Tag Archives: cavalli

Lavoro e Addestramento – Sessione giornaliera

Ogni sessione di lavoro giornaliera, solitamente, si compone di tre parti principali:

  1. Lavoro preparatorio.
  2. Una breve e progressiva ripetizione di esercizi già conosciuti dal cavallo a cui facciano riferimento i nuovi.
  3. lavoro per rimettere il cavallo tranquillo e ridargli confidenza.

11694753_1599904293605543_6448360971546307345_n

la fase preparatoria viene iniziata al passo, in modo che il cavallo cammini con l’incollatura distesa, cominciando con movimenti larghi e dandogli tranquillità con carezze sull’incollatura.

Dopo qualche minuto, lo si inizia a far trottare, sempre con l’incollatura distesa, senza chiedergli nulla, in tutta la sua naturalezza.

Devono bastare la voce e le carezze per evitare qualsiasi forma di annervamento. Si continua per alcuni minuti in questo lavoro di riscaldamento e scioglimento muscolare e lo si fa trottare per le due mani. Nel caso in cui il cavallo durante questo lavoro compisse qualche rallegrata è bene non disgustarlo con tirate di redini o maltrattamenti. Occorre lasciargli massima libertà e richiamarlo solo con carezze e voce.

La libertà di incollatura, di bocca e di reni sono indispensabili al cavallo per fargli capire, anche se montato, che può lavorare in libertà e scioltezza e il cavaliere non lo contrasterà mai nei suoi cambiamenti naturali. La durata del lavoro preparatorio dipende da soggetto a soggetto in base all’età e al carattere del cavallo.

In ogni caso non si dovrà cercare mai la calma del cavallo nella stanchezza.

praline

Dopo il lavoro preparatorio, si passa alla ripetizione degli esercizi appresi il giorno precedente ed all’esecuzione di nuovi, previsti dal programma. Questi devono essere sempre affini a quelli fatti il giorno precedente e devono essere impartiti con una certa gradualità (dal passo al galoppo).

Se il cavallo è tendenzialmente vivace, lo si porta sempre al passo o “spento”; al contrario se freddo, ci si concentra su andature un po’ più elevate.

Si introducono arresti, sterzate, cambi di mano, indietreggiamenti, con l’obiettivo di accorciare i tempi di reazione.

Al termine del lavoro in piano si passa al lavoro ad ostacoli, sempre rispettando le progressioni. Tutto questo affinché il cavallo sia leggero e sensibili ad ogni movimento e in quel leggero e costante appoggio alla mano, chiamato giusto appoggio.

addestramento
 

 

Questo rientra nei requisiti essenziali per il sistema di equitazione naturale. Se il cavallo lavora non montato si mira a far si che sia costantemente e naturalmente equilibrato.

 

Gli occhi: un organo fondamentale

Gli occhi del cavallo sono grandi e scuri, con palpebre sottili e mobili, con lunghe ciglia. Il cavallo vede molto bene anche di notte. Inoltre, riesce a percepire anche piccolissimi spostamenti a grandi distanze, ma l’oggetto riesce a metterlo a fuoco solo quando è perpendicolare all’occhio. Sopra le orbite, sono presenti due fontanelle, che con il passare degli anni si accentuano.

 

Il cavallo non vede frontalmente e nella parte posteriore per circa 60 °. Ha invece un’ottima visibilità ai lati. La stessa immagine viene segnalata separatamente da ogni occhio, quindi il cavallo lo stesso oggetto lo vede doppio o, meglio, gli appare due volte. La parte alta dell’occhio ha una messa a fuoco fissa per lunghe distanze, si accorcia progressivamente fino ad arrivare alla parte bassa che ha un fuoco molto ravvicinato; questo permette al cavallo di brucare e avere a fuoco contemporaneamente quello che mangia e l’orizzonte, in modo di accorgersi di eventuali predatori. E’ ormai certo che i cavalli possano distinguere alcuni colori come; il verde, il rosso, il giallo, o l’arancione.

la-vista-del-cav-fig-2

Gli occhi rispecchiano molte disfunzioni patologiche dell’organismo. La valutazione degli occhi comprende l’esame delle palpebre, della congiuntiva, della sclerotica, della cornea, dell’umor acqueo, della pupilla e dell’iride.

occhio

Le palpebre in condizioni di quiete visiva si chiudono 5 – 6 volte al minuto. Il riflesso palpebrale è molto importante; esso si evidenzia coprendo alternativamente un occhio e avvicinando lentamente la mano all’altro agitandola. In caso di paralisi le palpebre non reagiscono, la vista quindi ne è compromessa.

