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Il lavoro in compagnia. L’efficacia del lavoro di squadra.

Il lavoro in compagnia anima il comportamento dei cavalli. Il cavaliere in questa occasione deve tenerlo al proprio posto. In questo modo si evita il propagarsi dell’animazione tra essi. Nel lavoro in compagnia devono mantenersi compatti. Tuttavia devono lavorare come se fossero relativamente soli.Il lavoro in compagnia

E’ necessario suddividersi in gruppi che seguono un percorso. Chi è in testa al gruppo dev’essere conscio dei meccanismi che lo regolano. Deve sapere il proprio compito pensando a chi lo segue.  Anche i cavalli devono conoscere il loro posto nell’insieme.



IL LAVORO IN COMPAGNIA.

COMPOSIZIONE DEL GRUPPO.

  • Il capo gruppo

  • Il cavaliere al centro

  • I cavalieri

Nei gruppi numerosi il capo gruppo può stare al centro. Il capo gruppo e il cavaliere centrale hanno funzioni precise. Gli altri cavalieri devono mantenere bene le posizioni e regolarsi.

Nel lavoro in compagnia il capo gruppo procede in testa, di conseguenza, vede il terreno da percorrere e sceglie il cammino. Mantiene la direzione, regola l’andatura e la cadenza. Per poter fare ciò deve possedere la capacità tecnico intellettuale e soprattutto un cavallo che non dia problemi, quindi esperto. Il capogruppo deve avere il “senso del movimento” perché i cavalli devono seguirlo e deve quindi saper valutare l’azione degli altri cavalli nel gruppo.

Il cavaliere al centro del gruppo, ha il compito dei seguire il capogruppo e quindi colui che esercita l’impulso sulla massa che segue il cavallo di testa. Questo cavaliere deve dare elasticità al gruppo, deve saper attutire i contrasti che possono propagarsi all’interno della massa, specie nelle girate, nei dislivelli e sugli ostacoli. Deve saper prevedere l’azione del capogruppo per poterlo assecondare.

I cavalieri sono disposti a forma di “rondine in volo” o come gli stormi negli aerei. I cavalieri meno esperti sono disposti al centro e con loro i cavalli meno sicuri, alle ali infine quelli un po’ più esperti.

Gli obiettivi di ciascun cavaliere sono:

  • Conservare la distanza;

  • Tenere la direzione giusta;

  • Seguire l’itinerario giusto;

  • Girare più o meno largo nelle volte;

  • Tenere la cadenza e l’andatura.

    Il lavoro in compagnia

Salto naturale. Approccio ed esecuzione



Il salto naturale obbliga ai più sensibili cambiamenti di equilibrio. Nel salto il cavallo acquista coraggio, occhio, decisione. Sviluppa il sistema muscolare in quanto sviluppa i fasci muscolari .

salto

Il cavaliere invece consolida e ginnastica il suo assetto. Egli educa la sua azione alla bocca del cavallo.

IL LAVORO ALLE TRE ANDATURE

Assieme all’esercizio al salto si completano a vicenda. Il primo lo facilita (abituando il cavallo a servirsi spontaneamente ed istintivamente dei suoi equilibri), il secondo facilita e sveltisce il lavoro alle tre andature.

Esaminiamo come si comporta il cavallo montato al salto.

salto

In prossimità dell’ostacolo porta il muso in avanti distendendo l’incollatura. Questo movimento, che lo aiuta ad osservare e misurare l’ostacolo, ha grande importanza per l’esecuzione meccanica del salto. Favorisce la contrazione del tronco e il mettere sotto il posteriore. Scatta e lancia in aria la sua massa. Da ciò ne deriva che il cavallo deve compiere liberamente questi movimenti. Di conseguenza il cavaliere deve portare le mani e il busto avanti senza tirare l’imboccatura e senza sollevarsi da terra, esso distende marcatamente l’incollatura facilitando il passaggio del corpo sull’ostacolo (effetto bilanciere).

Il cavaliere non deve avere nessuna premura nel raddrizzarsi ma deve rimanere con le mani avanti. Quando il cavallo poggia le quattro zampe a terra, allora il cavaliere può riprendere l’assetto iniziale in armonia con l’azione del cavallo. “Andare insieme durante il salto ed assecondarlo”.

