All posts by vitainmaneggio

Conoscenza e valutazioni del cavallo. Caratteristiche principali.



La conoscenza e valutazioni del cavallo sono connesse allo scopo che si vuol ottenere. Di conseguenza è importante saper scegliere il soggetto e conoscerlo. E’ importante studiarne temperamento, attitudine e il lavoro precedentemente compiuto. Lo scopo è di adeguare ad esso l’addestramento.

Saper scegliere il soggetto presuppone di doti acquisite con l’esperienza. La conoscenza delle razze e molta pratica completano il tutto.


Linea Genealogica

La genealogia offre buoni spunti circa il carattere e l’attitudine. Tuttavia è un dato relativo soprattutto nei soggetti già addestrati. Una cattiva istruzione può aver modificato in negativo le potenzialità.

Occorre studiarlo attraverso prove semplici e graduali dopo averlo acquistato. E’ importante capire l’addestramento più adatto.

La condizione fisica tuttavia dev’essere tale da affrontare l’addestramento. La giusta nutrizione e la muscolatura evitano dolorose sorprese.

NUTRIZIONE, CONDIZIONE OTTIMALE.

La condizione ottimale si ottiene prima di un qualsiasi lavoro. Così si evitano danni e sforzi inadeguati.

Di Conseguenza è essenziale la salute e l’integrità fisica del cavallo.

Importante per la scelta del soggetto è l’atteggiamento dell’incollatura. L’incollatura costituisce l’elemento equilibratore dei movimenti.

LA POSIZIONE OTTIMALE.

Testa diretta obliquamente in avanti e dal collo disteso.

L’addestramento del cavallo può essere più o meno semplice. Esso varia a seconda dell’età e del carattere del soggetto.

Migliori i risultati su cavalli giovani che su cavalli anziani.

Il cavallo raggiunge il massimo sviluppo all’età di cinque anni. Si consiglia di non addestrarlo prima, evitandone il precoce logorio. Consideriamo la precocità somatica ottenuta con la selezione delle razze.

I cavalli come i bambini che hanno tendenze ereditarie. Essi hanno un’anima, un cervello, nervi, muscoli, volontà differenti. Allo stesso modo sono suscettibili ai sistemi di insegnamento.

IL METODO DI INSEGNAMENTO.

L’addestratore adatta il proprio metodo alle caratteristiche dell’individuo. Ogni forzatura  potrebbe scaturire in conflitti e rifiuti.

conoscenza e valutazioni del cavallo, conoscenza e valutazioni del cavallo, conoscenza e valutazioni del cavallo

lavoro con i cavalletti

IL LAVORO CON I CAVALLETTI.

Ecco elencate le finalità del lavoro con i cavalletti.

  • Conferire il giusto atteggiamento idoneo a superare l’ostacolo.
  • Insegnare al cavaliere a cavalcare senza disturbare il cavallo.

Il lavoro con i cavalletti ginnastica le estremità del cavallo. Lo si insegna a distendere e a chiudere le articolazioni. Di conseguenza si riduce il logorio dei garretti.




Il cavallo deve passare barriera e cavalletto con progressione. L’operazione si fa prima al passo e poi al trotto.

I cavalli più nevrili possono trovare delle difficoltà sulle barriere. Occorre quindi che si continui senza alzare le barriere. Quando l’atteggiamento sarà pronunciato allora si potranno alzare le barriere. Le misure standard sono rispettivamente 35 cm e 45 cm.

La posizione del cavaliere deve rispettare i punti sottostanti.

  • Permettere la libertà dell’incollatura.
  • Permettere la libertà della schiena del cavallo.
  • Mantenere l’elasticità e la solidità dell’assetto.

Nell’avvicinamento alla barriera il cavallo distende l’incollatura. Di conseguenza il cavaliere distende le braccia verso la bocca. Avanza con le spalle e si alza sulla sella. In questo modo si alleggerisce, scarica il peso sulle staffe. Quando il cavallo termina l’esercizio si torna nella posizione naturale . Infine il cavallo torna col collo nella posizione naturale.

Per raggiungere il massimo nell’esercizio occorre lavorare in progressione. Si parte dalla barriera a terra arrivando a più cavalletti. Questi ultimi vengono disposti in circolo.

