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Cancro al fettone, un nome che spaventa

Cancro al fettone. Solo il nome incute timore, ma così non deve essere. Il nome esatto è dermite ungueale. Il cancro del fettone consiste nell’ulcerazione purulenta del fettone. E’ causato della scomparsa della sostanza cornea prevalente nel fettone.

Il cancro al fettone è un’affezione che colpisce il fettone. Tuttavia si può estendere anche alla suola, alle barre ed alla muraglia. Si evidenzia l’alterazione del corno e secrezione di liquido untuoso.

La causa è da ricercarsi nella scarsa cura del piede.

CAUSE

  • mancata cura della suola e permanenza su suoli umidi,
  • suoli sporchi, fangosi quali pascoli acquitrinosi,
  • box in precarie condizioni igieniche,
  • contusioni del piede in generale,
  • ferite al fettone,
  • infiammazioni anche banali.

Il fettone ha un aspetto scabroso, con un odore fetido. Cercando di scollare la parte più cornea del fettone, si trova al di sotto di essa, una zona gonfia estremamente maleodorante e coperta da un essudato caseoso biancastro; questa zona mostra un aspetto papillomatoso e tende facilmente al sanguinamento. Nel caso in cui la malattia non venga scoperta rapidamente, il proliferare di questo tessuto cancerogeno può essere lento, permettendo l’uso quasi normale del cavallo, oppure più veloce e in questo caso la zoppia diventa così notevole che l’animale non può più servirsi dell’arto colpito.

Ma cosa fare nei casi di cancro al fettone? La soluzione è semplicissima! Innanzitutto bisogna pulire con cura lo zoccolo e, aiutandosi con un bisturi, si rimuovono gli strati di tessuto deteriorato del fettone, quindi si spennella la zona con una soluzione di formalina (10 parti di acqua distillata e 1 parte di formalina). Il trattamento va eseguito ogni fino fino a guarigione, associando una cura antibiotica. E’ altresì importante curare l’igiene e la pulizia dello zoccolo e della lettiera del box. Poichè il fettone tende ad atrofizzarsi se non viene stimolato dal contatto con il suolo, durante il periodo di cura, in cui si elimina parte del fettone, è opportuno intervenire sulla ferratura per garantire questo contatto.

La laminite : sintomi, cause e terapia


La laminite, o podoflemmatite, è un’infiammazione delle lamine cornee e dermiche. Esse si trovano all’interno dello zoccolo. Nei casi gravi provoca il distacco delle lamine dall’osso podalico. Se cronica può provocare la rotazione della terza falange. Il cavallo diventa inutilizzabile.

CAUSE DELLA LAMINITE

  • una dieta troppo abbondante e troppo ricca di carboidrati (erba verde e orzo),
  • l’ingestione di grandi quantità di acqua fredda quando il cavallo è accaldato,
  • lavoro prolungato su terreni duri, 
  • ritenzione della placenta nella fattrice, 
  • intossicazione da overdose di farmaci (specie cortisonici), 
  • obesità, 
  • infezioni non curate, 
  • coliche, 
  • zoppia, 
  • morbo di Cushing.

CLASSIFICAZIONE

Acuta o Iperacuta: sintomi evidenti entro 12-48 ore. Abbiamo 4 gradi di Laminite secondo la classificazione di Obel:

1º Grado: il cavallo alterna il peso sui piedi sollevandoli ripetutamente

2º Grado: Il cavallo si muove con passo tipico, di conseguenza solleva subito il piede appena tocca il suolo (cammina sulle uova)

3º Grado: il cavallo si muove con riluttanza, si oppone ai tentativi di sollevare un arto perché impossibilitato a caricare sul controlaterale a causa del dolore

4º Grado: il cavallo è impossibilitato al movimento, in stazione acquisisce la tipica postura laminitica oppure rimane in decubito

Subacuta: i sintomi sono 1º grado di Obel, zoppia lieve, sensibilità alla palpazione del piede mediante tenaglia. È di difficile diagnosi ma con buone possibilità di recupero.

Refrattaria: è quella laminite che nonostante cure appropriate e rimozione delle cause scatenanti, tende a migliorare lentamente e in misura minima. Evolve a prognosi infausta o in laminite cronica.

Cronica: è dovuta a parziale rotazione della III falange, a danni permanenti della struttura delle lamine dermiche, di conseguenza compromette per sempre l’utilizzo dell’animale.

I sintomi di una laminite acuta sono facili da individuare:

  1. un cavallo si muove poco e mal volentieri e quando sta fermo sposta continuamente il peso da un piede all’altro
  2. se la laminite ha colpito gli anteriori, l’animale tende a portare questi arti avanti a se
  3. nel caso siano colpiti i posteriori questi saranno portati sotto di se. 
  4. aumento di temperatura corporea oltre i 40 °C,
  5. l’accelerazione del battito cardiaco,
  6. un notevole aumento della temperatura del piede soprattutto in corona, 
  7. ansietà,
  8. tremore visibile,
  9. aumento della frequenza respiratoria, 
  10. sudorazione,
  11. narici dilatate.