E’ importante sapere che nel salto si potranno ottenere risultati tanto maggiori quanto più sarà la confidenza che si sarà riuscita ad ispirare al cavallo, liberandolo sin dall’inizio dell’Addestramento da ogni timore, sofferenza e fatica. Equilibrio. Ostacoli. Equilibrio – vita in maneggiosalto

La bolsaggine nel cavallo | una grave patologia respiratoria

La bolsaggine o broncopneumopatia cronica ostruttiva o ostruzione delle vie aeree (RAO), è una patologia associata ad: intolleranza all’esercizio, aumento di essudato tracheo-bronchiale, moderato/grave aumento dello sforzo respiratorio, tosse. Possono essere colpiti cavalli anziani alloggiati in stalle per lunghi periodi ed alimentati con fieno polveroso. 

La Bolsaggine è una malattia allergica caratterizzata da tosse, accumuli di secrezioni mucopurulente nell’albero tracheobronchiale, suoni anomali durante il respiro, aumento degli sforzi respiratori e riluttanza all’esercizio. Tosse e secrezione nasale sono spesso riportati in cavalli con ostruzione alle vie aeree (84% e 54%, rispettivamente) e la presenza di essudato tracheale è molto comune (96%). La riluttanza all’allenamento è solitamente evidente ma fortemente dipendente dal livello di sforzo richiesto del cavallo e dalla gravità della malattia. Frequenti attacchi di tosse potrebbero essere la principale causa percepita di riluttanza all’esercizio.

I segni clinici di ostruzione delle vie aeree generalmente si risolvono entro pochi giorni dopo aver messo il cavallo al pascolo rimuovendolo da un ambiente polveroso o poco arieggiato o dopo aver migliorato la qualità dell’aria dell’ambiente chiuso riducendo polveri organiche e aumentando la ventilazione nella stalla. Al contrario, i cavalli più vulnerabili, alloggiati in box ed esposti a fieno ammuffito, sviluppano i segni clinici nel giro di poche ore o alcuni giorni. Nel corso del tempo, i cavalli sofferenti di bolsaggine sviluppano l’ipertrofia, ossia l’aumento dei muscoli obliqui addominali esterni. La frequenza respiratoria è piuttosto variabile, ma di solito è elevata. 

L’ auscultazione toracica spesso rivela una suono bilaterale anomalo durante le fasi del respiro; un’area estesa di auscultazione, crepitii e sibili espiratori. La presenza di maggiori quantità di secrezioni respiratorie nell’albero tracheobronchiale si riscontra nella maggior parte dei cavalli bolsi. Inoltre, osservando il fianco del cavallo per contare le respirazioni, notiamo un movimento a scatti e non uniforme, in sostanza un respiro ad altalena. Normalmente e fisiologicamente il respiro del cavallo è costo-addominale, nel caso dell enfisema diventa discordante o appunto ad altalena in cui si instaura una mancata sincronia tra il movimento costale ed addominale.

Nei cavalli che presentano un aumento anomalo degli sforzi respiratori dovrebbe essere eseguita una conferma diagnostica per escludere patologie infettive. L’esame endoscopico dovrebbe essere eseguito rapidamente per localizzare il processo di malattia. La diagnosi può essere confermata anche con l’ecografia della cavità toracica. La presenza di suoni polmonari anomali (rumori di sottofondo, sibili) in cavalli con febbre e difficoltà respiratoria suggerisce una malattia polmonare infettiva (come broncopolmoniti, ascesso polmonare, polmonite interstiziale, polmonite necrotizzante).

Essendo la bolsaggine altamente associata all’esposizione continua di livelli elevati di polveri organiche, particolarmente abbondanti nel fieno ammuffito (spore di muffe da fieno e paglia, compreso Aspergillus fumigatus e Faenia rectivirgula) e a stabulazione in stalle poco ventilate, i segni clinici di solito si risolvono in pochi giorni dopo che il cavallo viene rimosso dall’ambiente polveroso. 

Gli obiettivi della terapia sono quelli di controllare e tamponare l’infiammazione delle vie aeree ed alleviare l’ostruzione del flusso d’aria. Le principali classi di farmaci tradizionalmente consigliati per il cavallo bolso sono i corticosteroidi per trattare l’infiammazione delle vie aeree e i broncodilatatori per rilassare la muscolatura liscia bronchiale e alleviare l’ostruzione delle vie aeree. La somministrazione per via aerosol è la più consigliata poichè ha il vantaggio di fornire alte concentrazioni del farmaco direttamente nei polmoni.