PIANO DEGLI ESERCIZI

Di seguito sono riportati gli esercizi da seguire sempre progressivamente. Ad esercizio errato si può tornare indietro, ma non avanti. Il cavallo va lasciato positivo.

  1. Una barriera a terra.
  2. Due barriere a terra distanti 3 metri tra loro.
  3. Due o più barriere a terra distanti 1,5 metri.
  4. Alternare barriere a terra e cavalletti della misura più piccola.
  5. Seguire cavalletti della misura piccola togliendo le barriere a terra.
  6. Alternare i cavalletti da misura piccola a misura grande.
  7. Sicuri sui passaggi disporre i cavalletti in un arco.

Il lavoro in compagnia. L’efficacia del lavoro di squadra.

Il lavoro in compagnia anima il comportamento dei cavalli. Il cavaliere in questa occasione deve tenerlo al proprio posto. In questo modo si evita il propagarsi dell’animazione tra essi. Nel lavoro in compagnia devono mantenersi compatti. Tuttavia devono lavorare come se fossero relativamente soli.Il lavoro in compagnia

E’ necessario suddividersi in gruppi che seguono un percorso. Chi è in testa al gruppo dev’essere conscio dei meccanismi che lo regolano. Deve sapere il proprio compito pensando a chi lo segue.  Anche i cavalli devono conoscere il loro posto nell’insieme.



IL LAVORO IN COMPAGNIA.

COMPOSIZIONE DEL GRUPPO.

  • Il capo gruppo

  • Il cavaliere al centro

  • I cavalieri

Nei gruppi numerosi il capo gruppo può stare al centro. Il capo gruppo e il cavaliere centrale hanno funzioni precise. Gli altri cavalieri devono mantenere bene le posizioni e regolarsi.

Nel lavoro in compagnia il capo gruppo procede in testa, di conseguenza, vede il terreno da percorrere e sceglie il cammino. Mantiene la direzione, regola l’andatura e la cadenza. Per poter fare ciò deve possedere la capacità tecnico intellettuale e soprattutto un cavallo che non dia problemi, quindi esperto. Il capogruppo deve avere il “senso del movimento” perché i cavalli devono seguirlo e deve quindi saper valutare l’azione degli altri cavalli nel gruppo.

Il cavaliere al centro del gruppo, ha il compito dei seguire il capogruppo e quindi colui che esercita l’impulso sulla massa che segue il cavallo di testa. Questo cavaliere deve dare elasticità al gruppo, deve saper attutire i contrasti che possono propagarsi all’interno della massa, specie nelle girate, nei dislivelli e sugli ostacoli. Deve saper prevedere l’azione del capogruppo per poterlo assecondare.

I cavalieri sono disposti a forma di “rondine in volo” o come gli stormi negli aerei. I cavalieri meno esperti sono disposti al centro e con loro i cavalli meno sicuri, alle ali infine quelli un po’ più esperti.

Gli obiettivi di ciascun cavaliere sono:

  • Conservare la distanza;

  • Tenere la direzione giusta;

  • Seguire l’itinerario giusto;

  • Girare più o meno largo nelle volte;

  • Tenere la cadenza e l’andatura.

    Il lavoro in compagnia

Salto naturale. Approccio ed esecuzione



Il salto naturale obbliga ai più sensibili cambiamenti di equilibrio. Nel salto il cavallo acquista coraggio, occhio, decisione. Sviluppa il sistema muscolare in quanto sviluppa i fasci muscolari .

salto

Il cavaliere invece consolida e ginnastica il suo assetto. Egli educa la sua azione alla bocca del cavallo.

IL LAVORO ALLE TRE ANDATURE

Assieme all’esercizio al salto si completano a vicenda. Il primo lo facilita (abituando il cavallo a servirsi spontaneamente ed istintivamente dei suoi equilibri), il secondo facilita e sveltisce il lavoro alle tre andature.

