cattiva istruzione può aver modificato in negativo le potenzialità.

Occorre studiarlo attraverso prove semplici e graduali dopo averlo acquistato. E’ importante capire l’addestramento più adatto.

La condizione fisica tuttavia dev’essere tale da affrontare l’addestramento. La giusta nutrizione e la muscolatura evitano dolorose sorprese.

NUTRIZIONE, CONDIZIONE OTTIMALE.

La condizione ottimale si ottiene prima di un qualsiasi lavoro. Così si evitano danni e sforzi inadeguati.

Di Conseguenza è essenziale la salute e l’integrità fisica del cavallo.

Importante per la scelta del soggetto è l’atteggiamento dell’incollatura. L’incollatura costituisce l’elemento equilibratore dei movimenti.

LA POSIZIONE OTTIMALE.

Testa diretta obliquamente in avanti e dal collo disteso.

L’addestramento del cavallo può essere più o meno semplice. Esso varia a seconda dell’età e del carattere del soggetto.

Migliori i risultati su cavalli giovani che su cavalli anziani.

Il cavallo raggiunge il massimo sviluppo all’età di cinque anni. Si consiglia di non addestrarlo prima, evitandone il precoce logorio. Consideriamo la precocità somatica ottenuta con la selezione delle razze.

I cavalli come i bambini che hanno tendenze ereditarie. Essi hanno un’anima, un cervello, nervi, muscoli, volontà differenti. Allo stesso modo sono suscettibili ai sistemi di insegnamento.

IL METODO DI INSEGNAMENTO.

L’addestratore adatta il proprio metodo alle caratteristiche dell’individuo. Ogni forzatura  potrebbe scaturire in conflitti e rifiuti.

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Il lavoro in compagnia. L’efficacia del lavoro di squadra.

Il lavoro in compagnia anima il comportamento dei cavalli. Il cavaliere in questa occasione deve tenerlo al proprio posto. In questo modo si evita il propagarsi dell’animazione tra essi. Nel lavoro in compagnia devono mantenersi compatti. Tuttavia devono lavorare come se fossero relativamente soli.Il lavoro in compagnia

E’ necessario suddividersi in gruppi che seguono un percorso. Chi è in testa al gruppo dev’essere conscio dei meccanismi che lo regolano. Deve sapere il proprio compito pensando a chi lo segue.  Anche i cavalli devono conoscere il loro posto nell’insieme.



IL LAVORO IN COMPAGNIA.

COMPOSIZIONE DEL GRUPPO.

  • Il capo gruppo

  • Il cavaliere al centro

  • I cavalieri

Nei gruppi numerosi il capo gruppo può stare al centro. Il capo gruppo e il cavaliere centrale hanno funzioni precise. Gli altri cavalieri devono mantenere bene le posizioni e regolarsi.

Nel lavoro in compagnia il capo gruppo procede in testa, di conseguenza, vede il terreno da percorrere e sceglie il cammino. Mantiene la direzione, regola l’andatura e la cadenza. Per poter fare ciò deve possedere la capacità tecnico intellettuale e soprattutto un cavallo che non dia problemi, quindi esperto. Il capogruppo deve avere il “senso del movimento” perché i cavalli devono seguirlo e deve quindi saper valutare l’azione degli altri cavalli nel gruppo.

Il cavaliere al centro del gruppo, ha il compito dei seguire il capogruppo e quindi colui che esercita l’impulso sulla massa che segue il cavallo di testa. Questo cavaliere deve dare elasticità al gruppo, deve saper attutire i contrasti che possono propagarsi all’interno della massa, specie nelle girate, nei dislivelli e sugli ostacoli. Deve saper prevedere l’azione del capogruppo per poterlo assecondare.

I cavalieri sono disposti a forma di “rondine in volo” o come gli stormi negli aerei. I cavalieri meno esperti sono disposti al centro e con loro i cavalli meno sicuri, alle ali infine quelli un po’ più esperti.

Gli obiettivi di ciascun cavaliere sono:

  • Conservare la distanza;

  • Tenere la direzione giusta;

  • Seguire l’itinerario giusto;

  • Girare più o meno largo nelle volte;

  • Tenere la cadenza e l’andatura.

