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Salto naturale. Approccio ed esecuzione



Il salto naturale obbliga ai più sensibili cambiamenti di equilibrio. Nel salto il cavallo acquista coraggio, occhio, decisione. Sviluppa il sistema muscolare in quanto sviluppa i fasci muscolari .

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Il cavaliere invece consolida e ginnastica il suo assetto. Egli educa la sua azione alla bocca del cavallo.

IL LAVORO ALLE TRE ANDATURE

Assieme all’esercizio al salto si completano a vicenda. Il primo lo facilita (abituando il cavallo a servirsi spontaneamente ed istintivamente dei suoi equilibri), il secondo facilita e sveltisce il lavoro alle tre andature.

Esaminiamo come si comporta il cavallo montato al salto.

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In prossimità dell’ostacolo porta il muso in avanti distendendo l’incollatura. Questo movimento, che lo aiuta ad osservare e misurare l’ostacolo, ha grande importanza per l’esecuzione meccanica del salto. Favorisce la contrazione del tronco e il mettere sotto il posteriore. Scatta e lancia in aria la sua massa. Da ciò ne deriva che il cavallo deve compiere liberamente questi movimenti. Di conseguenza il cavaliere deve portare le mani e il busto avanti senza tirare l’imboccatura e senza sollevarsi da terra, esso distende marcatamente l’incollatura facilitando il passaggio del corpo sull’ostacolo (effetto bilanciere).

Il cavaliere non deve avere nessuna premura nel raddrizzarsi ma deve rimanere con le mani avanti. Quando il cavallo poggia le quattro zampe a terra, allora il cavaliere può riprendere l’assetto iniziale in armonia con l’azione del cavallo. “Andare insieme durante il salto ed assecondarlo”.

E’ importante sapere che nel salto si potranno ottenere risultati tanto maggiori quanto più sarà la confidenza che si sarà riuscita ad ispirare al cavallo, liberandolo sin dall’inizio dell’Addestramento da ogni timore, sofferenza e fatica. Equilibrio. Ostacoli. Equilibrio – vita in maneggiosalto

La lotta agli insetti: un dramma estivo!

Sogniamo tutto l’anno cieli blu, giornate lunghe e passeggiate mozzafiato. Sogniamo vita al paddock a godersi la libertà. Ma in realtà vediamo sciami di mosche, tafani e zanzare. Queste fanno impazzire sia i cavalli che i proprietari. Gli insetti sono una realtà sgradevole e pericolosa. Possono veicolare patologie gravi oltre che causare dermatiti stagionali. Ma qualche palliativo esiste!

IN BOX.

La prima regola è l’igiene. Gli insetti amano lo sporco quindi eliminiamolo! L’urina e le feci stagnanti attraggono gli insetti per deporvi le uova. Di conseguenza è bene cambiare spesso la lettiera. Il box va svuotato e lavato una volta a settimana. Meglio ancora se cospargiamo il fondo con della calce disinfettante.

NELLE AREE COMUNI.

Le ragnatele sono un aiuto importante nella lotta agli insetti. I ragni li catturano e li mangiano. Tuttavia limitiamoci quindi a togliere via solo quelle disabitate! Occorre spazzare via lo sporco sul pavimento durante il grooming. Il corridoio della scuderia va spazzato sempre. Evitiamo qualsiasi deposito di acqua. Le zanzare in particolare amano l’acqua ferma! La letamaia inoltre deve essere situata lontana dai box. 

AL PADDOCK.

Anche nei paddock le fiande vanno rimosse spesso. Questo per non attirare insetti e limitare i parattiti . Cerchiamo di tenere il cavallo sempre pulito e lavato. Di conseguenza sporco e sudore attraggono molto gli insetti. 

Di grande aiuto sono le coperte a rete, le cuffie, i cuffioni o le maschere. Questo tipo di “vestiario per cavalli” è in tessuto a rete che protegge senza scaldare. Coprono il corpo, la testa, le orecchie o altre zone del corpo dell’animale in cui è particolarmente infastidito. Durante il lavoro, per cavalli particolarmente sensibili, si possono utilizzare dei frontalini a frange per proteggere gli occhi o delle retine per il naso. Coda e criniera vanno tenute lunghe e sciolte: sono il rimedio che madre natura ha donato ai cavalli per proteggersi dagli insetti!

