Category Archives: Patologie

il programma di vaccinazioni per i cavalli

Le vaccinazioni sono un importante intervento di prevenzione per scongiurare il contagio e la diffusione di alcune gravi patologie. I frequenti contatti tra equini per scambi commerciali, riunioni sportive, gare e fiere aumentano il rischio di contrarre  malattie infettive gravi e rendono necessario un serio programma vaccinale preventivo. La legislazione italiana prevede l’obbligo di vaccinazioni solo in casi specifici, ma sta a noi proprietari avere cura della salute dei nostri cavalli e prevenire che questi si ammalino, sottoponendoli ad un programma di vaccinazioni contro tetano, rinopneumonite, influenza e rabbia.

TETANO

Nel cavallo adulto il batterio Clostridium tetani penetra nell’organismo attraverso ferite profonde o con il parto e provoca spasmi a livello neuro-muscolare. Nel puledro si procede alla vaccinazione a partire dal terzo mese di età e il ciclo di vaccinazioni prevede due successive inoculazioni a distanza di 4 e 8 settimane, con un intervento di richiamo dopo un anno e rivaccinazione dopo 2 e 4 anni. Nel caso un cavallo vaccinato da più di 4 anni contragga la malattia, si procede all’inoculazione di una nuova dose di vaccino; mentre nel caso di un cavallo non vaccinato o che non abbia ancora completato il ciclo di vaccinazioni è più prudente inoculare siero iperimmune o globuline. Un puledro che ha ricevuto colostro a sufficienza o la cui madre non sia stata vaccinata, può essere protetto solo da sieri iperimmuni.

RINOPNEUMONITE EQUINA

Malattia sostenuta da un virus che si localizza nell’apparato respiratorio, genitale e nervoso i cui sintomi classici sono tosse secca e dolorosa, accompagnata da scolo nasale che può compromettere gravemente la salute del cavallo. Esiste un vaccino costituito da virus vivo attenuato che offre le più ampie garanzie di tollerabilità ed efficacia preventiva. Il programma di vaccinazioni prevede una prima somministrazione ai 3 mesi di età e una seconda dopo 3 – 4 mesi.

AFFEZIONI INFLUENZALI

I virus influenzali del cavallo vanno a localizzarsi a carico dell’apparato respiratorio. In molti centri ippici e raduni è richiesta obbligatoriamente questa vaccinazione. Il programma di vaccinazioni prevede una prima iniezione intramuscolo dopo i 3 mesi di vita e una seconda dopo 6 – 10 settimane; ad esse seguono vaccinazioni di richiamo annuali. In stagioni troppo fredde o piovose, o nel caso di scuderie molto numerose, il richiamo avviene ogni 8 mesi circa. Se si tratta di cavalli in allenamento, dopo le vaccinazioni è bene osservare 15 giorni di riposo; è invece sconsigliato vaccinare cavalle dopo 8 mesi di gravidanza. Attualmente in commercio esistono, oltre a vaccinazioni contro la sola influenza, anche combinazioni di vaccinazioni contro l’influenza e il tetano e quindi con una sola iniezione si vaccina il cavallo contro entrambe queste malattie.

RABBIA

E’ sostenuta da un rabdovirus che si localizza a carico del sistema nervoso centrale e comporta lesioni dei neuroni. Poichè è trasmessa tramite il morso di animali selvatici, i soggetti maggiormente a rischio sono i cavalli che vengono condotti all’alpeggio o che vivono al pascolo, per cui il Ministero della Sanità ne ha previsto l’obbligo. Vengono inoculati vaccini inattivati e il programma di vaccinazioni prevede una sola somministrazione almeno 20 giorni prima che i cavalli vengano spostati al pascolo a partire dal quarto mese di vita.

Tendine: punto debole dei cavalli

Il tendine è una specie di solida benda, dotata di elasticità, composta di speciali fibre, che da una parte si attacca al muscolo, di cui è in effetti un prolungamento, e dall’altra parte ad un osso. E’ proprio attraverso i tendini che i muscoli agiscono sui raggi ossei.