La congiuntiva normalmente è di  colore roseo (più o meno intensa a seconda della circolazione sanguigna e del suo contenuto in emoglobina). Può presentarsi sbiadita e pallida nei casi di anemia, giallastra in caso di ittero, cianotica da ipossia. Nei casi itterici anche la sclerotica appare gialla.

La cornea negli animali sani è trasparente. La presenza di macchie incide sulla visibilità in quanto, condizionando il passaggio di luce alla retina, limita la dilatazione della pupilla.

La perfetta funzionalità degli altri costituenti dell’occhio, come il cristallino e l’umor acqueo, si esamina con l’oftalmoscopio.

area_clienti_06-960x300

Temperatura e Termometria

La temperatura corporea degli animali rappresenta un valido parametro di valutazione del loro stato di salute. Per rilevarla si poggia il dorso della mano (che è la zona del corpo umano più sensibile al calore) sulle orecchie del cavallo. Una valutazione più esatta si effettua applicando un termometro nel retto; per evitare di ricevere dei calci e di non fare del male all’animale, la tecnica è quella di posizionarsi su un lato del corpo del cavallo tenendo la testa del cavallo rivolta verso lo stesso lato, in questo modo l’animale sarà più cosciente di ciò che gli stiamo facendo e, nel caso dovesse scalciare, i calci saranno rivolti dal lato opposto a noi.

20060404_094544-orecchie-di-cavallo

Se si utilizza un termometro digitale, assicurarsi che sia acceso; se invece si utilizza un termometro a mercurio, assicurarsi che sia ad una temperatura bassa. Introdurre delicatamente il termometro nel retto, assicurandosi che la punta riposi contro la parete rettale; questo per garantire che non entri a contatto con il letame, il quale ha una temperatura più elevata. Per garantire questo, esercitare una leggera pressione sul termometro e spingerlo contro le pareti laterali del retto, fino a quando non si avverte una leggera resistenza.  

stress-da-calore

La temperatura corporea fisiologia dei cavalli adulti è di 37,5 – 38,5 °C; per i puledri è 38 – 39 °C; per asini, muli e bardotti è 37,5 – 39 °C. 

Valori leggermente più bassi rispetto ai minimi indicati, sono normali in inverno, al mattino, con il digiuno o se il cavallo ha bevuto acqua fredda. L’ipotermia abnorme invece è grave poichè è sinonimo di preagonia, intossicazione di origine microbica (Coli, Bacilli), intossicazione di origine chimica (uremia, acetonemia), o cachessia.

il-cavallo-di-haflinger-va-bere-sulla-neve-48351292

La temperatura corporea è più elevata nei soggetti giovani, sotto l’anno di età. Può aumentare durante le stagioni calde, con il lavoro, durante la digestione o con stati febbrili. I fenomeni di ipertermia abnorme, denominati “febbri iperpiretiche”, si osservano nei casi di influenza equina, anemia infettiva, colpi di calore,… Il cavallo febbricitante si presenta depresso, con le orecchie fredde, il naso umido e screpolato, la digestione difficile.

2014-05-19-11-29-50-1

Ogni qual volta si presentino variazioni notevoli della temperatura corporea è importante contattare il veterinario, il quale ne accerterà la causa e prescriverà la cura adatta. E’ bene non cercare rimedi fai-da-te o far assumere all’animale farmaci anti-piretici, poichè potremmo mascherare i sintomi di patologie ben più gravi.

female_veterinarian

Difetti delle andature

Normalmente le andature devono essere eseguite con movimenti elastici, ritmici, rapidi, decisi e regolari. Gli arti devono muoversi parallelamente al piano mediano del corpo e devono presentare delle oscillazioni laterali non esagerate, battute marcate e distinte, partecipazione al movimento di tutte le articolazioni, con giuste oscillazioni di tronco, testa e collo.

