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Cancro al fettone, un nome che spaventa

Cancro al fettone. Solo il nome incute timore, ma così non deve essere. Il nome esatto è dermite ungueale. Il cancro del fettone consiste nell’ulcerazione purulenta del fettone. E’ causato della scomparsa della sostanza cornea prevalente nel fettone.

Il cancro al fettone è un’affezione che colpisce il fettone. Tuttavia si può estendere anche alla suola, alle barre ed alla muraglia. Si evidenzia l’alterazione del corno e secrezione di liquido untuoso.

La causa è da ricercarsi nella scarsa cura del piede.

CAUSE

  • mancata cura della suola e permanenza su suoli umidi,
  • suoli sporchi, fangosi quali pascoli acquitrinosi,
  • box in precarie condizioni igieniche,
  • contusioni del piede in generale,
  • ferite al fettone,
  • infiammazioni anche banali.

Il fettone ha un aspetto scabroso, con un odore fetido. Cercando di scollare la parte più cornea del fettone, si trova al di sotto di essa, una zona gonfia estremamente maleodorante e coperta da un essudato caseoso biancastro; questa zona mostra un aspetto papillomatoso e tende facilmente al sanguinamento. Nel caso in cui la malattia non venga scoperta rapidamente, il proliferare di questo tessuto cancerogeno può essere lento, permettendo l’uso quasi normale del cavallo, oppure più veloce e in questo caso la zoppia diventa così notevole che l’animale non può più servirsi dell’arto colpito.

Ma cosa fare nei casi di cancro al fettone? La soluzione è semplicissima! Innanzitutto bisogna pulire con cura lo zoccolo e, aiutandosi con un bisturi, si rimuovono gli strati di tessuto deteriorato del fettone, quindi si spennella la zona con una soluzione di formalina (10 parti di acqua distillata e 1 parte di formalina). Il trattamento va eseguito ogni fino fino a guarigione, associando una cura antibiotica. E’ altresì importante curare l’igiene e la pulizia dello zoccolo e della lettiera del box. Poichè il fettone tende ad atrofizzarsi se non viene stimolato dal contatto con il suolo, durante il periodo di cura, in cui si elimina parte del fettone, è opportuno intervenire sulla ferratura per garantire questo contatto.

La laminite : sintomi, cause e terapia


La laminite, o podoflemmatite, è un’infiammazione delle lamine cornee e dermiche. Esse si trovano all’interno dello zoccolo. Nei casi gravi provoca il distacco delle lamine dall’osso podalico. Se cronica può provocare la rotazione della terza falange. Il cavallo diventa inutilizzabile.

CAUSE DELLA LAMINITE

  • una dieta troppo abbondante e troppo ricca di carboidrati (erba verde e orzo),
  • l’ingestione di grandi quantità di acqua fredda quando il cavallo è accaldato,
  • lavoro prolungato su terreni duri, 
  • ritenzione della placenta nella fattrice, 
  • intossicazione da overdose di farmaci (specie cortisonici), 
  • obesità, 
  • infezioni non curate, 
  • coliche, 
  • zoppia, 
  • morbo di Cushing.

CLASSIFICAZIONE

Acuta o Iperacuta: sintomi evidenti entro 12-48 ore. Abbiamo 4 gradi di Laminite secondo la classificazione di Obel:

1º Grado: il cavallo alterna il peso sui piedi sollevandoli ripetutamente

2º Grado: Il cavallo si muove con passo tipico, di conseguenza solleva subito il piede appena tocca il suolo (cammina sulle uova)

3º Grado: il cavallo si muove con riluttanza, si oppone ai tentativi di sollevare un arto perché impossibilitato a caricare sul controlaterale a causa del dolore

4º Grado: il cavallo è impossibilitato al movimento, in stazione acquisisce la tipica postura laminitica oppure rimane in decubito

Subacuta: i sintomi sono 1º grado di Obel, zoppia lieve, sensibilità alla palpazione del piede mediante tenaglia. È di difficile diagnosi ma con buone possibilità di recupero.

Refrattaria: è quella laminite che nonostante cure appropriate e rimozione delle cause scatenanti, tende a migliorare lentamente e in misura minima. Evolve a prognosi infausta o in laminite cronica.

Cronica: è dovuta a parziale rotazione della III falange, a danni permanenti della struttura delle lamine dermiche, di conseguenza compromette per sempre l’utilizzo dell’animale.

I sintomi di una laminite acuta sono facili da individuare:

  1. un cavallo si muove poco e mal volentieri e quando sta fermo sposta continuamente il peso da un piede all’altro
  2. se la laminite ha colpito gli anteriori, l’animale tende a portare questi arti avanti a se
  3. nel caso siano colpiti i posteriori questi saranno portati sotto di se. 
  4. aumento di temperatura corporea oltre i 40 °C,
  5. l’accelerazione del battito cardiaco,
  6. un notevole aumento della temperatura del piede soprattutto in corona, 
  7. ansietà,
  8. tremore visibile,
  9. aumento della frequenza respiratoria, 
  10. sudorazione,
  11. narici dilatate.

