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Il lavoro in compagnia. L’efficacia del lavoro di squadra.

Il lavoro in compagnia anima il comportamento dei cavalli. Il cavaliere in questa occasione deve tenerlo al proprio posto. In questo modo si evita il propagarsi dell’animazione tra essi. Nel lavoro in compagnia devono mantenersi compatti. Tuttavia devono lavorare come se fossero relativamente soli.Il lavoro in compagnia

E’ necessario suddividersi in gruppi che seguono un percorso. Chi è in testa al gruppo dev’essere conscio dei meccanismi che lo regolano. Deve sapere il proprio compito pensando a chi lo segue.  Anche i cavalli devono conoscere il loro posto nell’insieme.



IL LAVORO IN COMPAGNIA.

COMPOSIZIONE DEL GRUPPO.

  • Il capo gruppo

  • Il cavaliere al centro

  • I cavalieri

Nei gruppi numerosi il capo gruppo può stare al centro. Il capo gruppo e il cavaliere centrale hanno funzioni precise. Gli altri cavalieri devono mantenere bene le posizioni e regolarsi.

Nel lavoro in compagnia il capo gruppo procede in testa, di conseguenza, vede il terreno da percorrere e sceglie il cammino. Mantiene la direzione, regola l’andatura e la cadenza. Per poter fare ciò deve possedere la capacità tecnico intellettuale e soprattutto un cavallo che non dia problemi, quindi esperto. Il capogruppo deve avere il “senso del movimento” perché i cavalli devono seguirlo e deve quindi saper valutare l’azione degli altri cavalli nel gruppo.

Il cavaliere al centro del gruppo, ha il compito dei seguire il capogruppo e quindi colui che esercita l’impulso sulla massa che segue il cavallo di testa. Questo cavaliere deve dare elasticità al gruppo, deve saper attutire i contrasti che possono propagarsi all’interno della massa, specie nelle girate, nei dislivelli e sugli ostacoli. Deve saper prevedere l’azione del capogruppo per poterlo assecondare.

I cavalieri sono disposti a forma di “rondine in volo” o come gli stormi negli aerei. I cavalieri meno esperti sono disposti al centro e con loro i cavalli meno sicuri, alle ali infine quelli un po’ più esperti.

Gli obiettivi di ciascun cavaliere sono:

  • Conservare la distanza;

  • Tenere la direzione giusta;

  • Seguire l’itinerario giusto;

  • Girare più o meno largo nelle volte;

  • Tenere la cadenza e l’andatura.

    Il lavoro in compagnia

Salto naturale. Approccio ed esecuzione



Il salto naturale obbliga ai più sensibili cambiamenti di equilibrio. Nel salto il cavallo acquista coraggio, occhio, decisione. Sviluppa il sistema muscolare in quanto sviluppa i fasci muscolari .

salto

Il cavaliere invece consolida e ginnastica il suo assetto. Egli educa la sua azione alla bocca del cavallo.

IL LAVORO ALLE TRE ANDATURE

Assieme all’esercizio al salto si completano a vicenda. Il primo lo facilita (abituando il cavallo a servirsi spontaneamente ed istintivamente dei suoi equilibri), il secondo facilita e sveltisce il lavoro alle tre andature.

Esaminiamo come si comporta il cavallo montato al salto.

salto

In prossimità dell’ostacolo porta il muso in avanti distendendo l’incollatura. Questo movimento, che lo aiuta ad osservare e misurare l’ostacolo, ha grande importanza per l’esecuzione meccanica del salto. Favorisce la contrazione del tronco e il mettere sotto il posteriore. Scatta e lancia in aria la sua massa. Da ciò ne deriva che il cavallo deve compiere liberamente questi movimenti. Di conseguenza il cavaliere deve portare le mani e il busto avanti senza tirare l’imboccatura e senza sollevarsi da terra, esso distende marcatamente l’incollatura facilitando il passaggio del corpo sull’ostacolo (effetto bilanciere).

Il cavaliere non deve avere nessuna premura nel raddrizzarsi ma deve rimanere con le mani avanti. Quando il cavallo poggia le quattro zampe a terra, allora il cavaliere può riprendere l’assetto iniziale in armonia con l’azione del cavallo. “Andare insieme durante il salto ed assecondarlo”.

