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Le coliche nei cavalli: una costante spesso ricorrente

Le coliche, sono diversi sintomi dolorosi causati da malattie addominali, sono purtroppo una costante per i cavalli che, fra tutti gli animali, sono i più esposti a tale sintomatologia. Tuttavia, in presenza di colica, è indispensabile chiamare il veterinario, in quanto l’esito può essere letale. Le cause delle coliche sono molteplici.

PARASSITI INTESTINALI

I parassiti intestinali, possono causare diversi danni a seconda della specie. I vermi della famiglia Strongylus, possono colonizzare e occludere i vasi sanguigni che irrorano l’intestino. Gli ascaridi invece colonizzano l’intestino, formano colonie simili a matasse, che bloccano il transito intestinale. Situazioni di debilitazione generale, esaurimento ed eccitazione eccessiva, possono causare cambiamenti nella mobilità intestinale.

SINTOMI

 

I sintomi possono insorgere improvvisamente, come nel caso dei cambiamenti di posizione dell’intestino, o possono insorgere lentamente, come succede per le costipazioni. Di solito i cavalli durante le coliche, tendono a guardarsi il fianco, nel punto in cui sentono dolore, non defecano nè urinano, si rotolano a terra, raspano con la zampa, non mangiano, non bevono, sudano molto e sono depressi.

DIAGNOSI

L’accelerazione del battito cardiaco indica la presenza di dolore. Osservando le mucose oculari, se appaiono di colore rosso scuro, lo stato di salute del cavallo, è da ritenersi cattivo. Altro test, è quello del riempimento capillare. Si preme con un dito sulla gengiva del cavallo, si contano i secondi, prima che ritorni del suo colore normale, se il tempo supera i 10-12 secondi, il cavallo è disidratato e ha pressione bassa, quindi probabilmente è in colica.

TERAPIA

Durante l’attesa dell’arrivo del veterinario, si deve tranquillizzare il cavallo, facendolo camminare lentamente per cercare di mettere in moto l’intestino, ma anche per evitare che il cavallo si sdrai, si rotoli a terra, peggiorando il suo stato di salute. Si può somministrare un antidolorifico. Evitare di somministrare diuretici. Di conseguenza, il veterinario procederà poi a guarire la colica, a seconda della sua causa, con una sonda naso-gastrica, con un intervento chirurgico, o con la somministrazione di farmaci specifici.

Cavalli anziani. Gestione, occhio particolare alla dieta

Cavalli anziani, la loro gestione è complessa, è bene che vengano sottoposti a regolari trattamenti, come

  • contro i parassiti intestinali (vermifughi),
  • controllo dei denti annuale,
  • regolare controllo ed eventuale pareggio dei piedi,
  • vaccinazione annuale. 

ALIMENTAZIONE

Per i cavalli anziani, in inverno, è bene fornire in maggior quantità foraggi, come erba fresca, fieno e insilato di erba. Queste con la fermentazione, producono una riserva di calore. Mentre con l’aumento delle temperature, sono da preferire i concentrati, quali mangimi composti, integratori di cereali per cavalli o legumi. Tuttavia, i cavalli anziani soffrono di una diminuzione dell’appetito, diventa quindi necessario studiare piano alimentare personalizzato, che contenga tutti i principi nutritivi necessari.

E’ necessario quindi, aumentare la quantità di fibra, oltre all’erba del pascolo, sono da preferire fieni di prato polifita, di primo taglio, più sani perchè non contengono polvere. Per assimilare al meglio l’amido dei cereali, sfruttiamo gli alimenti precotti, come cereali fioccati, estrusi o espansi, che risultano molto più digeribili. E’ utile ricorrere anche alla cottura diretta, come nei pastoni, o i cereali germogliati, ricchi di vitamine E e facili da digerire.