Il tessuto tendineo è un sistema di fibre strettamente associate fra loro, che corrono parallele l’una all’altra, tenute assieme vicinissime dal tessuto connettivo. I tendini più vulnerabili ai danni durante l’esercizio o in seguito a trauma diretto sono i tendini flessori, situati alla faccia posteriore dello stinco, flessore superficiale e flessore profondo. 

tendini legamenti cavallo

Gli strappi tendinei si verificano generalmente nello sforzo o per accidentalità del terreno o per insufficiente preparazione dei muscoli allo sforzo. In altre parole la lesione tendinea si verifica quando la richiesta di trazioni dal muscolo allo scheletro è eccessiva o quando il muscolo non è ancora sufficientemente addestrato a contrazioni regolari o per irregolarità del terreno, che provoca nel cavallo un improvviso sforzo correttivo per mantenersi in equilibrio. Altra causa frequente di lesioni tendinee è un difetto di appiombo per una ferratura sbagliata.

Clinicamente la lesione manifesta calore, gonfiore e dolore. Il grado di infiammazione dipende dalla gravità della lesione , di cui spesso sfugge l’esatta natura. In genere, comunque, nello strappo tendineo un certo numero di fibre si rompono e localmente si ha versamento di sangue e successivo gonfiore. Questa rottura, per quanto possa essere modesta, comporta sempre un indebolimento nella struttura normale del tendine. Una lesione tendinea provoca infiammazione, calore e gonfiore.tendinite cavalli tendini TENDINE

Un danneggiamento alle fibre minori comporta ad una lieve dilatazione dell’area interessata, che sarà più calda al tatto rispetto all’area corrispondente sull’altro arto. Stiramenti lievi possono anche non causare zoppia. Nei casi più gravi invece, l’arto può diventare molto dolorante e gonfio e il cavallo può presentarsi molto azzoppato. Se il tendine è rotto, il cavallo può camminare con la punta rivola all’insù. Se poi si verifica un’infezione alla guaina del tendine, il cavallo presenterà una notevole zoppìa.

La prima cosa da fare è cercare di ridurre il gonfiore ed il riversamento di liquido nella zona danneggiata. Impacchi compressivi freddi di vario genere, bendaggi e sostanze antiinfiammatorie sono le misure di primo soccorso da intraprendere. Il riposo è di vitale importanza. E’ possibile praticare infiltrazioni al tendine infortunato con i farmaci mirati per aiutare la guarigione. Alcuni dei più recenti tipi di sostanze utilizzati per le infiltrazioni sono il plasma, ricco di piastrine, cellule staminali e midollo osseo. Queste sostanze sono estratte dal cavallo infortunato e vengono poi iniettate nel tendine stesso del cavallo. Questa pratica non fa altro che sostenere il processo naturale di guarigione. Altri composti utilizzati nelle infiltrazioni sono l’acido ialuronico e il polisolfato glicosaminoglicano, organicamente derivato. A sostegno si praticano anche ultrasuoni, roentgen terapia e onde d’urto.

Le zecche nel cavallo. Il problema dei mesi estivi.

Le zecche sono parassiti molto fastidiosi per i cavalli, poichè si nutrono del loro sangue togliendo nutrienti all’organismo; inoltre posso veicolare importanti malattie pericolose sia per il cavallo che per l’uomo.

Le zecche si distinguono in zecche dure e zecche molli. Le zecche dure hanno un dorso duro in chitina, vivono nell’ambiente, dove aspettano il passaggio di un animale a sangue caldo per saltargli addosso ed attaccarsi; esempi sono le zecche Ixodex ricinu o Rhipicephalus sanguineus, che colpiscono tutti le specie animali. Le zecche molli invece, assomigliano a semi di girasole e hanno il corpo di una consistenza simile al cuoio, soggiornano sull’ospite solo qualche ora, nascondendosi nell’ambiente durante il giorno.