E’ importante sapere che nel salto si potranno ottenere risultati tanto maggiori quanto più sarà la confidenza che si sarà riuscita ad ispirare al cavallo, liberandolo sin dall’inizio dell’Addestramento da ogni timore, sofferenza e fatica. Equilibrio. Ostacoli. Equilibrio – vita in maneggiosalto

I garretti: leve eccezionali e sorgenti dell’impulso

I garretti: leve eccezionali e sorgenti dell’impulso, elastici e solidi provvedono alla spinta e alla sua stabilità. I garretti! Di conseguenza, così leggeri e flessibili, spingono masse di tonnellate, di conseguenza proiettano le stesse su ostacoli alti, resistendo a sollecitazioni enormi.

EVOLUZIONE.

L’evoluzione ha selezionato questa ingegnosa struttura scheletrica, elaborata e versatile. Il cavallo è progettato per fuggire dai predatori. di conseguenza, requisito fondamentale dei posteriori è produrre accelerazione e velocità.

AZIONE.

La loro azione è simile a quella di un cardine, l’esiguo volume garantisce fluidità nella flessione e rapidità dei movimenti. Questi fanno avanzare i posteriori sotto la massa (protrazione, ingaggio), tuttavia il cavallo necessita anche di una solida base d’appoggio. Quest’ultima sorregge la massa e la proietta avanti (retrazione, spinta). Di conseguenza fanno da solida struttura per assorbire gli impatti.

I garretti corrispondono all’articolazione fra tibia e tarso. Sono composti da 7 ossa. Calcaneo e astragolo sono le più importanti per il movimento, 5 più piccole svolgono un lavoro minore. Queste ultime sono implicate in patologie localizzate a questa zona. L’astragalo è il fulcro del movimento oscillatorio. Tuttavia il calcaneo svolge un’azione di leva durante la spinta. Sopporta gli sforzi grazie alla sua conformazione larga e spessa. Le altre ossa diventano un unico corpo.

Nel cavallo è presente anche una struttura legamentosa. E’ attaccata sotto il femore, una anteriormente e l’altra posteriormente. Corrono parallelamente alla gamba stabilizzando l’articolazione. Muovono la parte inferiore dell’arto. Questa struttura viene chiamata “apparecchio reciproco”. Questi tendini possono irrigidire l’arto, di conseguenza permettono loro di dormire in piedi senza sforzo.

In alcuni, due ossa dei garretti sono fuse tra loro. Le ossa piatte tendono ad infiammarsi e ad unirsi (anchilosi), questa patologia, “spavenio osseo”, è dolorosa e provoca zoppia. Fuse completamente le ossa, tuttavia la zoppia scompare. Di conseguenza i garretti diventano più solidi e stabili. 

La lotta agli insetti: un dramma estivo!

Sogniamo tutto l’anno cieli blu, giornate lunghe e passeggiate mozzafiato. Sogniamo vita al paddock a godersi la libertà. Ma in realtà vediamo sciami di mosche, tafani e zanzare. Queste fanno impazzire sia i cavalli che i proprietari. Gli insetti sono una realtà sgradevole e pericolosa. Possono veicolare patologie gravi oltre che causare dermatiti stagionali. Ma qualche palliativo esiste!

IN BOX.

La prima regola è l’igiene. Gli insetti amano lo sporco quindi eliminiamolo! L’urina e le feci stagnanti attraggono gli insetti per deporvi le uova. Di conseguenza è bene cambiare spesso la lettiera. Il box va svuotato e lavato una volta a settimana. Meglio ancora se cospargiamo il fondo con della calce disinfettante.

NELLE AREE COMUNI.

Le ragnatele sono un aiuto importante nella lotta agli insetti. I ragni li catturano e li mangiano. Tuttavia limitiamoci quindi a togliere via solo quelle disabitate! Occorre spazzare via lo sporco sul pavimento durante il grooming. Il corridoio della scuderia va spazzato sempre. Evitiamo qualsiasi deposito di acqua. Le zanzare in particolare amano l’acqua ferma! La letamaia inoltre deve essere situata lontana dai box. 

AL PADDOCK.

Anche nei paddock le fiande vanno rimosse spesso. Questo per non attirare insetti e limitare i parattiti . Cerchiamo di tenere il cavallo sempre pulito e lavato. Di conseguenza sporco e sudore attraggono molto gli insetti. 