Esaminiamo come si comporta il cavallo montato al salto.

salto

In prossimità dell’ostacolo porta il muso in avanti distendendo l’incollatura. Questo movimento, che lo aiuta ad osservare e misurare l’ostacolo, ha grande importanza per l’esecuzione meccanica del salto. Favorisce la contrazione del tronco e il mettere sotto il posteriore. Scatta e lancia in aria la sua massa. Da ciò ne deriva che il cavallo deve compiere liberamente questi movimenti. Di conseguenza il cavaliere deve portare le mani e il busto avanti senza tirare l’imboccatura e senza sollevarsi da terra, esso distende marcatamente l’incollatura facilitando il passaggio del corpo sull’ostacolo (effetto bilanciere).

Il cavaliere non deve avere nessuna premura nel raddrizzarsi ma deve rimanere con le mani avanti. Quando il cavallo poggia le quattro zampe a terra, allora il cavaliere può riprendere l’assetto iniziale in armonia con l’azione del cavallo. “Andare insieme durante il salto ed assecondarlo”.

E’ importante sapere che nel salto si potranno ottenere risultati tanto maggiori quanto più sarà la confidenza che si sarà riuscita ad ispirare al cavallo, liberandolo sin dall’inizio dell’Addestramento da ogni timore, sofferenza e fatica. Equilibrio. Ostacoli. Equilibrio – vita in maneggiosalto

I garretti: leve eccezionali e sorgenti dell’impulso

I garretti: leve eccezionali e sorgenti dell’impulso, elastici e solidi provvedono alla spinta e alla sua stabilità. I garretti! Di conseguenza, così leggeri e flessibili, spingono masse di tonnellate, di conseguenza proiettano le stesse su ostacoli alti, resistendo a sollecitazioni enormi.

EVOLUZIONE.

L’evoluzione ha selezionato questa ingegnosa struttura scheletrica, elaborata e versatile. Il cavallo è progettato per fuggire dai predatori. di conseguenza, requisito fondamentale dei posteriori è produrre accelerazione e velocità.

AZIONE.

La loro azione è simile a quella di un cardine, l’esiguo volume garantisce fluidità nella flessione e rapidità dei movimenti. Questi fanno avanzare i posteriori sotto la massa (protrazione, ingaggio), tuttavia il cavallo necessita anche di una solida base d’appoggio. Quest’ultima sorregge la massa e la proietta avanti (retrazione, spinta). Di conseguenza fanno da solida struttura per assorbire gli impatti.

I garretti corrispondono all’articolazione fra tibia e tarso. Sono composti da 7 ossa. Calcaneo e astragolo sono le più importanti per il movimento, 5 più piccole svolgono un lavoro minore. Queste ultime sono implicate in patologie localizzate a questa zona. L’astragalo è il fulcro del movimento oscillatorio. Tuttavia il calcaneo svolge un’azione di leva durante la spinta. Sopporta gli sforzi grazie alla sua conformazione larga e spessa. Le altre ossa diventano un unico corpo.

Nel cavallo è presente anche una struttura legamentosa. E’ attaccata sotto il femore, una anteriormente e l’altra posteriormente. Corrono parallelamente alla gamba stabilizzando l’articolazione. Muovono la parte inferiore dell’arto. Questa struttura viene chiamata “apparecchio reciproco”. Questi tendini possono irrigidire l’arto, di conseguenza permettono loro di dormire in piedi senza sforzo.

In alcuni, due ossa dei garretti sono fuse tra loro. Le ossa piatte tendono ad infiammarsi e ad unirsi (anchilosi), questa patologia, “spavenio osseo”, è dolorosa e provoca zoppia. Fuse completamente le ossa, tuttavia la zoppia scompare. Di conseguenza i garretti diventano più solidi e stabili. 

La lotta agli insetti: un dramma estivo!

Sogniamo tutto l’anno cieli blu, giornate lunghe e passeggiate mozzafiato. Sogniamo vita al paddock a godersi la libertà. Ma in realtà vediamo sciami di mosche, tafani e zanzare. Queste fanno impazzire sia i cavalli che i proprietari. Gli insetti sono una realtà sgradevole e pericolosa. Possono veicolare patologie gravi oltre che causare dermatiti stagionali. Ma qualche palliativo esiste!

IN BOX.

La prima regola è l’igiene. Gli insetti amano lo sporco quindi eliminiamolo! L’urina e le feci stagnanti attraggono gli insetti per deporvi le uova. Di conseguenza è bene cambiare spesso la lettiera. Il box va svuotato e lavato una volta a settimana. Meglio ancora se cospargiamo il fondo con della calce disinfettante.