Le zecche hanno un ciclo biologico in stadi: le uova schiudono, le larve diventano ninfe ed infine adulti. Tra un passaggio di stadio all’altro compiono il cosiddetto “pasto di sangue” della durata di ore o giorni. Le zecche si annidano sulla vegetazione o nelle fessure, dove il microclima è favorevole (soprattutto nei mesi da maggio ad ottobre), aspettando il passaggio dell’ospite. Sono attratte dal calore e dalla produzione di anidride carbonica.

Tra le malattie veicolate dalle zecche la più conosciuta e temuta per i cavalli è la piroplasmosi. Questa patologia è dovuta a parassiti chiamati piroplasmi (babesia e teileria) che si incistano e vivono nei globuli rossi causando anemia, febbre e malessere al cavallo. Le zecche fanno da serbatoio ai piroplasmi e, quando compiono il pasto di sangue, vengono immessi nella circolazione. La piroplasmosi, oltre a dare forme acute, può cronicizzare e ripresentarsi nel tempo.

Molto pericolosa è anche la malattia di Lyme, trasmessa da batteri chiamati spirochete, cui le zecche fungono da serbatoio; provoca zoppia, artrite, febbre, edema, ed encefalite al cavallo colpito. E’ una zoonosi, cioè dal cavallo si può trasmettere all’uomo. Tra le malattie trasmesse dalle zecche ricordiamo anche l’erlichiosi, che provoca febbre, malessere e gonfiore alle gambe.

Le zone del corpo del cavallo dove spesso si attaccano le zecche sono: collo, arti, muso, perineo, coda; zone in cui la pelle è più sottile. Per togliere le zecche dal corpo del nostro cavallo dobbiamo fare attenzione a staccare completamente la testa della zecca, altrimenti potrebbero insorgere infezioni gravi. Quindi, con un batuffolo di cotone imbevuto di alcool tamponiamo la zona del morso in modo da stordire la zecca e farle mollare la presa, poi con una pinzetta dalla punta sottile tiriamo via il parassita con un colpo secco, infine puliamo la ferita del cavallo con il disinfettante. Per prevenire le infestazioni da zecche, in commercio sono disponibili antiparassitari in spray o collari.

Fiaccature o Escoriazioni: cosa sono, cause e rimedi

Le fiaccature o escoriazioni sono dovute alla pressione e alla frizione dei finimenti messi male, sull’epidermide ed eventualmente sui tessuti molli sottostanti, sino ad arrivare ai tessuti profondi ed all’osso. 

Le escoriazioni che coinvolgono solo la cute sono caratterizzate da reazioni di natura infiammatoria e si presentano come papule, eritemi, vescicole, pustole e necrosi tissutale. La zona colpita appare glabra (o con il pelo spezzato), gonfia, calda e dolente. L’essudato o trasudato tende a seccare e a formare croste più o meno estese. Nei rari casi in cui sono coinvolti sia la cute che i tessuti sottostanti, si possono sviluppare degli ascessi che evolvono in necrosi secca o umida degli stessi. I casi cronici sono caratterizzati da follicoliti o foruncolosi profonde, con conseguenti fibrosi o dermatiti localizzate proliferative e callose. 

 

La fiaccatura da sella è la più comune ed è causata dallo sfregamento della sella sul garrese e sulla schiena. La sella potrebbe non essere della misura giusta per il cavallo che la porta, quindi nel movimento balla avanti e dietro strofinando sulla pelle e bruciandola; oppure, il sudore acido del cavallo potrebbe corrodere il cuoio della sella rendendolo duro e ruvido tanto da raschiare la pelle del cavallo. Prevenire è meglio che curare! Manteniamo sempre i finimenti puliti e ingrassati, utilizziamo attrezzature adatte al cavallo e alla sua conformazione e posizioniamole correttamente. 