Il primo intervento è quello di raffreddare il piede. Indispensabili docce fredde o impacchi di ghiaccio. E’ bene far muovere il cavallo. Lo si fa camminare per poco ma a intervalli frequenti; in questo modo si favorisce la circolazione sanguigna nel piede. Per abbassare la temperatura e favorire la circolazione, nonchè per evitare stipsi dovute a mancanza di movimento, è anche opportuno somministrare al cavallo un leggero lassativo.

PASTONE

Si può quindi preparare un pastone composto da 1 Kg di crusca, 30 g di sale e 300 cc di melassa, da sciogliere in 2 L di acqua calda e poi raffreddare.

Nella fase iperacuta è ancora possibile trattare efficacemente la patologia:

  • rimuovendo subito la causa scatenante ed evitando di somministrare carboidrati
  • sferrando subito il cavallo e ponendolo sul morbido, meglio sulla sabbia
  • trattando l’animale per il dolore, che comporta la tensione del tendine flessore profondo delle falangi che a sua volta causa la rotazione della III falange, con l’uso di antinfiammatori non steroidei (flunixin meglumine) e Dimetilsulfossido (DMSO)
  • ripristinando la circolazione nel piede alternando docce fredde e impacchi caldi e somministrando acepromazina maleato che è un tranquillante ma anche un potente vasodilatatore
  • risolta la fase iperacuta l’animale andrà ferrato in modo da caricare la tensione sul tallone e non sulla punta (ferratura correttiva)

Non c’è alcuna cura per la laminite cronica. Tuttavia, un cavallo può convivere con la laminite per molti anni e con cure appropriate e  con una ferratura correttiva può essere ancora in grado di essere montato. 

 

Le formelle: cosa sono e cosa fare




Le formelle:cosa sono e cosa fare.
Le formelle sono dei rigonfiamenti ossei. Esse vanno a formarsi attorno alle ossa del pastorale, a causa di traumi subiti dal cavallo o per un’artrite. 

ossa

DISTINZIONI

Si distinguono solitamente formelle alte, che interessano la giuntura superiore del pastorale, che sono facilmente visibili ad occhio nudo; e formelle basse, che interessano la giuntura inferiore, sono incassate nella parete dello zoccolo.

formella

Se una formella interessa la giuntura del pastorale, può provocare una zoppia permanente, mentre una formella che si trova al di fuori di questa, non pregiudica il lavoro del cavallo, tuttavia risulta comunque antiestetica.

formella

CAUSE

Le formelle sono causate da un impatto violento, da uno sforzo eccessivo del pastorale, dovuto a debolezza congenita, cattivi appiombi o ferratura errata, che causano la reazione infiammatoria della superficie dell’osso, con crescita anomala dell’osso stesso.

cavalli

 

Cause delle formelle, possono essere anche la conformazione del piede, che provoca un carico eccessivo al pastorale, così come una dieta povera di calcio, tuttavia ricca di fosforo può predisporre all’insorgenza della patologia.

cavalli

 

Una volta formate, possono essere rimosse solo con un intervento chirurgico, se la causa è stata trauma o lavoro eccessivo. Se ci si accorge tempestivamente dell’infiammazione, (con aumento della temperatura, reazioni dolorose alla pressione e zoppia) è possibile intervenire per bloccare il processo.

ossa

Per prima cosa, bisogna chiamare il veterinario, per eseguire una radiografia di controllo. Nel frattempo è bene tenere il cavallo a riposo, nel box, per evitarne quanto più il movimento. Docciature fredde, aiutano a frenare l’infiammazione, è opportuno eseguire una fasciatura semirigida. D’aiuto anche l’uso di una pomata antiflogistica.

formelle

Fredde aiutano a frenare l’infiammazione, ed è opportuno eseguire una fasciatura semi rigida. D’aiuto anche l’uso di una pomata,fredde aiutano a frenare l’infiammazione, ed è opportuno eseguire una fasciatura semi rigida. D’aiuto anche l’uso di una pomata antiflogistica

Come somministrare i medicinali al cavallo

Di fondamentale importanza, è l’adeguata e corretta somministrazione dei medicinali ai cavalli. Se non vengono dati nel modo giusto, non esplicano il loro effetto adeguatamente, con conseguenze facilmente intuibili. I medicinali vengono somministrati sostanzialmente per via intramuscolare, per via endovenosa, per via sottocutanea o per via orale. Cure particolari, possono prevedere la somministrazione per inalazione o per via rettale.