NELLE AREE COMUNI.

Le ragnatele sono un aiuto importante nella lotta agli insetti. I ragni li catturano e li mangiano. Tuttavia limitiamoci quindi a togliere via solo quelle disabitate! Occorre spazzare via lo sporco sul pavimento durante il grooming. Il corridoio della scuderia va spazzato sempre. Evitiamo qualsiasi deposito di acqua. Le zanzare in particolare amano l’acqua ferma! La letamaia inoltre deve essere situata lontana dai box. 

AL PADDOCK.

Anche nei paddock le fiande vanno rimosse spesso. Questo per non attirare insetti e limitare i parattiti . Cerchiamo di tenere il cavallo sempre pulito e lavato. Di conseguenza sporco e sudore attraggono molto gli insetti. 

Di grande aiuto sono le coperte a rete, le cuffie, i cuffioni o le maschere. Questo tipo di “vestiario per cavalli” è in tessuto a rete che protegge senza scaldare. Coprono il corpo, la testa, le orecchie o altre zone del corpo dell’animale in cui è particolarmente infastidito. Durante il lavoro, per cavalli particolarmente sensibili, si possono utilizzare dei frontalini a frange per proteggere gli occhi o delle retine per il naso. Coda e criniera vanno tenute lunghe e sciolte: sono il rimedio che madre natura ha donato ai cavalli per proteggersi dagli insetti!

Ci sono poi prodotti da applicare sul pelo del cavallo. Quelli naturali sono a base di citronella, geranio, rosmarino, timo, menta, melissa, aceto di uva o di mele, essenze molto sgradite agli insetti. Le soluzioni chimiche in commercio, invece, sono a base di piretroidi e permetrine, sotto forma di spray, stick, shampoo, polvere,… Evitiamo il contatto con ferite e abrasioni, genitali, mammelle, muso, occhi e naso del cavallo.

In scuderia, oltre alla pulizia possiamo aiutarci con carte moschicide, trappole, lampade o prodotti repellenti e insetticidi da posizionare in diversi punti. Qualche bel vaso di gerani o di rosmarino oltre che repellere, rende anche la scuderia più bella! Se scegliamo dei prodotti chimici teniamoli lontani dall’accesso a persone e animali ed evitiamo che contaminino cibo e bevande.

Combattere il caldo con la doccia

Combattere il caldo con la doccia. I cavalli soffrono il caldo, scelgono di oziare al fresco . Interrompere le attività è impossibile l’estate per chi pratica equitazione. Dobbiamo aiutare i nostri cavalli nella gestione del caldo. Magari con una bella doccia rinfrescante.

I COLPI DI CALORE

I colpi di calore sono pericolosissimi per i cavalli. Di conseguenza il caldo eccessivo provoca debolezza e malessere. Occorre non fare esercizio fisico durante le ore calde. E’ bene preferendo la mattina presto o la sera. Di giorno evitiamo di mettere fuori i cavalli.

Un altro grande aiuto è fargli una bella doccia rinfrescante. Utilizziamo il sapone solo una volta a settimana massimo. Il sapone rimuove dalla pelle il film idrolipidico. Esso la protegge dagli agenti esterni. In poco tempo potrebbero svilupparsi dermatiti o ipersensibilità cutanee.

LA DOCCIA FREDDA

La doccia con acqua fredda è un toccasana. L’acqua fredda è molto piacevole, rimuove il sudore secco. Inoltre occlude i pori cutanei facilitando la traspirazione. Dà refrigerio ed ha un potere energizzante. Aiuta inoltre tendini e legamenti affaticati. Tuttavia se non è sudato lo si può docciare parzialmente. 