Scegliamo, quindi, una sella di forma e misura adatti al cavallo. La sella va posizionata nel modo corretto: la porzione più anteriore della sella dovrebbe trovarsi all’estremità caudale della scapola, il centro della seduta a livello della dodicesima vertebra toracica e la lunghezza massima della sella deve essere tale da non superare mai l’ultima vertebra toracica. 

Utilizziamo sempre un sottosella, facendo attenzione a posizionarlo correttamente sul dorso del cavallo, senza che faccia pieghe, sollevato leggermente sul garrese. Attenzione anche al sottopancia, che non deve essere troppo stretto o troppo allentato e non deve pizzicare la pelle; una volta stretto al punto giusto, portiamo le zampe anteriori del cavallo in avanti per distendere le pieghe della pelle che si formano nella zona del gomito.

Un cavallo fiaccato deve rimanere sicuramente a riposo, per evitare il continuo contatto tra la zona fiaccata e i finimenti che l’hanno escoriata. Applichiamo poi una pomata all’ossido di zinco finchè l’escoriazione non apparirà asciutta e cicatrizzata. Dopodiché è consigliato effettuare delle frizioni di acqua e alcol per indurire la pelle ed evitare il ripresentarsi del problema. Nei casi più gravi sarà necessaria la visita del veterinario, che dovrà prescrivere la terapia antibiotica adatta.

Patologie dello zoccolo

Le patologie a livello dello zoccolo sono un problema di rilevante importanza per i cavalli. Gli zoccoli sono i 4 cuori accessori dei cavalli!

LAMINITE O PODOFLEMMATITE
Esistono diversi tipi di laminite, ma la più frequente è quella metabolica causata, tendenzialmente, da un eccesso di zuccheri. L’insorgenza della patologia è improvvisa e deriva da un processo infiammatorio a carico dell’ingranaggio laminare dello zoccolo. Può essere acuta, subacuta o cronica. Caratteristica di questa patologia sono i disturbi di movimento, causati da processi infiammatori della parete dorsale degli zoccoli (possono essere interessati anche tutti i quattro, sebbene più frequentemente lo sono i due anteriori). I cavalli colpiti da laminite evitano di muoversi e se lo fanno sembra che “camminino sulle spine”, in modo forzato e tendono a mantenere gli arti molto ravvicinati tra loro, per disporre meglio le pressioni. Quando sono interessati solo gli arti anteriori, essi vengono distesi in avanti per sottrarli al peso mentre i posteriori vengono portati avanti sotto il ventre. 

SINDROME NAVICOLARE
E’ un’infiammazione (osteite) dell’osso navicolare (il grande sesamoide, osso accessorio dell’articolazione interfalangea distale) e delle strutte che ci stanno attorno (capsula articolare, legamenti collaterali,…). I sintomi sono oscuri, spesso confusi con quelli di malattie delle regioni sovrastanti, se non è presente gonfiore e calore della corona, tanto che può essere anche asintomatica per anni. Può essere a trasmissione genetica e insorge nei primi anni di vita. Tendenzialmente può colpire cavalli con conformazioni tipiche (es. zoccoli piatti e talloni sfuggenti). L’arto è meno sollevato e nel cammino copre un minor tratto di terreno, l’estensione dell’articolazione del ginocchio resta incompleta. La malattia si può prolungare con continuo alternarsi di miglioramenti e di peggioramenti, sia nel riposo, sia nel movimento. Le cause di questa malattia sono sconosciute ma spesso si possono attribuire ad esercizi violenti quali il salto ostacoli. Si cura con scelta dei terreni di lavoro, intensità di lavoro e ferrature appropriate. È una sindrome sempre cronica, con poche o nessuna probabilità di guarigione.

PUTREFAZIONE DEL FETTONE
E’ uno stato irritativo del fettone, causato da infezione batterica, che diviene caldo e tende ad ulcerarsi. La sostanza cornea del fettone si rammollisce, si sfibra e dal tessuto offeso esce un umore tremendamente maleodorante. Non è una lesione pericolosa se è leggera e ben curata, ma se trascurata può trasformarsi nel cosi detto “cancro” del fettone. Fra le cause più frequenti della comparsa della malattia è la scarsa pulizia del fettone, l’infrequenza eccessiva della ferratura, la lettiera sporca e bagnata di urina. Si cura pulendo bene in profondità il fettone e introducendo prodotti disinfettanti specifici consigliati dal veterinario.