Di grande aiuto sono le coperte a rete, le cuffie, i cuffioni o le maschere. Questo tipo di “vestiario per cavalli” è in tessuto a rete che protegge senza scaldare. Coprono il corpo, la testa, le orecchie o altre zone del corpo dell’animale in cui è particolarmente infastidito. Durante il lavoro, per cavalli particolarmente sensibili, si possono utilizzare dei frontalini a frange per proteggere gli occhi o delle retine per il naso. Coda e criniera vanno tenute lunghe e sciolte: sono il rimedio che madre natura ha donato ai cavalli per proteggersi dagli insetti!

Ci sono poi prodotti da applicare sul pelo del cavallo. Quelli naturali sono a base di citronella, geranio, rosmarino, timo, menta, melissa, aceto di uva o di mele, essenze molto sgradite agli insetti. Le soluzioni chimiche in commercio, invece, sono a base di piretroidi e permetrine, sotto forma di spray, stick, shampoo, polvere,… Evitiamo il contatto con ferite e abrasioni, genitali, mammelle, muso, occhi e naso del cavallo.

In scuderia, oltre alla pulizia possiamo aiutarci con carte moschicide, trappole, lampade o prodotti repellenti e insetticidi da posizionare in diversi punti. Qualche bel vaso di gerani o di rosmarino oltre che repellere, rende anche la scuderia più bella! Se scegliamo dei prodotti chimici teniamoli lontani dall’accesso a persone e animali ed evitiamo che contaminino cibo e bevande.

Combattere il caldo con la doccia

Combattere il caldo con la doccia. I cavalli soffrono il caldo, scelgono di oziare al fresco . Interrompere le attività è impossibile l’estate per chi pratica equitazione. Dobbiamo aiutare i nostri cavalli nella gestione del caldo. Magari con una bella doccia rinfrescante.

I COLPI DI CALORE

I colpi di calore sono pericolosissimi per i cavalli. Di conseguenza il caldo eccessivo provoca debolezza e malessere. Occorre non fare esercizio fisico durante le ore calde. E’ bene preferendo la mattina presto o la sera. Di giorno evitiamo di mettere fuori i cavalli.

Un altro grande aiuto è fargli una bella doccia rinfrescante. Utilizziamo il sapone solo una volta a settimana massimo. Il sapone rimuove dalla pelle il film idrolipidico. Esso la protegge dagli agenti esterni. In poco tempo potrebbero svilupparsi dermatiti o ipersensibilità cutanee.

LA DOCCIA FREDDA

La doccia con acqua fredda è un toccasana. L’acqua fredda è molto piacevole, rimuove il sudore secco. Inoltre occlude i pori cutanei facilitando la traspirazione. Dà refrigerio ed ha un potere energizzante. Aiuta inoltre tendini e legamenti affaticati. Tuttavia se non è sudato lo si può docciare parzialmente. 

OPERAZIONI DA SVOGERE

  1. Leghiamo il cavallo in un luogo tranquillo. Nodo di sicurezza, lontano da correnti d’aria.
  2. Iniziamo bagnando i piedi e le zampe. Aiutandoci con le mani o con una spugna. Rimuoviamo lo sporco più ostinato.
  3. Saliamo piano verso gomiti, petto e base del collo, andando per grandi in modo da dare al cavallo il tempo di abituarsi.
  4. Lentamente bagniamo il collo, salendo fino all’attaccatura della testa, facendo attenzione a non bagnare le orecchie.
  5. Se vogliamo lavare tutto il corpo del cavallo facciamolo con delicatezza, partendo dalle spalle e il garrese, andando verso la groppa. 
  6. Per lavare via lo sporco e il sudore nella zona del sottosella e del sottopancia usiamo le mani o la spugna, perchè di solito l’acqua corrente non basta.
  7. Passiamo poi alla parte sotto la pancia perchè è un punto che suda molto e si sporca facilmente durante il lavoro e lo sporco attrae gli insetti; arriviamoci però piano perchè l’impatto dell’acqua fredda non risulta molto gradevole.
  8. Il cavallo in genere suda molto anche nella zona fra le cosce e sotto la coda; bagniamolo piano partendo dalle gambe e poi salendo, in modo che si abitui lentamente e non sferri qualche calcio. Se il cavallo è traumatizzato evitiamo la pompa e puliamo la zona con una spugna o uno straccio.
  9. Come ultimo passo puliamo il muso con una spugna pulita bagnata. Iniziamo dagli occhi, passiamo poi alle narici e al resto del muso, fronte guance e sotto la gola. Non utilizziamo mai la pompa, poichè è molto fastidioso ed è inoltre pericoloso per le orecchie.
  10. Togliamo l’acqua in eccesso con una stecca, evitando punti ossuti come gambe, testa, garrese e anche. Passeggiamo il cavallo finchè non è perfettamente asciutto per evitare che si rotoli se lasciato da solo, facciamo attenzione però ad evitare correnti d’aria.

