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Cavalli anziani. Gestione, occhio particolare alla dieta

Cavalli anziani, la loro gestione è complessa, è bene che vengano sottoposti a regolari trattamenti, come

  • contro i parassiti intestinali (vermifughi),
  • controllo dei denti annuale,
  • regolare controllo ed eventuale pareggio dei piedi,
  • vaccinazione annuale. 

ALIMENTAZIONE

Per i cavalli anziani, in inverno, è bene fornire in maggior quantità foraggi, come erba fresca, fieno e insilato di erba. Queste con la fermentazione, producono una riserva di calore. Mentre con l’aumento delle temperature, sono da preferire i concentrati, quali mangimi composti, integratori di cereali per cavalli o legumi. Tuttavia, i cavalli anziani soffrono di una diminuzione dell’appetito, diventa quindi necessario studiare piano alimentare personalizzato, che contenga tutti i principi nutritivi necessari.

E’ necessario quindi, aumentare la quantità di fibra, oltre all’erba del pascolo, sono da preferire fieni di prato polifita, di primo taglio, più sani perchè non contengono polvere. Per assimilare al meglio l’amido dei cereali, sfruttiamo gli alimenti precotti, come cereali fioccati, estrusi o espansi, che risultano molto più digeribili. E’ utile ricorrere anche alla cottura diretta, come nei pastoni, o i cereali germogliati, ricchi di vitamine E e facili da digerire.

 – LIEVITO DI BIRRA

Aggiungere del lievito di birra alle razioni quotidiane, aiuta la digeribilità dei pasti, grazie all’azione probiotica o prebiotica delle sostanze. Aggiungiamo sempre anche dei grassi alla dieta giornaliera, completando le razioni con oli vegetali, come l’olio di mais, ricco di acidi grassi omega 6, olio di girasole o di semi vari, oppure l’olio di soia, che contiene omega 3 e omega 6, nelle giuste proporzioni. A questo scopo, è una buona alternativa, anche l’uso di oli di pesce, come l’olio di fegato di merluzzo, ricca fonte di acidi grassi essenziali omega 3.

– FABBISOGNO PROTEICO

Con la vecchiaia, aumenta anche il fabbisogno di proteine, di conseguenza, alimenti proteici particolari sono ricchi di amminoacidi essenziali, che prevengono l’atrofizzarsi dei muscoli, malattia tipica dei cavalli anziani. E’ bene, però, controllare gli eccessi per difendere il fegato, che con l’età fa più fatica a lavorare. Alimenti proteici preziosi per la dieta dei nostri cavalli, sono la soia e il siero di latte in polvere; oggi esistono anche nuclei proteici ad alta digeribilità, pensati per i cavalli atleti, di cui però, bisogna studiare le dosi più adatte, per un cavallo anziano.

CAVALLI ANZIANI, LE OSSA

Per la salute delle ossa, è indispensabile l’assunzione abbondante di sali minerali, attraverso i supplementi con i sali, quali carbonato di calcio e sodio; la soluzione ideale, è lasciare i rulli di sale per il cavallo, nel box, per fornirgli il giusto apporto di sodio.  Indispensabile, è la somministrazione degli integratori, non solo di minerali, ma anche di vitamine: in particolare A, D, E, le vitamine del gruppo B, che hanno un effetto tonico e ricostituente, e la vitamina C, importante nella prevenzione dello stress e dell’osteoporosi.

© foto concesse da Antonella Urbano – Equitazione Tenuta Pedale




Alimentazione del cavallo. Nutrizione ed equilibrio

Alimentazione del cavallo. Passano la vita pascolando di continuo per varie ore, a seconda delle condizioni atmosferiche, delle distanze da percorrere per trovare acqua e foraggio. Se si nutre un cavallo con una razione pellettata, si nota un comportamento fatto di pasti lunghi e frequenti, con pause di massimo 10 minuti.

alimentazione del cavallo

alimentazione del cavallo

Il cavallo che bruca al pascolo, mastica per 30 – 50 atti masticatori al minuto, per 8 – 12 ore al giorno. Il cavallo mangia, quando mangiano anche gli altri del branco, ma mangia di più quando vede un suo simile farlo. I cavalli prediligono assumere il pasto dal terreno, da secchi profondi, ciò permette loro di continuare a guardasi intorno, controllando eventuali pericoli. Inoltre bruca, con una velocità di 25 prensioni al minuto.

alimentazione del cavallo

I cavalli prediligono fortemente lo zucchero, respingendo il cibo acido, amaro e salato. Il comportamento di brucare, permette agli animali di operare delle scelte, preferendo assumere maggiormente alcuni tipi vegetali rispetto ad altri. Fra le erbe, gli equini preferiscono il dente di leone, il trifoglio bianco e la segale. In ogni caso i pony, rispetto ai cavalli, hanno una difficoltà maggiore, a capire quale cibo è per loro velenoso. Ma se provano malessere subito dopo l’assunzione, imparano subito ad evitarlo. 