    Il lavoro in compagnia

Salto naturale. Approccio ed esecuzione



Il salto naturale obbliga ai più sensibili cambiamenti di equilibrio. Nel salto il cavallo acquista coraggio, occhio, decisione. Sviluppa il sistema muscolare in quanto sviluppa i fasci muscolari .

salto

Il cavaliere invece consolida e ginnastica il suo assetto. Egli educa la sua azione alla bocca del cavallo.

IL LAVORO ALLE TRE ANDATURE

Assieme all’esercizio al salto si completano a vicenda. Il primo lo facilita (abituando il cavallo a servirsi spontaneamente ed istintivamente dei suoi equilibri), il secondo facilita e sveltisce il lavoro alle tre andature.

Esaminiamo come si comporta il cavallo montato al salto.

salto

In prossimità dell’ostacolo porta il muso in avanti distendendo l’incollatura. Questo movimento, che lo aiuta ad osservare e misurare l’ostacolo, ha grande importanza per l’esecuzione meccanica del salto. Favorisce la contrazione del tronco e il mettere sotto il posteriore. Scatta e lancia in aria la sua massa. Da ciò ne deriva che il cavallo deve compiere liberamente questi movimenti. Di conseguenza il cavaliere deve portare le mani e il busto avanti senza tirare l’imboccatura e senza sollevarsi da terra, esso distende marcatamente l’incollatura facilitando il passaggio del corpo sull’ostacolo (effetto bilanciere).

Il cavaliere non deve avere nessuna premura nel raddrizzarsi ma deve rimanere con le mani avanti. Quando il cavallo poggia le quattro zampe a terra, allora il cavaliere può riprendere l’assetto iniziale in armonia con l’azione del cavallo. “Andare insieme durante il salto ed assecondarlo”.

E’ importante sapere che nel salto si potranno ottenere risultati tanto maggiori quanto più sarà la confidenza che si sarà riuscita ad ispirare al cavallo, liberandolo sin dall’inizio dell’Addestramento da ogni timore, sofferenza e fatica. Equilibrio. Ostacoli. Equilibrio – vita in maneggiosalto

Alimentazione del cavallo. Nutrizione ed equilibrio

Alimentazione del cavallo. Passano la vita pascolando di continuo per varie ore, a seconda delle condizioni atmosferiche, delle distanze da percorrere per trovare acqua e foraggio. Se si nutre un cavallo con una razione pellettata, si nota un comportamento fatto di pasti lunghi e frequenti, con pause di massimo 10 minuti.

alimentazione del cavallo

alimentazione del cavallo

Il cavallo che bruca al pascolo, mastica per 30 – 50 atti masticatori al minuto, per 8 – 12 ore al giorno. Il cavallo mangia, quando mangiano anche gli altri del branco, ma mangia di più quando vede un suo simile farlo. I cavalli prediligono assumere il pasto dal terreno, da secchi profondi, ciò permette loro di continuare a guardasi intorno, controllando eventuali pericoli. Inoltre bruca, con una velocità di 25 prensioni al minuto.

alimentazione del cavallo

I cavalli prediligono fortemente lo zucchero, respingendo il cibo acido, amaro e salato. Il comportamento di brucare, permette agli animali di operare delle scelte, preferendo assumere maggiormente alcuni tipi vegetali rispetto ad altri. Fra le erbe, gli equini preferiscono il dente di leone, il trifoglio bianco e la segale. In ogni caso i pony, rispetto ai cavalli, hanno una difficoltà maggiore, a capire quale cibo è per loro velenoso. Ma se provano malessere subito dopo l’assunzione, imparano subito ad evitarlo. 

Inoltre il cavallo, non dipende molto dai segnali di sazietà provenienti dallo stomaco. I segnali di sazietà, sembrano provenire dalla zona oro-faringea, che indica in 25 bocconi, la misura di aver ingerito cibo a sufficienza. Un cavallo, sottoposto a falso pasto, non aumenta ne diminuisce, la quantità e la frequenza di assunzione del cibo. Comunque aumenta il proprio appetito, quando alcune aree del suo cervello sono depresse, come succede in seguito alla somministrazione di sedativi o tranquillanti.