Risultati immagini per fettone ulcera

CHIODO DI STRADA E INCHIODATURA
Si usa chiamare “chiodo di strada” le ferite prodotte da chiodi o altri corpi estranei alla faccia plantare del piede. Possono essere gravi quando il corpo estraneo entra in profondità nei tessuti. Se il corpo estraneo rimane nella ferita il cavallo zoppica, in questo caso basta estrarlo per ottenere la guarigione. Se il corpo estraneo penetra in profondità e giunge a traumatizzare le parti più profonde possono verificarsi gravi conseguenze e perfino la morte per tetano. E’ importante disinfettare sempre la parte e, se la ferita è profonda, provvedere ad una copertura antibiotica. E’ bene praticare un’iniezione di siero antitetanico anche se l’animale è già stato vaccinato. L’inchiodatura è la ferita prodotta dalla penetrazione di uno o più chiodi destinati a tenere fisso il ferro allo zoccolo. L’inchiodatura causa una zoppia più o meno spiccata. Il rimedio è togliere immediatamente i chiodi male applicati; se vi è fuoriuscita di sangue è bene praticare un’iniezione antitetanica, disinfettare e adottare una copertura antibiotica.patologie

SETOLE
Sono soluzioni di continuo (fratture) a carico della parete dello zoccolo secondo la direzione delle fibre. Si tratta di fenditure ristrette, più o meno irregolari, del margine superiore della parete, che scendono successivamente verso il margine inferiore. Le setole possono essere ascendenti, che partono dal margine soleare e salgono prossimamente verso la corona, discendenti (più frequenti) che partono dalla corona e scendono distalmente verso il margine soleare. Possono venire su tutti gli zoccoli e le cause sono sempre traumatiche o  per sovraccarico di pressioni. Generalmente si manifestano nella regione dei quarti o della punta e possono essere superficiali, senza provocare zoppia, oppure profonde con gravi zoppie. Le setole possono essere anche prodotte da ferite alla corona, da ferrature strette, da corse violente, ecc

TARLO (ONICOMICOSI DELL’UNGHIA)
E’ una forma sostenuta dall’Achorion Keratophagus. Si insinua nei tramiti dei chiodi o in piccole fratture o screpolature della parete dello zoccolo, demolendola sotto la superficie. L’unghia presenta segatura e fragilità. Le condizioni della lettiera possono influire sull’insorgenza della malattia, in particolare si è notato che un clima umido, un pascolo molto fangoso e una lettiera sporca e bagnata possono incrementare l’insorgenza dei casi. Alcune carenze nutrizionali che possono favorire l’indebolimento dell’unghia possono di conseguenza favorire l’insorgere di questa malattia. In genere i soggetti che hanno unghie deboli e delicate possono essere più facilmente preda di tale patologia.patologie
Solitamente il primo segnale della presenza del tarlo è una fessura in corrispondenza della linea bianca, visibile dopo aver tolto il ferro. Per questo motivo la persona che maggiormente coinvolta nella diagnosi precoce del tarlo è il maniscalco, il quale, dopo aver effettuato il consueto pareggio dell’unghia, ha la possibilità di controllare tutto lo zoccolo. patologie

SOBBATTITURA
E’ la contusione della suola, dei talloni e di ogni altra parte del piede. Secondo la gravità si manifesta con ecchimosi o trasudazione di sangue nella sostanza cornea, a volte con suppurazioni e formazione di ascessi. Le sobbattiture spesso fanno zoppicare il cavallo senza che sia visibile una lesione. Per questo il veterinario comprime con una tenaglia adatta il punto sospetto, per capire esattamente dove l’animale prova dolore. Le sobbattiture sono prodotte da terreni duri, irregolari e sassosi o da ferri non adatti al piede. patologie