 – LIEVITO DI BIRRA

Aggiungere del lievito di birra alle razioni quotidiane, aiuta la digeribilità dei pasti, grazie all’azione probiotica o prebiotica delle sostanze. Aggiungiamo sempre anche dei grassi alla dieta giornaliera, completando le razioni con oli vegetali, come l’olio di mais, ricco di acidi grassi omega 6, olio di girasole o di semi vari, oppure l’olio di soia, che contiene omega 3 e omega 6, nelle giuste proporzioni. A questo scopo, è una buona alternativa, anche l’uso di oli di pesce, come l’olio di fegato di merluzzo, ricca fonte di acidi grassi essenziali omega 3.

– FABBISOGNO PROTEICO

Con la vecchiaia, aumenta anche il fabbisogno di proteine, di conseguenza, alimenti proteici particolari sono ricchi di amminoacidi essenziali, che prevengono l’atrofizzarsi dei muscoli, malattia tipica dei cavalli anziani. E’ bene, però, controllare gli eccessi per difendere il fegato, che con l’età fa più fatica a lavorare. Alimenti proteici preziosi per la dieta dei nostri cavalli, sono la soia e il siero di latte in polvere; oggi esistono anche nuclei proteici ad alta digeribilità, pensati per i cavalli atleti, di cui però, bisogna studiare le dosi più adatte, per un cavallo anziano.

CAVALLI ANZIANI, LE OSSA

Per la salute delle ossa, è indispensabile l’assunzione abbondante di sali minerali, attraverso i supplementi con i sali, quali carbonato di calcio e sodio; la soluzione ideale, è lasciare i rulli di sale per il cavallo, nel box, per fornirgli il giusto apporto di sodio.  Indispensabile, è la somministrazione degli integratori, non solo di minerali, ma anche di vitamine: in particolare A, D, E, le vitamine del gruppo B, che hanno un effetto tonico e ricostituente, e la vitamina C, importante nella prevenzione dello stress e dell’osteoporosi.

© foto concesse da Antonella Urbano – Equitazione Tenuta Pedale




Alimentazione del cavallo. Nutrizione ed equilibrio

Alimentazione del cavallo. Passano la vita pascolando di continuo per varie ore, a seconda delle condizioni atmosferiche, delle distanze da percorrere per trovare acqua e foraggio. Se si nutre un cavallo con una razione pellettata, si nota un comportamento fatto di pasti lunghi e frequenti, con pause di massimo 10 minuti.

alimentazione del cavallo

alimentazione del cavallo

Il cavallo che bruca al pascolo, mastica per 30 – 50 atti masticatori al minuto, per 8 – 12 ore al giorno. Il cavallo mangia, quando mangiano anche gli altri del branco, ma mangia di più quando vede un suo simile farlo. I cavalli prediligono assumere il pasto dal terreno, da secchi profondi, ciò permette loro di continuare a guardasi intorno, controllando eventuali pericoli. Inoltre bruca, con una velocità di 25 prensioni al minuto.

alimentazione del cavallo

I cavalli prediligono fortemente lo zucchero, respingendo il cibo acido, amaro e salato. Il comportamento di brucare, permette agli animali di operare delle scelte, preferendo assumere maggiormente alcuni tipi vegetali rispetto ad altri. Fra le erbe, gli equini preferiscono il dente di leone, il trifoglio bianco e la segale. In ogni caso i pony, rispetto ai cavalli, hanno una difficoltà maggiore, a capire quale cibo è per loro velenoso. Ma se provano malessere subito dopo l’assunzione, imparano subito ad evitarlo. 

Inoltre il cavallo, non dipende molto dai segnali di sazietà provenienti dallo stomaco. I segnali di sazietà, sembrano provenire dalla zona oro-faringea, che indica in 25 bocconi, la misura di aver ingerito cibo a sufficienza. Un cavallo, sottoposto a falso pasto, non aumenta ne diminuisce, la quantità e la frequenza di assunzione del cibo. Comunque aumenta il proprio appetito, quando alcune aree del suo cervello sono depresse, come succede in seguito alla somministrazione di sedativi o tranquillanti.

ANORESSIA

Il primo segnale di una colica, è palesato da inappetenza. L’osservazione di questo sintomo clinico, sta ad indicare, che si è instaurata una distensione patologica del tratto gastroenterico. Il risultato è l’abolizione dell’appetito del cavallo. L’inappetenza, è probabilmente dovuta a stimolazione di recettori del dolore, che decorrono tramite vie simpatiche. Comunque la somministrazione di analgesici che rimuovono il dolore, permettono al cavallo di riprendere a mangiare.