ANORESSIA

Il primo segnale di una colica, è palesato da inappetenza. L’osservazione di questo sintomo clinico, sta ad indicare, che si è instaurata una distensione patologica del tratto gastroenterico. Il risultato è l’abolizione dell’appetito del cavallo. L’inappetenza, è probabilmente dovuta a stimolazione di recettori del dolore, che decorrono tramite vie simpatiche. Comunque la somministrazione di analgesici che rimuovono il dolore, permettono al cavallo di riprendere a mangiare.

ALIMENTAZIONE DEL CAVALLO E BILANCIO ENERGETICO

Infine il cavallo, è anche in grado di regolare il suo bilancio energetico, controllando l’assunzione di cibo. In altre parole, i cavalli non mangiano una quantità di cibo fissa, né mangiano fino a scoppiare, ma sono capaci di aumentare, diminuire la quantità di cibo, per compensare le proprie carenze o eccessi di apporto energetico.





Rifiuto della cavalla verso il puledro

Rifiuto della cavalla verso il puledro.

Ci sono tre tipi di rifiuto del puledro, che si manifestano immediatamente dopo il parto, e sono più comuni nelle cavalle primipare (al primo parto):

  1. rifiuto alla suzione
  2. paura del puledro
  3. aggressività verso il puledro

Nel primo caso, le cavalle le cavalle leccano il puledro, ne sembrano attratte, ma non tollerano che succhi e lo calciano se insiste. Queste cavalle, possono essere trattate con tranquillanti, oppure mungendole mentre si tiene il puledro vicino, il quale verrà poi allattato a mano, tenendo la bottiglia nella zona inguinale della madre. Questo esercizio andrebbe ripetuto ogni 15 minuti, insegnando alla cavalla che essere munta, riduce la tensione della mammella. Gradualmente poi si incoraggia il puledro a succhiare dai capezzoli, così la cavalla va contenuta sempre meno, finchè la coppia può essere lasciata da sola, in modo sicuro.

Nel secondo tipo di rifiuto, la cavalla spaventata cerca di scappare dal proprio piccolo, rischiando di investirlo o di calciarlo. Ci sono diversi metodi comportamentali, che possono essere usati per stimolare il comportamento materno, ad esempio, si possono portare madre e figlio in un paddock, così che entrambi possano evitarsi, finchè diminuisce la paura della fattrice. La presenza di un altro cavallo o di un altro animale, può stimolare questo tipo di aggressività, specialmente appena dopo il parto; rimosso l’intruso la madre accetterà il figlio.

Nel terzo e più pericoloso tipo di rifiuto del puledro, la cavalla lo attacca attivamente, di solito mordendolo sul garrese e gettandolo attraverso il box; essa non lecca le membrane fetali e il piccolo, lo calcia se si avvicina, rischiando di ucciderlo. La sedazione con acepromazina ed un contenimento passivo, fino a 3 settimane, l’immediata punizione e la somministrazione di ossitocina e progestinici, possono determinare l’accettazione del puledro. Questo problema sembra avere basi genetiche di razza, in quanto è molto comune nei purosangue arabi.

Si ottiene un miglior contenimento passivo mettendo un palo nel box, in modo che la cavalla non possa muoversi di lato, in avanti o indietro; in questo modo il puledro potrà provare a succhiare e scappare facilmente nel caso di attacchi. Di solito, dopo 2 settimane la cavalla accetta il puledro, anche solo tollerandolo e si potrà diminuire il contenimento. Si è visto che le cavalle che rifiutano il figlio hanno livelli di progesterone più bassi prima del parto, indicando un problema fisiologico alla base di questo comportamento.

Anche il dolore associato all’espulsione della placenta può determinare aggressività verso il puledro e la rimozione della causa del dolore elimina l’aggressività. Il rifiuto materno può verificarsi dopo il parto; esso è collegato ad un eccessivo disturbo dell privacy o a variazioni dell’aspetto e dell’odore del piccolo. Spesso questa situazione si presenta nei casi in cui il puledro abbia bisogno di trattamenti clinici alla nascita; permettere alla cavalla di avere contatti visivi con il puledro ammalato può aiutare nella prevenzione a questo comportamento.