Cancro al fettone, un nome che spaventa

Cancro al fettone. Solo il nome incute timore, ma così non deve essere. Il nome esatto è dermite ungueale. Il cancro del fettone consiste nell’ulcerazione purulenta del fettone. E’ causato della scomparsa della sostanza cornea prevalente nel fettone.

Il cancro al fettone è un’affezione che colpisce il fettone. Tuttavia si può estendere anche alla suola, alle barre ed alla muraglia. Si evidenzia l’alterazione del corno e secrezione di liquido untuoso.

La causa è da ricercarsi nella scarsa cura del piede.

CAUSE

  • mancata cura della suola e permanenza su suoli umidi,
  • suoli sporchi, fangosi quali pascoli acquitrinosi,
  • box in precarie condizioni igieniche,
  • contusioni del piede in generale,
  • ferite al fettone,
  • infiammazioni anche banali.

Il fettone ha un aspetto scabroso, con un odore fetido. Cercando di scollare la parte più cornea del fettone, si trova al di sotto di essa, una zona gonfia estremamente maleodorante e coperta da un essudato caseoso biancastro; questa zona mostra un aspetto papillomatoso e tende facilmente al sanguinamento. Nel caso in cui la malattia non venga scoperta rapidamente, il proliferare di questo tessuto cancerogeno può essere lento, permettendo l’uso quasi normale del cavallo, oppure più veloce e in questo caso la zoppia diventa così notevole che l’animale non può più servirsi dell’arto colpito.

Ma cosa fare nei casi di cancro al fettone? La soluzione è semplicissima! Innanzitutto bisogna pulire con cura lo zoccolo e, aiutandosi con un bisturi, si rimuovono gli strati di tessuto deteriorato del fettone, quindi si spennella la zona con una soluzione di formalina (10 parti di acqua distillata e 1 parte di formalina). Il trattamento va eseguito ogni fino fino a guarigione, associando una cura antibiotica. E’ altresì importante curare l’igiene e la pulizia dello zoccolo e della lettiera del box. Poichè il fettone tende ad atrofizzarsi se non viene stimolato dal contatto con il suolo, durante il periodo di cura, in cui si elimina parte del fettone, è opportuno intervenire sulla ferratura per garantire questo contatto.

La laminite : sintomi, cause e terapia


La laminite, o podoflemmatite, è un’infiammazione delle lamine cornee e dermiche. Esse si trovano all’interno dello zoccolo. Nei casi gravi provoca il distacco delle lamine dall’osso podalico. Se cronica può provocare la rotazione della terza falange. Il cavallo diventa inutilizzabile.

CAUSE DELLA LAMINITE

  • una dieta troppo abbondante e troppo ricca di carboidrati (erba verde e orzo),
  • l’ingestione di grandi quantità di acqua fredda quando il cavallo è accaldato,
  • lavoro prolungato su terreni duri, 
  • ritenzione della placenta nella fattrice, 
  • intossicazione da overdose di farmaci (specie cortisonici), 
  • obesità, 
  • infezioni non curate, 
  • coliche, 
  • zoppia, 
  • morbo di Cushing.

CLASSIFICAZIONE

Acuta o Iperacuta: sintomi evidenti entro 12-48 ore. Abbiamo 4 gradi di Laminite secondo la classificazione di Obel:

1º Grado: il cavallo alterna il peso sui piedi sollevandoli ripetutamente

2º Grado: Il cavallo si muove con passo tipico, di conseguenza solleva subito il piede appena tocca il suolo (cammina sulle uova)

3º Grado: il cavallo si muove con riluttanza, si oppone ai tentativi di sollevare un arto perché impossibilitato a caricare sul controlaterale a causa del dolore

4º Grado: il cavallo è impossibilitato al movimento, in stazione acquisisce la tipica postura laminitica oppure rimane in decubito

Subacuta: i sintomi sono 1º grado di Obel, zoppia lieve, sensibilità alla palpazione del piede mediante tenaglia. È di difficile diagnosi ma con buone possibilità di recupero.

