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lavoro con i cavalletti

IL LAVORO CON I CAVALLETTI.

Ecco elencate le finalità del lavoro con i cavalletti.

  • Conferire il giusto atteggiamento idoneo a superare l’ostacolo.
  • Insegnare al cavaliere a cavalcare senza disturbare il cavallo.

Il lavoro con i cavalletti ginnastica le estremità del cavallo. Lo si insegna a distendere e a chiudere le articolazioni. Di conseguenza si riduce il logorio dei garretti.




Il cavallo deve passare barriera e cavalletto con progressione. L’operazione si fa prima al passo e poi al trotto.

I cavalli più nevrili possono trovare delle difficoltà sulle barriere. Occorre quindi che si continui senza alzare le barriere. Quando l’atteggiamento sarà pronunciato allora si potranno alzare le barriere. Le misure standard sono rispettivamente 35 cm e 45 cm.

La posizione del cavaliere deve rispettare i punti sottostanti.

  • Permettere la libertà dell’incollatura.
  • Permettere la libertà della schiena del cavallo.
  • Mantenere l’elasticità e la solidità dell’assetto.

Nell’avvicinamento alla barriera il cavallo distende l’incollatura. Di conseguenza il cavaliere distende le braccia verso la bocca. Avanza con le spalle e si alza sulla sella. In questo modo si alleggerisce, scarica il peso sulle staffe. Quando il cavallo termina l’esercizio si torna nella posizione naturale . Infine il cavallo torna col collo nella posizione naturale.

Per raggiungere il massimo nell’esercizio occorre lavorare in progressione. Si parte dalla barriera a terra arrivando a più cavalletti. Questi ultimi vengono disposti in circolo.

PIANO DEGLI ESERCIZI

Di seguito sono riportati gli esercizi da seguire sempre progressivamente. Ad esercizio errato si può tornare indietro, ma non avanti. Il cavallo va lasciato positivo.

  1. Una barriera a terra.
  2. Due barriere a terra distanti 3 metri tra loro.
  3. Due o più barriere a terra distanti 1,5 metri.
  4. Alternare barriere a terra e cavalletti della misura più piccola.
  5. Seguire cavalletti della misura piccola togliendo le barriere a terra.
  6. Alternare i cavalletti da misura piccola a misura grande.
  7. Sicuri sui passaggi disporre i cavalletti in un arco.

Il lavoro in compagnia. L’efficacia del lavoro di squadra.

Il lavoro in compagnia anima il comportamento dei cavalli. Il cavaliere in questa occasione deve tenerlo al proprio posto. In questo modo si evita il propagarsi dell’animazione tra essi. Nel lavoro in compagnia devono mantenersi compatti. Tuttavia devono lavorare come se fossero relativamente soli.Il lavoro in compagnia

E’ necessario suddividersi in gruppi che seguono un percorso. Chi è in testa al gruppo dev’essere conscio dei meccanismi che lo regolano. Deve sapere il proprio compito pensando a chi lo segue.  Anche i cavalli devono conoscere il loro posto nell’insieme.



IL LAVORO IN COMPAGNIA.

COMPOSIZIONE DEL GRUPPO.

  • Il capo gruppo

  • Il cavaliere al centro

  • I cavalieri

Nei gruppi numerosi il capo gruppo può stare al centro. Il capo gruppo e il cavaliere centrale hanno funzioni precise. Gli altri cavalieri devono mantenere bene le posizioni e regolarsi.

Nel lavoro in compagnia il capo gruppo procede in testa, di conseguenza, vede il terreno da percorrere e sceglie il cammino. Mantiene la direzione, regola l’andatura e la cadenza. Per poter fare ciò deve possedere la capacità tecnico intellettuale e soprattutto un cavallo che non dia problemi, quindi esperto. Il capogruppo deve avere il “senso del movimento” perché i cavalli devono seguirlo e deve quindi saper valutare l’azione degli altri cavalli nel gruppo.

Il cavaliere al centro del gruppo, ha il compito dei seguire il capogruppo e quindi colui che esercita l’impulso sulla massa che segue il cavallo di testa. Questo cavaliere deve dare elasticità al gruppo, deve saper attutire i contrasti che possono propagarsi all’interno della massa, specie nelle girate, nei dislivelli e sugli ostacoli. Deve saper prevedere l’azione del capogruppo per poterlo assecondare.