Inoltre il cavallo, non dipende molto dai segnali di sazietà provenienti dallo stomaco. I segnali di sazietà, sembrano provenire dalla zona oro-faringea, che indica in 25 bocconi, la misura di aver ingerito cibo a sufficienza. Un cavallo, sottoposto a falso pasto, non aumenta ne diminuisce, la quantità e la frequenza di assunzione del cibo. Comunque aumenta il proprio appetito, quando alcune aree del suo cervello sono depresse, come succede in seguito alla somministrazione di sedativi o tranquillanti.

ANORESSIA

Il primo segnale di una colica, è palesato da inappetenza. L’osservazione di questo sintomo clinico, sta ad indicare, che si è instaurata una distensione patologica del tratto gastroenterico. Il risultato è l’abolizione dell’appetito del cavallo. L’inappetenza, è probabilmente dovuta a stimolazione di recettori del dolore, che decorrono tramite vie simpatiche. Comunque la somministrazione di analgesici che rimuovono il dolore, permettono al cavallo di riprendere a mangiare.

ALIMENTAZIONE DEL CAVALLO E BILANCIO ENERGETICO

Infine il cavallo, è anche in grado di regolare il suo bilancio energetico, controllando l’assunzione di cibo. In altre parole, i cavalli non mangiano una quantità di cibo fissa, né mangiano fino a scoppiare, ma sono capaci di aumentare, diminuire la quantità di cibo, per compensare le proprie carenze o eccessi di apporto energetico.





I fieni: alimento base per i cavalli

I fieni sono raccolti dopo essiccazione prolungata al sole (fienagione) o per ventilazione artificiale fredda o riscaldata. Il valore nutritivo del fieno è inferiore rispetto all’erba verde di prato, tuttavia è l’alimento più utilizzato nelle scuderie: l’utilizzo è molto comodo, il valore nutritivo è buono, lo stato di conservazione è facile, i rischi associati all’assunzione sono bassi.

I fieni si suddividono in fieni di graminacee (foraggi di prati naturali) e fieni di leguminose (erba medica in particolare). Le graminacee sono raccolte per la prima volta (1° fieno) allo stadio di spigatura: il 50% delle piante ha le spighe fuoriuscite dalla loro guaina. Per le leguminose, va scelto lo stadio di germogliamento quando il 50% delle piante ha i germogli fioriti. Il secondo taglio (2° fieno) deve essere raccolto dopo 6-7 settimane di ricrescita in entrambi i casi.

 GRAMINACEE

 LEGUMINOSE

I fieni somministrati ai cavalli, generalmente sono composti da più specie di piante: fieno di prato temporaneo di una specie di graminacee, oppure una specie di graminacee e una specie di leguminose, oppure i fieni di prato artificiali di una sola specie di leguminose. Dai prati composti da un solo tipo di erba (ad esempio, erba medica) si ottengono fieni monofiti, mentre da quelli permanenti si ottengono fieni polifiti. Nelle nostre scuderie, il fieno normalmente più presente è il “fieno di prato polifita di primo taglio”, cioè quello tagliato in maggio (questo fieno è detto anche maggengo), quando il prato è rigoglioso e sono presenti, in grandissima percentuale, le graminacee. Nei tagli successivi (in agosto e settembre) aumenterà la percentuale di leguminose e, con essa, la quantità di proteine, diminuirà invece la percentuale di fibra. Questo fieno è ricco di fibra, povero di proteina e di calcio, ma gradito al cavallo.

Il cavallo si auto-regola abbastanza bene rispetto al consumo di fieno. In generale, diete molto povere di fieno sono destinate ai cavalli sportivi, garantendo sempre un minimo di 4 – 5 kg  di fieno al giorno. Nei cavalli da concorso si arriva a 7, suddivisi in almeno due somministrazioni. Nelle fattrici allattanti si arriva a 10 ed oltre.

 

 

 

 

 

 

Dei buoni fieni devono essere verdi, avere odore deciso e gradevole, essere poco polverosi e non devono contenere corpi estranei (terra, sassi, rametti). Il colore ci parla della conservazione: fieni più recenti mantengono il colore verde della clorofilla, che sbiadisce verso il giallo (anche all’interno delle balle di tutti i tipi) con il tempo. Un colore grigiastro indica una cattiva conservazione, come le macchie marroni o nere, macchie bianche sono sintomo di presenza di muffe; questi fieni possono provocare turbe digestive ai cavalli che li assumono.