Ci sono poi prodotti da applicare sul pelo del cavallo. Quelli naturali sono a base di citronella, geranio, rosmarino, timo, menta, melissa, aceto di uva o di mele, essenze molto sgradite agli insetti. Le soluzioni chimiche in commercio, invece, sono a base di piretroidi e permetrine, sotto forma di spray, stick, shampoo, polvere,… Evitiamo il contatto con ferite e abrasioni, genitali, mammelle, muso, occhi e naso del cavallo.

In scuderia, oltre alla pulizia possiamo aiutarci con carte moschicide, trappole, lampade o prodotti repellenti e insetticidi da posizionare in diversi punti. Qualche bel vaso di gerani o di rosmarino oltre che repellere, rende anche la scuderia più bella! Se scegliamo dei prodotti chimici teniamoli lontani dall’accesso a persone e animali ed evitiamo che contaminino cibo e bevande.

Come regolare la testiera sulla testa del cavallo

La testiera fascia la testa del cavallo, il cannone agisce sulla bocca, di conseguenza, è importante che siano della misura adatta al nostro cavallo, che siano posizionati correttamente, in modo da evitare inutili sofferenze all’animale.

E’ importante scegliere un cannone della lunghezza giusta. Tuttavia, se è corto il punto dove sono inseriti gli anelli, può pizzicare le labbra, procurare piaghe e vesciche, sbattere sui denti e tirare troppo sulle commessure labiali; se è lungo si appoggia troppo in basso nella bocca, urtando contro i denti e le barre, inoltre si muoverà troppo in bocca e il cavallo, di conseguenza non sentirà il contatto con le redini. 

MISURAZIONE

Per misurare correttamente il cannone, esiste uno strumento adatto: un filetto rigido, su cui sono indicati i centimetri, provvisto di due rondelle laterali, che si allargano o stringono per prendere la misura esatta. Tuttavia, la misura del cannone, si prende tra i punti in cui incontra gli anelli, o le aste degli anelli. Per capire se la misura è corretta, basta infilare un dito fra le labbra e gli anelli, su ogni lato e verificare che ci stiano comodamente.

SCELTA

Per quanto riguarda la scelta della misura della testiera, possiamo fare riferimento a quella della capezza, oppure farci prestare testiere di diverse misure, fino a trovare quella adatta al nostro cavallo. Di conseguenza, una volta scelta la testiera, dobbiamo adattarla alla testa del nostro cavallo. Facciamogliela indossare senza morso, spostiamo i montanti nei vari buchi per regolarla al meglio. La lunghezza dei montanti è giusta, quando sulle commessure labiali si crea una piega di pelle, aggiustiamo poi il frontalino e il sovraccapo, in modo che non diano fastidio alla orecchie, controlliamo che la testiera sia dritta.

Passiamo quindi alla capezzina, la striscia di cuoio, che serve a tenere più ferma la testiera, ad impedire che il cavallo apra troppo la bocca. Infine, tra questa e la base dell’osso dello zigomo, devono passare due dita. Molti stringono troppo la capezzina, impedendo al cavallo di muovere la bocca, strizzandogli il naso, impedendo un’ottima respirazione e creando danni fisici e psicologici. Secondo il regolamento internazionale dell’ISES, la capezzina deve essere sempre larga da permettere al cavallo, di muovere mandibola e lingua. Tuttavia affinché la larghezza sia corretta, tra capezzina e muso devono poter passare due dita, prendendo la misura al centro del naso.

SOTTOGOLA

Il sottogola, è una lunga cinghietta, che va da un’estremità del sovraccapo all’altra, passando sotto la gola del cavallo. Serve per tenere più ferma la testiera. Tra la cinghietta e la gola, devono poter stare 4 dita o un pugno. Il chiudibocca è la parte che completa la capezzina semplice, ma non è indispensabile, serve per tenere chiusa la bocca del cavallo. La raccomandazione, è di allacciarlo in modo che fasci semplicemente il naso, permettendo a due dita di starci comodamente.

Condurre il cavallo alla mano. 10 regole base da rispettare!

Saper condurre un cavallo a mano è uno dei requisiti fondamentali per chi vuole approcciarsi al mondo dei cavalli e dell’equitazione, è la prima cosa da insegnare ad un allievo. 