I cavalieri sono disposti a forma di “rondine in volo” o come gli stormi negli aerei. I cavalieri meno esperti sono disposti al centro e con loro i cavalli meno sicuri, alle ali infine quelli un po’ più esperti.

Gli obiettivi di ciascun cavaliere sono:

  • Conservare la distanza;

  • Tenere la direzione giusta;

  • Seguire l’itinerario giusto;

  • Girare più o meno largo nelle volte;

  • Tenere la cadenza e l’andatura.

    Il lavoro in compagnia

Salto naturale. Approccio ed esecuzione



Il salto naturale obbliga ai più sensibili cambiamenti di equilibrio. Nel salto il cavallo acquista coraggio, occhio, decisione. Sviluppa il sistema muscolare in quanto sviluppa i fasci muscolari .

salto

Il cavaliere invece consolida e ginnastica il suo assetto. Egli educa la sua azione alla bocca del cavallo.

IL LAVORO ALLE TRE ANDATURE

Assieme all’esercizio al salto si completano a vicenda. Il primo lo facilita (abituando il cavallo a servirsi spontaneamente ed istintivamente dei suoi equilibri), il secondo facilita e sveltisce il lavoro alle tre andature.

Esaminiamo come si comporta il cavallo montato al salto.

salto

In prossimità dell’ostacolo porta il muso in avanti distendendo l’incollatura. Questo movimento, che lo aiuta ad osservare e misurare l’ostacolo, ha grande importanza per l’esecuzione meccanica del salto. Favorisce la contrazione del tronco e il mettere sotto il posteriore. Scatta e lancia in aria la sua massa. Da ciò ne deriva che il cavallo deve compiere liberamente questi movimenti. Di conseguenza il cavaliere deve portare le mani e il busto avanti senza tirare l’imboccatura e senza sollevarsi da terra, esso distende marcatamente l’incollatura facilitando il passaggio del corpo sull’ostacolo (effetto bilanciere).

Il cavaliere non deve avere nessuna premura nel raddrizzarsi ma deve rimanere con le mani avanti. Quando il cavallo poggia le quattro zampe a terra, allora il cavaliere può riprendere l’assetto iniziale in armonia con l’azione del cavallo. “Andare insieme durante il salto ed assecondarlo”.

E’ importante sapere che nel salto si potranno ottenere risultati tanto maggiori quanto più sarà la confidenza che si sarà riuscita ad ispirare al cavallo, liberandolo sin dall’inizio dell’Addestramento da ogni timore, sofferenza e fatica. Equilibrio. Ostacoli. Equilibrio – vita in maneggiosalto

La lotta agli insetti: un dramma estivo!

Sogniamo tutto l’anno cieli blu, giornate lunghe e passeggiate mozzafiato. Sogniamo vita al paddock a godersi la libertà. Ma in realtà vediamo sciami di mosche, tafani e zanzare. Queste fanno impazzire sia i cavalli che i proprietari. Gli insetti sono una realtà sgradevole e pericolosa. Possono veicolare patologie gravi oltre che causare dermatiti stagionali. Ma qualche palliativo esiste!

IN BOX.

La prima regola è l’igiene. Gli insetti amano lo sporco quindi eliminiamolo! L’urina e le feci stagnanti attraggono gli insetti per deporvi le uova. Di conseguenza è bene cambiare spesso la lettiera. Il box va svuotato e lavato una volta a settimana. Meglio ancora se cospargiamo il fondo con della calce disinfettante.

NELLE AREE COMUNI.

Le ragnatele sono un aiuto importante nella lotta agli insetti. I ragni li catturano e li mangiano. Tuttavia limitiamoci quindi a togliere via solo quelle disabitate! Occorre spazzare via lo sporco sul pavimento durante il grooming. Il corridoio della scuderia va spazzato sempre. Evitiamo qualsiasi deposito di acqua. Le zanzare in particolare amano l’acqua ferma! La letamaia inoltre deve essere situata lontana dai box. 

AL PADDOCK.