ALIMENTAZIONE DEL CAVALLO E BILANCIO ENERGETICO

Infine il cavallo, è anche in grado di regolare il suo bilancio energetico, controllando l’assunzione di cibo. In altre parole, i cavalli non mangiano una quantità di cibo fissa, né mangiano fino a scoppiare, ma sono capaci di aumentare, diminuire la quantità di cibo, per compensare le proprie carenze o eccessi di apporto energetico.





Rifiuto della cavalla verso il puledro

Rifiuto della cavalla verso il puledro.

Ci sono tre tipi di rifiuto del puledro, che si manifestano immediatamente dopo il parto, e sono più comuni nelle cavalle primipare (al primo parto):

  1. rifiuto alla suzione
  2. paura del puledro
  3. aggressività verso il puledro

Nel primo caso, le cavalle le cavalle leccano il puledro, ne sembrano attratte, ma non tollerano che succhi e lo calciano se insiste. Queste cavalle, possono essere trattate con tranquillanti, oppure mungendole mentre si tiene il puledro vicino, il quale verrà poi allattato a mano, tenendo la bottiglia nella zona inguinale della madre. Questo esercizio andrebbe ripetuto ogni 15 minuti, insegnando alla cavalla che essere munta, riduce la tensione della mammella. Gradualmente poi si incoraggia il puledro a succhiare dai capezzoli, così la cavalla va contenuta sempre meno, finchè la coppia può essere lasciata da sola, in modo sicuro.

Nel secondo tipo di rifiuto, la cavalla spaventata cerca di scappare dal proprio piccolo, rischiando di investirlo o di calciarlo. Ci sono diversi metodi comportamentali, che possono essere usati per stimolare il comportamento materno, ad esempio, si possono portare madre e figlio in un paddock, così che entrambi possano evitarsi, finchè diminuisce la paura della fattrice. La presenza di un altro cavallo o di un altro animale, può stimolare questo tipo di aggressività, specialmente appena dopo il parto; rimosso l’intruso la madre accetterà il figlio.

Nel terzo e più pericoloso tipo di rifiuto del puledro, la cavalla lo attacca attivamente, di solito mordendolo sul garrese e gettandolo attraverso il box; essa non lecca le membrane fetali e il piccolo, lo calcia se si avvicina, rischiando di ucciderlo. La sedazione con acepromazina ed un contenimento passivo, fino a 3 settimane, l’immediata punizione e la somministrazione di ossitocina e progestinici, possono determinare l’accettazione del puledro. Questo problema sembra avere basi genetiche di razza, in quanto è molto comune nei purosangue arabi.

Si ottiene un miglior contenimento passivo mettendo un palo nel box, in modo che la cavalla non possa muoversi di lato, in avanti o indietro; in questo modo il puledro potrà provare a succhiare e scappare facilmente nel caso di attacchi. Di solito, dopo 2 settimane la cavalla accetta il puledro, anche solo tollerandolo e si potrà diminuire il contenimento. Si è visto che le cavalle che rifiutano il figlio hanno livelli di progesterone più bassi prima del parto, indicando un problema fisiologico alla base di questo comportamento.

Anche il dolore associato all’espulsione della placenta può determinare aggressività verso il puledro e la rimozione della causa del dolore elimina l’aggressività. Il rifiuto materno può verificarsi dopo il parto; esso è collegato ad un eccessivo disturbo dell privacy o a variazioni dell’aspetto e dell’odore del piccolo. Spesso questa situazione si presenta nei casi in cui il puledro abbia bisogno di trattamenti clinici alla nascita; permettere alla cavalla di avere contatti visivi con il puledro ammalato può aiutare nella prevenzione a questo comportamento.

