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L’assetto in sella: posizione corretta

L’assetto, in sella, viene definito come la postura corretta da tenere quando montiamo a cavallo. Mantenere un buon assetto è la base per una corretta equitazione che non gravi sulla schiena del cavallo e che ci permetta di comunicare al meglio con lui.

Per capire quale sia la posizione corretta prendiamo in considerazione due linee immaginarie. La prima va dalla bocca del cavallo ai gomiti del cavaliere, che dovranno essere rilassati e aderenti al busto, se la posizione delle braccia è corretta questa linea dovrà essere retta. La seconda linea immaginaria aiuta a capire se la posizione seduta è corretta; dovrà quindi attraversare verticalmente orecchio, spalla, anca e tallone del cavaliere.

Consigli utili:

  • siedi abbastanza avanti sulla sella in modo da abbracciarla bene con le cosce.
  • le gambe devono cadere lungo i fianchi del cavallo con il ginocchio aderente alla sella, fino ad appoggiare il piede sulla staffa.
  • il piede deve essere infilato nella staffa solo con la punta e deve rimanere parallelo al fianco del cavallo col tallone abbassato.
  • il bacino deve spingere in avanti e il busto deve rimanere eretto, perpendicolare alla schiena del cavallo,
  • testa dritta e sguardo in avanti che fissa il punto a cui arrivare.
  • il braccio deve cadere dritto fino al gomito, con la spalla rilassata e poi piegarsi in avanti in direzione del collo del cavallo per impugnare le redini all’altezza del garrese.
  • le redini entrano tra l’anulare e il mignolo ed escono tra indice e pollice; il pollice va tenuto in alto e piegato sopra la redine in uscita; i palmi delle mani devono guardarsi ed essere distanziati tra loro di 15-20 cm.

Mantenere la corretta postura in sella per tutto il tempo della lezione spesso risulta ai nuovi cavalieri difficoltoso. I cavalieri più giovani possono faticare poiché non hanno la muscolatura del tutto sviluppata, con un buon allenamento e col tempo diventerà sempre più facile. Ciò permette di cavalcare meglio, di gravare meno sul cavallo, ed anche di accusare un minor affaticamento muscolare. Un valido aiuto può essere farci scattare delle fotografie mentre siamo in sella, magari sia ad inizio lezione che nelle fasi finali, in questo modo saremo in grado di valutare oggettivamente la correttezza della nostra postura e gli errori che commettiamo via via che ci rilassiamo.

 

 

Aiuti: un importante mezzo di comunicazione!

Gli aiuti servono a comunicare con il cavallo, facendogli capire ciò che vogliamo che lui faccia. Il cavallo ha un’ottima attitudine all’apprendimento, quindi sarà ben disposto ad eseguire i comandi se riuscirà a capirli chiaramente. Attraverso aiuti precisi capirà bene cosa gli si sta chiedendo!

Si parla di aiuti naturali per i movimenti di gambe e mani, assetto e voce. Gli aiuti artificiali sono invece le attrezzature supplementari che si utilizzano per enfatizzare il comando, come frustino e speroni.

L’aiuto più importante sono le gambe, che danno indicazioni attraverso la posizione e la pressione. La pressione può essere costante, per tenere sempre sotto controllo il cavallo, o a colpetti per dare un comando ben più preciso. La posizione delle gambe prende come riferimento il sottopancia e, rispetto ad esso, può essere in linea o dietro: indietreggiare le gambe serve a controllare il treno posteriore del cavallo, allinearle al sottopancia serve ad incoraggiare il movimento.

L’assetto è molto importante! Portare il peso in avanti incoraggia il cavallo ad accelerare, portarlo indietro lo rallenta. La scioltezza del cavaliere trasmette al cavallo serenità e lo aiuta nel movimento senza pesare troppo sulla sua schiena.

Le mani devono essere usate sempre con molta leggerezza, senza infastidire troppo la bocca del cavallo. Eseguiamo sempre movimenti fluidi e non bruschi per non provocare dolore al cavallo e spaventarlo. Allentare le redini dopo che il cavallo ha svolto correttamente l’esercizio richiesto sarà una ricompensa più che gradita! Se gambe e assetto sono utilizzati correttamente, l’uso delle redini alle volte può risultare superfluo.

Anche la voce può aggiungere qualcosa agli aiuti, soprattutto se si insegna al cavallo ad abbinare un determinato suono ad un comando. Parliamo anche con il nostro cavallo, magari ci capisce!