© Si ringrazia la dott.ssa Barbara De Vivo per la gentile collaborazione

Difetti delle andature

Normalmente le andature devono essere eseguite con movimenti elastici, ritmici, rapidi, decisi e regolari. Gli arti devono muoversi parallelamente al piano mediano del corpo e devono presentare delle oscillazioni laterali non esagerate, battute marcate e distinte, partecipazione al movimento di tutte le articolazioni, con giuste oscillazioni di tronco, testa e collo.

Se per cause patologiche o strutturali, una o qualcuna di queste caratteristiche manca, l’andatura si presenterà difettosa.

RADERE IL TAPPETO – Si ha quando l’animale flette poco le ginocchia. Di conseguenza i piedi oscillano troppo vicino al suolo e l’animale tenderà ad incespicare e cadere. Si verifica generalmente in cavalli deboli, anziani o con difetti d’appiombo quali arrembatura o ginocchi arcati.

920689987

TROTTARE DI GINOCCHI – L’animale flette troppo gli arti durante le andature. Questa andatura sebben anormale, è esteticamente piacevole da guardare perchè dona al cavallo un aspetto maestoso. Dal punto di vista funzionale invece riduce notevolmente la velocità. Questo difetto è molto accentuato nei cavalli di razza Lipizzana e Hackney.

copia-di-copia-di-2008-09-03-061

SBILIARDARE O FALCIARE – L’arto anteriore, estendendosi, descrive un arco convesso verso l’esterno. E’ causato dalla torsione interna dell’asse digitale. Questo difetto è frequente nei cavalli cagnoli e in quelli che hanno piedi grandi e piatti.

cagnolo

STEPPARE – Il cavallo estende e proietta eccessivamente in alto e in avanti l’arto anteriore, appoggiandolo poi al suolo di tallone. Costituisce un pregio nei cavalli da parata per l’aspetto elegante, un difetto grave in tutti gli altri equini.

cavallo-andaluso

SPALLE FREDDE O INCAVIGLIATE – I sollevamenti e gli abbassamenti delle spalle durante le fasi di levata ed appoggio sono molto limitati. é causato da miositi e nevriti delle spalle.

stretching-radio-a-90-ridotta

GARRETTI VACILLANTI – I garretti, durante l’appoggio, deviano in dentro o in fuori, mentre i piedi ruotano rispettivamente in fuori e in dentro. E’ un difetto molto grave, causato da difetti di appiombo dei garretti.

garrettiset10

ARPEGGIO – Si manifesta con una brusca flessione dello stinco sulla gamba, con un appoggio violento al suolo. E’ dovuto a crampo della rotula, artrite tarsica o spavenio (tara dura dei garretti).

hqdefault

RAGGIUNGERE O FORGIARE – Durante il movimento, specie al trotto, la punta del posteriore batte contro la suola o i talloni dell’anteriore. Si presenta in cavalli deboli e affaticati o in cavalli con difetti strutturali come il tronco corto o gli arti posteriori molto più lunghi degli anteriori.

cavallonero

INTAGLIARE – Si verifica quando la parte interna di un arto urta contro quella interna dell’arto omologo. Può interessare indistintamente anteriori o posteriori. E’ dovuto a difetti d’appiombo, in particolare se il cavallo è stretto anteriormente o posteriormente, traverso in dentro, mancino o cagnolo. E’ possibile correggere o eliminare il difetto con una ferratura adeguata.

hot-shoeing-horse-8843564

DONDOLARE IL TRENO POSTERIORE E I RENI – Il treno posteriore presenta un ondeggiamento laterale molto accentuato, che riduce la capacità di lavoro dell’animale. Si osserva soprattutto nei cavalli affaticati, in quelli con lombi molto lunghi e con forme reumatiche o traumatiche a carico della regione lombare.