© foto concesse da Nunzia Di Natale

Gioco dei puledri: momento di socializzazione e di crescita

Il gioco dei puledri funge da esercizio fisico e sociale. Con la maturazione il puledro trascorre meno tempo riposando e succhiando, dando spazio alle sue attività ludiche. 

Nelle prime due settimane il puledro gioca da solo, sia vicino alla madre che lontano, in modo da esplorare l’ambiente circostante ed avere nuovi stimoli. I piccoli all’inizio giocano le madri mordendo loro zampe e criniera; successivamente questo diventerà un vero e proprio “allogrooming” (toelettatura reciproca).

Il gioco sociale con altri puledri aumenta gradualmente con l’età, facendo diminuire quello solitario o con la madre già dalle prime 1 – 2 settimane di vita. In soggetti che vivono soli, il gioco solitario persiste più a lungo e quello sociale include cani, persone o altri animali. Talvolta i puledri giocano anche con oggetti inanimati.

Sebbene a 20 settimane di età i puledri trascorrano ancora più di metà del loro tempo a meno di 5 metri dalle madri, sono molto propensi a lasciarle per giocare. Il gioco dei puledri si concentra sulla testa: si mordicchiano la testa e la criniera e si afferrano il ciuffo. Il mordicchiarsi di lato può sfociare in un combattimento circolare in cui ogni soggetto cerca di mordere la coda e le zampe dell’altro. Il gioco prevede anche l’impennarsi, il montarsi e l’inseguirsi.

Ci sono differenze sessuali ben determinate nel gioco: i maschi si montano e combattono, le femmine si inseguono e si puliscono a vicenda. Quando i puledri maschi si puliscono, tendono a farlo su puledre femmine in quanto, il grooming alla cavalla fa parte del corteggiamento dello stallone. Queste differenze sessuali nel gioco preparano i piccoli al loro ruolo nel branco da adulti.

Anche i puledri hanno una gerarchia di dominanza in relazione alla loro età ed al rango della madre; i maschi ricevono più aggressioni delle femmine, che calciano più comunemente, mentre i maschi mordono.

© foto gentilmente concesse da Michele Lambo

Comportamento di corteggiamento

Il comportamento di corteggiamento dei cavalli è importante per mantenere adeguati livelli di libido durante l’accoppiamento e per controllare l’attività sessuale.

Le cavalle allo stato brado, al di sopra dei tre anni di età, durante il calore cercano lo stallone manifestandogli i tipici comportamenti sessuali. La cavalla indica la propria recettività con l’immobilità adottando una postura ad arti divaricati, urinando frequentemente ed esponendo ritmicamente il clitoride con una serie di contrazioni della muscolatura delle labbra conosciuta come “ammiccamento”; essa mostra anche un’espressione caratteristica con le orecchie rivolte all’indietro e le labbra pendenti.

Il corteggiamento della femmina verso il maschio è influenzato dalle sue preferenze per le vocalizzazioni: più lo stallone nitrisce e più facilmente la femmina gli si avvicina. Cavalle di un anno di età possono mostrare segni molto evidenti di corteggiamento, ma riescono ad attrarre solo maschi giovani scapoli appartenenti ad altri branchi. 

Il comportamento di corteggiamento varia in funzione delle pratiche di allevamento utilizzate. Se la cavalla e lo stallone sono liberi di interagire, lo stallone guida ed imbranca la femmina con una tipica posizione della testa abbassata e un’impennata detta “prance”, simile ad un piaffe.

La penetrazione può essere raggiunta solo con la completa erezione correlata al grado di eccitazione raggiunto dopo un adeguato periodo di corteggiamento. Il maschio corteggia la femmina per diversi giorni, mordendola e annusandola dalla testa lungo tutto il corpo, fino alla regione perianale esibendo il flehmen. Con l’aumentare dell’eccitazione il maschio richiama la femmina con nitriti e ruggiti ed essa gli consente di leccargli le zampe posteriori e il dorso.

Gli stimoli visivi costituiti dalla postura della cavalla con la coda alzata sono fondamentali per l’attrazione, il corteggiamento e l’erezione. La stimolazione olfattiva dell’organo vomero-nasale gioca un ruolo secondario per il corteggiamento in quanto induce un aumento di testosterone utile per la libido sessuale. 