 

L’uso degli speroni deve essere limitato a cavalieri più esperti! Bisogna considerare gli speroni come un prolungamento della nostra gamba e quindi tenere conto della loro lunghezza per appoggiarli delicatamente al fianco del cavallo ed esercitare la giusta pressione senza procurare dolore e ferite al cavallo.

Il frustino deve essere uno strumento da utilizzare solo come stimolo al cavallo e per dare autorità alla voce del padrone, e non come un mezzo per torturare l’animale per spingerlo oltre le sue possibilità. Durante la fase dell’addestramento il frustino o la frusta potranno essere il mezzo con quale impartire i comandi e ricordare all’animale ritmi e pause. Da adulto poi, il frustino potrà anche essere completamente lasciato a casa!

 

L’azione del peso del corpo, o dell’assetto

L’azione del peso del corpo, si addice perfettamente per i vari generi di istruzione del cavallo. Per il lavoro di scuola è leggermente modificato, i movimenti del peso del corpo del cavaliere, che non devono mutare l’assetto, devono essere coordinati armonicamente alle azioni delle mani e delle gambe e rendono queste più pronte ed efficaci.

    II busto e appena inclinato in avanti, da fermo. E’ un po’ più inclinato al passo (è errato sedersi diritti come su di una poltrona, riposando forse se stessi, ma non il cavallo e le sue reni);lo è maggiormente, al trotto, alla quale andatura il cavaliere non si distacca, ma si lega al cavallo con il giocare delle articolazioni del ginocchio, fermo ma non fisso alla sella e dell’anca. dressage-donnaIl busto devo articolarsi in essa , mentre le reni, tenute e non spinte in avanti, specie se con sforzo, costituiscono nella lora elasticità il mezzo piu efficace per non contrastare in alcun modo il cavallo, in qualsiasi circostanza. Al galoppo il busto è ancora piu inclinato e leggermente sollevato dalla paletta della sella e più ancora nella partenza nelle celeri andature, nel salto ed in quei spostamenti che richiedono maggior libertà delle reni e del dorso. Può raddrizzarsi  con il cavallo che galoppi tranquillo, con quello che mostri indecisione o riluttanza ad avanza­re, e quando si tratti di sussidiare l’azione del braccio net trattenere il cavallo che tiri sulla mano.cascina-monvicino-1 La sua azione consiste negli spostamenti del suo centro di gravità e dipende dall’equilibrio che il cavaliere ha in sella. II peso del corpo non ha azione diretta, al pari della mano e delle gambe, per infondere la volontà del cavaliere al soggetto ma, unito a questa, ne facilita l’azione e mai is contraria o distrugge. Spostato avanti asseconda nell’avanzare, nel trattenere, nel modificare l’andatura e in cadenza, nel girare, nell’appoggiare, nel retrocedere, spostandosi più o meno nel girare anche lateralmente. La sola azione del peso del corpo, con il cavallo perfettamente addestrato è perciò sensibile alle minime azioni del cavaliere e può bastare a determinare l’obbedienza del cavallo a quanta il cavaliere gli richiede.karlformyspace

Il peso del corpo non deve mai essere spostato indietro con il rovesciare it busto, per non gravare sulle reni e conseguentemente per non disturbare is trasmissione del propulsori ed il gioco della spina dorsale.

Lavoro e Addestramento – Sessione giornaliera

Ogni sessione di lavoro giornaliera, solitamente, si compone di tre parti principali:

  1. Lavoro preparatorio.
  2. Una breve e progressiva ripetizione di esercizi già conosciuti dal cavallo a cui facciano riferimento i nuovi.
  3. lavoro per rimettere il cavallo tranquillo e ridargli confidenza.

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la fase preparatoria viene iniziata al passo, in modo che il cavallo cammini con l’incollatura distesa, cominciando con movimenti larghi e dandogli tranquillità con carezze sull’incollatura.

Dopo qualche minuto, lo si inizia a far trottare, sempre con l’incollatura distesa, senza chiedergli nulla, in tutta la sua naturalezza.

Devono bastare la voce e le carezze per evitare qualsiasi forma di annervamento. Si continua per alcuni minuti in questo lavoro di riscaldamento e scioglimento muscolare e lo si fa trottare per le due mani. Nel caso in cui il cavallo durante questo lavoro compisse qualche rallegrata è bene non disgustarlo con tirate di redini o maltrattamenti. Occorre lasciargli massima libertà e richiamarlo solo con carezze e voce.