Se per cause patologiche o strutturali, una o qualcuna di queste caratteristiche manca, l’andatura si presenterà difettosa.

RADERE IL TAPPETO – Si ha quando l’animale flette poco le ginocchia. Di conseguenza i piedi oscillano troppo vicino al suolo e l’animale tenderà ad incespicare e cadere. Si verifica generalmente in cavalli deboli, anziani o con difetti d’appiombo quali arrembatura o ginocchi arcati.

920689987

TROTTARE DI GINOCCHI – L’animale flette troppo gli arti durante le andature. Questa andatura sebben anormale, è esteticamente piacevole da guardare perchè dona al cavallo un aspetto maestoso. Dal punto di vista funzionale invece riduce notevolmente la velocità. Questo difetto è molto accentuato nei cavalli di razza Lipizzana e Hackney.

copia-di-copia-di-2008-09-03-061

SBILIARDARE O FALCIARE – L’arto anteriore, estendendosi, descrive un arco convesso verso l’esterno. E’ causato dalla torsione interna dell’asse digitale. Questo difetto è frequente nei cavalli cagnoli e in quelli che hanno piedi grandi e piatti.

cagnolo

STEPPARE – Il cavallo estende e proietta eccessivamente in alto e in avanti l’arto anteriore, appoggiandolo poi al suolo di tallone. Costituisce un pregio nei cavalli da parata per l’aspetto elegante, un difetto grave in tutti gli altri equini.

cavallo-andaluso

SPALLE FREDDE O INCAVIGLIATE – I sollevamenti e gli abbassamenti delle spalle durante le fasi di levata ed appoggio sono molto limitati. é causato da miositi e nevriti delle spalle.

stretching-radio-a-90-ridotta

GARRETTI VACILLANTI – I garretti, durante l’appoggio, deviano in dentro o in fuori, mentre i piedi ruotano rispettivamente in fuori e in dentro. E’ un difetto molto grave, causato da difetti di appiombo dei garretti.

garrettiset10

ARPEGGIO – Si manifesta con una brusca flessione dello stinco sulla gamba, con un appoggio violento al suolo. E’ dovuto a crampo della rotula, artrite tarsica o spavenio (tara dura dei garretti).

hqdefault

RAGGIUNGERE O FORGIARE – Durante il movimento, specie al trotto, la punta del posteriore batte contro la suola o i talloni dell’anteriore. Si presenta in cavalli deboli e affaticati o in cavalli con difetti strutturali come il tronco corto o gli arti posteriori molto più lunghi degli anteriori.

cavallonero

INTAGLIARE – Si verifica quando la parte interna di un arto urta contro quella interna dell’arto omologo. Può interessare indistintamente anteriori o posteriori. E’ dovuto a difetti d’appiombo, in particolare se il cavallo è stretto anteriormente o posteriormente, traverso in dentro, mancino o cagnolo. E’ possibile correggere o eliminare il difetto con una ferratura adeguata.

hot-shoeing-horse-8843564

DONDOLARE IL TRENO POSTERIORE E I RENI – Il treno posteriore presenta un ondeggiamento laterale molto accentuato, che riduce la capacità di lavoro dell’animale. Si osserva soprattutto nei cavalli affaticati, in quelli con lombi molto lunghi e con forme reumatiche o traumatiche a carico della regione lombare.

cavallo-del-ventasso-2

Mantelli. Le particolarità

Mantelli. Le particolarità. Per identificare al meglio ogni soggetto, sui documenti si ricorre, alla minuziosa descrizione di quelle che vengono definite “particolarità”. Sui mantelli infatti, possono trovarsi dei segni particolari, dovuti alla presenza di zone a pigmentazione diversa, da quella prevalente del cavallo. Tuttavia questi segni distintivi, possono avere sede fissa o variabile e presentarsi, su tutte le regioni dell’animale.

marcature-1

Le particolarità a sede fissa, sono le più importanti, in quanto permettono una univoca identificazione del soggetto.

TESTA

Sulla testa e, in particolare sulla fronte, si hanno spesso delle macchie più o meno grandi, di peli bianchi.