© foto concesse da Nunzia Di Natale

Normativa sulla protezione degli animali durante il trasporto



L’Unione Europea, nel 2004, ha fuso delle norme già presenti, relative al benessere degli animali durante il trasporto. Il Regolamento CE n. 1/2005, è la normativa effettiva dal 5 gennaio 2007. Essa individua operatori e responsabilità, rafforza le misure di vigilanza, prevede norme più restrittive per il trasporto, su lunghi percorsi e i veicoli impiegati.

http://www.registro-asa.it/it/normative/files/REG_1_2005it.pdf

Comunque il Regolamento, estende la responsabilità in materia di benessere degli animali, a tutte le persone che intervengono nel processo di trasporto, dal carico allo scarico.

Per tutti i percorsi superiori a 65 km, i trasportatori devono ottenere un’autorizzazione, rilasciata dall’autorità competente dello Stato membro, in cui sono stabiliti o rappresentati, dimostrando di disporre di personale, attrezzature e procedure operative appropriate.

Comunque, per i trasporti superiori alle 8 ore, il richiedente deve fornire anche:

  • certificati di idoneità per conducenti e accompagnatori,
  • certificati di omologazione dei mezzi di trasporto,
  • informazioni sui mezzi impiegati per tracciare, registrare i movimenti dei veicoli, piani di emergenza, prove dell’utilizzo di un sistema di navigazione satellitare, modello IV.

Nel caso di trasporti tra Stati, i trasportatori devono inoltre essere muniti, di un giornale di viaggio che dia informazioni su:

  • identificazione dei cavalli e delle persone che se ne occupano,
  • luoghi di partenza e destinazione,
  • controlli durante il trasporto,…

Ad ogni modo le autorità competenti, devono organizzare controlli nei momenti chiave del trasporto, in particolare alle frontiere. Inoltre, in qualsiasi momento del viaggio, possono essere effettuati controlli supplementari, estemporanei o mirati. Durante i controlli si deve verificare, oltre alle informazioni e alle documentazioni, lo stato degli animali, la loro idoneità a proseguire il viaggio.

DIVIETI

E’ proibito trasportare animali malati o feriti, fattrici all’ultimo stadio di gestazione, fattrici che hanno partorito da una settimana, puledri con meno di 10 giorni di vita, puledri senza madre di età inferiore a 4 mesi, animali sedati, cavalli non domati (per viaggi superiori a 8 ore).

DURATA TRASPORTI

I cavalli possono viaggiare continuativamente per 24 ore, facendoli abbeverare ogni 8 ore. Alle 24 ore se ne possono sommare 2 di sosta, per il rifornimento di carburante, la manutenzione del veicolo, il rifornimento di acqua e cibo per i cavalli, la pulizia delle deiezioni, le pause di riposo dei trasportatori.

Tutti i mezzi di trasporto devono essere concepiti, costruiti, mantenuti, usati in modo tale da evitare lesioni e sofferenze, assicurare l’incolumità agli animali. Devono proteggere gli animali da intemperie, temperature estreme, variazioni climatiche avverse, essere provvisti di tetto e di pareti con aperture regolabili, puliti e disinfettati. Le rampe di carico e scarico, non devono essere scivolose, con pendenza massima del 36,4 %, munite di barriere di protezione.

In aggiunta, gli stalli devono essere singoli, concepiti in modo da non far ferire gli animali, tra di loro o durante i movimenti. Per i cavalli adulti, si calcola uno spazio di  0,7 x 2,5 m, con una superficie di 1,75 m2. Il carico massimo consentito, è di 44 tonnellate per i trasporti nazionali, 40 per gli internazionali. L’altezza minima del compartimento, deve essere più alta, di almeno 75 cm dell’altezza al garrese dell’animale più alto, con obbligo di avere la cavezza, se di età superiore agli 8 mesi.

Per ulteriori chiarimenti: C_17_pubblicazioni_1263_allegato

 

 

Come evitare l’affaticamento del cavallo in passeggiata

Il primo segreto per evitare incidenti  durante una passeggiata è quello di evitare l’affaticamento eccessivo che porta, sia nel cavallo che nel cavaliere, una caduta di attenzione e concentrazione con conseguente maggior esposizione al rischio.