La libertà di incollatura, di bocca e di reni sono indispensabili al cavallo per fargli capire, anche se montato, che può lavorare in libertà e scioltezza e il cavaliere non lo contrasterà mai nei suoi cambiamenti naturali. La durata del lavoro preparatorio dipende da soggetto a soggetto in base all’età e al carattere del cavallo.

In ogni caso non si dovrà cercare mai la calma del cavallo nella stanchezza.

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Dopo il lavoro preparatorio, si passa alla ripetizione degli esercizi appresi il giorno precedente ed all’esecuzione di nuovi, previsti dal programma. Questi devono essere sempre affini a quelli fatti il giorno precedente e devono essere impartiti con una certa gradualità (dal passo al galoppo).

Se il cavallo è tendenzialmente vivace, lo si porta sempre al passo o “spento”; al contrario se freddo, ci si concentra su andature un po’ più elevate.

Si introducono arresti, sterzate, cambi di mano, indietreggiamenti, con l’obiettivo di accorciare i tempi di reazione.

Al termine del lavoro in piano si passa al lavoro ad ostacoli, sempre rispettando le progressioni. Tutto questo affinché il cavallo sia leggero e sensibili ad ogni movimento e in quel leggero e costante appoggio alla mano, chiamato giusto appoggio.

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Questo rientra nei requisiti essenziali per il sistema di equitazione naturale. Se il cavallo lavora non montato si mira a far si che sia costantemente e naturalmente equilibrato.

 

Il lavoro alla corda

Il lavoro alla corda è erroneamente considerato come un gesto semplice per stancare il cavallo. In realtà la sua funzione è importantissima per gli scopi che permette di realizzare nell’istruzione e per i risultati che si possono ottenere in particolari fasi dell’addestramento.

 

lavoro alla longia

Esso può essere impiegato nelle seguenti fasi:

  • durante l’addestramento, in particolar modo nei puledri, con applicazioni metodiche e graduali, senza forzature, per non incorrere nel rischio di mettersi il cavallo contro;
  • nel riaddestramento di cavalli viziati, in quanto si cerca, in uno stato di quasi libertà, di togliere ogni forma di cattivo addestramento;
  • rendere il cavallo più equilibrato ed elastico;
  • per concorrere all’addestramento del cavallo da salto, in quanto, non avendo il peso del cavaliere riesce bene a farsi l’occhio tra ostacolo e terreno.longhina salto

Gli attrezzi sono costituiti da un capezzone con longia e da una frusta.

Per i cavalli con i quali si inizia la prima volta questo esercizio, è bene compiere queste azioni in un luogo chiuso, raccolto o in una locazione tranquilla e appartata. Sarà meglio ripetere il lavoro per qualche giorno, nello stesso luogo in quanto i cavalli apprendono per memoria visiva.

Vanno utilizzati sempre gli stessi mezzi e lo stesso tono di voce. Gli esercizi devono essere equamente suddivisi per mano destra e sinistra. Solo quando il cavallo inizierà a rispondere a questo addestramento si potranno cambiare luoghi o inserire altri comandi.

Il capezzone è una forte cavezza in cuoio o tessuto rigido, formato da una testiera con sguance, sottoganasce, nella parte anteriore un arco semirigido. L’arco deve posarsi sul dorso del naso, a 4 dita dalle narici ed in modo che passi un dito tra esso e il naso. Il sottogola non dev’essere troppo stretto ne impedire il naturale gioco della testa, mentre il sottoganasce deve impedire che i montanti disturbino gli occhi.

La corda, o longia, è una robusta fune larga dai 4 ai 5 cm e lunga fino a 12 mt; dev’essere leggera in modo da non appesantire la testa del cavallo.

Lavorando a mano sinistra, la longia è tenuta con la mano sinistra e la frusta con la destra: la mano è introdotta nell’occhiello dell’imboccatura e trattiene vari giri di corda, pronti a liberarli man mano che si vuol far allontanare in cavallo. Lavorando a mano destra si inverte tutto.

Durante il lavoro di longhina non tirare mai sulla corda, occorre lavorare naturalmente. E’ importante inoltre rispettare sempre il triangolo: la punta del triangolo corrisponde ai piedi dell’istruttore, un lato corrisponde all’intera lunghezza della corda; la frusta direzionata verso la groppa rappresenta il secondo lato; la lunghezza del cavallo è l’ultimo lato, ovvero la base. È importante che la punta dei piedi non superi le zampe anteriori del cavallo. È indispensabile variare gli esercizi tra passo, trotto e galoppo. Ad ogni lezione non si deve dimenticare di riprendere la lezione precedente.