OPERAZIONI DA SVOGERE

  1. Leghiamo il cavallo in un luogo tranquillo. Nodo di sicurezza, lontano da correnti d’aria.
  2. Iniziamo bagnando i piedi e le zampe. Aiutandoci con le mani o con una spugna. Rimuoviamo lo sporco più ostinato.
  3. Saliamo piano verso gomiti, petto e base del collo, andando per grandi in modo da dare al cavallo il tempo di abituarsi.
  4. Lentamente bagniamo il collo, salendo fino all’attaccatura della testa, facendo attenzione a non bagnare le orecchie.
  5. Se vogliamo lavare tutto il corpo del cavallo facciamolo con delicatezza, partendo dalle spalle e il garrese, andando verso la groppa. 
  6. Per lavare via lo sporco e il sudore nella zona del sottosella e del sottopancia usiamo le mani o la spugna, perchè di solito l’acqua corrente non basta.
  7. Passiamo poi alla parte sotto la pancia perchè è un punto che suda molto e si sporca facilmente durante il lavoro e lo sporco attrae gli insetti; arriviamoci però piano perchè l’impatto dell’acqua fredda non risulta molto gradevole.
  8. Il cavallo in genere suda molto anche nella zona fra le cosce e sotto la coda; bagniamolo piano partendo dalle gambe e poi salendo, in modo che si abitui lentamente e non sferri qualche calcio. Se il cavallo è traumatizzato evitiamo la pompa e puliamo la zona con una spugna o uno straccio.
  9. Come ultimo passo puliamo il muso con una spugna pulita bagnata. Iniziamo dagli occhi, passiamo poi alle narici e al resto del muso, fronte guance e sotto la gola. Non utilizziamo mai la pompa, poichè è molto fastidioso ed è inoltre pericoloso per le orecchie.
  10. Togliamo l’acqua in eccesso con una stecca, evitando punti ossuti come gambe, testa, garrese e anche. Passeggiamo il cavallo finchè non è perfettamente asciutto per evitare che si rotoli se lasciato da solo, facciamo attenzione però ad evitare correnti d’aria.

Cancro al fettone, un nome che spaventa

Cancro al fettone. Solo il nome incute timore, ma così non deve essere. Il nome esatto è dermite ungueale. Il cancro del fettone consiste nell’ulcerazione purulenta del fettone. E’ causato della scomparsa della sostanza cornea prevalente nel fettone.

Il cancro al fettone è un’affezione che colpisce il fettone. Tuttavia si può estendere anche alla suola, alle barre ed alla muraglia. Si evidenzia l’alterazione del corno e secrezione di liquido untuoso.

La causa è da ricercarsi nella scarsa cura del piede.

CAUSE

  • mancata cura della suola e permanenza su suoli umidi,
  • suoli sporchi, fangosi quali pascoli acquitrinosi,
  • box in precarie condizioni igieniche,
  • contusioni del piede in generale,
  • ferite al fettone,
  • infiammazioni anche banali.

Il fettone ha un aspetto scabroso, con un odore fetido. Cercando di scollare la parte più cornea del fettone, si trova al di sotto di essa, una zona gonfia estremamente maleodorante e coperta da un essudato caseoso biancastro; questa zona mostra un aspetto papillomatoso e tende facilmente al sanguinamento. Nel caso in cui la malattia non venga scoperta rapidamente, il proliferare di questo tessuto cancerogeno può essere lento, permettendo l’uso quasi normale del cavallo, oppure più veloce e in questo caso la zoppia diventa così notevole che l’animale non può più servirsi dell’arto colpito.

Ma cosa fare nei casi di cancro al fettone? La soluzione è semplicissima! Innanzitutto bisogna pulire con cura lo zoccolo e, aiutandosi con un bisturi, si rimuovono gli strati di tessuto deteriorato del fettone, quindi si spennella la zona con una soluzione di formalina (10 parti di acqua distillata e 1 parte di formalina). Il trattamento va eseguito ogni fino fino a guarigione, associando una cura antibiotica. E’ altresì importante curare l’igiene e la pulizia dello zoccolo e della lettiera del box. Poichè il fettone tende ad atrofizzarsi se non viene stimolato dal contatto con il suolo, durante il periodo di cura, in cui si elimina parte del fettone, è opportuno intervenire sulla ferratura per garantire questo contatto.

La laminite : sintomi, cause e terapia


La laminite, o podoflemmatite, è un’infiammazione delle lamine cornee e dermiche. Esse si trovano all’interno dello zoccolo. Nei casi gravi provoca il distacco delle lamine dall’osso podalico. Se cronica può provocare la rotazione della terza falange. Il cavallo diventa inutilizzabile.