Refrattaria: è quella laminite che nonostante cure appropriate e rimozione delle cause scatenanti, tende a migliorare lentamente e in misura minima. Evolve a prognosi infausta o in laminite cronica.

Cronica: è dovuta a parziale rotazione della III falange, a danni permanenti della struttura delle lamine dermiche, di conseguenza compromette per sempre l’utilizzo dell’animale.

I sintomi di una laminite acuta sono facili da individuare:

  1. un cavallo si muove poco e mal volentieri e quando sta fermo sposta continuamente il peso da un piede all’altro
  2. se la laminite ha colpito gli anteriori, l’animale tende a portare questi arti avanti a se
  3. nel caso siano colpiti i posteriori questi saranno portati sotto di se. 
  4. aumento di temperatura corporea oltre i 40 °C,
  5. l’accelerazione del battito cardiaco,
  6. un notevole aumento della temperatura del piede soprattutto in corona, 
  7. ansietà,
  8. tremore visibile,
  9. aumento della frequenza respiratoria, 
  10. sudorazione,
  11. narici dilatate.

Il primo intervento è quello di raffreddare il piede. Indispensabili docce fredde o impacchi di ghiaccio. E’ bene far muovere il cavallo. Lo si fa camminare per poco ma a intervalli frequenti; in questo modo si favorisce la circolazione sanguigna nel piede. Per abbassare la temperatura e favorire la circolazione, nonchè per evitare stipsi dovute a mancanza di movimento, è anche opportuno somministrare al cavallo un leggero lassativo.

PASTONE

Si può quindi preparare un pastone composto da 1 Kg di crusca, 30 g di sale e 300 cc di melassa, da sciogliere in 2 L di acqua calda e poi raffreddare.

Nella fase iperacuta è ancora possibile trattare efficacemente la patologia:

  • rimuovendo subito la causa scatenante ed evitando di somministrare carboidrati
  • sferrando subito il cavallo e ponendolo sul morbido, meglio sulla sabbia
  • trattando l’animale per il dolore, che comporta la tensione del tendine flessore profondo delle falangi che a sua volta causa la rotazione della III falange, con l’uso di antinfiammatori non steroidei (flunixin meglumine) e Dimetilsulfossido (DMSO)
  • ripristinando la circolazione nel piede alternando docce fredde e impacchi caldi e somministrando acepromazina maleato che è un tranquillante ma anche un potente vasodilatatore
  • risolta la fase iperacuta l’animale andrà ferrato in modo da caricare la tensione sul tallone e non sulla punta (ferratura correttiva)

Non c’è alcuna cura per la laminite cronica. Tuttavia, un cavallo può convivere con la laminite per molti anni e con cure appropriate e  con una ferratura correttiva può essere ancora in grado di essere montato. 

 

Le formelle: cosa sono e cosa fare




Le formelle:cosa sono e cosa fare.
Le formelle sono dei rigonfiamenti ossei. Esse vanno a formarsi attorno alle ossa del pastorale, a causa di traumi subiti dal cavallo o per un’artrite. 

ossa

DISTINZIONI

Si distinguono solitamente formelle alte, che interessano la giuntura superiore del pastorale, che sono facilmente visibili ad occhio nudo; e formelle basse, che interessano la giuntura inferiore, sono incassate nella parete dello zoccolo.

formella

Se una formella interessa la giuntura del pastorale, può provocare una zoppia permanente, mentre una formella che si trova al di fuori di questa, non pregiudica il lavoro del cavallo, tuttavia risulta comunque antiestetica.

formella

CAUSE

Le formelle sono causate da un impatto violento, da uno sforzo eccessivo del pastorale, dovuto a debolezza congenita, cattivi appiombi o ferratura errata, che causano la reazione infiammatoria della superficie dell’osso, con crescita anomala dell’osso stesso.

cavalli

 

Cause delle formelle, possono essere anche la conformazione del piede, che provoca un carico eccessivo al pastorale, così come una dieta povera di calcio, tuttavia ricca di fosforo può predisporre all’insorgenza della patologia.