PREPARATI SOLIDI O IN POLVERE PER VIA ORALE.

Solitamente questo tipo di medicinali vengono mischiati al cibo. Se il sapore è gradito al cavallo, è sufficiente mescolarli al solito cibo, avendo cura di rimescolarli durante il pasto, per evitare depositi sul fondo. Se il sapore è troppo forte e il cavallo non lo accetta, è consigliabile mescolarli con del miele o della melassa, prima di unirli al cibo. Altra soluzione è quella di porgerli al cavallo, in un cucchiaio di legno ampio e fondo, col quale versarli sulla lingua.

PREPARATI LIQUIDI O IN POLVERE PER VIA ORALE.

Queste preparazioni possono essere somministrate al cavallo, mescolandole con l’acqua. Basta lasciare il cavallo nel box, per alcune ore senza acqua, poi lo si fa bere da un secchio riempito, per un quarto di acqua con disciolto il medicinale.

 

INIEZIONI.

Praticare iniezioni al cavallo richiede attenzione ed esperienza, è bene quindi farsi insegnare come fare da un veterinario. Spesso il preparato da iniettare si trova in flaconi, con un tappo di gomma attraverso cui si infila l’ago. Per prima cosa bisogna disinfettare l’ago; poi bisogna controllare che l’ago sia ben innestato, per poi infilarlo nel flacone. A questo punto si deve inoculare all’interno del flacone, un paio di millimetri di aria, in modo da facilitare l’aspirazione del contenuto. Si aspira quindi il contenuto, si elimina l’aria presente nella siringa, dando alcuni colpetti con l’unghia e poi premendo lo stantuffo, fino a far uscire la prima goccia di medicinale. E’ bene sempre utilizzare un ago per prelevare i medicinali, e un altro per effettuare l’iniezione.

INIEZIONI SOTTOCUTANEE.

Il sottocute si trova tra la cute le fasce muscolari. Per iniettarvi il medicinale, si afferra la pelle tra pollice ed indice, la si solleva quanto più possibile e si disinfetta. Si impugna la siringa appoggiandola sul palmo della mano, tenendo l’indice teso per far appoggiare l’ago, appena sopra il punto di giunzione con la siringa; così facendo la presa è più solida, si evita di penetrare troppo nella pelle. Si indirizza quindi la siringa, alla base della pelle sollevata, si introduce dal basso verso l’alto, andando ad una profondità di circa 2 cm, premendo lentamente lo stantuffo. Una volta finita l’iniezione, bisogna massaggiare bene il punto per favorire l’assorbimento del farmaco.

INIEZIONI INTRAMUSCOLARI.

L’iniezione intramuscolare è utilizzata, quando è necessario un veloce assorbimento dei medicinali. Pur essendo semplice da effettuare, si deve fare molta attenzione a non ledere nervi, vasi sanguigni. Le zone più adatte sono collo, petto e coscia. Disinfettate sempre la parte prescelta, impugnate la siringa, come fosse il manico di una racchetta da tennis, infilate l’ago per un paio di cm, ritraete lo stantuffo, per controllare di non aver preso un vaso sanguigno, premete lo stantuffo, togliete l’ago e massaggiate.

 

INIEZIONI ENDOVENOSE.

Sono molto pericolose da effettuare, se non si è esperti, poichè le conseguenze di una pratica errata, potrebbero essere letali. Le iniezione endovenose vengono effettuate nella vena giugulare, safena interna o toracica esterna; queste sono facilmente identificabili dal solco che disegnano nella muscolatura. Una volta individuata la vena, si inserisce l’ago con un’angolazione di 45 gradi, una profondità di un paio di cm. Si aspira leggermente un po di sangue, per verificare di essere entrati in vena,  poi si inietta lentamente il medicinale. Il consiglio, è quello di inserire l’ago nella direzione del flusso sanguigno, benchè la posizione dell’operatore, possa risultare alquanto scomoda. Dopo la somministrazione, non massaggiare la zona per evitare che si formino lividi.

 

Le coliche nei cavalli: una costante spesso ricorrente

Le coliche, sono diversi sintomi dolorosi causati da malattie addominali, sono purtroppo una costante per i cavalli che, fra tutti gli animali, sono i più esposti a tale sintomatologia. Tuttavia, in presenza di colica, è indispensabile chiamare il veterinario, in quanto l’esito può essere letale. Le cause delle coliche sono molteplici.

PARASSITI INTESTINALI

I parassiti intestinali, possono causare diversi danni a seconda della specie. I vermi della famiglia Strongylus, possono colonizzare e occludere i vasi sanguigni che irrorano l’intestino. Gli ascaridi invece colonizzano l’intestino, formano colonie simili a matasse, che bloccano il transito intestinale. Situazioni di debilitazione generale, esaurimento ed eccitazione eccessiva, possono causare cambiamenti nella mobilità intestinale.