Per condurre il cavallo a mano con la testiera bisogna osservare delle semplici regole di base:

  1. Innanzitutto, prima di lasciare la scuderia assicuriamoci che la testiera sia ben posizionata, della giusta misura e con tutti i finimenti chiusi correttamente nel rispetto del comfort del cavallo.
  2. Togliamo le redini dal collo del cavallo, per avere maggior sicurezza nella mano.
  3. In linea generale, conduciamo il cavallo a mano sinistra. Dal medioevo è consuetudine maneggiare i cavalli a sinistra (condurli, sellarli, montarli), questo perchè i cavalieri portavano la spada sul fianco sinistro ed in questo modo tutti i movimenti erano facilitati. 
  4. Afferriamo entrambe le redini con la mano destra a circa 20 cm dalla bocca del cavallo. Per permettere lo scorrimento veloce delle redini nella mano se necessario, possiamo infilare l’indice tra le due redini.
  5. Con la mano sinistra teniamo la restante lunghezza delle redini per evitare che tocchino terra e si attorciglino tra le gambe nostre o del cavallo.
  6. Posizioniamoci all’altezza della spalla sinistra del cavallo o al massimo all’altezza della parte terminale del collo, ma non facciamoci mai sorpassare. In questo modo si insegna al cavallo il rispetto e l’educazione verso l’uomo, stabilendo i ruoli di gerarchia.
  7. Teniamo lo sguardo mobile, vigile e lontano in modo da accorgergi preventivamente di pericoli che potrebbero spaventare il cavallo, costringendolo a movimenti repentini che potrebbero farci scappare di mano le redini.
  8. Camminiamo con passo deciso insieme al cavallo, cercando di procedere allo stesso ritmo ma lasciando che lui possa camminare spontaneamente senza essere trattenuto ne trascinato dalla mano.
  9. Utilizziamo la voce per invogliare il cavallo a camminare o per aumentare l’andatura, o al contrario per tranquillizzarlo e rallentarlo. La voce e il suo tono è fondamentale a trasmettere al cavallo il giusto stato d’animo, che dovrà essere di serenità, calma e fiducia.
  10. Dobbiamo sempre trasmettere al cavallo fiducia, serenità e sicurezza, deve fidarsi di noi e seguirci in tutto.

Le regole per la conduzione del cavallo con la capezza sono le stesse. Con la testiera si ha un controllo maggiore sul cavallo, ma non lasciamoci spaventare, la nostra postura e atteggiamento ci permettono sempre di averne il controllo.

Se conduciamo il cavallo dietro ad altri è di fondamentale importanza mantenere la distanza di sicurezza, che corrisponde mediamente a 3 metri, la lunghezza di un cavallo. La distanza di sicurezza deve essere rispettata anche nel caso in cui ci troviamo a fianco di un altro cavallo. Il cavallo potrebbe spaventarsi ed avere reazioni vigorose, in questo modo evitiamo di fare e farci male.

 

© foto concesse da Antonella Urbano – Equitazione Tenuta Pedale

il materiale del morso: per tutti i gusti!

Il morso è il mezzo con cui le mani del cavaliere comunicano con la bocca del cavallo. Per poter lavorare con serenità, il cavallo deve stare comodo nel suo morso e questo dipende sia dalla forma del morso che dal materiale con cui è costruito. Il nostro compito è quello di capire qual è il morso più consono al nostro cavallo.

ACCIAIO: solido e durevole, non si deforma, non si sbecca, non arrugginisce. I morsi in acciaio possono essere pieni o vuoti, cambiando molto di peso. L’acciaio in bocca, inizialmente è freddo, poi prende la temperatura della bocca del cavallo.

RAME: materiale molto duttile e facilmente deformabile, può formare punte o spigoli che nuocciono alla bocca del cavallo, perciò solo il cannone o gli inserti del morso vengono rivestiti in rame. Il rame, a contatto con l’umido della bocca, crea una reazione chimica che fa aumentare la salivazione e rende il sapore piacevole per i cavalli. C’è poi l’ottone, una lega di rame e zinco, più morbido e meno deformabile che stimola comunque la salivazione.

FERRO: materiale piuttosto malleabile che arrugginisce facilmente, creando una patina sottile molto gradita ai cavalli che lo masticano molto producendo tanta saliva.

AURIGAN: lega di diversi metalli di esclusiva produzione dell’azienda tedesca Sprenger. Ossida facilmente, favorisce la salivazione, ha un sapore molto piacevole.

TITANIO: indistruttibile e molto leggero, totalmente anallergico e antibatterico, refrattario ai campi magnetici. Il titanio è un cattivo conduttore di calore, per cui in bocca al cavallo risulta fresco, inoltre stimola la salivazione ed ha un sapore gradevole.

GOMMA: il morso in gomma viene utilizzato come alternativa soft ai metalli, ma non sempre è così poichè stimola poco la salivazione e crea attrito sulle mucose. E’ un materiale morbido, ma col tempo la gomma secca ed indurisce. I cavalli si appoggiano volentieri a questo tipo di morso perchè non temono di sentire il dolore, cercando volentieri le mani del cavaliere, rilassando mandibola, collo e schiena di conseguenza.