Nel condurre la propria passeggiata o il proprio viaggio in più tappe è opportuno alternare tra loro le andature, in relazione al tipo di terreno da affrontare. L’andatura principale deve essere il passo, alternato per brevi tratti da trotto e galoppo. Importante durante il trotto è mantenere un’andatura sciolta e non molto allungata; il trotto allungato è innaturale per il cavallo e molto stancante.

Bisogna evitare di trottare seduti per non gravare troppo sulla schiena del cavallo, cambiando diagonale ogni tanto. Per evitare sobbattiture non trottare o galoppare su terreni troppo duri. Anche il galoppo non deve essere troppo allungato per non affaticare troppo il cavallo, evitando terreni sconosciuti.

Sui tratti particolarmente ripidi o con fondo eccessivamente sconnesso è preferibile scendere e proseguire a piedi per dare  sollievo al cavallo e sgranchirsi le gambe. A proposito di gambe, è verso la fine della giornata, quando il cavallo è stanco, che diventa importante dare gambe per sostenerlo. C’è infatti il rischio che “si addormenti”, correndo il rischio di inciampare o di ferirsi raggiungendosi.

In relazione alla lunghezza e alla difficoltà del viaggio, è opportuno interrompere la cavalcata con alcune soste di abbeverata. Evitare acque di scorrimento superficiale che potrebbero essere contaminate e inquinate, preferire pozzi o ruscelli e nel caso siano troppo freddi far bere a tratti il cavallo. Dopo l’attraversamento di tratti pesanti, fangosi o sassosi, fare piede a terra e controllare che le ferrature siano a posto e non ci siano corpi estranei sotto lo zoccolo.

Prima di una sosta compiere l’ultimo tratto al passo o conducendo il cavallo a mano in modo che si raffreddi progressivamente. Evitare i punti molto ventosi e troppo soleggiati, evitando di far brucare troppo a lungo il cavallo. Durante la sosta legare i cavalli in un posto tranquillo e lontano dai pericoli, dissellarli e mettere una capezzina. Se la sosta è breve allentare solamente il sottopancia per dare maggior comfort al cavallo.

Se il cavallo è sudato è opportuno asciugarlo con un panno o della paglia, in assenza di questi bisognerà attendere prima di dissellarlo. Nel caso di soste all’ombra o durante la stagione fredda è preferibile coprire il cavallo con una coperta per evitarne il raffreddamento repentino.

 

© foto concesse da Antonella Urbano – Equitazione Tenuta Pedale

L’uso delle coperte e la tosatura

LE COPERTE

Le coperte vengono fatte indossare al cavallo, con lo scopo di mantenerlo al caldo, evitando che si raffreddi, oltre che per tenerlo pulito più a lungo. Quelle estive in cotone servono anche per proteggere il cavallo, da punture di insetti che potrebbero scatenare reazioni allergiche.

Quelle pesanti, solitamente in piumino, servono a riscaldare il cavallo in inverno, quando la temperatura è molto fredda, in box o al paddock. Quelle leggere, in canapa o in cotone, riscaldano il cavallo durante le stagioni più miti, durante la notte, in box o al paddock. Le coperte in rete, vengono messe al cavallo soprattutto in estate, per proteggerlo dagli insetti, senza farlo sudare. I pile servono ad asciugare il cavallo dopo il lavoro. Esistono poi coperte da viaggio, per proteggere il cavallo durante i trasporti; o coperte scaldareni, da mettere sotto la sella durante il lavoro.

E’ consigliabile, togliere la coperta ai cavalli appena prima il lavoro, rimettergliela appena rientrano in scuderia, per evitare che si raffreddino. E’ opportuno, per evitare che il sudore ristagni, garantire la circolazione dell’aria lungo il corpo del cavallo, ad esempio mettendo della paglia asciutta, tra la coperta e il dorso. Mai lasciare addosso al cavallo, una coperta bagnata; dopo il lavoro utilizziamo un pile e, una volta che il cavallo si è asciugato, mettiamogli una coperta normale per il box.

LA TOSATURA

Solitamente le coperte vengono utilizzate in inverno, quando il cavallo mette il folto manto invernale. Per poter lavorare il cavallo evitando che il sudore ristagni, è pratica comune tosarlo, togliendogli così la protezione naturale contro il freddo. Per sopperire a questo inconveniente, si utilizzano così le coperte in scuderia o al paddock.