Anche nei paddock le fiande vanno rimosse spesso. Questo per non attirare insetti e limitare i parattiti . Cerchiamo di tenere il cavallo sempre pulito e lavato. Di conseguenza sporco e sudore attraggono molto gli insetti. 

Di grande aiuto sono le coperte a rete, le cuffie, i cuffioni o le maschere. Questo tipo di “vestiario per cavalli” è in tessuto a rete che protegge senza scaldare. Coprono il corpo, la testa, le orecchie o altre zone del corpo dell’animale in cui è particolarmente infastidito. Durante il lavoro, per cavalli particolarmente sensibili, si possono utilizzare dei frontalini a frange per proteggere gli occhi o delle retine per il naso. Coda e criniera vanno tenute lunghe e sciolte: sono il rimedio che madre natura ha donato ai cavalli per proteggersi dagli insetti!

Ci sono poi prodotti da applicare sul pelo del cavallo. Quelli naturali sono a base di citronella, geranio, rosmarino, timo, menta, melissa, aceto di uva o di mele, essenze molto sgradite agli insetti. Le soluzioni chimiche in commercio, invece, sono a base di piretroidi e permetrine, sotto forma di spray, stick, shampoo, polvere,… Evitiamo il contatto con ferite e abrasioni, genitali, mammelle, muso, occhi e naso del cavallo.

In scuderia, oltre alla pulizia possiamo aiutarci con carte moschicide, trappole, lampade o prodotti repellenti e insetticidi da posizionare in diversi punti. Qualche bel vaso di gerani o di rosmarino oltre che repellere, rende anche la scuderia più bella! Se scegliamo dei prodotti chimici teniamoli lontani dall’accesso a persone e animali ed evitiamo che contaminino cibo e bevande.

Come regolare la testiera sulla testa del cavallo

La testiera fascia la testa del cavallo, il cannone agisce sulla bocca, di conseguenza, è importante che siano della misura adatta al nostro cavallo, che siano posizionati correttamente, in modo da evitare inutili sofferenze all’animale.

E’ importante scegliere un cannone della lunghezza giusta. Tuttavia, se è corto il punto dove sono inseriti gli anelli, può pizzicare le labbra, procurare piaghe e vesciche, sbattere sui denti e tirare troppo sulle commessure labiali; se è lungo si appoggia troppo in basso nella bocca, urtando contro i denti e le barre, inoltre si muoverà troppo in bocca e il cavallo, di conseguenza non sentirà il contatto con le redini. 

MISURAZIONE

Per misurare correttamente il cannone, esiste uno strumento adatto: un filetto rigido, su cui sono indicati i centimetri, provvisto di due rondelle laterali, che si allargano o stringono per prendere la misura esatta. Tuttavia, la misura del cannone, si prende tra i punti in cui incontra gli anelli, o le aste degli anelli. Per capire se la misura è corretta, basta infilare un dito fra le labbra e gli anelli, su ogni lato e verificare che ci stiano comodamente.

SCELTA

Per quanto riguarda la scelta della misura della testiera, possiamo fare riferimento a quella della capezza, oppure farci prestare testiere di diverse misure, fino a trovare quella adatta al nostro cavallo. Di conseguenza, una volta scelta la testiera, dobbiamo adattarla alla testa del nostro cavallo. Facciamogliela indossare senza morso, spostiamo i montanti nei vari buchi per regolarla al meglio. La lunghezza dei montanti è giusta, quando sulle commessure labiali si crea una piega di pelle, aggiustiamo poi il frontalino e il sovraccapo, in modo che non diano fastidio alla orecchie, controlliamo che la testiera sia dritta.

Passiamo quindi alla capezzina, la striscia di cuoio, che serve a tenere più ferma la testiera, ad impedire che il cavallo apra troppo la bocca. Infine, tra questa e la base dell’osso dello zigomo, devono passare due dita. Molti stringono troppo la capezzina, impedendo al cavallo di muovere la bocca, strizzandogli il naso, impedendo un’ottima respirazione e creando danni fisici e psicologici. Secondo il regolamento internazionale dell’ISES, la capezzina deve essere sempre larga da permettere al cavallo, di muovere mandibola e lingua. Tuttavia affinché la larghezza sia corretta, tra capezzina e muso devono poter passare due dita, prendendo la misura al centro del naso.