Durante la copula lo stallone appoggia lo sterno sulla groppa della cavalla e le morde il collo per indurre una stimolazione ormonale. Dopo l’accoppiamento il maschio può annusare l’area genitale della femmina ed esibire il flehmen, ma la coppia si separa presto.

 

© foto gentilmente concesse da Antonella Urbano – Equitazione Tenuta Pedale

L’olfatto : un senso fondamentale per comunicare

L’olfatto  gioca un ruolo fondamentale nella comunicazione tra cavalli. L’olfatto è uno dei sensi più sviluppati ed importanti per il cavallo. La mucosa olfattoria del cavallo è molto estesa e ricca di recettori che riescono a captare una serie impressionante di informazioni dall’ambiente esterno. Il cavallo possiede inoltre un organo olfattivo accessorio: l’organo vomeronasale o di Jacobson, che rende più preciso e sviluppato il senso dell’olfatto.

In un branco i segnali olfattivi sono molto importanti. Ogni componente del branco ha il suo preciso odore, che gli permette di essere riconosciuto dagli altri membri. L’olfatto equino è fondamentale inoltre anche per riconoscere i segnali lasciati dagli altri cavalli con feci ed urina. I cavalli infatti, attraverso feci ed urina, comunicano con i loro simili. Lo stallone ad esempio è solito marcare il suo territorio, marcando anche ogni traccia di feci e urina lasciata dalle femmine che fanno parte del suo gruppo.

I cavalli usano l’olfatto per ritrovare la via di casa, utilizzando l’odore delle feci proprie o di altri cavalli. Gli stalloni selvatici costruiscono pile di feci proprie lungo i sentieri che marcano più frequentemente; queste pile possono separare branchi di cavalli spazio-temporalmente, con solo lo stimolo dell’olfatto. Anche al pascolo gli stalloni scelgono un luogo per defecare e poi tornano a farlo sulle stesse pile. Le femmine e i castroni invece, defecano verso l’esterno, accrescendo il diametro delle pile di feci. 

Gli stalloni curvano il labbro superiore nella posizione del “flehmen” quando annusano l’urina di una femmina. Dopo che lo stallone ha ispezionato l’urina con le labbra, la posizione del flehmen facilita l’ingresso di particelle di urina nella cavità nasale fino all’organo vomeronasale, in modo tale da attivare l’ipotalamo e riconoscere lo stato estrale della cavalla.

Gli stalloni solitamente urinano sull’urina o su stimoli odorosi mentre esibiscono il flehmen. Il flehmen può essere esibito anche da castroni e femmine in risposta a stimoli olfattivi e gustativi. Tale comportamento può essere indotto anche da medicinali dati per bocca o da un nuovo morso, non di certo come risposta all’olfatto, ma come segnale di disgusto. 

 

L’olfatto è il senso principale che permette il riconoscimento reciproco  tra madre e figlio. Nelle prime ore dopo il parto la madre lecca ripetutamente il puledro, sia per liberarlo dagli invogli fetali, sia per trasmettergli il proprio odore, che per insegnarglielo. Madre e puledro si annusano a vicenda la testa e la cavalla annusa la regione perianale del puledro per potersi riconoscere dopo una separazione. 

I cavalli riconoscono anche persone o alcuni medicinali o cibi tramite l’olfatto, riuscendo ad associare certi odori con situazioni piacevoli o molto pericolose: avremo, ad esempio, reazioni di paura e nervosismo quando l’animale sente l’odore di bruciato. L’olfatto è fondamentale nei momenti di pericolo: il cavallo può percepire l’odore di un predatore e quindi darsi alla fuga per salvarsi la vita.

 E’ buona norma, quando ci si avvicina per la prima volta ad un cavallo sconosciuto, farsi annusare: si consiglia di portare la propria mano verso il muso dell’animale in modo da tranquillizzarlo e renderlo meno sospettoso. Non tutti sanno che il cavallo, in genere, sbuffa con lo scopo di liberare le cavità nasali così da rendere la mucosa olfattiva più sensibile nel captare nuove particelle odorose.