 

Valutazione dello stato di benessere e di salute del cavallo

La valutazione dello stato di benessere e di salute dell’animale è importante in quanto è alla base del razionamento alimentare e allo stesso tempo è una valutazione globale che caratterizza lo “stato di ingrassamento” del cavallo. È importante stimarlo, quindi, perché è un indicatore della qualità del razionamento e dello stato delle riserve del corpo.

 

 

 

 

 

 

 

Il BCS (body condition score) è utilizzato in molte specie animali per avere a disposizione una guida per valutare il livello di adeguatezza della dieta e il livello di ingestione di cibo da parte dell’animale. Questo punteggio potrà essere utilizzato congiuntamente allo stato fisiologico e al peso corporeo del cavallo. Esso può essere apprezzato a “colpo d’occhio”, ma ciò richiede esperienza, oppure può essere stimato per “maneggiamento”.

In pratica, il cavallo viene palpato con la mano a livello della groppa e a livello della regione fra la 10a e la 14a costola; si apprezza così l’estensione del deposito sottocutaneo palpando la zona, poi lo spessore di questo esercitando delle pressioni, ed infine la consistenza del grasso effettuando un movimento circolare della mano. Si attribuisce così, al cavallo, un punteggio da 0 a 5, secondo il sistema francese; o da 0 a 9, secondo il sistema americano.

BCS 0: CAVALLO CACHETTICO
Bacino spigoloso, pelle tesa. Posteriore molto incavato. Profonda cavità sotto la coda.
Pelle tesa sulle costole. Linea dorsale acuta e molto prominente.Collo da pecora pronunciato, stretto e debole alla base.

BCS 1: CAVALLO MOLTO MAGRO
Bacino e groppa prominenti. Posteriore incavato ma la pelle non è tesa. Profonda cavità sotto la coda.
Costole facilmente visibili. Linea dorsale prominente con pelle infossata su entrambi i lati.Collo da pecora, base stretta e debole.

BCS 2: CAVALLO MAGRO
Posteriore piatto su entrambi i lati della linea dorsale. Groppa ben definita, qualche carnosità. Piccola cavità sotto la coda. Costole appena visibili. La linea dorsale è coperta ma le singole vertebre possono essere apprezzate. Collo sottile ma solido.

BCS 3: CAVALLO IN FORMA
Bacino rotondeggiante. Costole appena ricoperte e facilmente apprezzabili. La linea dorsale è ben coperta ma le singole vertebre possono essere apprezzate. Non c’è accumulo adiposo sotto la criniera (eccetto che per gli stalloni) collo solido.

BCS 4: CAVALLO GRASSO
Pliche alla radice della coda. Bacino coperto di grasso, occorre premere notevolmente per apprezzarlo. Costole ben ricoperte occorre premere per apprezzarle.Leggero accumulo adiposo sotto la criniera. Collo ampio e solido.

BCS 5: CAVALLO OBESO
Marcate pliche alla base della coda. Pelle distesa. Bacino coperto, non può essere apprezzato.Costole nascoste, non possono essere apprezzate. Marcata formazione di pliche lungo la schiena. Schiena ampia e piatta. Marcato accumulo adiposo sotto la criniera. Collo molto ampio e solido. Plica di adipe.

 

I fieni: alimento base per i cavalli

I fieni sono raccolti dopo essiccazione prolungata al sole (fienagione) o per ventilazione artificiale fredda o riscaldata. Il valore nutritivo del fieno è inferiore rispetto all’erba verde di prato, tuttavia è l’alimento più utilizzato nelle scuderie: l’utilizzo è molto comodo, il valore nutritivo è buono, lo stato di conservazione è facile, i rischi associati all’assunzione sono bassi.

I fieni si suddividono in fieni di graminacee (foraggi di prati naturali) e fieni di leguminose (erba medica in particolare). Le graminacee sono raccolte per la prima volta (1° fieno) allo stadio di spigatura: il 50% delle piante ha le spighe fuoriuscite dalla loro guaina. Per le leguminose, va scelto lo stadio di germogliamento quando il 50% delle piante ha i germogli fioriti. Il secondo taglio (2° fieno) deve essere raccolto dopo 6-7 settimane di ricrescita in entrambi i casi.