SOTTOGOLA

Il sottogola, è una lunga cinghietta, che va da un’estremità del sovraccapo all’altra, passando sotto la gola del cavallo. Serve per tenere più ferma la testiera. Tra la cinghietta e la gola, devono poter stare 4 dita o un pugno. Il chiudibocca è la parte che completa la capezzina semplice, ma non è indispensabile, serve per tenere chiusa la bocca del cavallo. La raccomandazione, è di allacciarlo in modo che fasci semplicemente il naso, permettendo a due dita di starci comodamente.

Condurre il cavallo alla mano. 10 regole base da rispettare!

Saper condurre un cavallo a mano è uno dei requisiti fondamentali per chi vuole approcciarsi al mondo dei cavalli e dell’equitazione, è la prima cosa da insegnare ad un allievo. 

Per condurre il cavallo a mano con la testiera bisogna osservare delle semplici regole di base:

  1. Innanzitutto, prima di lasciare la scuderia assicuriamoci che la testiera sia ben posizionata, della giusta misura e con tutti i finimenti chiusi correttamente nel rispetto del comfort del cavallo.
  2. Togliamo le redini dal collo del cavallo, per avere maggior sicurezza nella mano.
  3. In linea generale, conduciamo il cavallo a mano sinistra. Dal medioevo è consuetudine maneggiare i cavalli a sinistra (condurli, sellarli, montarli), questo perchè i cavalieri portavano la spada sul fianco sinistro ed in questo modo tutti i movimenti erano facilitati. 
  4. Afferriamo entrambe le redini con la mano destra a circa 20 cm dalla bocca del cavallo. Per permettere lo scorrimento veloce delle redini nella mano se necessario, possiamo infilare l’indice tra le due redini.
  5. Con la mano sinistra teniamo la restante lunghezza delle redini per evitare che tocchino terra e si attorciglino tra le gambe nostre o del cavallo.
  6. Posizioniamoci all’altezza della spalla sinistra del cavallo o al massimo all’altezza della parte terminale del collo, ma non facciamoci mai sorpassare. In questo modo si insegna al cavallo il rispetto e l’educazione verso l’uomo, stabilendo i ruoli di gerarchia.
  7. Teniamo lo sguardo mobile, vigile e lontano in modo da accorgergi preventivamente di pericoli che potrebbero spaventare il cavallo, costringendolo a movimenti repentini che potrebbero farci scappare di mano le redini.
  8. Camminiamo con passo deciso insieme al cavallo, cercando di procedere allo stesso ritmo ma lasciando che lui possa camminare spontaneamente senza essere trattenuto ne trascinato dalla mano.
  9. Utilizziamo la voce per invogliare il cavallo a camminare o per aumentare l’andatura, o al contrario per tranquillizzarlo e rallentarlo. La voce e il suo tono è fondamentale a trasmettere al cavallo il giusto stato d’animo, che dovrà essere di serenità, calma e fiducia.
  10. Dobbiamo sempre trasmettere al cavallo fiducia, serenità e sicurezza, deve fidarsi di noi e seguirci in tutto.

Le regole per la conduzione del cavallo con la capezza sono le stesse. Con la testiera si ha un controllo maggiore sul cavallo, ma non lasciamoci spaventare, la nostra postura e atteggiamento ci permettono sempre di averne il controllo.

Se conduciamo il cavallo dietro ad altri è di fondamentale importanza mantenere la distanza di sicurezza, che corrisponde mediamente a 3 metri, la lunghezza di un cavallo. La distanza di sicurezza deve essere rispettata anche nel caso in cui ci troviamo a fianco di un altro cavallo. Il cavallo potrebbe spaventarsi ed avere reazioni vigorose, in questo modo evitiamo di fare e farci male.

 

© foto concesse da Antonella Urbano – Equitazione Tenuta Pedale

il materiale del morso: per tutti i gusti!

Il morso è il mezzo con cui le mani del cavaliere comunicano con la bocca del cavallo. Per poter lavorare con serenità, il cavallo deve stare comodo nel suo morso e questo dipende sia dalla forma del morso che dal materiale con cui è costruito. Il nostro compito è quello di capire qual è il morso più consono al nostro cavallo.