Il primo intervento è quello di raffreddare il piede. Indispensabili docce fredde o impacchi di ghiaccio. E’ bene far muovere il cavallo. Lo si fa camminare per poco ma a intervalli frequenti; in questo modo si favorisce la circolazione sanguigna nel piede. Per abbassare la temperatura e favorire la circolazione, nonchè per evitare stipsi dovute a mancanza di movimento, è anche opportuno somministrare al cavallo un leggero lassativo.

PASTONE

Si può quindi preparare un pastone composto da 1 Kg di crusca, 30 g di sale e 300 cc di melassa, da sciogliere in 2 L di acqua calda e poi raffreddare.

Nella fase iperacuta è ancora possibile trattare efficacemente la patologia:

  • rimuovendo subito la causa scatenante ed evitando di somministrare carboidrati
  • sferrando subito il cavallo e ponendolo sul morbido, meglio sulla sabbia
  • trattando l’animale per il dolore, che comporta la tensione del tendine flessore profondo delle falangi che a sua volta causa la rotazione della III falange, con l’uso di antinfiammatori non steroidei (flunixin meglumine) e Dimetilsulfossido (DMSO)
  • ripristinando la circolazione nel piede alternando docce fredde e impacchi caldi e somministrando acepromazina maleato che è un tranquillante ma anche un potente vasodilatatore
  • risolta la fase iperacuta l’animale andrà ferrato in modo da caricare la tensione sul tallone e non sulla punta (ferratura correttiva)

Non c’è alcuna cura per la laminite cronica. Tuttavia, un cavallo può convivere con la laminite per molti anni e con cure appropriate e  con una ferratura correttiva può essere ancora in grado di essere montato. 

 

Come individuare una zoppia o un problema agli arti

Quando un cavallo ha qualcosa che non va agli arti, il fenomeno manifesto è la zoppia, cioè il non appoggiare correttamente un arto. Le zoppie possono essere più o meno marcate, e possono presentarsi sia a freddo che a caldo. Solitamente la prima sensazione di zoppia la si avverte stando in sella, sentendo il battere diverso o avvertendo un senso di sbilanciamento.

L'immagine può contenere: una o più persone, cavallo, cielo, spazio all'aperto e natura

Per individuare l’arto zoppo vi sono diversi metodi. Il primo è quello di far condurre il cavallo disselato ma con le protezioni, libero sull’incollatura, al trotto su un terreno duro e per un tratto rettilineo. Posizionandoci frontalmente dobbiamo osservare la testa; se il cavallo prova dolore su un anteriore tenderà a sollevare la testa e l’incollatura quando lo poggia, in modo da diminuire il peso su quella zampa.

L'immagine può contenere: cavallo, cielo, spazio all'aperto e natura

 

Per capire se l’arto zoppo è un posteriore si fa allontanare il cavallo e si osserva il comportamento delle anche; quella dell’arto malato si solleva quando il piede va in appoggio. Infine, osservando un cavallo di lato si può notare la gamba dolente in quanto il suo passo sarà più corto e meno sollevato rispetto agli altri.

L'immagine può contenere: cavallo e spazio all'aperto

 

Per evidenziare zoppie meno marcate è opportuno far trottare il cavallo in cerchio su un terreno duro, prima a mano destra poi a mano sinistra. Quanto più sarà stretto il giro, tanto più il cavallo sposterà il peso su gli arti esterni, sottoponendoli ad uno stress maggiore che metterà in evidenza eventuali anomalie e zoppie.

Per scoprire in che punto esatto il cavallo prova dolore bisogna andare per esclusione, esaminando tute la parti della zampa. Per prima cosa, armati di nettapiedi, si controlla che non vi siano chiodi o corpi estranei infilzati nello zoccolo o incastrati tra il ferro.

Poi si passa alla palpazione. Si tocca l’arto sospetto con una mano e con l’altra un altro, dallo zoccolo a salire, facendo attenzione a rilevare differenze di temperature. Un primo segnale di anomalia infatti, è dato proprio da un aumento di temperatura nella zona dolente, per la presenza di infezioni o infiammazioni. Continuando a palpare, bisogna fare attenzione a notare eventuali rigonfiamenti che si presentano solitamente a livello dei tendini per tendiniti o artrite.

Altri esami più complessi, quali quelli da effettuarsi con la pinza da piede che, premendo i diversi punti dello zoccolo, evidenzia zone dolorose, vanno effettuati da personale esperto quali maniscalchi e veterinari. In caso di zoppie certe o dubbie, bisogna chiamare il veterinario per procedere con la terapia migliore.