 GRAMINACEE

 LEGUMINOSE

I fieni somministrati ai cavalli, generalmente sono composti da più specie di piante: fieno di prato temporaneo di una specie di graminacee, oppure una specie di graminacee e una specie di leguminose, oppure i fieni di prato artificiali di una sola specie di leguminose. Dai prati composti da un solo tipo di erba (ad esempio, erba medica) si ottengono fieni monofiti, mentre da quelli permanenti si ottengono fieni polifiti. Nelle nostre scuderie, il fieno normalmente più presente è il “fieno di prato polifita di primo taglio”, cioè quello tagliato in maggio (questo fieno è detto anche maggengo), quando il prato è rigoglioso e sono presenti, in grandissima percentuale, le graminacee. Nei tagli successivi (in agosto e settembre) aumenterà la percentuale di leguminose e, con essa, la quantità di proteine, diminuirà invece la percentuale di fibra. Questo fieno è ricco di fibra, povero di proteina e di calcio, ma gradito al cavallo.

Il cavallo si auto-regola abbastanza bene rispetto al consumo di fieno. In generale, diete molto povere di fieno sono destinate ai cavalli sportivi, garantendo sempre un minimo di 4 – 5 kg  di fieno al giorno. Nei cavalli da concorso si arriva a 7, suddivisi in almeno due somministrazioni. Nelle fattrici allattanti si arriva a 10 ed oltre.

 

 

 

 

 

 

Dei buoni fieni devono essere verdi, avere odore deciso e gradevole, essere poco polverosi e non devono contenere corpi estranei (terra, sassi, rametti). Il colore ci parla della conservazione: fieni più recenti mantengono il colore verde della clorofilla, che sbiadisce verso il giallo (anche all’interno delle balle di tutti i tipi) con il tempo. Un colore grigiastro indica una cattiva conservazione, come le macchie marroni o nere, macchie bianche sono sintomo di presenza di muffe; questi fieni possono provocare turbe digestive ai cavalli che li assumono.

L’odore è pure importante: i fieni nuovi hanno un caratteristico aroma fragrante, mentre i fieni di erba medica di migliore qualità hanno quasi il profumo del tabacco. Al contrario, è facilmente identificabile l’odore di muffa: le spore fungine, sono responsabili delle “bronchiti croniche ostruttive” dei cavalli (bolsaggine). I fieni polverosi o con presenza di terra, se scossi, rivelano il loro contenuto sotto forma di nebbia di vario colore; i fieni contenenti erbe di fosso sono spesso taglienti, per i bordi acuminati delle foglie delle stesse erbe; infine, i fieni troppo secchi, facili da sbriciolare, sono poco graditi ai cavalli e possono provocare irritazioni dell’apparato digerente.

Non esiste un fieno da preferire sempre. Il consiglio migliore che si può fornire è quello di non cambiare spesso e/o bruscamente il tipo di fieno: questo certamente comporta problemi, perché i microrganismi dell’intestino del cavallo sono, per così dire, abitudinari, e mal sopportano i cambiamenti continui. Un secondo buon consiglio è quello di preferire un fieno sano rispetto ad un fieno ricco: un fieno povero può essere la base per una alimentazione corretta, basta aggiungere un buon mangime; al contrario, un fieno che non sia sano (ad esempio, polveroso od ammuffito) darà sempre problemi.

Crescita e sviluppo da puledro a cavallo adulto

Crescita e sviluppo da puledro a cavallo adulto.

Lo sviluppo è l’insieme dei fenomeni che concorrono alla costituzione del cavallo adulto, a partire dall’ovulo fecondato, che provocano nel cavallo delle modificazioni morfologiche, anatomiche e chimiche, ed una maturazione psichica e sessuale. Dalla nascita all’età adulta, la crescita del cavallo si traduce in un aumento del suo peso vivo e delle sue dimensioni, in funzione del tempo. Lo sviluppo si misura per confronto di pesi, di dimensioni, o dalla composizione chimica e anatomica di una regione o di un tessuto ad ogni fase di età.

Alla nascita il puledro ha un peso vivo che rappresenta dall’ 8% al 12% di quello della madre: ossia, intorno a 15 – 20 Kg all’incirca per i pony, 45 – 55 Kg per i cavalli da sella e 65 – 80 Kg per i cavalli di razze pesanti. Nel corso del primo mese, il puledro raddoppia il suo peso di nascita. Allo svezzamento (6-7 mesi) moltiplica il suo peso vivo per 5 arrivando a pesare il 45 % del peso vivo adulto (220 – 260 Kg per le razze da sella, 300 – 400 Kg per le razze pesanti) e la sua altezza al garrese rappresenterà già l’80% del suo valore finale. Ad un anno, il puledro raggiunge il 65% del suo peso vivo da adulto ed intorno all’88% della sua altezza finale al garrese. Il peso di un puledro di 2 anni rappresenta il 75% del suo peso vivo adulto, che è acquisito definitivamente fra 3,5 e 5 anni, a seconda delle razze.