ACCIAIO: solido e durevole, non si deforma, non si sbecca, non arrugginisce. I morsi in acciaio possono essere pieni o vuoti, cambiando molto di peso. L’acciaio in bocca, inizialmente è freddo, poi prende la temperatura della bocca del cavallo.

RAME: materiale molto duttile e facilmente deformabile, può formare punte o spigoli che nuocciono alla bocca del cavallo, perciò solo il cannone o gli inserti del morso vengono rivestiti in rame. Il rame, a contatto con l’umido della bocca, crea una reazione chimica che fa aumentare la salivazione e rende il sapore piacevole per i cavalli. C’è poi l’ottone, una lega di rame e zinco, più morbido e meno deformabile che stimola comunque la salivazione.

FERRO: materiale piuttosto malleabile che arrugginisce facilmente, creando una patina sottile molto gradita ai cavalli che lo masticano molto producendo tanta saliva.

AURIGAN: lega di diversi metalli di esclusiva produzione dell’azienda tedesca Sprenger. Ossida facilmente, favorisce la salivazione, ha un sapore molto piacevole.

TITANIO: indistruttibile e molto leggero, totalmente anallergico e antibatterico, refrattario ai campi magnetici. Il titanio è un cattivo conduttore di calore, per cui in bocca al cavallo risulta fresco, inoltre stimola la salivazione ed ha un sapore gradevole.

GOMMA: il morso in gomma viene utilizzato come alternativa soft ai metalli, ma non sempre è così poichè stimola poco la salivazione e crea attrito sulle mucose. E’ un materiale morbido, ma col tempo la gomma secca ed indurisce. I cavalli si appoggiano volentieri a questo tipo di morso perchè non temono di sentire il dolore, cercando volentieri le mani del cavaliere, rilassando mandibola, collo e schiena di conseguenza.

NATHE: è un brevetto di morsi famosissimi e molto apprezzati in tutto il mondo. Molto apprezzate dai cavalli, sono realizzate in gomma rigida bianca, che riveste un filo d’acciaio. Hanno azione molto dolce, sono robuste e resilienti.

HAPPY MOUTH: morsi in plastica poliuretanica rigida, con un’anima in metallo. Molto resistente ma flessibile e snodabile, spesso sono aromatizzate.

CIUCCI: morsi denominati ciucci perchè solitamente sono in gomma azzurra morbidissima. Sono quadrati, per renderli leggermente severi, estremamente flessibili e piacevoli per i cavalli. La gomma utilizzata è refrattaria ala calore, quindi rimane fresca in bocca.

CUOIO: materiale morbido, che però indurisce e si crepa quanto più rimane a contatto con la saliva, perciò la maggior parte dei morsi sono solo ricoperti in cuoio.

I fieni: alimento base per i cavalli

I fieni sono raccolti dopo essiccazione prolungata al sole (fienagione) o per ventilazione artificiale fredda o riscaldata. Il valore nutritivo del fieno è inferiore rispetto all’erba verde di prato, tuttavia è l’alimento più utilizzato nelle scuderie: l’utilizzo è molto comodo, il valore nutritivo è buono, lo stato di conservazione è facile, i rischi associati all’assunzione sono bassi.

I fieni si suddividono in fieni di graminacee (foraggi di prati naturali) e fieni di leguminose (erba medica in particolare). Le graminacee sono raccolte per la prima volta (1° fieno) allo stadio di spigatura: il 50% delle piante ha le spighe fuoriuscite dalla loro guaina. Per le leguminose, va scelto lo stadio di germogliamento quando il 50% delle piante ha i germogli fioriti. Il secondo taglio (2° fieno) deve essere raccolto dopo 6-7 settimane di ricrescita in entrambi i casi.