SINTOMI

 

I sintomi possono insorgere improvvisamente, come nel caso dei cambiamenti di posizione dell’intestino, o possono insorgere lentamente, come succede per le costipazioni. Di solito i cavalli durante le coliche, tendono a guardarsi il fianco, nel punto in cui sentono dolore, non defecano nè urinano, si rotolano a terra, raspano con la zampa, non mangiano, non bevono, sudano molto e sono depressi.

DIAGNOSI

L’accelerazione del battito cardiaco indica la presenza di dolore. Osservando le mucose oculari, se appaiono di colore rosso scuro, lo stato di salute del cavallo, è da ritenersi cattivo. Altro test, è quello del riempimento capillare. Si preme con un dito sulla gengiva del cavallo, si contano i secondi, prima che ritorni del suo colore normale, se il tempo supera i 10-12 secondi, il cavallo è disidratato e ha pressione bassa, quindi probabilmente è in colica.

TERAPIA

Durante l’attesa dell’arrivo del veterinario, si deve tranquillizzare il cavallo, facendolo camminare lentamente per cercare di mettere in moto l’intestino, ma anche per evitare che il cavallo si sdrai, si rotoli a terra, peggiorando il suo stato di salute. Si può somministrare un antidolorifico. Evitare di somministrare diuretici. Di conseguenza, il veterinario procederà poi a guarire la colica, a seconda della sua causa, con una sonda naso-gastrica, con un intervento chirurgico, o con la somministrazione di farmaci specifici.

Come individuare una zoppia o un problema agli arti

Quando un cavallo ha qualcosa che non va agli arti, il fenomeno manifesto è la zoppia, cioè il non appoggiare correttamente un arto. Le zoppie possono essere più o meno marcate, e possono presentarsi sia a freddo che a caldo. Solitamente la prima sensazione di zoppia la si avverte stando in sella, sentendo il battere diverso o avvertendo un senso di sbilanciamento.

L'immagine può contenere: una o più persone, cavallo, cielo, spazio all'aperto e natura

Per individuare l’arto zoppo vi sono diversi metodi. Il primo è quello di far condurre il cavallo disselato ma con le protezioni, libero sull’incollatura, al trotto su un terreno duro e per un tratto rettilineo. Posizionandoci frontalmente dobbiamo osservare la testa; se il cavallo prova dolore su un anteriore tenderà a sollevare la testa e l’incollatura quando lo poggia, in modo da diminuire il peso su quella zampa.

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Per capire se l’arto zoppo è un posteriore si fa allontanare il cavallo e si osserva il comportamento delle anche; quella dell’arto malato si solleva quando il piede va in appoggio. Infine, osservando un cavallo di lato si può notare la gamba dolente in quanto il suo passo sarà più corto e meno sollevato rispetto agli altri.

L'immagine può contenere: cavallo e spazio all'aperto

 

Per evidenziare zoppie meno marcate è opportuno far trottare il cavallo in cerchio su un terreno duro, prima a mano destra poi a mano sinistra. Quanto più sarà stretto il giro, tanto più il cavallo sposterà il peso su gli arti esterni, sottoponendoli ad uno stress maggiore che metterà in evidenza eventuali anomalie e zoppie.

Per scoprire in che punto esatto il cavallo prova dolore bisogna andare per esclusione, esaminando tute la parti della zampa. Per prima cosa, armati di nettapiedi, si controlla che non vi siano chiodi o corpi estranei infilzati nello zoccolo o incastrati tra il ferro.

Poi si passa alla palpazione. Si tocca l’arto sospetto con una mano e con l’altra un altro, dallo zoccolo a salire, facendo attenzione a rilevare differenze di temperature. Un primo segnale di anomalia infatti, è dato proprio da un aumento di temperatura nella zona dolente, per la presenza di infezioni o infiammazioni. Continuando a palpare, bisogna fare attenzione a notare eventuali rigonfiamenti che si presentano solitamente a livello dei tendini per tendiniti o artrite.

Altri esami più complessi, quali quelli da effettuarsi con la pinza da piede che, premendo i diversi punti dello zoccolo, evidenzia zone dolorose, vanno effettuati da personale esperto quali maniscalchi e veterinari. In caso di zoppie certe o dubbie, bisogna chiamare il veterinario per procedere con la terapia migliore.

La ricetta casalinga: una soluzione naturale a diversi problemi dei cavalli

Spesso, per la cura del nostro cavallo ci rivolgiamo a negozianti esperti o a farmacie veterinarie, che ci propinano soluzioni sintetiche preparate dall’industria farmaceutica, che magari costicchiano anche un po. Utilizzando dei prodotti naturali possiamo invece preparare noi stessi delle soluzioni efficaci a risolvere la problematica del nostro cavallo, con una ricetta economica e senza effetti collaterali.