FIORE

Si parlerà di fiore, quando i peli bianchi si raggruppano irregolarmente;

PALLA DI NEVE

se tale macchia bianca è rotondeggiante, ma con contorni regolari, prende il nome di palla di neve,

STELLA

se è rotondeggiante, ma con contorni irregolari, prende il nome di stella. La stella può presentare un prolungamento verso il naso, sempre bianco, che prende il nome di stella con lista; se invece si ha il solo prolungamento bianco, senza stella si ha la lista semplice. Si dice che l’animale, ha la bella faccia o la mezza bella faccia, se presenta, tutti e due i lati od un solo lato della faccia, di colore bianco.

BEVENTE

Bevente in bianco, è l’animale che presenta, tutto il contorno della bocca di colore bianco. La testa di moro, la cavezza di moro e le occhiaie, si hanno quando in un soggetto con mantello chiaro, la testa, o la faccia, o il solo contorno degli occhi, si presenta di colore scuro. Infine, se l’equino presenta l’iride dell’occhio di colore grigio, si ha l’occhio vaio, se invece è azzurro si ha l’occhio gazzuolo.

marcature

TRONCO

Sul tronco, si dice che l’equino ha la riga mulina, quando presenta il mantello di colore chiaro e, su questo, una striscia scura che parte dal garrese, attraversa tutta la linea lombo-sacrale, terminando alla base della coda. Si ha la riga crociata o riga di S.Antonio, se la striscia scura, partendo sempre dal garrese, termina sulle spalle. Ventre di cerva, è detto l’animale a mantello scuro, con ventre chiaro. Se i crini della criniera e della coda sono  chiari, mentre il mantello è più scuro, si hanno i crini lavati o pel di vacca.

101_2050

ARTI

Sugli arti si possono notare delle zone bianche, che prendono il nome di balzane. L’estensione delle balzane, può interessare solo la corona dello zoccolo, in modo blando (traccia di balzana), o sotto forma di una vera e propria macchia (principio di balzana).

Se la macchia interessa la corona, senza arrivare al nodello, prende il nome di piccola balzana; se interessa il nodello, balzana ordinaria.

Se la balzana si estende per tutto l’arto, fino a metà stinco, prende il nome di grande balzana; se si estende oltre il ginocchio e il garretto, balzana alto calzata. Fino al ginocchio dell’arto anteriore e al garretto dell’arto posteriore, balzana calzata.

balzane

PARTICOLARITA’ NEI MANTELLI

 Le particolarità a sede non fissa, non sono specifiche di particolari regioni del corpo, è bene esaminare attentamente l’animale, per identificarle e permettere l’identificazione accurata del soggetto.

I mantelli possono presentare dei riflessi brillanti, quando i peli e i crini, presentano riflessi metallici. I più comuni sono il galletto, il dorato, l’argentato, il bronzato e il ramato.

Si definiscono tinteggiature, le macchie di colore diverso da quello fondamentale del mantello. Tali colorazioni diverse, se si presentano su un mantello grigio si chiamano pomellature, se invece si presentano su un mantello baio o sauro, prendono il nome di baioccatura o specchiatura.

99a98486646e9c84863a3cb13f65dad8

Valutando la presenza di peli rossi, si avrà un mantello focato, quando si hanno sfumature di pelo rossiccio intorno a occhi, naso, gomiti e ventre (tipico del baio scuro); quando invece si ha la presenza di peli rossi, su un mantello grigio esso viene definito, a seconda della quantità e dell’intensità, vinoso, rugginoso o trotinato.

????: ????? ?????? Photo: Artem Makeev +7(903)120-96-88 to_whitebear@hotbox.ru

Si denomina zaino, il mantello scuro, con totale assenza di peli e crini bianchi. Radicano quando il mantello scuro, presenta peli e crini bianchi, ma in numero tale, da non variare la natura del mantello.

Le tigrature, sono macchie scure, che possono essere allungate ed interessare il costato, se le macchia scure sono circolare ed interessano gli arti, prendono il nome di zebrature.

Le spighe o remolini, sono peli diretti in senso opposto a quello naturale, su piccole zone del corpo.

remolino1

Le morfee, sono delle zone depigmentate della cute. Se una morfea è rivestita da fine peluria, si ha il liscio.

Sui mantelli, possono riscontrarsi delle macchie accidentali, dovute in genere alla cicatrizzazione di lesioni traumatiche, come ferite o fiaccature.

pag2-h9