 GRAMINACEE

 LEGUMINOSE

I fieni somministrati ai cavalli, generalmente sono composti da più specie di piante: fieno di prato temporaneo di una specie di graminacee, oppure una specie di graminacee e una specie di leguminose, oppure i fieni di prato artificiali di una sola specie di leguminose. Dai prati composti da un solo tipo di erba (ad esempio, erba medica) si ottengono fieni monofiti, mentre da quelli permanenti si ottengono fieni polifiti. Nelle nostre scuderie, il fieno normalmente più presente è il “fieno di prato polifita di primo taglio”, cioè quello tagliato in maggio (questo fieno è detto anche maggengo), quando il prato è rigoglioso e sono presenti, in grandissima percentuale, le graminacee. Nei tagli successivi (in agosto e settembre) aumenterà la percentuale di leguminose e, con essa, la quantità di proteine, diminuirà invece la percentuale di fibra. Questo fieno è ricco di fibra, povero di proteina e di calcio, ma gradito al cavallo.

Il cavallo si auto-regola abbastanza bene rispetto al consumo di fieno. In generale, diete molto povere di fieno sono destinate ai cavalli sportivi, garantendo sempre un minimo di 4 – 5 kg  di fieno al giorno. Nei cavalli da concorso si arriva a 7, suddivisi in almeno due somministrazioni. Nelle fattrici allattanti si arriva a 10 ed oltre.

 

 

 

 

 

 

Dei buoni fieni devono essere verdi, avere odore deciso e gradevole, essere poco polverosi e non devono contenere corpi estranei (terra, sassi, rametti). Il colore ci parla della conservazione: fieni più recenti mantengono il colore verde della clorofilla, che sbiadisce verso il giallo (anche all’interno delle balle di tutti i tipi) con il tempo. Un colore grigiastro indica una cattiva conservazione, come le macchie marroni o nere, macchie bianche sono sintomo di presenza di muffe; questi fieni possono provocare turbe digestive ai cavalli che li assumono.

L’odore è pure importante: i fieni nuovi hanno un caratteristico aroma fragrante, mentre i fieni di erba medica di migliore qualità hanno quasi il profumo del tabacco. Al contrario, è facilmente identificabile l’odore di muffa: le spore fungine, sono responsabili delle “bronchiti croniche ostruttive” dei cavalli (bolsaggine). I fieni polverosi o con presenza di terra, se scossi, rivelano il loro contenuto sotto forma di nebbia di vario colore; i fieni contenenti erbe di fosso sono spesso taglienti, per i bordi acuminati delle foglie delle stesse erbe; infine, i fieni troppo secchi, facili da sbriciolare, sono poco graditi ai cavalli e possono provocare irritazioni dell’apparato digerente.

Non esiste un fieno da preferire sempre. Il consiglio migliore che si può fornire è quello di non cambiare spesso e/o bruscamente il tipo di fieno: questo certamente comporta problemi, perché i microrganismi dell’intestino del cavallo sono, per così dire, abitudinari, e mal sopportano i cambiamenti continui. Un secondo buon consiglio è quello di preferire un fieno sano rispetto ad un fieno ricco: un fieno povero può essere la base per una alimentazione corretta, basta aggiungere un buon mangime; al contrario, un fieno che non sia sano (ad esempio, polveroso od ammuffito) darà sempre problemi.

La digestione degli alimenti nel cavallo

La digestione è definita come la serie di processi meccanici, enzimatici e microbiologici che determina la conversione dei principi nutritivi della dieta in metaboliti diffusibili e assimilabili. Essa è attuata principalmente da enzimi che vengono versati nel lume dell’apparato digerente dalle ghiandole ad esso annesse (pancreas, fegato); tuttavia, non minore importanza riveste nella digestione dei foraggi ricchi di cellulosa, il ruolo svolto dai batteri saprofiti. I processi meccanici legati alla digestione hanno invece il compito di assicurare la più efficace azione degli enzimi digestivi e l’assorbimento nel sangue dei prodotti derivati dalla loro attività, oltre a quello di contribuire all’espulsione dei materiali non digeriti con le feci.

Il cavallo è un erbivoro. Il suo apparato digerente si caratterizza per uno stomaco poco voluminoso ed un intestino ben sviluppato comprendente due parti: l’intestino tenue ed il grosso intestino.