La tosatura, è una pratica comune per i cavalli che lavorano molto, che quindi sudano molto; questi cavalli vengono tenuti perennemente tosati, in modo tale da agevolare le operazioni di pulizia, asciugatura e per esigenze estetiche. Ad un cavallo che non suda molto, che vive al paddock tutto l’anno non bisognerà, invece, rimuovere il pelo invernale, poichè gli farà da protezione al freddo, si potrà invece tosarlo in primavera per alleggerirlo dal caldo.

L’operazione di tosatura, è bene che venga sempre eseguita da una persona esperta, mentre un aiutante mantiene il cavallo fermo e lo tranquillizza. L’operazione va ripetuta ogni 2 – 3 mesi, tempo in cui il pelo ricresce completamente. La tosatura può essere completa o parziale, a seconda delle esigenze di lavoro, estetiche o tradizionali.

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Come individuare una zoppia o un problema agli arti

Quando un cavallo ha qualcosa che non va agli arti, il fenomeno manifesto è la zoppia, cioè il non appoggiare correttamente un arto. Le zoppie possono essere più o meno marcate, e possono presentarsi sia a freddo che a caldo. Solitamente la prima sensazione di zoppia la si avverte stando in sella, sentendo il battere diverso o avvertendo un senso di sbilanciamento.

L'immagine può contenere: una o più persone, cavallo, cielo, spazio all'aperto e natura

Per individuare l’arto zoppo vi sono diversi metodi. Il primo è quello di far condurre il cavallo disselato ma con le protezioni, libero sull’incollatura, al trotto su un terreno duro e per un tratto rettilineo. Posizionandoci frontalmente dobbiamo osservare la testa; se il cavallo prova dolore su un anteriore tenderà a sollevare la testa e l’incollatura quando lo poggia, in modo da diminuire il peso su quella zampa.

L'immagine può contenere: cavallo, cielo, spazio all'aperto e natura

 

Per capire se l’arto zoppo è un posteriore si fa allontanare il cavallo e si osserva il comportamento delle anche; quella dell’arto malato si solleva quando il piede va in appoggio. Infine, osservando un cavallo di lato si può notare la gamba dolente in quanto il suo passo sarà più corto e meno sollevato rispetto agli altri.

L'immagine può contenere: cavallo e spazio all'aperto

 

Per evidenziare zoppie meno marcate è opportuno far trottare il cavallo in cerchio su un terreno duro, prima a mano destra poi a mano sinistra. Quanto più sarà stretto il giro, tanto più il cavallo sposterà il peso su gli arti esterni, sottoponendoli ad uno stress maggiore che metterà in evidenza eventuali anomalie e zoppie.

Per scoprire in che punto esatto il cavallo prova dolore bisogna andare per esclusione, esaminando tute la parti della zampa. Per prima cosa, armati di nettapiedi, si controlla che non vi siano chiodi o corpi estranei infilzati nello zoccolo o incastrati tra il ferro.

Poi si passa alla palpazione. Si tocca l’arto sospetto con una mano e con l’altra un altro, dallo zoccolo a salire, facendo attenzione a rilevare differenze di temperature. Un primo segnale di anomalia infatti, è dato proprio da un aumento di temperatura nella zona dolente, per la presenza di infezioni o infiammazioni. Continuando a palpare, bisogna fare attenzione a notare eventuali rigonfiamenti che si presentano solitamente a livello dei tendini per tendiniti o artrite.

Altri esami più complessi, quali quelli da effettuarsi con la pinza da piede che, premendo i diversi punti dello zoccolo, evidenzia zone dolorose, vanno effettuati da personale esperto quali maniscalchi e veterinari. In caso di zoppie certe o dubbie, bisogna chiamare il veterinario per procedere con la terapia migliore.

Condurre il cavallo alla mano. 10 regole base da rispettare!

Saper condurre un cavallo a mano è uno dei requisiti fondamentali per chi vuole approcciarsi al mondo dei cavalli e dell’equitazione, è la prima cosa da insegnare ad un allievo. 