cavalli

 

Una volta formate, possono essere rimosse solo con un intervento chirurgico, se la causa è stata trauma o lavoro eccessivo. Se ci si accorge tempestivamente dell’infiammazione, (con aumento della temperatura, reazioni dolorose alla pressione e zoppia) è possibile intervenire per bloccare il processo.

ossa

Per prima cosa, bisogna chiamare il veterinario, per eseguire una radiografia di controllo. Nel frattempo è bene tenere il cavallo a riposo, nel box, per evitarne quanto più il movimento. Docciature fredde, aiutano a frenare l’infiammazione, è opportuno eseguire una fasciatura semirigida. D’aiuto anche l’uso di una pomata antiflogistica.

formelle

Fredde aiutano a frenare l’infiammazione, ed è opportuno eseguire una fasciatura semi rigida. D’aiuto anche l’uso di una pomata,fredde aiutano a frenare l’infiammazione, ed è opportuno eseguire una fasciatura semi rigida. D’aiuto anche l’uso di una pomata antiflogistica

Come somministrare i medicinali al cavallo

Di fondamentale importanza, è l’adeguata e corretta somministrazione dei medicinali ai cavalli. Se non vengono dati nel modo giusto, non esplicano il loro effetto adeguatamente, con conseguenze facilmente intuibili. I medicinali vengono somministrati sostanzialmente per via intramuscolare, per via endovenosa, per via sottocutanea o per via orale. Cure particolari, possono prevedere la somministrazione per inalazione o per via rettale.

PREPARATI SOLIDI O IN POLVERE PER VIA ORALE.

Solitamente questo tipo di medicinali vengono mischiati al cibo. Se il sapore è gradito al cavallo, è sufficiente mescolarli al solito cibo, avendo cura di rimescolarli durante il pasto, per evitare depositi sul fondo. Se il sapore è troppo forte e il cavallo non lo accetta, è consigliabile mescolarli con del miele o della melassa, prima di unirli al cibo. Altra soluzione è quella di porgerli al cavallo, in un cucchiaio di legno ampio e fondo, col quale versarli sulla lingua.

PREPARATI LIQUIDI O IN POLVERE PER VIA ORALE.

Queste preparazioni possono essere somministrate al cavallo, mescolandole con l’acqua. Basta lasciare il cavallo nel box, per alcune ore senza acqua, poi lo si fa bere da un secchio riempito, per un quarto di acqua con disciolto il medicinale.

 

INIEZIONI.

Praticare iniezioni al cavallo richiede attenzione ed esperienza, è bene quindi farsi insegnare come fare da un veterinario. Spesso il preparato da iniettare si trova in flaconi, con un tappo di gomma attraverso cui si infila l’ago. Per prima cosa bisogna disinfettare l’ago; poi bisogna controllare che l’ago sia ben innestato, per poi infilarlo nel flacone. A questo punto si deve inoculare all’interno del flacone, un paio di millimetri di aria, in modo da facilitare l’aspirazione del contenuto. Si aspira quindi il contenuto, si elimina l’aria presente nella siringa, dando alcuni colpetti con l’unghia e poi premendo lo stantuffo, fino a far uscire la prima goccia di medicinale. E’ bene sempre utilizzare un ago per prelevare i medicinali, e un altro per effettuare l’iniezione.

INIEZIONI SOTTOCUTANEE.

Il sottocute si trova tra la cute le fasce muscolari. Per iniettarvi il medicinale, si afferra la pelle tra pollice ed indice, la si solleva quanto più possibile e si disinfetta. Si impugna la siringa appoggiandola sul palmo della mano, tenendo l’indice teso per far appoggiare l’ago, appena sopra il punto di giunzione con la siringa; così facendo la presa è più solida, si evita di penetrare troppo nella pelle. Si indirizza quindi la siringa, alla base della pelle sollevata, si introduce dal basso verso l’alto, andando ad una profondità di circa 2 cm, premendo lentamente lo stantuffo. Una volta finita l’iniezione, bisogna massaggiare bene il punto per favorire l’assorbimento del farmaco.

INIEZIONI INTRAMUSCOLARI.