Risultati immagini per anatomia cavallo digerente

L’inizio della digestione è caratterizzato esclusivamente da eventi meccanici consistenti nella prensione dell’alimento, nella sua masticazione e nella deglutizione del bolo, una mescolanza di alimento e saliva che, attraverso l’esofago, viene inviata nello stomaco. I cavalli hanno labbra estremamente mobili e sensibili, che rappresentano le strutture prensili principali con cui l’animale assume l’alimento. Al pascolo il cavallo retrae le labbra permettendo ai robusti incisivi di tranciare l’erba alla base, la lingua poi la conduce sotto le arcate molari. In bocca gli alimenti subiscono la masticazione; questo processo meccanico serve a sminuzzare e triturare il cibo per aumentarne la superficie e facilitare l’azione idrolizzante degli enzimi digestivi. A ciò si accompagna l’umidificazione da parte della saliva (insalivazione), che contribuisce al rammollimento del cibo, alla formazione del bolo e alla sua lubrificazione, importanti ed indispensabili per la deglutizione ed una buona digestione.

La deglutizione è l’atto mediante il quale il bolo alimentare passa dalla bocca, attraverso faringe ed esofago, direttamente nello stomaco. I movimenti della bocca e della lingua convogliano il bolo fra la base della lingua e il palato duro, attivando dei recettori sensoriali neuronali che permettono la contrazione dei muscoli implicati nell’atto deglutitorio. 

Lo stomaco ha una capacità molto limitata di circa 15-18 litri; esso si riempie solo per due terzi, ma si svuota lentamente in rapporto al consumo di alimenti e all’attività fisica. Alla fine del pasto, lo stomaco si chiude ermeticamente, impedendo ogni possibilità di vomito. Nello stomaco l’alimento è sottoposto ad una prima serie di processi demolitivi ad opera di enzimi prodotti da particolari ghiandole, che vanno sotto il nome di “digestione gastrica”. La digestione gastrica riguarda solo piccole frazioni dei costituenti alimentari, in particolare nel caso di consumo di alimenti voluminosi. La cellulosa subisce un inizio di digestione che, nel caso di razione ricca in parti finemente frantumate, può favorire il meteorismo. Le sostanze azotate degli alimenti subiscono un principio di trasformazione che facilita la successiva digestione intestinale. La digestione degli altri costituenti alimentari invece, è molto limitata (glucidi) o nulla (grassi, minerali).

 

Dallo stomaco, grazie a riflessi motori, umorali e neuronali, l’alimento viene spinto nella prima parte dell’intestino, il tenue (duodeno, digiuno, ileo). L’intestino tenue è lungo da 16 a 24 metri, ma il passaggio degli alimenti non dura che da 1 a 2 ore. Gli zuccheri, il lattosio e l’amido, le sostanze grasse e quelle azotate, sono in gran parte digerite grazie all’azione di enzimi prodotti dal pancreas, dal fegato e dalla parete intestinale; essi forniscono all’animale degli elementi nutritivi energetici (glucosio, acidi grassi a lunga catena,…) o proteici (amminoacidi,…). Una parte importante dell’azoto non proteico, in particolare l’urea ingerita, è assorbita molto prima di giungere al grosso intestino e va ad aggiungersi all’urea già presente nel sangue, venendo poi parzialmente escreta dal grosso intestino o eliminata con l’urina, allorché l’apporto azotato alimentare ecceda rispetto ai fabbisogni dell’animale. I minerali sono assorbiti soprattutto nell’intestino tenue, salvo il fosforo che viene assorbito successivamente nel colon.

Dal piccolo intestino, l’alimento passa nell’intestino crasso (cieco, colon, retto), il compartimento più voluminoso del tubo digerente del cavallo, la cui capienza varia dai 180 ai 220 litri. Esso è sempre pieno e contiene i residui della digestione enzimatica degli alimenti, che vi soggiornano dalle 24 alle 48 ore. L’intestino crasso racchiude una popolazione microbica importante e molto attiva che trasforma, nel corso di un processo di fermentazione, i costituenti degli alimenti non digeriti nel tenue in elementi nutritivi. La digestione microbica produce, a partire dalla fibra vegetale e da una piccola frazione di glucidi di riserva, elementi nutritivi energetici (acidi grassi volatili), che possono fornire fino a 2/3 dell’energia totale assorbita nel tubo digerente. Il suo interessamento nella digestione di frazioni azotate resta debole, infatti l’ammoniaca che vi arriva viene utilizzata dai batteri per la sintesi di nuove proteine in caso il cavallo ne assuma poche dall’alimentazione, altrimenti viene espulsa. Attenzione però, dosi elevate di ammoniaca, urea o sali ammoniacali provocano intossicazione! 