PROBLEMI DI STITICHEZZA

MASCH: in Inghilterra si utilizza questo pastone contro la stitichezza dei cavalli. In un secchio si versa 1 L di farina d’orzo, 2 L di avena, 3 L di crusca, 25 cc di semi di lino, 3 L di acqua calda, si lascia macerare e si mescola di tanto in tanto. Va dato al cavallo quando è ancora caldo, al posto del pasto serale per 2 – 3 giorni.

OLIO DI RICINO: è un olio naturale ricavato dalla pianta Ricinus communis, dall’effetto lassativo. Si sciolgono 500 g di olio di ricino in 500 g di alcol etilico mescolando e si somministra mezzo cucchiaio solo una volta.

ANTIDIARROICI

PASTA DI QUERCIA: mescolare 50 g di corteccia di quercia in polvere, 50 g di semi di lino in polvere, 50 g di altea in polvere e acqua quanto basta, finchè non si otterrà una pasta densa che andrà somministrata al cavallo per via orale in due volte a distanza di 8 – 10 ore. L’effetto astringente è dato dai tannini contenenti nella quercia.

RISO E CRUSCA: un pastone di riso e crusca è un antidiarroico molto gradito al palato dei cavalli. Si fanno bollire 2 Kg di riso in 4 L di acqua e, una volta cotto, si aggiungono 50 g di crusca. Il pastone si somministra compreso di acqua di cottura 2 volte al giorno prima del fieno.

CONTUSIONI E DOLORI

TINTURA DI ARNICA: dai fiori di Arnica montana si estrae un olio essenziale che, frizionato su contusioni, distorsioni o reumatismi, ne facilita la guarigione e ne allevia il dolore. Preparare un infuso con 20 g di arnica e 1 L di alcol, lasciando in infusione per 72 ore, filtrare e imbevere un panno da frizionare sulla zona dolente almeno una volta al giorno.

OLIO MENTOLATO: il mentolo ha potere antisettico e anestetico locale, quindi è consigliato per la cura di piaghe e contusioni. Mescolare 5 g di mentolo, 5 g di guajacolo, 10 g di canfora e 500 g di olio di ricino; frizionare la lozione sulla contusione o tamponare sulle piaghe una volta al giorno.

IMPIASTRO D’AGLIO: è una ricetta utilizzata per lenire il dolore dei cavalli per artrite o reumatismi. Tritare finemente tanto aglio quanto basta a coprire la zona interessata, fino ad ottenere una crema omogenea; spalmare la crema sulla zona colpita, fasciare e tenere per 34 ore. Poichè l’aglio ha un forte potere vescicante è consigliato risciacquare la zona dopo l’applicazione e aspettare 3 giorni prima di ripetere l’operazione.

PROBLEMI BRONCHIALI

TINTURA D’AGLIO: semplice rimedio contro le malattie da raffreddamento. Lasciare in infusione per 1o giorni 150 g di aglio fresco a pezzi e 600 g di alcol, coprendo e agitando ogni giorno; filtrare e conservare in una bottiglia scura per massimo un anno. Mettere 5 – 6 gocce nel cibo del cavallo una volta al giorno fino alla scomparsa dei sintomi.

SENAPISMO: preparare una pasta semifluida con 3 Kg di farina di senape e acqua tiepida quanto basta. Si distende uno strato di 2 cm su una pezza e lo si applica sul torace del cavallo affetto da pleurite o malattie polmonari, sulla gola in caso di laringite.

PASTA ESPETTORANTE: ricetta utile a liberare i bronchi otturati da catarro. Far bollire 2 L di latte con 300 g di cipolle bianche tritate, 2 spicchi di aglio, raffreddare, filtrare e aggiungere 100 g di miele e crusca quanto basta mescolando fino ad ottenere una pasta omogenea da dar da mangiare al cavallo come cena per più giorni.

PROBLEMI OCULARI

LOZIONE OFTALMICA: fare un decotto con 30 g di malva e mezzo L di acqua, lasciare in infusione 10 minuti e poi aggiungere 2 g di allume e 2 g di canfora. Questa ricetta serve a pulire l’occhio del cavallo arrossato, perciò si deve fare un impacco di qualche minuto. Un altro rimedio più veloce da preparare è il semplice infuso di camomilla con cui fare impacchi oculari.

CURA DELLO ZOCCOLO

UNGUENTO PER ZOCCOLI: sostitutivo del grasso industriale per zoccoli è una ricetta naturale molto utile e semplice. Si fanno sciogliere a bagnomaria 200 g di cera d’api, 300 g di pece liquida, 1 Kg di grasso di pecora, 1 Kg di grasso di maiale.