cavallo-del-ventasso-2

Appiombi nelle zampe dei cavalli

Si comprendono sotto il termine di appiombi, tutte quelle caratteristiche di conformazione degli arti, che ne condizionano la direzione rispetto all’orizzontale. In senso assoluto, la loro importanza è enorme; in senso relativo invece essa varia in funzione della razza, alla particolare attitudine dell’animale.

parti_del_corpo

Gli arti si collegano al corpo, mediante le loro estremità superiori: negli arti anteriori. L’inserzione avviene a livello dell’inserzione scapolare del muscolo grande dentato, negli arti posteriori a livello dell’articolazione coxo-femorale. Ciascuno di questi punti di attacco, prende il nome di centro di sospensione. All’estremità inferiore degli arti invece, un po in avanti ed in fuori, rispetto al centro dello zoccolo, troviamo il centro di appoggio di ciascun arto. Riunendo mediante una retta immaginaria, il centro di sospensione con il centro di appoggio, si ha la cosiddetta linea di resilienza o linea direttrice dell’arto.

cavallo_legamenti 

Gli appiombi si considerano regolari, quando la linea di resilienza o linee direttrici degli arti, sono perfettamente verticali. Se questa condizione si realizza, il corpo dell’animale, è sostenuto con il minimo sforzo e la massima solidità. I movimenti di progressione si compiono in maniera perfetta. Per poter apprezzare la regolarità degli appiombi, si fa assumere all’animale, su terreno pianeggiante, la stazione forzata. Si valuta la direzione degli arti osservando lateralmente, anteriormente e posteriormente l’animale.

arti_appiombi1

ESAME DEGLI ARTI ANTERIORI

Per l’esame degli arti anteriori visti lateralmente, si considerano due linee teoriche di appiombo:

  • la prima, unisce il centro di sospensione al centro di appiombo,
  • la seconda parte dal centro dell’articolazione omero-radio-cubitale, divide l’arto a metà, cade circa un centimetro dietro il tallone.

Per l’esame frontale invece, si ha una sola linea di appiombo, che parte dalla punta della spalla, divide l’arto a metà e cade al centro dell’orma plantare.

 

DIFETTI DELL’ARTICOLARIONE OMERO-RADIO-CUBITALE

  • DI LATO – Se l’arto cade davanti alla direttrice teorica di appiombo, si dice che l’animale è fuori di sè anteriormente, la stabilità dell’animale, aumenta ma diminuiscono la lunghezza del passo e la velocità, i talloni risultano sovraccaricati, lo zoccolo si consuma maggiormente sul tallone, i tendini flessori delle falangi, sono sottoposti ad uno sforzo maggiore. Se, invece, l’arto cade dietro la linea di appiombo, si dice che l’animale è sotto di se anteriormente, diminuiscono velocità e stabilità, il cavallo cade spesso, l’unghia si consuma maggiormente in punta.
  • DI FRONTE – Se gli arti cadono all’esterno della linea di appiombo, il cavallo è aperto anteriormente, la base di appoggio e la stabilità aumentano, la velocità diminuisce, lo zoccolo si consuma di più nella parte interna. Se gli arti cadono internamente alla linea di appiombo, si dice che il cavallo è stretto anteriormente, la base di appoggio e la stabilità diminuiscono, l’animale si intaglia sulla faccia interna dell’arto, lo zoccolo si usura maggiormente nella parte esterna.

DIFETTI DELL’ARTICOLAZIONE RADIO-CARPO-METACARPICA

  • DI LATO – Il ginocchio può trovarsi avanti alla verticale di appiombo, in tal caso si parla di ginocchio arcato in avanti, l’animale è facilmente soggetto a cadere in avanti, a chinarsi, le guaine dei tendini dei muscoli estensori, del metacarpo si infiammano. Il ginocchio da montone, si ha quando, il ginocchio si trova dietro la linea di appiombo, ad infiammarsi sono i tendini dei muscoli flessori.
  • DI FRONTE – Se il ginocchio si trova all’interno della verticale, si ha il difetto del ginocchio vaccino o di bue, se all’esterno invece si ha quello del ginocchio arcato all’esterno. L’eccessivo sforzo, a cui vengono sottoposti i legamenti interni ed esterni del carpo, può dare origine a delle tare chiamate desmiti.