NATHE: è un brevetto di morsi famosissimi e molto apprezzati in tutto il mondo. Molto apprezzate dai cavalli, sono realizzate in gomma rigida bianca, che riveste un filo d’acciaio. Hanno azione molto dolce, sono robuste e resilienti.

HAPPY MOUTH: morsi in plastica poliuretanica rigida, con un’anima in metallo. Molto resistente ma flessibile e snodabile, spesso sono aromatizzate.

CIUCCI: morsi denominati ciucci perchè solitamente sono in gomma azzurra morbidissima. Sono quadrati, per renderli leggermente severi, estremamente flessibili e piacevoli per i cavalli. La gomma utilizzata è refrattaria ala calore, quindi rimane fresca in bocca.

CUOIO: materiale morbido, che però indurisce e si crepa quanto più rimane a contatto con la saliva, perciò la maggior parte dei morsi sono solo ricoperti in cuoio.

L’intervento di castrazione

La castrazione è una pratica molto antica che non fa parte di tutte le culture equestri (è diffusa soprattutto in Europa) e probabilmente deve la sua diffusione all’uso del cavallo nel lavoro agricolo, per cui si preferiva utilizzare animali docili e pazienti, più adatti allo sforzo fisico e che non avessero reazioni imprevedibili. Dove si utilizzava il cavallo per la guerra la castrazione era meno diffusa.

In Spagna, dove esiste una delle più antiche ed elaborate culture equestri, la castrazione dei cavalli è poco diffusa; in particolare, nei cavalli Andalusi, la castrazione non viene minimamente considerata poichè si è sempre proceduto alla selezione dei soggetti più docili. Presso le popolazioni arabe e del Nordafrica nessun animale viene castrato, anzi, montare un cavallo castrato è sinonimo di vergogna.

Già 45 giorni dopo il concepimento i testicoli si formano in sede intraddominale, dopo la nascita scendono nello scroto attraverso il canale inguinale. Tale collocazione dei testicoli è necessaria alla loro termo-regolazione, poichè se esposti a temperature troppo alte o troppo basse, gli spermatozoi morirebbero; infatti, grazie a dei muscoli particolari, i cavalli sono in grado di avvicinare o allontanare i testicoli dal corpo. Oltre alla produzione di spermatozoi per la riproduzione, i testicoli hanno anche la funzione di secernere degli ormoni che regolano sia lo sviluppo corporeo che gli aspetti caratteriali.

Lo stallone è tendenzialmente meno docile, più aggressivo e imprevedibile, ma se si arriva a controllare questa esuberanza incanalandola nel lavoro e nell’addestramento, scopriremo un lato affettivo che ci stupirebbe, poichè gli stalloni sono notoriamente più padronali. La castrazione provoca profonde modificazioni nell’equilibrio psico-fisico del cavallo che vi è sottoposto: il suo interesse per il mondo esterno si limita al cibo ed alla sopravvivenza, molto scarsa la curiosità per quanto lo circonda, in tutte le sue azioni manca la carica. Cambia anche la forma fisica con forme fisiche più simili a quelle della femmina ed una maggiore tendenza ad ingrassare; infatti i cavalli da carne vengono castrati per avere un più rapido incremento ponderale.

Vi sono però circostanze in cui la castrazione è inevitabile, come nei casi di criptorchidismo, versamenti, ferite o tumori, ma anche in seguito a malattie veneree o gravi difetti comportamentali. L’età giusta per effettuare l’intervento di castrazione è dai 2 ai 2 anni e mezzo; se fatta troppo precocemente può influire negativamente sullo sviluppo del puledro, se fatta troppo tardivamente risulterebbe inutile nei casi in cui venga effettuata per moderare il carattere del cavallo.

La chirurgia moderna ha messo da parte i metodi cruenti utilizzati in passato per rendere questa pratica meno traumatica per il cavallo. Si può ricorrere ad un’anestesia totale con il cavallo coricato, o un’anestesia locale con sedativi e il cavallo in piedi. Il veterinario incide lo scroto, lega i cordoni testicolari ed asporta i testicoli. Anche se il decorso operatorio non risulta essere particolarmente problematico, il periodo che segue l’intervento è molto delicato per il cavallo a causa delle modificazioni ormonali, per cui appare triste e abbattuto e pertanto è bene non sottoporlo a lavori gravosi per 2 – 3 mesi.