Per condurre il cavallo a mano con la testiera bisogna osservare delle semplici regole di base:

  1. Innanzitutto, prima di lasciare la scuderia assicuriamoci che la testiera sia ben posizionata, della giusta misura e con tutti i finimenti chiusi correttamente nel rispetto del comfort del cavallo.
  2. Togliamo le redini dal collo del cavallo, per avere maggior sicurezza nella mano.
  3. In linea generale, conduciamo il cavallo a mano sinistra. Dal medioevo è consuetudine maneggiare i cavalli a sinistra (condurli, sellarli, montarli), questo perchè i cavalieri portavano la spada sul fianco sinistro ed in questo modo tutti i movimenti erano facilitati. 
  4. Afferriamo entrambe le redini con la mano destra a circa 20 cm dalla bocca del cavallo. Per permettere lo scorrimento veloce delle redini nella mano se necessario, possiamo infilare l’indice tra le due redini.
  5. Con la mano sinistra teniamo la restante lunghezza delle redini per evitare che tocchino terra e si attorciglino tra le gambe nostre o del cavallo.
  6. Posizioniamoci all’altezza della spalla sinistra del cavallo o al massimo all’altezza della parte terminale del collo, ma non facciamoci mai sorpassare. In questo modo si insegna al cavallo il rispetto e l’educazione verso l’uomo, stabilendo i ruoli di gerarchia.
  7. Teniamo lo sguardo mobile, vigile e lontano in modo da accorgergi preventivamente di pericoli che potrebbero spaventare il cavallo, costringendolo a movimenti repentini che potrebbero farci scappare di mano le redini.
  8. Camminiamo con passo deciso insieme al cavallo, cercando di procedere allo stesso ritmo ma lasciando che lui possa camminare spontaneamente senza essere trattenuto ne trascinato dalla mano.
  9. Utilizziamo la voce per invogliare il cavallo a camminare o per aumentare l’andatura, o al contrario per tranquillizzarlo e rallentarlo. La voce e il suo tono è fondamentale a trasmettere al cavallo il giusto stato d’animo, che dovrà essere di serenità, calma e fiducia.
  10. Dobbiamo sempre trasmettere al cavallo fiducia, serenità e sicurezza, deve fidarsi di noi e seguirci in tutto.

Le regole per la conduzione del cavallo con la capezza sono le stesse. Con la testiera si ha un controllo maggiore sul cavallo, ma non lasciamoci spaventare, la nostra postura e atteggiamento ci permettono sempre di averne il controllo.

Se conduciamo il cavallo dietro ad altri è di fondamentale importanza mantenere la distanza di sicurezza, che corrisponde mediamente a 3 metri, la lunghezza di un cavallo. La distanza di sicurezza deve essere rispettata anche nel caso in cui ci troviamo a fianco di un altro cavallo. Il cavallo potrebbe spaventarsi ed avere reazioni vigorose, in questo modo evitiamo di fare e farci male.

 

© foto concesse da Antonella Urbano – Equitazione Tenuta Pedale

La ricetta casalinga: una soluzione naturale a diversi problemi dei cavalli

Spesso, per la cura del nostro cavallo ci rivolgiamo a negozianti esperti o a farmacie veterinarie, che ci propinano soluzioni sintetiche preparate dall’industria farmaceutica, che magari costicchiano anche un po. Utilizzando dei prodotti naturali possiamo invece preparare noi stessi delle soluzioni efficaci a risolvere la problematica del nostro cavallo, con una ricetta economica e senza effetti collaterali.

PROBLEMI DI STITICHEZZA

MASCH: in Inghilterra si utilizza questo pastone contro la stitichezza dei cavalli. In un secchio si versa 1 L di farina d’orzo, 2 L di avena, 3 L di crusca, 25 cc di semi di lino, 3 L di acqua calda, si lascia macerare e si mescola di tanto in tanto. Va dato al cavallo quando è ancora caldo, al posto del pasto serale per 2 – 3 giorni.