La velocità di sviluppo è misurata dall’aumento di peso vivo, espresso in grammi al giorno. Esso è molto elevato il primo mese (1500 – 2000 g/gg) a seconda del potenziale genetico del puledro e della produzione lattea della madre fino a 3 mesi. Dalla nascita allo svezzamento il puledro realizza un incremento di peso vivo medio giornaliero da 900 a 1000 g per le razze da sella e 1300 – 1600 g per le razze pesanti, aumentano l’altezza al garrese di 5 cm al mese. Fra lo svezzamento e l’anno di età, l’aumento di peso vivo giornaliero varia da 1300 a 600 g a seconda del tipo genetico, diminuendo poi con l’età dipendentemente dalle condizioni di allevamento; lo sviluppo in altezza sarà superiore ai 2 cm/mese. Dopo un anno, la crescita prosegue più lentamente: 150 – 300 g/gg fino all’età adulta (5 anni).

Durante il primo anno, lo sviluppo scheletrico resta prioritario; il puledro, grande e corto alla nascita, continua ad accrescersi in lunghezza. Fino ai 18 mesi, l’allungamento delle ossa rallenta per privilegiare il loro ispessimento e consolidamento fino ai 3,5 – 4 anni; infine le apofisi vertebrali si sviluppano completando lo sviluppo dell’altezza al garrese.

Parallelamente il tessuto muscolare si sviluppa particolarmente a partire da 1 anno, mentre il tessuto adiposo si accresce soprattutto alla fine del periodo di sviluppo. Le percentuali dei tessuti muscolari ed adiposi variano fra il 6° e il 30° mese rispettivamente dal 60 al 55% e dall’8 al 12%, mentre la percentuale di tessuto osseo evolve solo del 13 – 15%. Di fatto, la composizione chimica dell’organismo si modifica nel tempo. Il tenore in acqua diminuisce dal 70% al 4° mese al 60% a 12 mesi. La proporzione dei lipidi aumenta alla stessa età dal 5 al 15%; la proporzione delle proteine resta pressoché costante (20-22%) durante tutto questo periodo.

La crescita e lo sviluppo variano con la razza, il sesso e il tipo di alimentazione. L’incremento di peso giornaliero è maggiore tanto più elevato è il peso standard della razza da adulto. Le femmine hanno una crescita ed uno sviluppo più limitato dei maschi dopo la pubertà (verso i 18 mesi) e da adulte raggiungono un peso inferiore del 10% rispetto ai maschi. La crescita del puledro dipende anche dalla quantità e dalla qualità degli apporti alimentari: una restrizione alimentare rallenta il processo di sviluppo. Il confinamento e l’oscurità inoltre hanno degli effetti negativo sullo sviluppo osseo.

 

© foto in gentile concessione di Nunzia Di Natale

La digestione degli alimenti nel cavallo

La digestione è definita come la serie di processi meccanici, enzimatici e microbiologici che determina la conversione dei principi nutritivi della dieta in metaboliti diffusibili e assimilabili. Essa è attuata principalmente da enzimi che vengono versati nel lume dell’apparato digerente dalle ghiandole ad esso annesse (pancreas, fegato); tuttavia, non minore importanza riveste nella digestione dei foraggi ricchi di cellulosa, il ruolo svolto dai batteri saprofiti. I processi meccanici legati alla digestione hanno invece il compito di assicurare la più efficace azione degli enzimi digestivi e l’assorbimento nel sangue dei prodotti derivati dalla loro attività, oltre a quello di contribuire all’espulsione dei materiali non digeriti con le feci.

Il cavallo è un erbivoro. Il suo apparato digerente si caratterizza per uno stomaco poco voluminoso ed un intestino ben sviluppato comprendente due parti: l’intestino tenue ed il grosso intestino.

Risultati immagini per anatomia cavallo digerente

L’inizio della digestione è caratterizzato esclusivamente da eventi meccanici consistenti nella prensione dell’alimento, nella sua masticazione e nella deglutizione del bolo, una mescolanza di alimento e saliva che, attraverso l’esofago, viene inviata nello stomaco. I cavalli hanno labbra estremamente mobili e sensibili, che rappresentano le strutture prensili principali con cui l’animale assume l’alimento. Al pascolo il cavallo retrae le labbra permettendo ai robusti incisivi di tranciare l’erba alla base, la lingua poi la conduce sotto le arcate molari. In bocca gli alimenti subiscono la masticazione; questo processo meccanico serve a sminuzzare e triturare il cibo per aumentarne la superficie e facilitare l’azione idrolizzante degli enzimi digestivi. A ciò si accompagna l’umidificazione da parte della saliva (insalivazione), che contribuisce al rammollimento del cibo, alla formazione del bolo e alla sua lubrificazione, importanti ed indispensabili per la deglutizione ed una buona digestione.