L’odore è pure importante: i fieni nuovi hanno un caratteristico aroma fragrante, mentre i fieni di erba medica di migliore qualità hanno quasi il profumo del tabacco. Al contrario, è facilmente identificabile l’odore di muffa: le spore fungine, sono responsabili delle “bronchiti croniche ostruttive” dei cavalli (bolsaggine). I fieni polverosi o con presenza di terra, se scossi, rivelano il loro contenuto sotto forma di nebbia di vario colore; i fieni contenenti erbe di fosso sono spesso taglienti, per i bordi acuminati delle foglie delle stesse erbe; infine, i fieni troppo secchi, facili da sbriciolare, sono poco graditi ai cavalli e possono provocare irritazioni dell’apparato digerente.

Non esiste un fieno da preferire sempre. Il consiglio migliore che si può fornire è quello di non cambiare spesso e/o bruscamente il tipo di fieno: questo certamente comporta problemi, perché i microrganismi dell’intestino del cavallo sono, per così dire, abitudinari, e mal sopportano i cambiamenti continui. Un secondo buon consiglio è quello di preferire un fieno sano rispetto ad un fieno ricco: un fieno povero può essere la base per una alimentazione corretta, basta aggiungere un buon mangime; al contrario, un fieno che non sia sano (ad esempio, polveroso od ammuffito) darà sempre problemi.

L’acqua per i cavalli: apporti e fabbisogni di assunzione

L’acqua rappresenta in media il 70% della massa corporea. Essa è necessaria per le reazioni chimiche nelle cellule, per gli scambi tra le cellule dei tessuti, per l’escrezione dei composti tossici con le urine, per la termoregolazione dell’organismo. 

I cavalli assumono l’acqua succhiando, secondo un meccanismo di suzione. Dopo aver immerso la rima orale semichiusa al di sotto del livello dell’acqua, retraendo la lingua a guisa dello stantuffo di una pompa; in questo modo, creano una pressione negativa nella bocca che richiama l’acqua. 

Il bisogno di acqua dei cavalli è coperto dall’acqua assunta con l’abbeverata e da quella contenuta negli alimenti. Il contenuto in acqua degli alimenti varia dall’ 85% per l’erba, le barbabietole e le carote, ecc, al 10% per i cereali, i fieni, le paglie, ecc.

La quantità di acqua ingerita con l’abbeverata è inversamente proporzionale alla quantità di acqua negli alimenti.  Per regimi alimentari ricchi in acqua (erbe, verdure,…) la quantità di acqua bevuta fa solo da complemento a quella contenuta negli alimenti; invece per regimi a basso tenore in acqua (fieni, concentrati,…) è preferibile apportare delle quantità di acqua corrispondenti ai bisogni totali dei cavalli per assicurare un margine di sicurezza. In generale, la quantità di acqua totale aumenta con la quantità di alimento consumato allorchè questo è espresso in Kg di sostanza secca.

Il bisogno in acqua non varia con il peso dell’animale, ma con il tipo di lavoro e con la temperatura ambientale. E’ molto importante aumentare l’acqua somministrata per i cavalli da lavoro, per le giumente in lattazione e per i puledri in accrescimento, soprattutto nei mesi più caldi. La quantità di acqua bevuta aumenta con la temperatura ambientale da 0,3 a 1 litro per ogni Kg di sostanza secca ingerita, allorchè la temperatura aumenta di circa 5 °C.

  • cavallo in crescita a riposo: 5 – 6 L di acqua al giorno ogni 100 Kg di peso
  • giumenta a inizio gestazione: 6 – 7 L di acqua al giorno ogni 100 Kg di peso
  • giumenta a inizio lattazione: 10 – 11 L di acqua al giorno ogni 100 Kg di peso
  • giumenta a fine lattazione: 9 – 10 L di acqua al giorno ogni 100 Kg di peso
  • cavallo sotto lavoro leggero: 6 – 7 L di acqua al giorno ogni 100 Kg di peso
  • cavallo sotto lavoro medio: 8 – 9 L di acqua al giorno ogni 100 Kg di peso
  • cavallo sotto lavoro intenso: 9 – 11 L di acqua al giorno ogni 100 Kg di peso

 

L’abbeveramento ideale è assicurato con un abbeveratoio automatico a livello costante (senza palette) che permette all’animale di adattare autonomamente il consumo ai suoi bisogni. Il cavallo deve essere abbeverato prima della distribuzione di alimenti concentrati per evitare l’insorgere di coliche. L’acqua deve essere pulita e a temperatura ambiente.