Parassiti e parassitosi: cosa sono e come prevenirli

Dal punto di vista parassitologico i cavalli possono essere infestati da ecto ed endo parassiti, i quali li colonizzano per nutrirsi e riprodursi perpetuando il loro ciclo vitale, provocando peraltro effetti che si ripercuotono negativamente sullo stato di salute e benessere.

Concentrando l’attenzione sugli endo-parassiti è importante sottolineare che il loro effetto dannoso è dato dall’azione espoliatrice (vera e propria sottrazione di alimento e di sangue), traumatica (la parte intestinale e gastrica vengono danneggiate fino a presentare necrosi ulcere ed esiti cicatriziali), meccanica ( vera e propria occlusione per ingombro del lume di tratti dell’intestino).

In linea generale gli endo-parassiti del cavallo possono essere classificati riassumendoli in tre principali famiglie: NEMATODI (vermi tondi), CESTODI( tenie-vermi piatti), ARTROPODI (mosche le cui larve colonizzano lo stomaco ‘’gasterophilus’’). Il loro ciclo vitale è di tipo oro-fecale e in grandi linee è caratterizzato dall’assunzione da parte del cavallo di uova o larve per via orale che una volta all’interno dell’organismo ospite sviluppano le forme adulte che si nutrono e producono uova o larve che vengono espulse con le feci contaminando l’ambiente esterno.

Dal punto di vista clinico la sintomatologia data dalle endo-parassitosi è aspecifica e molto ampia, infatti si possono notare dimagrimento, scadimento delle condizioni generali, calo delle performances, cattivo stato del mantello, anemia, disfagia, diarrea, coliche ed altre patologie correlate sino ad arrivare alla morte. Proprio per questo motivo la diagnosi di certezza spesso non è clinica ma di laboratorio tramite l’esame delle feci.

Per garantire il benessere del cavallo e lo stato di buona salute oltre che le performances ( soprattutto nei cavalli atleti) bisogna combattere i parassiti attraverso adeguate strategie di profilassi bloccando il loro ciclo vitale e intervenendo con trattamenti farmacologici ad azione vermifuga o vermicida. Una buona profilassi si deve sempre basare su un adeguato menagement del cavallo, che dipende dall’età, dal tipo do scuderizzazione, se viene tenuto al pascolo e in compagnia di altri cavalli oltre che dalla stagionalità e dal tipo di strutture. L’igiene dei locali è fondamentale, come la regolare asportazione delle feci ( soprattutto nei paddocks), la rotazione delle superfici di pascolamento e la corretta igiene del mantello. Oltre a questo bisogna intervenire con un adeguato e mirato trattamento farmacologico con vermifughi che deve per forza prescindere da un adeguato menagement di base del cavallo e dalla diagnosi di certezza previo esame delle feci in modo da conoscere il tipo o i tipi di parassiti presenti. Un buon vermifugo deve essere efficace (ottima attività vermifuga o vermicida), affidabile (range di dosaggio ampio senza effetti collaterali)  e sicuro (nessun affetto dannoso per il cavallo).

I parassiti si adattano molto bene agli organismi che li ospitano e soprattutto riescono a sviluppare resistenza nei confronti dei vermifughi perciò la sverminazione del proprio cavallo non è una pratica empirica da fare routinariamente semplicemente somministrando alla cieca dei prodotti vermifughi o ruotando a libero arbitrio il tipo di molecola da utilizzare di volta in volta.

Proprio per non incorrere in problemi dovuti alla resistenza e alla persistenza, anche dopo il trattamento, si consiglia di effettuare l’esame coprologico in modo da identificare i parassiti presente ed effettuare una terapia mirata usando il vermifugo più specifico possibile alle giuste dosi somministrandolo con le dovute attenzioni manageriali del cavallo in modo da non dare luogo a ricontaminazioni. Proprio per questi motivi è preferibile farsi consigliare dal proprio veterinario di fiducia sia per la diagnosi che per la sverminazione. 

Bisogna sempre ricordare che le parassitosi possono aprire le porte a numerose patologie e provocare danni soprattutto a livello intestinale anche permanenti che segnano per sempre in maniera negativa il corretto funzionamento dell’apparato digerente. Sarà compito quindi del veterinario effettuare la diagnosi di certezza consigliando il vermifugo mirato e la corretta gestione del cavallo intervenendo anche con integratori adatti a ristabilire la corretta funzionalità intestinale e garantire la salvaguardia della fisiologia dell’apparato digerente.

La bolsaggine nel cavallo | una grave patologia respiratoria

La bolsaggine o broncopneumopatia cronica ostruttiva o ostruzione delle vie aeree (RAO), è una patologia associata ad: intolleranza all’esercizio, aumento di essudato tracheo-bronchiale, moderato/grave aumento dello sforzo respiratorio, tosse. Possono essere colpiti cavalli anziani alloggiati in stalle per lunghi periodi ed alimentati con fieno polveroso. 