La defecazione é l’ultimo step digestivo, è un riflesso con il quale l’animale espelle dal canale alimentare il materiale indigerito e i prodotti di escrezione dell’intestino. Le feci dei cavalli risultano bene compatte e formate poichè hanno un contenuto in acqua del 68 % circa. Un cavallo produce 15-20 Kg di feci al giorno.

L’intervento di castrazione

La castrazione è una pratica molto antica che non fa parte di tutte le culture equestri (è diffusa soprattutto in Europa) e probabilmente deve la sua diffusione all’uso del cavallo nel lavoro agricolo, per cui si preferiva utilizzare animali docili e pazienti, più adatti allo sforzo fisico e che non avessero reazioni imprevedibili. Dove si utilizzava il cavallo per la guerra la castrazione era meno diffusa.

In Spagna, dove esiste una delle più antiche ed elaborate culture equestri, la castrazione dei cavalli è poco diffusa; in particolare, nei cavalli Andalusi, la castrazione non viene minimamente considerata poichè si è sempre proceduto alla selezione dei soggetti più docili. Presso le popolazioni arabe e del Nordafrica nessun animale viene castrato, anzi, montare un cavallo castrato è sinonimo di vergogna.

Già 45 giorni dopo il concepimento i testicoli si formano in sede intraddominale, dopo la nascita scendono nello scroto attraverso il canale inguinale. Tale collocazione dei testicoli è necessaria alla loro termo-regolazione, poichè se esposti a temperature troppo alte o troppo basse, gli spermatozoi morirebbero; infatti, grazie a dei muscoli particolari, i cavalli sono in grado di avvicinare o allontanare i testicoli dal corpo. Oltre alla produzione di spermatozoi per la riproduzione, i testicoli hanno anche la funzione di secernere degli ormoni che regolano sia lo sviluppo corporeo che gli aspetti caratteriali.

Lo stallone è tendenzialmente meno docile, più aggressivo e imprevedibile, ma se si arriva a controllare questa esuberanza incanalandola nel lavoro e nell’addestramento, scopriremo un lato affettivo che ci stupirebbe, poichè gli stalloni sono notoriamente più padronali. La castrazione provoca profonde modificazioni nell’equilibrio psico-fisico del cavallo che vi è sottoposto: il suo interesse per il mondo esterno si limita al cibo ed alla sopravvivenza, molto scarsa la curiosità per quanto lo circonda, in tutte le sue azioni manca la carica. Cambia anche la forma fisica con forme fisiche più simili a quelle della femmina ed una maggiore tendenza ad ingrassare; infatti i cavalli da carne vengono castrati per avere un più rapido incremento ponderale.

Vi sono però circostanze in cui la castrazione è inevitabile, come nei casi di criptorchidismo, versamenti, ferite o tumori, ma anche in seguito a malattie veneree o gravi difetti comportamentali. L’età giusta per effettuare l’intervento di castrazione è dai 2 ai 2 anni e mezzo; se fatta troppo precocemente può influire negativamente sullo sviluppo del puledro, se fatta troppo tardivamente risulterebbe inutile nei casi in cui venga effettuata per moderare il carattere del cavallo.

La chirurgia moderna ha messo da parte i metodi cruenti utilizzati in passato per rendere questa pratica meno traumatica per il cavallo. Si può ricorrere ad un’anestesia totale con il cavallo coricato, o un’anestesia locale con sedativi e il cavallo in piedi. Il veterinario incide lo scroto, lega i cordoni testicolari ed asporta i testicoli. Anche se il decorso operatorio non risulta essere particolarmente problematico, il periodo che segue l’intervento è molto delicato per il cavallo a causa delle modificazioni ormonali, per cui appare triste e abbattuto e pertanto è bene non sottoporlo a lavori gravosi per 2 – 3 mesi.