Secondo la commissione olandese di ricerche sull’alimentazione animale, l’acqua per i cavalli deve avere:

  • pH: 6-7,5
  • idrogeno solforato: assente
  • ammoniaca: inferiore a 2 mg/L
  • nitriti e nitrati: assenti
  • ferro: inferiore a 0,2 mg/L
  • sale (NaCl): inferiore a 2 g/L
  • solfato: assente
  • germi fecali (coli, streptococchi, salmonelle): assenti

 

La digestione degli alimenti nel cavallo

La digestione è definita come la serie di processi meccanici, enzimatici e microbiologici che determina la conversione dei principi nutritivi della dieta in metaboliti diffusibili e assimilabili. Essa è attuata principalmente da enzimi che vengono versati nel lume dell’apparato digerente dalle ghiandole ad esso annesse (pancreas, fegato); tuttavia, non minore importanza riveste nella digestione dei foraggi ricchi di cellulosa, il ruolo svolto dai batteri saprofiti. I processi meccanici legati alla digestione hanno invece il compito di assicurare la più efficace azione degli enzimi digestivi e l’assorbimento nel sangue dei prodotti derivati dalla loro attività, oltre a quello di contribuire all’espulsione dei materiali non digeriti con le feci.

Il cavallo è un erbivoro. Il suo apparato digerente si caratterizza per uno stomaco poco voluminoso ed un intestino ben sviluppato comprendente due parti: l’intestino tenue ed il grosso intestino.

Risultati immagini per anatomia cavallo digerente

L’inizio della digestione è caratterizzato esclusivamente da eventi meccanici consistenti nella prensione dell’alimento, nella sua masticazione e nella deglutizione del bolo, una mescolanza di alimento e saliva che, attraverso l’esofago, viene inviata nello stomaco. I cavalli hanno labbra estremamente mobili e sensibili, che rappresentano le strutture prensili principali con cui l’animale assume l’alimento. Al pascolo il cavallo retrae le labbra permettendo ai robusti incisivi di tranciare l’erba alla base, la lingua poi la conduce sotto le arcate molari. In bocca gli alimenti subiscono la masticazione; questo processo meccanico serve a sminuzzare e triturare il cibo per aumentarne la superficie e facilitare l’azione idrolizzante degli enzimi digestivi. A ciò si accompagna l’umidificazione da parte della saliva (insalivazione), che contribuisce al rammollimento del cibo, alla formazione del bolo e alla sua lubrificazione, importanti ed indispensabili per la deglutizione ed una buona digestione.

La deglutizione è l’atto mediante il quale il bolo alimentare passa dalla bocca, attraverso faringe ed esofago, direttamente nello stomaco. I movimenti della bocca e della lingua convogliano il bolo fra la base della lingua e il palato duro, attivando dei recettori sensoriali neuronali che permettono la contrazione dei muscoli implicati nell’atto deglutitorio. 

Lo stomaco ha una capacità molto limitata di circa 15-18 litri; esso si riempie solo per due terzi, ma si svuota lentamente in rapporto al consumo di alimenti e all’attività fisica. Alla fine del pasto, lo stomaco si chiude ermeticamente, impedendo ogni possibilità di vomito. Nello stomaco l’alimento è sottoposto ad una prima serie di processi demolitivi ad opera di enzimi prodotti da particolari ghiandole, che vanno sotto il nome di “digestione gastrica”. La digestione gastrica riguarda solo piccole frazioni dei costituenti alimentari, in particolare nel caso di consumo di alimenti voluminosi. La cellulosa subisce un inizio di digestione che, nel caso di razione ricca in parti finemente frantumate, può favorire il meteorismo. Le sostanze azotate degli alimenti subiscono un principio di trasformazione che facilita la successiva digestione intestinale. La digestione degli altri costituenti alimentari invece, è molto limitata (glucidi) o nulla (grassi, minerali).

 

Dallo stomaco, grazie a riflessi motori, umorali e neuronali, l’alimento viene spinto nella prima parte dell’intestino, il tenue (duodeno, digiuno, ileo). L’intestino tenue è lungo da 16 a 24 metri, ma il passaggio degli alimenti non dura che da 1 a 2 ore. Gli zuccheri, il lattosio e l’amido, le sostanze grasse e quelle azotate, sono in gran parte digerite grazie all’azione di enzimi prodotti dal pancreas, dal fegato e dalla parete intestinale; essi forniscono all’animale degli elementi nutritivi energetici (glucosio, acidi grassi a lunga catena,…) o proteici (amminoacidi,…). Una parte importante dell’azoto non proteico, in particolare l’urea ingerita, è assorbita molto prima di giungere al grosso intestino e va ad aggiungersi all’urea già presente nel sangue, venendo poi parzialmente escreta dal grosso intestino o eliminata con l’urina, allorché l’apporto azotato alimentare ecceda rispetto ai fabbisogni dell’animale. I minerali sono assorbiti soprattutto nell’intestino tenue, salvo il fosforo che viene assorbito successivamente nel colon.