L’iniezione intramuscolare è utilizzata, quando è necessario un veloce assorbimento dei medicinali. Pur essendo semplice da effettuare, si deve fare molta attenzione a non ledere nervi, vasi sanguigni. Le zone più adatte sono collo, petto e coscia. Disinfettate sempre la parte prescelta, impugnate la siringa, come fosse il manico di una racchetta da tennis, infilate l’ago per un paio di cm, ritraete lo stantuffo, per controllare di non aver preso un vaso sanguigno, premete lo stantuffo, togliete l’ago e massaggiate.

 

INIEZIONI ENDOVENOSE.

Sono molto pericolose da effettuare, se non si è esperti, poichè le conseguenze di una pratica errata, potrebbero essere letali. Le iniezione endovenose vengono effettuate nella vena giugulare, safena interna o toracica esterna; queste sono facilmente identificabili dal solco che disegnano nella muscolatura. Una volta individuata la vena, si inserisce l’ago con un’angolazione di 45 gradi, una profondità di un paio di cm. Si aspira leggermente un po di sangue, per verificare di essere entrati in vena,  poi si inietta lentamente il medicinale. Il consiglio, è quello di inserire l’ago nella direzione del flusso sanguigno, benchè la posizione dell’operatore, possa risultare alquanto scomoda. Dopo la somministrazione, non massaggiare la zona per evitare che si formino lividi.

 

Come regolare la testiera sulla testa del cavallo

La testiera fascia la testa del cavallo, il cannone agisce sulla bocca, di conseguenza, è importante che siano della misura adatta al nostro cavallo, che siano posizionati correttamente, in modo da evitare inutili sofferenze all’animale.

E’ importante scegliere un cannone della lunghezza giusta. Tuttavia, se è corto il punto dove sono inseriti gli anelli, può pizzicare le labbra, procurare piaghe e vesciche, sbattere sui denti e tirare troppo sulle commessure labiali; se è lungo si appoggia troppo in basso nella bocca, urtando contro i denti e le barre, inoltre si muoverà troppo in bocca e il cavallo, di conseguenza non sentirà il contatto con le redini. 

MISURAZIONE

Per misurare correttamente il cannone, esiste uno strumento adatto: un filetto rigido, su cui sono indicati i centimetri, provvisto di due rondelle laterali, che si allargano o stringono per prendere la misura esatta. Tuttavia, la misura del cannone, si prende tra i punti in cui incontra gli anelli, o le aste degli anelli. Per capire se la misura è corretta, basta infilare un dito fra le labbra e gli anelli, su ogni lato e verificare che ci stiano comodamente.

SCELTA

Per quanto riguarda la scelta della misura della testiera, possiamo fare riferimento a quella della capezza, oppure farci prestare testiere di diverse misure, fino a trovare quella adatta al nostro cavallo. Di conseguenza, una volta scelta la testiera, dobbiamo adattarla alla testa del nostro cavallo. Facciamogliela indossare senza morso, spostiamo i montanti nei vari buchi per regolarla al meglio. La lunghezza dei montanti è giusta, quando sulle commessure labiali si crea una piega di pelle, aggiustiamo poi il frontalino e il sovraccapo, in modo che non diano fastidio alla orecchie, controlliamo che la testiera sia dritta.

Passiamo quindi alla capezzina, la striscia di cuoio, che serve a tenere più ferma la testiera, ad impedire che il cavallo apra troppo la bocca. Infine, tra questa e la base dell’osso dello zigomo, devono passare due dita. Molti stringono troppo la capezzina, impedendo al cavallo di muovere la bocca, strizzandogli il naso, impedendo un’ottima respirazione e creando danni fisici e psicologici. Secondo il regolamento internazionale dell’ISES, la capezzina deve essere sempre larga da permettere al cavallo, di muovere mandibola e lingua. Tuttavia affinché la larghezza sia corretta, tra capezzina e muso devono poter passare due dita, prendendo la misura al centro del naso.

SOTTOGOLA

Il sottogola, è una lunga cinghietta, che va da un’estremità del sovraccapo all’altra, passando sotto la gola del cavallo. Serve per tenere più ferma la testiera. Tra la cinghietta e la gola, devono poter stare 4 dita o un pugno. Il chiudibocca è la parte che completa la capezzina semplice, ma non è indispensabile, serve per tenere chiusa la bocca del cavallo. La raccomandazione, è di allacciarlo in modo che fasci semplicemente il naso, permettendo a due dita di starci comodamente.