Il branco di cavalli allo stato brado

Si definisce come branco di cavalli il gruppo che condivide lo stesso territorio. In un branco allo stato brado ogni stallone si associa con un gruppo formato da 2 a 20 femmine. Il branco ottimale ha 5 – 7 femmine, che lo stallone riesce a coprire in maniera ottimale producendo un numero congruo di puledri.

La femmina più anziana o di taglia maggiore ha il rango più elevato nel gruppo; è lei che lo guida durante la fuga e negli spostamenti verso nuove aree di pascolo o verso aree sicure di riposo. Lo stallone guida il gruppo da dietro e va avanti solo per confrontarsi con un altro stallone. Lo stallone è di solito dominante sul suo harem di femmine, ma ciò non è sempre scontato. Sono le femmine a scegliersi lo stallone e il branco a cui unirsi definitivamente.

Le femmine giovani lasciano il branco nativo alla pubertà, in modo da evitare la riproduzione incestuosa con il padre e garantire il ricambio genetico, e si uniscono ad un altro branco o ad una banda di scapoli.  Lo stallone dominante nel branco di scapoli sarà quello che formerà il suo harem con le giovani femmine, dando vita ad un nuovo branco. Una piccola percentuale di femmine rimane nel branco in cui è nata, ed ha un basso tasso di riproduzione.

Le femmine possono lasciare il branco in relazione alle caratteristiche dello stallone, infatti è meno probabile che lascino branchi più numerosi con stalloni anziani che hanno un harem da molto tempo. Se una femmina entra in un nuovo branco, le cavalle già presenti manifestano aggressività verso la nuova arrivata, ma lo stallone la proteggerà. Maggiore è il gruppo, più elevato è il livello di aggressività per ogni cavalla. Le femmine dominanti addirittura interrompono l’allattamento delle subordinate; ma il più alto tasso di aggressività si ha durante l’abbeverata.

La dominanza è importante non solo per l’accesso alle risorse alimentari, ma anche per il successo riproduttivo della propria prole. Stalloni nati da femmine dominanti producono più puledri.

La gerarchia tipica, espressa in funzione dell’ordine di dominanza è: 

  1. maschio adulto
  2. femmina adulta
  3. maschio giovane
  4. femmina giovane
  5. puledro
  6. puledra

La gerarchia di dominanza rimane stabile in un gruppo indisturbato che vive allo stato brado e l’età sembra essere il fattore dominante per la dominanza.

Gruppi di cavalli competono per l’acqua, ma gli animali dominanti non vengono mai disturbati da individui di un altro branco. L’ordine di abbeverata rispetta la gerarchia, quindi prima lo stallone, poi le femmine in ordine di età, infine i giovani che sono gli unici che possono essere soppiantati da intrusi di altri branchi.

Gli stalloni difendono le proprie femmine e non un territorio fisso. Due stalloni che conducono due gruppi si impennano uno di fronte all’altro quando si incontrano, solo quando sono abbastanza vicini si esplorano con le narici, poi defecano e annusano le feci. Queste esibizioni possono portare ad una lotta, ma è molto più probabile che ciò avvenga se uno stallone scapolo cerca di rapire una femmina dell’harem. Gli stalloni valutano i rivali sulla base delle vocalizzazioni. Stalloni subordinati emettono strilli brevi con frequenza bassa rispetto agli stalloni dominanti.

In branchi numerosi possono essere presenti più stalloni; il dominante effettua la maggior parte degli accoppiamenti, mentre il subordinato combatte con gli stalloni che si avvicinano al branco. Questi branchi più numerosi  e con più maschi sono in grado di soppiantare altri gruppi durante l’abbeverata; inoltre, hanno il vantaggio che poche femmine lasciano il branco.

 

 

Sonno dei cavalli: corpo e mente. Caratteristiche.

Il sonno per i cavalli serve a reintegrare i neurotrasmettitori, a ricambiare le energie, a consolidare la memoria, a trascorrere del tempo. Esso può essere distinto in due categorie: il “sonno della mente”, ad onde lente, (SWS) o lento, in cui i cavalli sonnecchiano mantenendo uno stato di veglia; e il “sonno del corpo” paradosso, attivo, o sonno dei movimenti rapidi degli occhi (REM), in cui dormono e sognano.  Continue reading Sonno dei cavalli: corpo e mente. Caratteristiche.