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Cavallo avanti ed indietro della mano

Il cavallo indietro della mano é quello che si rifiuta di camminare volenteroso nella direzione indicatagli dal cavaliere, sottraendosi al contatto del ferro o sbandandosi lateralmente, mentre quello avanti nella mano, é quello che accelera, o punta sul ferro.

L’eccesso, o il difetto, di questa decisione determina gli infiniti casi nei quali il cavallo cerca di opporsi o di sottrarsi alla volontà del cavaliere, tentando di vincere la resistenza della mano che lo trattiene, o che lo vuole mantenere nella direzione voluta, o sottraendosi all’appoggio.

Nel primo caso il cavallo, in sostanza, si sottrae all’appoggio o “batte nella mano” in modo intermittente: oppure — ed é questa la difesa più subdola che il cavallo oppone — prende un contatto leggerissimo, ma illusorio, al quale si sottrae alla prima richiesta, ritraendo l’incol­latura e, talvolta, puntando poi improvvisamente sulla mano. Nel secondo caso — prodotto da eccessiva nevrilità o, da un cattivo addestramento, o da entrambe le cause insieme — a seconda dell’in­tensità e del modo con cui il difetto si esplica îl soggetto viene detto “ardente”, “avanti alla mano”, “sulla mano”, “fuori di mano”, ‘intavolato” “rigido” etc.

addestramento1

Il cavallo che non é giusto nella mano ha tutte le possibilità di disobbedire alla volontà del cavaliere. Pertanto il lavoro del cavaliere deve mirare ad avere il cavallo giusto alla mano. Per correggere un cavallo indietro nella mano il cavaliere, a redini divise e con le mani piuttosto avanti, prende un punto di direzione che più facilmente provochi la difesa del soggetto e, se lavora in compagnia, divergente da quello seguito dagli altri: al primo accenno di difesa cessa, per un momento, di seguire la bocca, resistendo con le mani tenute all’altezza voluta della sua conformazione e dal suo atteggiamento e lo aiuta con maggior energia finché vada a riprendere appoggio sul ferro. Se il cavallo nel corso della correzione cerca di deviare a destra o a sinistra, più che intervenire con alternate azioni delle redini, deve determinare in esso un deciso impulso in avanti e spingerlo a cercare appoggio sul ferro, mettendo le mani in posizione corrispondente alla direzione voluta. Comunque, non appena il cavallo mostri di obbedire, o prenda appoggio, le mani lo seguono, mantenendo da prima una tensione di redini piuttosto forte e riducendola poi gradatamente, in relazione al grado di sottomissione del cavallo. E cavallo, indietro nella mano, come quello avanti, deve venire rimesso nell’appoggio voluto all’andatura nella quale ha presentato la difficoltà ed a quella inferiore, mai da fermo. Nel caso in cui il cavallo indietro nella mano si appoggia, alle azioni del cavaliere, resistendo, difendendosi, ed indietreggiando, il cavaliere deve anzitutto cercare di spingerlo avanti, e perciò deve attaccarlo energicamente con frustino e speroni, cedendo però le redini. Dopo qualche sfuriata il cavallo si metterà in avanti. Talvolta, per il cavallo avanti nella mano, la cosa è indizio che è incorso in sofferen­ze, Per correggerlo occorre persuaderla e cadenzarlo con appoggio leggero, lavorando su circolo, facendogli distendere la incollatura, non limitandosi a lasciargli solo maggior libertà di bocca, perché così facendo,esso continuerebbe ad accelerare ed obbligherebbe il cavaliere a ritornare alla primitiva costrizione, che é la causa dell’acceleramento. Infatti non bisogna dimenticare che l’essere avanti nella mano non é sempre per il cavallo volontà di ribellione, ma sovente desiderio di ottenere una maggior lunghezza di redini per assumere il proprio atteggiamento naturale. A tal riguardo bisogna saper fare una distinzione tra il cavallo che distende gradevolmente l’incollatu­ra in avanti seguendo il ferro per effetto dell’impulso, e quello che per suo conto distende l’incollatura appoggiandosi rigidamente sul ferro o che, strappando con boccate le redini dalle mani del cavaliere, si dimostra insofferente di qualsiasi contatto. Nel primo caso il cavallo aumenta la cadenza, rimanendo nel suo equilibrio; nel secon­do sì appesantisce sull’anteriore dando la netta sensazione di non essere più equilibrati.