La Bolsaggine è una malattia allergica caratterizzata da tosse, accumuli di secrezioni mucopurulente nell’albero tracheobronchiale, suoni anomali durante il respiro, aumento degli sforzi respiratori e riluttanza all’esercizio. Tosse e secrezione nasale sono spesso riportati in cavalli con ostruzione alle vie aeree (84% e 54%, rispettivamente) e la presenza di essudato tracheale è molto comune (96%). La riluttanza all’allenamento è solitamente evidente ma fortemente dipendente dal livello di sforzo richiesto del cavallo e dalla gravità della malattia. Frequenti attacchi di tosse potrebbero essere la principale causa percepita di riluttanza all’esercizio.

I segni clinici di ostruzione delle vie aeree generalmente si risolvono entro pochi giorni dopo aver messo il cavallo al pascolo rimuovendolo da un ambiente polveroso o poco arieggiato o dopo aver migliorato la qualità dell’aria dell’ambiente chiuso riducendo polveri organiche e aumentando la ventilazione nella stalla. Al contrario, i cavalli più vulnerabili, alloggiati in box ed esposti a fieno ammuffito, sviluppano i segni clinici nel giro di poche ore o alcuni giorni. Nel corso del tempo, i cavalli sofferenti di bolsaggine sviluppano l’ipertrofia, ossia l’aumento dei muscoli obliqui addominali esterni. La frequenza respiratoria è piuttosto variabile, ma di solito è elevata. 

L’ auscultazione toracica spesso rivela una suono bilaterale anomalo durante le fasi del respiro; un’area estesa di auscultazione, crepitii e sibili espiratori. La presenza di maggiori quantità di secrezioni respiratorie nell’albero tracheobronchiale si riscontra nella maggior parte dei cavalli bolsi. Inoltre, osservando il fianco del cavallo per contare le respirazioni, notiamo un movimento a scatti e non uniforme, in sostanza un respiro ad altalena. Normalmente e fisiologicamente il respiro del cavallo è costo-addominale, nel caso dell enfisema diventa discordante o appunto ad altalena in cui si instaura una mancata sincronia tra il movimento costale ed addominale.

Nei cavalli che presentano un aumento anomalo degli sforzi respiratori dovrebbe essere eseguita una conferma diagnostica per escludere patologie infettive. L’esame endoscopico dovrebbe essere eseguito rapidamente per localizzare il processo di malattia. La diagnosi può essere confermata anche con l’ecografia della cavità toracica. La presenza di suoni polmonari anomali (rumori di sottofondo, sibili) in cavalli con febbre e difficoltà respiratoria suggerisce una malattia polmonare infettiva (come broncopolmoniti, ascesso polmonare, polmonite interstiziale, polmonite necrotizzante).

Essendo la bolsaggine altamente associata all’esposizione continua di livelli elevati di polveri organiche, particolarmente abbondanti nel fieno ammuffito (spore di muffe da fieno e paglia, compreso Aspergillus fumigatus e Faenia rectivirgula) e a stabulazione in stalle poco ventilate, i segni clinici di solito si risolvono in pochi giorni dopo che il cavallo viene rimosso dall’ambiente polveroso. 

Gli obiettivi della terapia sono quelli di controllare e tamponare l’infiammazione delle vie aeree ed alleviare l’ostruzione del flusso d’aria. Le principali classi di farmaci tradizionalmente consigliati per il cavallo bolso sono i corticosteroidi per trattare l’infiammazione delle vie aeree e i broncodilatatori per rilassare la muscolatura liscia bronchiale e alleviare l’ostruzione delle vie aeree. La somministrazione per via aerosol è la più consigliata poichè ha il vantaggio di fornire alte concentrazioni del farmaco direttamente nei polmoni.

 

L’anemia infettiva equina e il test di Coggins

L’anemia infettiva degli equini (AIE), è una malattia infettiva di origine virale dei cavalli. Possono essere colpiti tutti gli equidi, tuttavia non sono riportati in letteratura casi di contagio con asini, muli e bardotti.

Dopo la penetrazione del virus, questo inizia a riprodursi all’interno dei macrofagi molto velocemente. Il periodo di incubazione fino all’eventuale comparsa della malattia è compreso tra i 10 e i 20 giorni, ma può variare tra 1 e 90 giorni; i sintomi possono comparire ad intervalli irregolari, anche nell’ordine di mesi o anni. In seguito a questo l’organismo ospite inizia a produrre anticorpi e si innesca la formazione di immunocomplessi. Questi ultimi sono i principali responsabili dell’insorgenza delle febbri.