Dal piccolo intestino, l’alimento passa nell’intestino crasso (cieco, colon, retto), il compartimento più voluminoso del tubo digerente del cavallo, la cui capienza varia dai 180 ai 220 litri. Esso è sempre pieno e contiene i residui della digestione enzimatica degli alimenti, che vi soggiornano dalle 24 alle 48 ore. L’intestino crasso racchiude una popolazione microbica importante e molto attiva che trasforma, nel corso di un processo di fermentazione, i costituenti degli alimenti non digeriti nel tenue in elementi nutritivi. La digestione microbica produce, a partire dalla fibra vegetale e da una piccola frazione di glucidi di riserva, elementi nutritivi energetici (acidi grassi volatili), che possono fornire fino a 2/3 dell’energia totale assorbita nel tubo digerente. Il suo interessamento nella digestione di frazioni azotate resta debole, infatti l’ammoniaca che vi arriva viene utilizzata dai batteri per la sintesi di nuove proteine in caso il cavallo ne assuma poche dall’alimentazione, altrimenti viene espulsa. Attenzione però, dosi elevate di ammoniaca, urea o sali ammoniacali provocano intossicazione! 

La defecazione é l’ultimo step digestivo, è un riflesso con il quale l’animale espelle dal canale alimentare il materiale indigerito e i prodotti di escrezione dell’intestino. Le feci dei cavalli risultano bene compatte e formate poichè hanno un contenuto in acqua del 68 % circa. Un cavallo produce 15-20 Kg di feci al giorno.

Alimentazione. Equilibrata e funzionale.

L’alimentazione di un cavallo deve essere equilibrata e funzionale al lavoro che svolge.

Se un cavallo vive al paddock e non lavora, l’erba disponibile durante le stagioni calde gli sarà sufficiente, in inverno invece gli basterà solo il fieno. Se invece il cavallo viene viene montato regolarmente, avrà bisogno di cereali e mangimi concentrati che integrino il suo fabbisogno di carboidrati, proteine, grassi, fibre, vitamine e minerali.

Il cavallo che vive in box invece, dovrà avere sempre a disposizione del fieno, perchè brucare e masticare molte ore rende la sua vita in cattività quanto più simile a quella che condurrebbe in natura. Infatti i cavalli passano la maggior parte del loro tempo a pascolare, poichè il loro apparato digerente è conformato in modo da essere sempre in movimento. Oltre al fieno il cavallo avrà bisogno di mangimi concentrati, nelle quantità idonee alle sue dimensioni e al tipo di attività che svolge.

L’ideale è farlo mangiare spesso, dividendo la quantità totale della sua alimentazione quotidiana. Ad esempio si può suddividere la dieta in 3 razioni di fieno e 3 di mangime, alternandole e seguendo la stessa routine ogni giorno. E’ importante comunque garantire minimo 3 pasti al giorno e sempre negli stessi orari. Se il cavallo non mangia erba fresca, dargli spesso mele e carote compenserà il fabbisogno di vitamine e minerali e lo renderà molto felice, visto che i cavalli adorano la frutta.

I principali alimenti per il cavallo, oltre a erba e fieno sono:

  • fioccati a base di cereali, cioè mais, orzo, frumento, avena, segale,…
  • mangimi pellettati, composti da ingredienti a scelta
  • farine di cereali, da mescolare al mangime
  • verdure e frutta, oltre ad essere una piacevole leccornia contengono molte vitamine e minerali

In estate è bene appendere al box dei rulli di sale che il cavallo leccherà per soddisfare la carenza di sali minerali data dalla disidratazione per il sudore. Esperti consigliano inoltre di somministrare i mangimi dopo averli lasciati a bagno nell’acqua per una notte intera, in modo da idratare adeguatamente il cavallo nei mesi caldi.

In generale, non si deve montare il cavallo subito dopo mangiato e non bisogna cambiare la sua alimentazione all’improvviso, ma gradatamente per scongiurare il pericolo coliche. Bisogna inoltre tenere puliti la mangiatoia e l’attrezzatura con cui somministriamo la razione.