OLIO DI RICINO: è un olio naturale ricavato dalla pianta Ricinus communis, dall’effetto lassativo. Si sciolgono 500 g di olio di ricino in 500 g di alcol etilico mescolando e si somministra mezzo cucchiaio solo una volta.

ANTIDIARROICI

PASTA DI QUERCIA: mescolare 50 g di corteccia di quercia in polvere, 50 g di semi di lino in polvere, 50 g di altea in polvere e acqua quanto basta, finchè non si otterrà una pasta densa che andrà somministrata al cavallo per via orale in due volte a distanza di 8 – 10 ore. L’effetto astringente è dato dai tannini contenenti nella quercia.

RISO E CRUSCA: un pastone di riso e crusca è un antidiarroico molto gradito al palato dei cavalli. Si fanno bollire 2 Kg di riso in 4 L di acqua e, una volta cotto, si aggiungono 50 g di crusca. Il pastone si somministra compreso di acqua di cottura 2 volte al giorno prima del fieno.

CONTUSIONI E DOLORI

TINTURA DI ARNICA: dai fiori di Arnica montana si estrae un olio essenziale che, frizionato su contusioni, distorsioni o reumatismi, ne facilita la guarigione e ne allevia il dolore. Preparare un infuso con 20 g di arnica e 1 L di alcol, lasciando in infusione per 72 ore, filtrare e imbevere un panno da frizionare sulla zona dolente almeno una volta al giorno.

OLIO MENTOLATO: il mentolo ha potere antisettico e anestetico locale, quindi è consigliato per la cura di piaghe e contusioni. Mescolare 5 g di mentolo, 5 g di guajacolo, 10 g di canfora e 500 g di olio di ricino; frizionare la lozione sulla contusione o tamponare sulle piaghe una volta al giorno.

IMPIASTRO D’AGLIO: è una ricetta utilizzata per lenire il dolore dei cavalli per artrite o reumatismi. Tritare finemente tanto aglio quanto basta a coprire la zona interessata, fino ad ottenere una crema omogenea; spalmare la crema sulla zona colpita, fasciare e tenere per 34 ore. Poichè l’aglio ha un forte potere vescicante è consigliato risciacquare la zona dopo l’applicazione e aspettare 3 giorni prima di ripetere l’operazione.

PROBLEMI BRONCHIALI

TINTURA D’AGLIO: semplice rimedio contro le malattie da raffreddamento. Lasciare in infusione per 1o giorni 150 g di aglio fresco a pezzi e 600 g di alcol, coprendo e agitando ogni giorno; filtrare e conservare in una bottiglia scura per massimo un anno. Mettere 5 – 6 gocce nel cibo del cavallo una volta al giorno fino alla scomparsa dei sintomi.

SENAPISMO: preparare una pasta semifluida con 3 Kg di farina di senape e acqua tiepida quanto basta. Si distende uno strato di 2 cm su una pezza e lo si applica sul torace del cavallo affetto da pleurite o malattie polmonari, sulla gola in caso di laringite.

PASTA ESPETTORANTE: ricetta utile a liberare i bronchi otturati da catarro. Far bollire 2 L di latte con 300 g di cipolle bianche tritate, 2 spicchi di aglio, raffreddare, filtrare e aggiungere 100 g di miele e crusca quanto basta mescolando fino ad ottenere una pasta omogenea da dar da mangiare al cavallo come cena per più giorni.

PROBLEMI OCULARI

LOZIONE OFTALMICA: fare un decotto con 30 g di malva e mezzo L di acqua, lasciare in infusione 10 minuti e poi aggiungere 2 g di allume e 2 g di canfora. Questa ricetta serve a pulire l’occhio del cavallo arrossato, perciò si deve fare un impacco di qualche minuto. Un altro rimedio più veloce da preparare è il semplice infuso di camomilla con cui fare impacchi oculari.

CURA DELLO ZOCCOLO

UNGUENTO PER ZOCCOLI: sostitutivo del grasso industriale per zoccoli è una ricetta naturale molto utile e semplice. Si fanno sciogliere a bagnomaria 200 g di cera d’api, 300 g di pece liquida, 1 Kg di grasso di pecora, 1 Kg di grasso di maiale.