La deglutizione è l’atto mediante il quale il bolo alimentare passa dalla bocca, attraverso faringe ed esofago, direttamente nello stomaco. I movimenti della bocca e della lingua convogliano il bolo fra la base della lingua e il palato duro, attivando dei recettori sensoriali neuronali che permettono la contrazione dei muscoli implicati nell’atto deglutitorio. 

Lo stomaco ha una capacità molto limitata di circa 15-18 litri; esso si riempie solo per due terzi, ma si svuota lentamente in rapporto al consumo di alimenti e all’attività fisica. Alla fine del pasto, lo stomaco si chiude ermeticamente, impedendo ogni possibilità di vomito. Nello stomaco l’alimento è sottoposto ad una prima serie di processi demolitivi ad opera di enzimi prodotti da particolari ghiandole, che vanno sotto il nome di “digestione gastrica”. La digestione gastrica riguarda solo piccole frazioni dei costituenti alimentari, in particolare nel caso di consumo di alimenti voluminosi. La cellulosa subisce un inizio di digestione che, nel caso di razione ricca in parti finemente frantumate, può favorire il meteorismo. Le sostanze azotate degli alimenti subiscono un principio di trasformazione che facilita la successiva digestione intestinale. La digestione degli altri costituenti alimentari invece, è molto limitata (glucidi) o nulla (grassi, minerali).

 

Dallo stomaco, grazie a riflessi motori, umorali e neuronali, l’alimento viene spinto nella prima parte dell’intestino, il tenue (duodeno, digiuno, ileo). L’intestino tenue è lungo da 16 a 24 metri, ma il passaggio degli alimenti non dura che da 1 a 2 ore. Gli zuccheri, il lattosio e l’amido, le sostanze grasse e quelle azotate, sono in gran parte digerite grazie all’azione di enzimi prodotti dal pancreas, dal fegato e dalla parete intestinale; essi forniscono all’animale degli elementi nutritivi energetici (glucosio, acidi grassi a lunga catena,…) o proteici (amminoacidi,…). Una parte importante dell’azoto non proteico, in particolare l’urea ingerita, è assorbita molto prima di giungere al grosso intestino e va ad aggiungersi all’urea già presente nel sangue, venendo poi parzialmente escreta dal grosso intestino o eliminata con l’urina, allorché l’apporto azotato alimentare ecceda rispetto ai fabbisogni dell’animale. I minerali sono assorbiti soprattutto nell’intestino tenue, salvo il fosforo che viene assorbito successivamente nel colon.

Dal piccolo intestino, l’alimento passa nell’intestino crasso (cieco, colon, retto), il compartimento più voluminoso del tubo digerente del cavallo, la cui capienza varia dai 180 ai 220 litri. Esso è sempre pieno e contiene i residui della digestione enzimatica degli alimenti, che vi soggiornano dalle 24 alle 48 ore. L’intestino crasso racchiude una popolazione microbica importante e molto attiva che trasforma, nel corso di un processo di fermentazione, i costituenti degli alimenti non digeriti nel tenue in elementi nutritivi. La digestione microbica produce, a partire dalla fibra vegetale e da una piccola frazione di glucidi di riserva, elementi nutritivi energetici (acidi grassi volatili), che possono fornire fino a 2/3 dell’energia totale assorbita nel tubo digerente. Il suo interessamento nella digestione di frazioni azotate resta debole, infatti l’ammoniaca che vi arriva viene utilizzata dai batteri per la sintesi di nuove proteine in caso il cavallo ne assuma poche dall’alimentazione, altrimenti viene espulsa. Attenzione però, dosi elevate di ammoniaca, urea o sali ammoniacali provocano intossicazione! 