DIFETTI DELL’ARTICOLAZIONE METACARPO-FALANGEA

  • DI LATO – Il pastorale può presentarsi troppo lungo o troppo corto, dando origine ai difetti del nodello lungo e basso giuntatonodello corto e diritto giuntato. L’eccessiva lunghezza del pastorale, lo rende più obliquo e il nodello troppo vicino al suolo. Quindi le reazioni al suolo sono poco sentite, ma i tendini flessori delle falangi, si stirano e possono lacerarsi. Al contrario, l’eccessiva brevità del pastorale, fa avvertire sensibilmente le reazioni al suolo (arrembatura).
  • DI FRONTE – Il nodello può presentare una torsione in dentro (cagnolismo), in fuori (mancinismo) delle falangi, oppure una deviazione verso l’esterno (traverso in fuori), verso l’interno (traverso in dentro) dell’asse falangeo. Ne deriva che: eccessiva distensione dei tendini e ineguale consumo dello zoccolo, l’animale si intaglia il nodello dell’arto omologo poichè nel passo, le estremità del piede procedono secondo una linea curva.

APPIOMBI

difant

ESAME DEGLI ARTI POSTERIORI

Guardando di lato gli arti, le linee di appiombo da considerare sono due: una che parte dal centro di sospensione centro di appoggio; l’altra che si origina dalla punta della natica, passa rasente la punta del garretto, terminando pochi centimetri dietro il tallone. Guardando il lato posteriore, la linea di appiombo, è unica e parte dalla punta della natica, dividendo posteriormente tutto l’arto a metà.

 

DIFETTI DELL’ARTICOLAZIONE COXO-FEMORALE

  • DI LATO – L’arto, può cadere dietro o davanti alla linea verticale di appiombo, dando luogo ai difetti fuori di sè posteriormente, sotto di sè posteriormente. Il primo porta ad una maggiore stabilità, ma con diminuzione della velocità, maggior consumo dello zoccolo in punta, sforzo eccessivo dell’articolazione del garretto e infiammazione delle guaine corrispondenti. Il secondo difetto invece, diminuisce la stabilità e la velocità, lo zoccolo si consuma di più sul tallone, il garretto e il nodello si logorano, al trotto gli anteriori si incrociano con i posteriori (forgia).
  • DI DIETRO – Gli arti possono presentarsi divergenti verso il basso, cadere esternamente alle verticali di appiombo (largo posteriormente), o convergenti verso il basso, se interni alle linee di appiombo (stretto posteriormente). Ne risente la stabilità dell’animale e la sua velocità, il consumo dell’unghia è ineguale, i tendini si stirano eccessivamente. Inoltre, nello stretto posteriormente, l’animale si intaglia corona, pastorale e nodello dell’arto omologo.

DIFETTI DELL’ARTICOLAZIONE TIBIO-TARSO-METATARSICA

  • DI LATO – Il garretto ha, in media, un’apertura di 150°. Se l’angolo è troppo chiuso, si parla di garretti chiusi o falciati, se l’angolo è troppo aperto garretti aperti. In tutti e due i difetti a risentirne sono i tendini, i legamenti articolari, questi ultimi possono subire delle lesioni o delle infiammazioni (tare molli).
  • DI DIETRO – Il garretto può presentarsi, deviato internamente (garretti vaccini) o esternamente (garretti arcati all’esterno) alla linea di appiombo. Questi difetti assumono un ruolo importante nei cavalli da corsa, nei riproduttori, poichè l’impulso per il movimento e per l’impennata, parte proprio da questa regione. I legamenti mediali interni o esterni, si infiammano facilmente perchè ipertesi e l’animale acquista un’andatura vacillante.

difpost