CAUSE DELLA LAMINITE

  • una dieta troppo abbondante e troppo ricca di carboidrati (erba verde e orzo),
  • l’ingestione di grandi quantità di acqua fredda quando il cavallo è accaldato,
  • lavoro prolungato su terreni duri, 
  • ritenzione della placenta nella fattrice, 
  • intossicazione da overdose di farmaci (specie cortisonici), 
  • obesità, 
  • infezioni non curate, 
  • coliche, 
  • zoppia, 
  • morbo di Cushing.

CLASSIFICAZIONE

Acuta o Iperacuta: sintomi evidenti entro 12-48 ore. Abbiamo 4 gradi di Laminite secondo la classificazione di Obel:

1º Grado: il cavallo alterna il peso sui piedi sollevandoli ripetutamente

2º Grado: Il cavallo si muove con passo tipico, di conseguenza solleva subito il piede appena tocca il suolo (cammina sulle uova)

3º Grado: il cavallo si muove con riluttanza, si oppone ai tentativi di sollevare un arto perché impossibilitato a caricare sul controlaterale a causa del dolore

4º Grado: il cavallo è impossibilitato al movimento, in stazione acquisisce la tipica postura laminitica oppure rimane in decubito

Subacuta: i sintomi sono 1º grado di Obel, zoppia lieve, sensibilità alla palpazione del piede mediante tenaglia. È di difficile diagnosi ma con buone possibilità di recupero.

Refrattaria: è quella laminite che nonostante cure appropriate e rimozione delle cause scatenanti, tende a migliorare lentamente e in misura minima. Evolve a prognosi infausta o in laminite cronica.

Cronica: è dovuta a parziale rotazione della III falange, a danni permanenti della struttura delle lamine dermiche, di conseguenza compromette per sempre l’utilizzo dell’animale.

I sintomi di una laminite acuta sono facili da individuare:

  1. un cavallo si muove poco e mal volentieri e quando sta fermo sposta continuamente il peso da un piede all’altro
  2. se la laminite ha colpito gli anteriori, l’animale tende a portare questi arti avanti a se
  3. nel caso siano colpiti i posteriori questi saranno portati sotto di se. 
  4. aumento di temperatura corporea oltre i 40 °C,
  5. l’accelerazione del battito cardiaco,
  6. un notevole aumento della temperatura del piede soprattutto in corona, 
  7. ansietà,
  8. tremore visibile,
  9. aumento della frequenza respiratoria, 
  10. sudorazione,
  11. narici dilatate.

Il primo intervento è quello di raffreddare il piede. Indispensabili docce fredde o impacchi di ghiaccio. E’ bene far muovere il cavallo. Lo si fa camminare per poco ma a intervalli frequenti; in questo modo si favorisce la circolazione sanguigna nel piede. Per abbassare la temperatura e favorire la circolazione, nonchè per evitare stipsi dovute a mancanza di movimento, è anche opportuno somministrare al cavallo un leggero lassativo.

PASTONE

Si può quindi preparare un pastone composto da 1 Kg di crusca, 30 g di sale e 300 cc di melassa, da sciogliere in 2 L di acqua calda e poi raffreddare.

Nella fase iperacuta è ancora possibile trattare efficacemente la patologia:

  • rimuovendo subito la causa scatenante ed evitando di somministrare carboidrati
  • sferrando subito il cavallo e ponendolo sul morbido, meglio sulla sabbia
  • trattando l’animale per il dolore, che comporta la tensione del tendine flessore profondo delle falangi che a sua volta causa la rotazione della III falange, con l’uso di antinfiammatori non steroidei (flunixin meglumine) e Dimetilsulfossido (DMSO)
  • ripristinando la circolazione nel piede alternando docce fredde e impacchi caldi e somministrando acepromazina maleato che è un tranquillante ma anche un potente vasodilatatore
  • risolta la fase iperacuta l’animale andrà ferrato in modo da caricare la tensione sul tallone e non sulla punta (ferratura correttiva)

Non c’è alcuna cura per la laminite cronica. Tuttavia, un cavallo può convivere con la laminite per molti anni e con cure appropriate e  con una ferratura correttiva può essere ancora in grado di essere montato.