La defecazione é l’ultimo step digestivo, è un riflesso con il quale l’animale espelle dal canale alimentare il materiale indigerito e i prodotti di escrezione dell’intestino. Le feci dei cavalli risultano bene compatte e formate poichè hanno un contenuto in acqua del 68 % circa. Un cavallo produce 15-20 Kg di feci al giorno.

il linguaggio e la comunicazione dei cavalli

Il linguaggio è definito come un insieme non casuale di segni, detto codice, conosciuto da tutti i membri di una comunità, tale che ciascun segno ha sempre il medesimo significato e viene interpretato da tutti gli individui in modo identico. Anche i cavalli hanno un loro linguaggio, che utilizzano per comunicare con i loro simili; comprenderlo, per noi umani, è la base per creare un rapporto perfetto cavallo – cavaliere. Per comunicare, i cavalli utilizzano delle espressioni sia vocali che gestuali.

 

Con segnali vocali si intendono i suoni prodotti dalla vibrazione delle membrane vocali nella laringe. Questo linguaggio ha una rilevanza minore nella comunicazione del cavallo poichè i versi equini devono essere inseriti in un determinato contesto per poterne comprendere appieno il significato.

 

SITUAZIONE NITRITO LEGGERO NITRITO NITRITO FORTE GRIDO ACUTO STARNUTO SBUFFO SBUFFO
saluto fiducioso
saluto ai propri simili
atteggiamento minaccioso per difesa
minaccia di aggressione
timore
mantenimento di un contatto stretto
stimolazione tattile
isolamento
sorpresa
dolore
paura
frustrazione
anticipazione piacevole
anticipazione spiacevole
disturbo

 

Più utile per la comunicazione del cavallo è il linguaggio paraverbale, fatto di linguaggi prodotti dalle vie respiratorie senza l’intervento della scatola vocale.

  • SBUFFO: mandar fuori violentemente l’aria. Indica la presenza, percepita olfattivamente, di qualcosa di interessante e potenzialmente pericoloso e serve per mettere sull’avviso gli altri cavalli. E’ spesso associato alla posizione eretta della testa e alla coda alzata.
  • SOSPIRO: è sinonimo di noia e seccatura per dover fare qualcosa di ripetitivo. Non è chiaro che effetto abbia sugli altri cavalli e sembra sia un segnale sviluppato dai cavalli più che altro per comunicare con gli uomini.
  • STARNUTO: sembra che tale segno serva ad indicare agli altri cavalli il proprio umore e in particolare la propria intenzione di galoppare.

Nel linguaggio dei cavalli un ruolo fondamentale è svolto dai segnali visivi rappresentati dalla mimica facciale, dai movimenti del corpo, ecc. Le orecchie dei cavalli, in particolare, oltre ad essere un valido mezzo di esplorazione dell’ambiente circostante, sono un ottimo segnale per comunicare nel proprio linguaggio con gli altri cavalli.

  • ORECCHIE ERETTE E PUNTATE IN AVANTI: significano attenzione e determinazione.
  • ORECCHIE DISTESE ALL’INDIETRO: hanno il significato di minaccia e possono preludere all’intento di mordere o calciare; durante il lavoro indicano malavoglia nell’eseguire i comandi.
  • ORECCHIE DRITTE NON PUNTATE IN AVANTI: indicano sorpresa e momentanea indecisione.
  • ORECCHIE TESE INDIETRO, TESTA SOLLEVATA E LABBRO SUPERIORE ALZATO: massima minaccia nei confronti di un altro cavallo, divieto di avvicinarsi ulteriormente altrimenti parte l’attacco.

Nel suo linguaggio il cavallo utilizza dei segnali minori quali scuotere la testa, agitare la coda, battere lo zoccolo, che indicano uno stato di irritazione e fastidio. Vi sono poi segnali di minaccia esplicita al fastidio, come sollevare un posteriore pronti a calciare. I puledri utilizzano inoltre come linguaggio di sottomissione, lo snapping, che consiste nell’allungare il collo in avanti tirando indietro gli angoli della bocca aprendola ripetutamente.

 

L’assetto in sella: posizione corretta

L’assetto, in sella, viene definito come la postura corretta da tenere quando montiamo a cavallo. Mantenere un buon assetto è la base per una corretta equitazione che non gravi sulla schiena del cavallo e che ci permetta di comunicare al meglio con lui.

Per capire quale sia la posizione corretta prendiamo in considerazione due linee immaginarie. La prima va dalla bocca del cavallo ai gomiti del cavaliere, che dovranno essere rilassati e aderenti al busto, se la posizione delle braccia è corretta questa linea dovrà essere retta. La seconda linea immaginaria aiuta a capire se la posizione seduta è corretta; dovrà quindi attraversare verticalmente orecchio, spalla, anca e tallone del cavaliere.