Il decorso dell’anemia infettiva può essere:

  • Acuto ( e sub-acuto): un sintomo tipico è la febbre alta oltre i 40 °C (La normale temperatura di un cavallo sano è 38 °C). A ciò si aggiunge una spiccata debolezza muscolare, un’andatura barcollante e tremori. Di norma si riscontrano diffuse emorragie puntiformi nella zona sublinguale e anemia, riconducibile alla distruzione dei globuli rossi (emolisi) e alla carenza di piastrine (trombocitopenia). Non sono infrequenti particolari turbe cardiache e renali. Di norma l’appetito è buono, nonostante il grave stato di malattia. I decessi sono frequenti nel caso di varianti del virus particolarmente aggressive. Esiste anche una forma sub-acuta che presenta gli stessi sintomi della forma acuta, ma più attenuati.
  • Cronico: l’equide mostra spossatezza e una riduzione del peso nonostante l’appetito buono. Dopo lo sforzo fisico si evidenzia di solito un attacco di febbre. Non di rado si manifestano sintomi a carico del sistema nervoso centrale come apatia e intontimento. L’esito della malattia è molto vario: l’equide può guarire completamente ma resta portatore del virus: le febbri diminuiscono di intensità col tempo fino a che la malattia rimane completamente priva di sintomi.
  • Asintomatico: spesso chiamata anche latente non è in realtà una forma della malattia bensì la semplice presenza di anticorpi nel sangue, il cavallo si presenta sano.

L’anemia infettiva equina è una malattia particolarmente poco contagiosa; solo i cavalli che presentano la malattia in forma acuta o sub-acuta sono infettivi. Il virus si trasmette principalmente ad opera di insetti ematofagi (tabanidi e stomoxidi) che fungono da vettori meccanici. Il tafano che punge un cavallo malato mantiene il virus nel suo apparato buccale per un periodo tra i 30 minuti e le 3 o 4 ore, tempo in cui è un potenziale veicolo di diffusione, è necessario quindi che la femmina che sta pungendo un cavallo malato sia scacciata e vada a pungere un altro soggetto o che punga lo stesso cavallo su più punti per poter trasmettere il virus. Riassumendo, per propagare l’infezione, è necessario un cavallo veramente malato (il 10% dei positivi) e che sia in fase acuta o sub-acuta (una piccola parte di quelli malati), dobbiamo essere in una stagione calda (d’inverno gli insetti ematofagi sono molto rari) e una doppia puntura su soggetti diversi (evento molto raro).

I puledri nati da madri infette che risultano sierologicamente positivi all’anemia infettiva nei primi mesi di vita per trasferimento dell’immunità materna attraverso il colostro, si negativizzano intorno al sesto mese di vita (periodo in cui l’immunità materna scema) risultando non infetti. Lo stretto contatto di questi con le madri (senza infettarsi) per tutto il periodo dell’allattamento è una ulteriore riprova della difficoltà della trasmissione della malattia.

La diagnosi di anemia infettiva degli equini può essere confermata da un’analisi di laboratorio, nota come test di Coggins. I cavalli che risultano positivi al test di Coggins sono da classificare come soggetti portatori del virus per tutta la vita, anche se non manifestano alcun sintomo della malattia e sono tecnicamente sani. L’essere umano è immune dal contagio da AIE, non sussiste alcun pericolo in questo senso.

Dal 26 Aprile 2016 il test di Coggins in Italia è stato dichiarato obbligatorio e deve essere effettuato su tutti i cavalli di età superiore ai dodici mesi. Ogni anno, il veterinario della ASL preposta ha il compito di prelevare un campione di sangue da ogni cavallo per poter effettuare il test; per zone in cui si sono verificati dei focolai, la frequenza del test è semestrale. Il test viene effettuato in seguito al pagamento di un bollettino postale, il cui costo viene stabilito dalle ASL provinciali. Solo i laboratori delle ASL possono effettuare il test!

Nel caso di soggetti risultati positivi all’anemia infettiva, i campioni di sangue vengono inviati al centro di riferimento nazionale. Il cavallo positivo deve essere isolato a minimo 200 metri da ogni cavallo; la movimentazione può essere effettuata nelle ore serali e/o notturne (dopo le ore 19.00 nel periodo primaverile/estivo dal 1°aprile al 30 settembre; dopo le ore 17.00 negli altri mesi), previa disinfestazione con idonei insetticidi dei mezzi di trasporto e degli animali stessi con sostanze ad azione repellente ed insetticida. Non è previsto nessun obbligo di abbattimento!

Per evitare il contagio il vaccino è inutile, dato che ad ogni febbre il virus si modifica geneticamente; l’unica profilassi sono le misure contro gli insetti (insetticidi,trappole,…). Nel caso di individui realmente malati, si possono curare i singoli sintomi, ma la malattia vivrà per sempre con il cavallo colpito.