Consigli utili:

  • siedi abbastanza avanti sulla sella in modo da abbracciarla bene con le cosce.
  • le gambe devono cadere lungo i fianchi del cavallo con il ginocchio aderente alla sella, fino ad appoggiare il piede sulla staffa.
  • il piede deve essere infilato nella staffa solo con la punta e deve rimanere parallelo al fianco del cavallo col tallone abbassato.
  • il bacino deve spingere in avanti e il busto deve rimanere eretto, perpendicolare alla schiena del cavallo,
  • testa dritta e sguardo in avanti che fissa il punto a cui arrivare.
  • il braccio deve cadere dritto fino al gomito, con la spalla rilassata e poi piegarsi in avanti in direzione del collo del cavallo per impugnare le redini all’altezza del garrese.
  • le redini entrano tra l’anulare e il mignolo ed escono tra indice e pollice; il pollice va tenuto in alto e piegato sopra la redine in uscita; i palmi delle mani devono guardarsi ed essere distanziati tra loro di 15-20 cm.

Mantenere la corretta postura in sella per tutto il tempo della lezione spesso risulta ai nuovi cavalieri difficoltoso. I cavalieri più giovani possono faticare poiché non hanno la muscolatura del tutto sviluppata, con un buon allenamento e col tempo diventerà sempre più facile. Ciò permette di cavalcare meglio, di gravare meno sul cavallo, ed anche di accusare un minor affaticamento muscolare. Un valido aiuto può essere farci scattare delle fotografie mentre siamo in sella, magari sia ad inizio lezione che nelle fasi finali, in questo modo saremo in grado di valutare oggettivamente la correttezza della nostra postura e gli errori che commettiamo via via che ci rilassiamo.

 

 

Aiuti: un importante mezzo di comunicazione!

Gli aiuti servono a comunicare con il cavallo, facendogli capire ciò che vogliamo che lui faccia. Il cavallo ha un’ottima attitudine all’apprendimento, quindi sarà ben disposto ad eseguire i comandi se riuscirà a capirli chiaramente. Attraverso aiuti precisi capirà bene cosa gli si sta chiedendo!

Si parla di aiuti naturali per i movimenti di gambe e mani, assetto e voce. Gli aiuti artificiali sono invece le attrezzature supplementari che si utilizzano per enfatizzare il comando, come frustino e speroni.

L’aiuto più importante sono le gambe, che danno indicazioni attraverso la posizione e la pressione. La pressione può essere costante, per tenere sempre sotto controllo il cavallo, o a colpetti per dare un comando ben più preciso. La posizione delle gambe prende come riferimento il sottopancia e, rispetto ad esso, può essere in linea o dietro: indietreggiare le gambe serve a controllare il treno posteriore del cavallo, allinearle al sottopancia serve ad incoraggiare il movimento.

L’assetto è molto importante! Portare il peso in avanti incoraggia il cavallo ad accelerare, portarlo indietro lo rallenta. La scioltezza del cavaliere trasmette al cavallo serenità e lo aiuta nel movimento senza pesare troppo sulla sua schiena.

Le mani devono essere usate sempre con molta leggerezza, senza infastidire troppo la bocca del cavallo. Eseguiamo sempre movimenti fluidi e non bruschi per non provocare dolore al cavallo e spaventarlo. Allentare le redini dopo che il cavallo ha svolto correttamente l’esercizio richiesto sarà una ricompensa più che gradita! Se gambe e assetto sono utilizzati correttamente, l’uso delle redini alle volte può risultare superfluo.

Anche la voce può aggiungere qualcosa agli aiuti, soprattutto se si insegna al cavallo ad abbinare un determinato suono ad un comando. Parliamo anche con il nostro cavallo, magari ci capisce!

 

L’uso degli speroni deve essere limitato a cavalieri più esperti! Bisogna considerare gli speroni come un prolungamento della nostra gamba e quindi tenere conto della loro lunghezza per appoggiarli delicatamente al fianco del cavallo ed esercitare la giusta pressione senza procurare dolore e ferite al cavallo.

Il frustino deve essere uno strumento da utilizzare solo come stimolo al cavallo e per dare autorità alla voce del padrone, e non come un mezzo per torturare l’animale per spingerlo oltre le sue possibilità. Durante la fase dell’addestramento il frustino o la frusta potranno essere il mezzo con quale impartire i comandi e ricordare all’animale ritmi e pause. Da adulto poi, il frustino potrà anche essere completamente lasciato a casa!